Alleanza PD M5S, perché ho un dubbio.

Tiene banco la riflessione sulla possibile alleanza tra il Partito Democratico ed il MoVimento 5 Stelle, in continuità con quanto è già avvenuto a sostegno del Governo Conte II.

La cosa non mi convince. Per tre ragioni.

La prima è ovvia: quello schema non ha retto e, infatti, riguarda il passato. Sebbene la responsabilità politica sia di Renzi, è palese che quell’alleanza non aveva la forza numerica che occorreva e, molto verosimilmente, non l’avrà neanche in futuro.

La seconda è legata alla legge elettorale proposta, peraltro, anche dal PD: il sistema proporzionale. Ragionerò in altra occasione sui perché di questa proposta, in questa news mi limito a dire che se la prospettiva è il proporzionale, è inutile perorare alleanze perché quel sistema favorisce le identità dei partiti che solo dopo aver raccolto il consenso alle elezioni possono stipulare alleanze.

Palesare, prima del voto, una possibile alleanza, renderebbe sovrapponibile una parte dei rispettivi elettorati che, a quel punto, potrebbero scegliere indifferentemente la propria preferenza nell’urna. Al contrario, è conseguente a quel sistema elettorale la necessità di ricevere un voto in più di tutti i possibili alleati, perché questo sarebbe l’unico modo per avere, in caso di prevalenza proprio di quella coalizione, la possibilità dell’incarico per il Presidente del Consiglio.

C’è una terza ragione, più filosofica, ma altrettanto rilevante.

Posto che la natura 5S è completamente diversa dalla nostra su moltissimi temi, va specificato che il consenso populista e di protesta ottenuto nel 2018 non è trasferibile ad altri. Lo chiariscono bene tutte le analisi elettorali.

In quell’occasione il M5S ha raccolto l’antipolitica concentrata soprattutto nel meridione dove è sempre stato diffuso l’elettorato di protesta. Poiché possiamo tranquillamente affermare che quella spinta in parlamento si è esaurita, e il rapido ridimensionamento e lo sfarinamento degli eletti lo confermano, i loro voti raccolti dagli astenuti, dalla sinistra e dalla destra non sono automaticamente trasferibili, ovvero potranno “rientrare” solo convincendo l’ex elettorato che si è rivolto a loro per protesta, con politiche identitarie che valorizzino i valori della sinistra.

Quindi, un patto stabile rischia di compromettere questa possibilità perché offuscherebbe il nostro carattere riformista che, come già accaduto al governo, ci costringerebbe a fare un passo indietro su alcuni temi sui quali il populismo 5S ha fondato la sua forza, a partire dal giustizialismo per arrivare all’antipolitica che di sicuro continueranno ad esprimere.

La storia della politica nei Paesi a democrazia parlamentare insegna, invece, che il populismo può essere sconfitto solo con le proposte e il coraggio di esse e ciò favorirebbe anche le alleanze omogenee.

Queste tre ragioni mi confermano che ognuno deve fare il suo gioco e che un’alleanza costante non ci favorirebbe in prospettiva.

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