Aeroporto Catullo, quali scenari futuri

Premessa

Da tempo, ormai, il Consiglio di Amministrazione dell’Aeroporto Catullo di Verona ha approvato sia un importante programma di investimenti che dovrebbe aumentare almeno del 50% la superficie dell’aerostazione sia l’aumento di capitale di circa 30 milioni che, conseguentemente, impegna i soci azionisti: Aerogest per il 47,015%, Save per il 41,843%, Fondazione Cariverona per il 2,897%, Provincia autonoma di Bolzano per il 3,584%, Provincia di Brescia per il 2,091% e altri enti per il restante 2,568%.

La società Aerogest, costituita tra il Comune di Verona (9,978%), la Provincia di Verona (20,706%), la Provincia Autonoma di Trento (30,266%) e la Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Verona (39,050%), era stata creata per gestire le partecipazioni nella società Aeroporto Catullo S.p.A. al fine di orientarne gli obiettivi e le strategie in rapporto all’interesse del territorio di riferimento dei soci pubblici aderenti.

Fatto

L’articolo 14, comma 5 del Dlgs 175/2016, stabilisce il divieto, per le amministrazioni pubbliche, di erogare finanziamenti o sostenere con garanzie le società partecipate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio o che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripiano di perdite anche infrannuali. E’ il caso di Aerogest che, nel triennio 2015/2017, ha avuto sempre perdite di esercizio, per quote irrisorie, peraltro (Bilancio 2015 – perdita d’esercizio pari a Euro 16.194; Bilancio 2016 – perdita d’esercizio pari a Euro 15.775; Bilancio 2017 – perdita d’esercizio pari a Euro 20.834).

Fa specie rilevare che di fronte ad un così elevato impegno di responsabilità, i soci pubblici abbiano permesso perdite irrisorie che, nei fatti, hanno determinato la chiusura della società. Infatti, la decisione, peraltro assunta con grave ritardo e dopo aver detto tutto e il contrario di tutto in merito, è stata presa in queste ore.

Già nel 2018, tre anni fa, avevo chiesto di agire chiudendo Aerogest e affrontando l’aumento di capitale. Per Comune e Provincia ci sono voluti tre anni per arrivare alla stessa conclusione.

Nodo da sciogliere

Adesso siamo di fronte ad un nodo.

Il carattere “pulviscolare” delle partecipazioni di più enti locali in una società privata, così come il carattere minoritario della partecipazione di un solo socio pubblico, impedisce che l’attività svolta dalla società partecipata possa essere qualificata come servizio pubblico di interesse generale, unica ragione per la quale un Ente locale può avere partecipazioni in una società.

Un servizio può essere considerato di interesse generale solo nel caso in cui l’intervento del soggetto pubblico sia necessario per garantire l’erogazione del servizio in condizioni di accessibilità fisica ed economica, continuità, non discriminazione, qualità e sicurezza, condizioni che diversamente non potrebbero essere garantite se lo stesso fosse affidato al mercato. Ne consegue che nel caso in cui le partecipazioni degli Enti locali siano così ridotte da impedire allo stesso di influire sulle scelte strategiche della società, ovverosia non esistano particolari clausole dello statuto o patti parasociali che consentano ai suddetti Enti l’esercizio congiunto del controllo, si esclude che la società privata possa svolgere un servizio di interesse generale.

Va detto, inoltre, che da tempo è stato stabilito un patto parasociale tra Aerogest e SAVE.

Adesso che non ci sarà più Aerogest, il nodo diventa un cappio ed i soci pubblici sono costretti a unirsi tra loro (solo patto parasociale), pena l’obbligo di cedere le azioni del Catullo. Per farlo, ovviamente per continuare a contare come adesso, devono per forza partecipare all’aumento di capitale deciso tempo fa. In questo senso, ovviamente, si sono già espressi i soci pubblici.

Ma allora, anziché dire che parteciperanno all’aumento di capitale perché ci credono, perché non dicono che i loro errori li costringono a farlo obtorto collo?

Conclusioni

Il patto parasociale tra soci pubblici (obbligatorio), stavolta comprenderà anche la Fondazione Cariverona, la Provincia autonoma di Bolzano e la Provincia di Brescia, grazie ai quali si andrebbe dal 47,02% del capitale a oltre il 50%, ovvero in maggioranza assoluta? Questa condizione permetterebbe senz’altro di determinare le scelte a favore del comprensorio del Garda e, conseguentemente, di contrastare il disegno del socio privato SAVE di rendere il Catullo una subordinata dell’Aeroporto di Venezia!

E se qualcuno di quei soci diversi dai veronesi Comune, Provincia e Camera di Commercio, dovesse tirarsi indietro dall’aumento di capitale, i nostri tre avrebbero la forza economica di comprare l’inoptato? In caso negativo, potrebbe comprarlo SAVE e così schizzare ancora più in alto con le proprie azioni determinando uno scenario in cui il patto parasociale non servirebbe a molto.

Insomma, i ritardi e gli errori commessi pongono Verona in un quadro di incertezza che sarà risolto appena il fumo degli annunci roboanti di Sboarina e company si diraderà.

A breve!

PS: C’è da dire, inoltre, che rispetto ad altri aeroporti “vicini”, il Catullo investe briciole.

Infatti, per l’aeroporto di Orio al Serio sono previsti investimenti per 450 milioni nel corso della gestione quarantennale, per l’aeroporto di Bologna 200 milioni e il Master Plan 2012-2021 di quello di Venezia prevedeva investimenti complessivi pari a 350 milioni, anche per accogliere la nuova linea ferroviaria tra l’aeroporto e la città di Venezia.

L’Aeroporto di Verona è fermo da anni. Nel 2018 era stato deciso un investimento di appena 60 milioni di euro.

Inutile sottolineare la rilevante sproporzione.

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