Allarme salasso per gli italiani

Dic 20 2018
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La Legge di Bilancio 2019 ha assunto i connotati di una versa stangata per tutti gli italiani. Un Governo di spregiudicati ci costringerà a pagare salato il conto delle loro vuote promesse e, ancor peggio, dei loro inutili progetti.

E’ una manovra espansiva, è stato detto.

Le promesse continuano ancora: la crescita 2019 è stata stimata all’1%. Come fa ad essere una manovra espansiva se quest’anno l’Italia è cresciuta dell’1% e anche l’anno prossimo il Governo prevede l’1%?

Se non sarà raggiunto questo obiettivo, 2 miliardi di euro dovranno essere accantonati per far fronte alla mancata crescita.

Il Governo promette, poi, un rapporto deficit/PIL 1,8% nel 2020 e 1,5% nel 2021.

Quindi, da dove arriverebbero questi 2 miliardi? Come è possibile che si continui a ridurre la manovra, soprattutto negli anni successivi (come già detto: rapporto deficit/PIL 1,8% nel 2020 e 1,5% nel 2021) e tutto rimanga invariato?

Non è finita qui.

Tra i tanti tagli previsti, espongo i tre peggiori, che saranno pagati amaramente dagli italiani.

Taglio all’adeguamento delle pensioni oltre i 1.522 euro

Ci sarà il taglio per 3 anni dell’adeguamento delle pensioni oltre i 1.522 euro al mese (3 volte il minimo).

L’indicizzazione piena del 100% ci sarà solo per le pensioni fino a 1.522 euro, poi sono previste sei fasce di tagli.

La riduzione/taglio sarà del:

  • 3% (indicizzazione al 97%) per gli assegni tra 1.522 fino a 2029 euro,
  • 23% (indicizzazione al 77%) fino a 2537 euro,
  • 48% (indicizzazione al 52%) fino a 3042 euro,
  • 53% (indicizzazione al 47%) fino a 4059 euro,
  • 55% (indicizzazione al 45%) fino a 4566 euro,
  • 60% (indicizzazione al 40%) oltre 4566 euro.

Aumento dell’Iva come salvaguardia

A salvaguardia dei tagli (ergo, affinché siano fatti per davvero) sono previsti aumenti automatici Iva per 23 miliardi nel 2020 e 28,75 nel 2021 e nel 2022.

Le clausole di salvaguardia sono norme che prevedono l’applicazione automatica di specifiche voci di tasse e imposte a salvaguardia del conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica definiti dal Governo. In pratica, se gli obiettivi non saranno raggiunti, scattano gli aumenti.

Oggi, sono già in vigore clausole di salvaguardia, e prevedono l’aumento dell’IVA ridotta all’11,5% nel 2019 e al 13% a decorrere dal 2020 nonché l’aumento dell’IVA ordinaria al 24,2% nel 2019, al 24,9% nel 2020 e al 25% a decorrere dal 2021.

I Governi di centrosinistra hanno sempre sterilizzato gli aumenti stabiliti con le clausole di salvaguardia introdotte dai Governi Berlusconi e Monti. Sterilizzare significa impedirle. In sostanza, con risorse diverse del bilancio pubblico o con tagli, gli aumenti IVA sono stati coperti con altre provviste finanziarie (in particolare tagli alla spesa pubblica).

Con la legge di bilancio grillo leghista, se gli obiettivi di finanza pubblica non saranno rispettati, scatteranno gli aumenti automatici IVA con l’aliquota ridotta del 10% che passerebbe dal 2020 al 13%, mentre l’aliquota ordinaria oggi al 22% che passerebbe nel 2020 al 25,2% e nel 2021 al 26,5% nel 2021.

Blocco delle assunzioni

 Presidenza del Consiglio, ministeri, enti pubblici non economici, agenzie fiscali e università non potranno assumere personale a tempo indeterminato prima del 15 novembre 2019.

Un salasso! E speriamo che riescano a raggiungere gli obiettivi.

 

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