Aeroporto Catullo, una tegola pericolosa

Nov 03 2018
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L’Aeroporto Catullo rischia di finire completamente nelle mani di privati.

Fatto

Il Consiglio di Amministrazione dell’Aeroporto Catullo di Verona ha approvato il programma di investimenti del valore di 60 milioni di euro che aumenterà del 50% la superficie dell’aerostazione, destinata a passare da 24 mila a oltre 36 mila metri quadri nonché l’aumento dl capitale di 20 milioni, che impegna i soci azionisti, Aerogest per il 47,02%, Save per il 40,82% più tanti altri con quote minori.

La società Aerogest, costituita tra il Comune di Verona (9,978%), la Provincia di Verona (20,706%), la Provincia Autonoma di Trento (30,266%) e la Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Verona (39,050%), ha per oggetto l’attività di gestione della partecipazione nella società Aeroporto Catullo S.p.A., al fine di orientarne gli obiettivi e le strategie in rapporto all’interesse del territorio di riferimento dei soci pubblici.

Aerogest e l’aumento di capitale

L’articolo 14, comma 5 del Dlgs 175/2016[1], stabilisce il divieto, per le amministrazioni pubbliche, di erogare finanziamenti o sostenere con garanzie le società partecipate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio o che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripiano di perdite anche infrannuali.

Risultati di esercizio di Aerogest 2015/2017 (fonte Camera di Commercio di Verona)

Bilancio 2015 – perdita d’esercizio pari a Euro 16.194

Bilancio 2016 – perdita d’esercizio pari a Euro 15.775

Bilancio 2017 – perdita d’esercizio pari a Euro 20.834

Ulteriore difficoltà

Il TAR del Veneto[2] ha affrontato la legittimità delle delibere con cui alcuni enti locali hanno proceduto alla ricognizione delle partecipazioni societarie possedute, nel quadro del programma di revisione straordinaria delle stesse partecipazioni previsto dall’art. 24 del d.lgs. n. 175/2016 (cd. “riforma Madia”).

Sul punto si ricorda come proprio l’art. 24 impone che le partecipazioni detenute direttamente o indirettamente dalle amministrazioni in società:

  1. non riconducibili nelle categorie di cui all’art. 4 (le partecipazioni che possono essere acquisite o mantenute),
  2. o che non soddisfano i requisiti di cui all’art. 5, commi 1 e 2 (riguardanti la motivazione analitica dell’atto deliberativo di costituzione di una società a partecipazione pubblica),
  3. o ancora che ricadono in una delle ipotesi di cui all’art. 20, comma 2 (le ipotesi che impongono l’adozione di un piano di riassetto delle società partecipate, per la loro razionalizzazione, fusione o soppressione),

fossero alienate dalle stesse amministrazioni, o formassero oggetto delle misure di riassetto/razionalizzazione previste dal medesimo art. 20.

A tal fine, l’art. 24 imponeva agli enti locali di effettuare entro il 30 settembre 2017 la ricognizione delle partecipazioni detenute, individuando quelle da alienare, e procedendo all’alienazione entro un anno dalla conclusione della ricognizione.

Il TAR del Veneto ha evidenziato come il carattere “pulviscolare” delle partecipazioni di più enti locali in una società privata, così come il carattere minoritario della partecipazione di un solo socio pubblico, impedisce che l’attività svolta dalla società partecipata possa essere qualificata come servizio pubblico di interesse generale ai sensi della definizione prevista dall’art. 2, comma 1, lett. h D.Lgs 175/2016.

Infatti, l’art. 2, comma 1, lett. h D.Lgs 175/2016 prevede che un servizio possa essere considerato di interesse generale, solo nel caso in cui l’intervento del soggetto pubblico sia necessario per garantire l’erogazione del servizio in condizioni di accessibilità fisica ed economica, continuità, non discriminazione, qualità e sicurezza, condizioni che diversamente non potrebbero essere garantite se lo stesso fosse affidato al mercato. Ne consegue che nel caso in cui le partecipazioni degli Enti locali siano così ridotte da impedire allo stesso di influire sulle scelte strategiche della società, ovverosia non esistano particolari clausole dello statuto o patti parasociali che consentano ai suddetti Enti l’esercizio congiunto del controllo, non è possibile concludere che la società privata svolga un servizio di interesse generale secondo la definizione fornita dalla norma predetta.

Questo aspetto si verificherebbe se venisse meno la partecipazione in Aerogest.

Conclusioni

Pare proprio che gli Enti locali non potranno partecipare all’aumento di capitale, né attraverso Aerogest (perché occorrerebbe un aumento – vietato – del capitale della società) né direttamente in caso di chiusura della stessa società (vale la valutazione TAR Veneto).

 

[1] 5. Le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non possono, salvo quanto previsto dagli articoli 2447 e 2482-ter del codice civile, sottoscrivere aumenti di capitale, effettuare trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate, con esclusione delle società quotate e degli istituti di credito, che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali. Sono in ogni caso consentiti i trasferimenti straordinari alle società di cui al primo periodo, a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse ovvero alla realizzazione di investimenti, purché le misure indicate siano contemplate in un piano di risanamento, approvato dall’Autorità di regolazione di settore ove esistente e comunicato alla Corte dei conti con le modalità di cui all’articolo 5, che contempli il raggiungimento dell’equilibrio finanziario entro tre anni. Al fine di salvaguardare la continuità nella prestazione di servizi di pubblico interesse, a fronte di gravi pericoli per la sicurezza pubblica, l’ordine pubblico e la sanità, su richiesta della amministrazione interessata, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con gli altri Ministri competenti e soggetto a registrazione della Corte dei conti, possono essere autorizzati gli interventi di cui al primo periodo del presente comma.

[2] T.A.R. Veneto, Sez. I, 5 aprile 2018, n. 363.

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