Aumentiamo il potere d’acquisto dei salari

In Senato stiamo affrontando la riduzione del cuneo fiscale.

Nel programma di governo – stilato a settembre scorso – l’avevano scritto in grassetto che è nostro dovere diminuire la tassazione sul lavoro ed alla prima occasione utile l’abbiamo avviato.

In dicembre, infatti, con la Legge di Bilancio abbiamo istituito il Fondo per la riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti con una dotazione pari a 3 miliardi di euro per quest’anno e a 5 miliardi di euro annui a decorrere dall’anno 2021 con lo scopo di finanziare gli interventi finalizzati alla riduzione del carico fiscale sulle persone fisiche.

Il cuneo fiscale è la differenza tra il costo del lavoro sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta percepita dal lavoratore. In pratica è la somma delle imposte sul reddito e dei contributi sociali che il datore di lavoro versa all’erario per ciascun lavoratore. Nel 2018 il costo del lavoro è aumentato di 0,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente, interamente a causa delle imposte sul reddito.

Adesso stiamo approvando il Decreto che stabilisce a chi spetta e con quali modalità.

Sia il trattamento integrativo sia le detrazioni previste restituiranno potere d’acquisto alle retribuzioni dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, in modo da rilanciare i consumi di individui e famiglie che da molti anni hanno visto salari stagnanti.

Il trattamento integrativo spetta soltanto se il reddito complessivo non è superiore a 28.000 euro ed è pari a 1.200 euro in ragione annua a decorrere dal 2021, mentre è pari a 600 euro per l’anno 2020. Il trattamento integrativo è rapportato al numero di giorni di lavoro e spetta per le prestazioni rese dal 1° luglio 2020 (da cui deriva un importo limitato a 600 euro per lo stesso anno 2020).

I sostituti d’imposta (il datore di lavoro) riconosceranno il trattamento integrativo ripartendolo fra le retribuzioni erogate a decorrere dal 1° luglio 2020 e verificano in sede di conguaglio la spettanza dello stesso.

Qualora dopo la verifica si rivela che l’integrazione non era spettante, i medesimi sostituti d’imposta provvedono al recupero del relativo importo.

Nel caso in cui il predetto importo superi 60 euro, il recupero è effettuato in quattro rate di pari ammontare a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio.

Commenti

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Solve : *
24 ⁄ 8 =