A Legnago va di moda l’oscurantismo!

Il Bonus giovani coppie deciso dalla Giunta comunale di Legnago è discriminatorio ed ha un sapore oscurantista.

Il 19 agosto scorso, la Giunta comunale di Legnago ha avviato l’iniziativa denominata “Bonus giovani coppie” ovvero l’erogazione di un contributo economico dell’ammontare di 300 euro per giovani coppie residenti a Legnago.

Tra i requisiti previsto per l’accesso al contributo vi è quello di “aver contratto matrimonio secondo il rito civile o religioso concordatario nell’anno 2020”. Dunque, dall’iniziativa restano escluse le coppie stabilmente conviventi e le coppie unite civilmente.

E’ già poco comprensibile l’esclusione delle stabili coppie conviventi e a volte con figli, ma l’esclusione delle coppie unite civilmente è addirittura discriminatorio e contrario alla legge.

Infatti, l’articolo 1, comma 20 della legge 20 maggio 2016, n. 76, estende il principio della parità di trattamento tra parti dell’unione civile e coniugi – fatte salve le esclusioni espressamente enumerate dalla norma – non solo a tutte le previsioni normative riferite al matrimonio, ovunque contenute, ma anche agli atti e provvedimenti amministrativi nonché ai contratti collettivi.

Ci sono state anche diverse pronunce giurisdizionali che, negli anni, hanno riconosciuto la portata di tale disposizione proprio in relazione ad atti e provvedimenti comunali che, riservando un trattamento differenziato alle coppie coniugate e a quelle unite civilmente – ad esempio, in sede di regolazione amministrativa della celebrazione del matrimonio e della costituzione dell’unione civile – sono state dichiarate illegittime perché gravemente discriminatorie (cfr. ad esempio, TAR Lombardia – Brescia, Sezione I, sentenza 29 dicembre 2016, n. 1791).

La delibera di Legnago nega l’evoluzione storico-culturale della società italiana aperta al riconoscimento di una pluralità di esperienze familiari. In questo modo si discrimina la pari dignità sociale delle diverse modalità con cui le persone decidono di essere o diventare una famiglia, dando così corpo alla loro autodeterminazione affettiva.

Discriminare illegittimamente le diverse forme di vita familiare – tanto più quando si tratta di provvedimenti che mirano ad assicurare adeguate condizioni materiali di vita alle coppie più giovani – è, di fatto, una lesione della dignità personale e degli articoli 2 e 3 della Costituzione.

Sul punto, insieme alla collega Monica Cirinnà, ho presentato un’interrogazione urgente ai Ministri dell’Interno e delle Pari opportunità e la Famiglia segnalando il caso.

Abbiamo chiesto di avviare iniziative concrete per fare in modo che le pubbliche amministrazioni orientino la propria azione al pieno rispetto del principio costituzionale di non discriminazione.

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