ILVA di Taranto, accordi a confronto

Set 12 2018
(0) Comments
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus

Ci sono voluti sei anni per il passaggio dell’Ilva, sino al 2012 in mano ai Riva, dai commissari di Stato al nuovo azionista Arcelor Mittal e un anno di trattative con Mittal per chiudere l’accordo sindacale.

La storia: a luglio 2012 interveniva la Magistratura che sequestrava senza facoltà d’uso gli impianti del siderurgico di Taranto per disastro ambientale. Con un intervento legislativo senza precedenti, e dopo che i Riva si erano dimessi dal board, a giugno 2013 scattava il commissariamento da parte dello Stato.

A giugno 2017 Arcelor Mittal vinceva la gara di aggiudicazione battendo la concorrenza di Acciaitalia (con Jindal e Cassa Depositi e Prestiti). Da allora è partito il tavolo per un accordo con la società vincitrice.

Da anni, e nell’ultima campagna elettorale lo hanno ripetuto ossessivamente, i 5S promettono la chiusura degli stabilimenti ILVA.

Diversamente, l’accordo si è concluso in questi giorni e coinvolge circa 13.500 lavoratori tra Taranto, Genova, Novi Ligure e Paderno Dugnano.

Quale accordo è più favorevole, quello di Calenda o quello di Di Maio?

Vediamoli a confronto.

L’intesa del Ministro Calenda, presentata il 10 maggio scorso prevedeva: L’accordo con il Ministro Di Maio prevede:

 

·      10mila assunti (l’ultima ipotesi presentata da Arcelor Mittal, però, prevedeva 10.500 assunti e, quindi, meno esuberi)
  • 10.700 assunti nelle quattro società costituite allo scopo (la capogruppo più quelle dei servizi)
·      circa 1.200-1.500 addetti travasati nella società mista Ilva-Invitalia (società quest’ultima controllata dal Tesoro) che avrebbe fatto un pezzo di bonifiche e altre attività
  • Nessuna società mista
·      esodo volontario, agevolato e incentivato per circa 2.000 lavoratori  (bonus 100mila euro lordi a testa)
  • esodo volontario, incentivato e anticipato per circa 2.800 (bonus di 100mila euro lordi a testa)
·      zero esuberi alla fine del percorso, nel senso che a fine piano industriale (cioè a partire dall’agosto 2023), chiunque sarebbe stato ancora non assunto o non uscito con l’esodo incentivato, avrebbe comunque ricevuto da Mittal una proposta di assunzione
  • zero esuberi alla fine del percorso. A fine piano industriale (cioè a partire dall’agosto 2023) dovesse essere ancora non assunto o non uscito con l’esodo incentivato: Mittal gli farà una proposta di assunzione
·      la tutela dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori
  • la tutela dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori

In pratica, l’accordo di Di Maio si è concluso con qualche assunzione in più nel gruppo Mittal (200 circa) e tanti esodi in più (800).

Commenti

Related Posts