Chiusura negozi e più traffico, per le scelte di Tosi

Nella zona dello stadio i residenti si lamentano che stanno scomparendo i negozi al dettaglio; nell’area dove ha appena aperto il Bricoman chi ci vive denuncia le difficoltà di muoversi a causa dell’enorme traffico arrivato in zona.

Sono le due più chiare conseguenze della decisione di Tosi di aprire le porte all’insediamento, senza regole viabilistiche, dei grandi centri commerciali.
Ed è solo l’inizio, ne arriveranno altri ancora più grandi.
Fa un certo effetto vedere saracinesche abbassate e luoghi non frequentati. Per chi è abituato a vivere il proprio quartiere, passeggiare sul marciapiede e vedere chiusi i negozi che prima frequentava, aumenta la percezione di solitudine. Soprattutto le persone più anziane.
Per chi abita in un luogo più tranquillo, fa un certo effetto notare che non riesce più ad uscire da casa con la macchina in tempi rapidi come prima e al rientro deve affrontare code interminabili che prima non c’erano. La nuova condizione, perenne, aumenta la percezione negativa sulla propria quotidianità.
In entrambi i casi peggiora la qualità della vita di tanti che hanno perso qualcosa e che non la rivedranno più.
Per adesso queste due situazioni sono la cartina di tornasole delle scelte sbagliate, ma altri residenti ne soffriranno. Quando saranno in funzione i due nuovi centri commerciali su viale del Lavoro e presso le ex cartiere, Borgo Roma e Golosine/S. Lucia subiranno contraccolpi notevoli.
Ricordare come siano arrivati a questo finale non rende meno grave il quadro.
In questi anni Tosi ha agito indisturbato, senza che le classi dirigenti muovessero un dito, dicessero qualcosa, neanche chi ha il compito di rappresentare il piccolo commercio. I veronesi, invece, non hanno creduto ai rischi che denunciavamo. Sembravano lontani da venire, non imminenti.
Il risveglio sarà duro ed il ricordo di quando avevamo il negozietto sotto casa e ci spostavamo senza problemi saranno solo un lontano ricordo.
Quel sindaco che ha causato tutto questo, però, non ci sarà.

L’inquinamento da PFAS e il decreto sbagliato

Il 6 luglio 2016 con proprio Decreto, il Ministro dell’Ambiente ha fissato un limite di contaminazione ambientale per le sostanze PFOA, PFOS e altri PFAS.
La vicenda è nota. Le acque potabili di una vasta area del Veneto sono contaminate da sostanze perfluoroalchiliche. Molti comuni del colognese sono interessati dal grave fenomeno.
I fatti:
1. l’EFSA aveva già fissato, a titolo precauzionale la dose giornaliera massima di assunzione (TDI) per il PFOS a 150 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno mentre per il PFOA, una TDI pari a 1,5 microgrammi (1.500 nanogrammi) per chilogrammo di peso corporeo al giorno;
2. in una nota inviata alla Regione Veneto l’Istituto Superiore di Sanità ha proposto di “applicare agli scarichi nei corpi idrici, limiti non dissimili ai livelli di performance (obiettivo) già indicati per le acque trattate destinate al consumo umano. Nello specifico: PFOS ≤ 0,03 µg/L, PFOA ≤ 0,5 µg/L, PFBA ≤ 0,5 µg/L e altri PFAS ≤ 0,5 µg/L“, indicazioni che sono state inserite nel Decreto del Direttore della Sezione Tutela Ambientale della Regione Veneto n. 37 del 29 giugno 2016;
3. nel Decreto del 6 luglio 2016 il Ministro dell’Ambiente ha fissato un limite massimo per la presenza del contaminante PFOA+PFOS nelle acque potabili pari a 6 mila ng/l (il limite di PFOA+PFOS delle acque in uscita dallo scarico del depuratore nella zona contaminata in precedenza era fissato a 15.000 ng/L), mentre in questo caso l’ISS aveva fissato la soglia a 500 nanogrammi per litro;
4. Le sostanze perfluoro alchiliche a catena lunga (ovvero PFOS e PFOA) non sono sono più utilizzate mentre quelle a catena corta (gli PFAS appunto) risultano tuttora in produzione;
5. per quanto concerne i valori limite per gli altri PFAS, al contrario delle indicazioni dell’ISS, nel Decreto il Ministero non li ha indicati.
Per questi motivi ho chiesto di conoscere:
– le ragioni e le basi scientifiche per le quali per i limiti PFOA+PFOS non sono state seguite le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità;
– le ragioni per le quali non sono stati indicati limiti per le altre sostanze PFAS ovvero di chiarire se ciò è avvenuto in ragione del fatto che i limiti per quelle sostanze sono stati fissati dalla Regione Veneto acclarando, con questo, che occorre far riferimento ai parametri stabiliti con il Decreto del Direttore della Sezione Tutela Ambientale n. 37 del 29 giugno 2016;
– per quanto riguarda invece il limite fissato dal Ministero su PFOS e PFOA, se i limiti fissati possono essere utilizzati per avviare o meno un’eventuale operazione di bonifica della zona contaminata.