Al referendum della Lega Nord io mi astengo.

Set 30 2017
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Il referendum del 22 ottobre, cosiddetto sull’autonomia del Veneto, ha obiettivi diversi dalla giusta richiesta di più autonomia e, per questo, deve fallire.
Partiamo dal testo: viene ripreso parola per parola l’articolo 116, comma 3 della Costituzione ed il quesito recita, testualmente, “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”.
L’art. 116 della Costituzione italiana prevede che maggiori forme di autonomia su alcune materie possono essere contrattate dalle Regioni su esplicita domanda della Regione interessata e dopo una trattativa tra Stato e Regione stessa.
Ad oggi, l’unica Regione ad aver attivato la procedura prevista dalla Costituzione è l’Emilia Romagna che, infatti, ha avviato un tavolo di lavoro con il governo. Il Veneto, pur guidato da oltre 15 anni dalla Lega, non si è mai mosso in questo senso.
Due fatti incontrovertibili: Il terzo comma dell’articolo116 è stato voluto in Costituzione proprio dal centro sinistra nel 2001 ed il centrosinistra veneto è storicamente favorevole all’autonomia rafforzata e al possibile riconoscimento di maggiori competenze alle Regioni, in equilibrio di bilancio, con il conseguente affidamento da parte dello Stato delle risorse finanziarie necessarie a esercitare tali competenze. Lo testimoniano tante iniziative legislative, sempre bocciate in Consiglio Regionale dalla Lega.
Rispetto a questo, però, non vi sono dubbi che Zaia ha scelto un terreno diverso, quello della propaganda leghista che ha altri obiettivi, non certo le ragioni del Veneto di ottenere maggiori forme di autonomia.
Infatti, anziché affrontare il giusto tema, la Lega attribuisce al referendum significati che non ha: si parte dalla possibilità di trattenere l’intero residuo fiscale, ossia della differenza tra tasse pagate e servizi ricevuti per giungere alla possibilità di trattenere i tributi versati in Regione, passando dalla possibilità di ottenere per il Veneto lo statuto speciale sulla falsariga del Trentino Alto Adige.
Le tante interviste e le diverse iniziative hanno un unico comune denominatore: fanno coincidere il termine “autonomia” ai termini “indipendenza e secessione”.
In pratica, i leghisti assumono il referendum come un grimaldello per altri scopi, non solo non previsti nel quesito referendario, ma neanche possibili.
Non paga della propaganda, al fine di incrementare la percezione popolare in quelle direzioni, la Regione ha approvato negli ultimi mesi due leggi regionali per il riconoscimento del popolo veneto come “minoranza nazionale” e per l’esposizione obbligatoria della bandiera del Veneto negli uffici pubblici, obbligo esteso, a certe condizioni, anche ai privati.
Due chiare iniziative volte esclusivamente a occupare la scena mediatica e a innalzare il livello di scontro con il Governo e, pertanto, favorire la percezione che il tema referendario sia quello annunciato e non quello scritto.
Tutto ciò viene portato avanti con i soldi pubblici a sostegno di una propaganda fuorviante collocata a pochi mesi del voto politico, vero scopo dell’opzione referendaria.
Di fronte al costante avvelenamento del clima politico, sono convinto che la risposta migliore sia far fallire il raggiungimento dello scopo che Zaia vuole perseguire.
Si vota SÌ? Il giorno dopo la grancassa antigovernativa ridurrà la Regione ad ariete contro il Partito Democratico ed il Governo del PD, veri obiettivi del referendum fasullo del 22 ottobre.
Si vota NO? Così si negherebbe una prospettiva di maggiore autonomia sulla quale noi comunque crediamo e abbiamo chiesto nel tempo, ma che non si raggiungerebbe comunque con il referendum.
Quindi? Meglio non andare a votare, l’unico modo per non partecipare alla farsa leghista e fare in modo che pochi veneti vadano a sostenere una battaglia politica contro il Governo pagata con i soldi pubblici.

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