Chi è causa del suo mal, pianga se stesso

Ott 09 2018
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Perché la Germania vorrebbe rispedire in Italia alcuni migranti presenti sul suo territorio?

Facciamo un passo indietro.

Nel Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno scorso, è stato affrontato il tema delle migrazioni verso l’Europa.

In quel Consiglio, la posizione iniziale di Salvini e Co. era quella dei (1) respingimenti in mare, (2) di contrastare la modifica del Regolamento di Dublino III ed a favore (3) dei ricollocamenti obbligatori in altri paesi.

Nei giorni successivi al vertice, Conte, Di Maio e Salvini gridarono alla vittoria perché era stata bocciata la proposta di riforma di Dublino. Il governo italiano Lega-M5S aveva votato insieme a Austria, Romania, Slovenia, Slovacchia e Ungheria, tutti paesi che sul tema dell’immigrazione hanno interessi opposti a quelli dell’Italia.

Le conclusioni del Consiglio, però, furono molto diverse. Venne, innanzitutto, (1) fissato il principio che sul territorio dell’Ue chi viene salvato secondo il diritto internazionale deve essere preso in carico sulla base di uno sforzo condiviso, attraverso il trasferimento in centri controllati istituiti in alcuni Stati membri, solo su base volontaria.

In sostanza, la ridistribuzione dei richiedenti asilo tra alcuni Stati membri è possibile solo per quei paesi in prima linea che istituiranno i centri chiusi. Come chiesto dai paesi di Visegrad, inoltre, la ridistribuzione dei richiedenti asilo si effettuerà “su base volontaria” e senza pregiudizio per la riforma di Dublino.

Venne altresì deciso che (2) nei centri chiusi dovevano essere effettuate le procedure per distinguere tra migranti irregolari, da rimpatriare, e chi necessita di protezione internazionale, per cui si applica il principio di solidarietà.

Fu anche (3) richiamato e rinnovato un aspetto sui movimenti secondari (i migranti che si trasferiscono dai paesi di primo ingresso in altri Stati membri in violazione delle regole di Dublino), ovvero che gli Stati membri devono prendere tutte le misure interne necessarie a limitare questi movimenti.

Come è noto, molti migranti considerano il paese di primo ingresso solo un territorio di transito, e dopo avere fatto domanda di protezione si spostano da altre parti, molto spesso in Germania. Anche volendo, sarebbe complicato trattenerli perché una volta che fanno richiesta di protezione internazionale, i migranti non sono clandestini e non possono essere detenuti in prigione o in centri di altro tipo.

In ogni caso, è a quella decisione di fine giugno alla quale oggi la Germania fa riferimento. Infatti, il Regolamento di Dublino III stabilisce che il migrante che arriva in Europa deve essere trattato fino alla fine del procedimento amministrativo di riconoscimento o meno della protezione, sempre e soltanto dallo Stato in cui ha messo il piede per primo.

La Germania ha diverse migliaia di migranti che sono arrivati in Italia, sono stati riconosciuti e si sono spostati in quel Paese.

In seguito all’intesa di giugno nel Consiglio Europeo, lo scorso agosto il governo tedesco ha firmato un accordo con la Spagna e con la Grecia, che come l’Italia sono due paesi di primo ingresso, per regolare la “restituzione” dei migranti.

Questi due atti sono stati il frutto di un accordo tra Angela Merkel ed i suoi alleati dell’Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU, il partito conservatore regionale storico alleato della CDU di Merkel) il cui leader è Horst Seehofer, ministro dell’Interno tedesco, che aveva minacciato di far cadere il governo.

Vi ricordate Seehofer? Si, quello che Salvini incontra per decidere “insieme” cosa fare sui migranti!

Questo per dire che l’origine della volontà tedesca di “rispedire” i migranti in Italia è la decisione assunta dal Consiglio Europeo del giugno scorso, con il voto favorevole del Governo italiano.

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