Scuola a distanza, arrivano i fondi

Sono stati ripartiti alle scuole gli 85 milioni per le piattaforme per la didattica a distanza.

I fondi stanziati con il Decreto “Cura Italia” sono stati assegnati alle scuole veronesi.

Il Governo ha ripartito i fondi alle scuole per favorire la didattica a distanza, attraverso i dispositivi digitali.

La diffusione del contagio ha obbligato le scuole veronesi – come in tutta Italia – ad uno sforzo organizzativo importante per permettere la continuità scolastica con tutti i problemi che la mancata frequentazione ha creato.

Noi ci siamo assunti tre impegni:

  • consentire alle istituzioni scolastiche statali di dotarsi immediatamente di piattaforme e di strumenti digitali utili  per  l’apprendimento  a  distanza,  o  di potenziare quelli già in dotazione;
  • mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato  d’uso,  dispositivi  digitali individuali per la fruizione delle piattaforme;
  • garantire la necessaria connettività di rete.

Per queste tre ragioni, abbiamo stanziato i fondi necessari per tutte le scuole italiane.

I fondi, inoltre, serviranno anche per formare il personale scolastico sulle  metodologie  e  le  tecniche  per  la  didattica  a distanza.

Agli 85 milioni di euro vanno aggiunti anche quelli per assicurare nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie  e nelle  scuole  secondarie  di  primo  grado  la  funzionalita’  della strumentazione informatica,  nonche’  per  il  supporto  all’utilizzo delle piattaforme di didattica a distanza. A questo proposito, infatti, le  istituzioni scolastiche  sono  state autorizzate  a  sottoscrivere  contratti  sino  al termine delle attività didattiche con assistenti tecnici, nel limite complessivo di 1.000  unità.

Le risorse sono state ripartite tra le istituzioni scolastiche, tenuto conto della distribuzione per reddito nella relativa regione e  del  numero di studenti di ciascuna.

Con questa decisione si apre una fase nuova nel mondo della scuola che potrà proseguire, con le modalità decise dagli Istituti, anche oltre l’emergenza dettata dal contagio coronavirus.

Intravvedo un’opportunità strategica che può essere utilizzata anche in futuro e che, sono sicuro, favorirà le conoscenze, l’apprendimento e aprirà canali di comunicazione scuola/studenti inediti ed inesplorati.

Guarda la scuola del tuo paese o città.

Ripartizione fondi

 

Coronavirus, le criticità verificatesi in Veneto

In questo periodo ci hanno abituato alle conferenze stampa di Zaia che ci spiega quanto è stato bravo ad affrontare l’emergenza.

In realtà, non essendoci domande o dibattito, è difficile capire cosa per davvero è stato fatto o non è stato affrontato compiutamente.

Eppure, bastava poco. Bastava chiedere ai sanitari, alle case di riposo e ai tanti che stanno lavorando in questo momento, soprattutto nel campo sanitario.

Qui ho riepilogato le criticità che sono avvenute. Questo non vuol dire che sia stato tutto sbagliato, intendiamoci, ma che non tutto è bello come ci viene raccontato.

Il fatto è che si è preferito raccontare quanto detto da Zaia e non approfondire quanto stava accadendo per davvero sul territorio.

Ecco, invece, quello che ho raccolto e che, se leggete bene, molti di voi potranno valutare se è vero o meno:

  • mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia, legata all’ esecuzione di tamponi solo ai pazienti ricoverati e alla diagnosi di morte attribuita solo ai deceduti in ospedale.
  • Errata impostazione della raccolta dati, che ha sottostimato il numero dei malati e discretamente il numero dei deceduti.
  • Gestione confusa della realtà delle RSA e dei centri diurni per anziani, che ha prodotto diffusione del contagio e un triste bilancio in termini di vite umane ovvero la mancanza di una strategia preventiva ed operativa di valutazione delle situazioni più critiche nelle case di riposo.
  • Mancata fornitura di protezioni individuali ai medici del territorio (compresi i medici delle RSA) e al restante personale sanitario operante nelle strutture ospedaliere pubbliche e private. Questo ha determinato la malattia di numerosi di essi e la probabile e involontaria diffusione del contagio, specie nelle prime fasi dell’epidemia.
  • La pressoché totale assenza delle attività di igiene pubblica (isolamenti dei contatti, tamponi sul territorio a malati e contatti, ecc…) a causa della quale non è stato possibile intercettare immediatamente sul territorio i sintomatici, i positivi e far seguire a questo il tracciamento rigoroso dei contatti, la quarantena dei conviventi o dei sospetti a rischio.
  • Mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari del territorio e in alcune realtà delle strutture ospedaliere pubbliche e private, con ulteriore rischio di diffusione del contagio.
  • L’attribuzione della diagnosi di morte per Covid solo ai deceduti in ospedale, mancando al conteggio delle morti quelle avvenute a domicilio o in residenza, dove i tamponi non sono stati eseguiti.
  • Mancata dotazione ai medici del territorio di strumenti di diagnosi, controllo e di percorsi preferenziali per una diagnosi rapida e tempestiva.

 

Quelli che…argomentano l’ipocrisia

Come sempre, nei periodi difficili si notano tante cose, soprattutto i comportamenti delle persone e le loro propensioni.

Mi ha colpito la facilità con la quale alcuni passano da una cosa all’altra, spesso alternative tra loro.

Non so dire perché lo facciano, probabilmente scommettono sulla memoria corta oppure inconsapevolmente oppure, peggio ancora, per risultare graditi a tutti.

Riepilogo le cose più curiose. Quelli che:

  • chiedevano al Governo di bloccare le merci cinesi nei porti perché “trasportavano” il virus, ma – sempre loro – si lamentano che in giro non vogliono le bottiglie di vino italiano per la stessa ragione. Chi la fa, l’aspetti;
  • (Salvini) chiede di elargire agli operatori sanitari cifre a fondo perduto e poi deposita un emendamento al Decreto per concedere l’immunità totale, civile e penale, ai dirigenti ASL e regionali che li hanno costretti ad agire anche senza dispositivi di protezione. Una presa per il c… mostruosa;
  • criticano la Germania per come si sta comportando e poi, sempre loro, chiedono di fare come la Germania per le misure a sostegno delle imprese che, per inciso, sono come le nostre, ma con cifre diverse. Ipocrisie di basso livello;
  • (Salvini e Meloni) chiedono di agire contro l’Unione Europea perchè è matrigna contro l’Italia sulla vicenda degli Eurobond, ma tacciono sul fatto che chi sta bloccando tutto, sono propri i nazionalisti olandesi alleati di Salvini e Meloni nel Parlamento Europeo. Si lavino i panni sporchi in famiglia!
  • (I leghisti) alzano la voce sui finanziamenti italiani alla Tunisia in base ad un accordo contro l’immigrazione clandestina e stanno zitti sui finanziamenti e altri tipi di aiuti di altri paesi arrivati all’Italia, Tunisia compresa (un’aliquota di sanitari). Egoisti o altro?
  • hanno chiesto al Governo di sospendere o annullare i pagamenti di questi mesi. Giusto, ed è stato fatto. Strano, però, che nessuno di questi abbia chiesto al Comune o alla Regione di fare la stessa cosa per tributi e tasse locali oppure per gli affitti Agec e Ater oppure per alcuni balzelli AGSM, almeno per le famiglie in difficoltà causa virus. Strabici?
  • (Titolari attività economiche) si lamentano che hanno chiuso molte attività e poi si spellano le mani per applaudire i sanitari o si ammutoliscono davanti ai deceduti, come se la diffusione del contagio arrivasse da chissà cosa. Confusi?

Per fortuna gli italiani sanno osservare e capire bene quanto sta accadendo. Infatti, il 56% condivide le scelte finora messe in campo dal Governo.

Credo sia la risposta migliore allo strabismo imperante.

Se vuoi aggiungere una contraddizione osservata: info@vincenzodarienzo.it

Quanti soldi spendono per la crisi altri paesi?

Il Servizio Studi del Senato – Organismo indipendente – ha fatto luce sulla propaganda della Lega e delle destre sulle reali azioni economiche finanziarie dei vari paesi europei per fronteggiare l’effetto coronavirus.

Dal confronto è emerso – oltre al fatto che le cifre indicate dalla Lega sono sbagliate –  che è falso quanto viene detto, ovvero che altri danno soldi a fondo perduto o che mettono in campo più soldi dell’Italia.

In pratica, le distanze non sono così rilevanti e tutti offrono garanzie pubbliche, altro che liquidità senza restituzione.

Vediamo i dettagli.

La Germania. Il Governo federale ha adottato misure pari a 156 miliardi di euro che, nel loro insieme, genereranno un intervento complessivo del valore stimato di circa 1.100 miliardi di euro. Inoltre, attraverso il nuovo Fondo per la stabilizzazione economica (Wsf) si è esteso l’accesso alle garanzie sui prestiti pubblici per imprese di diverse dimensioni con un budget pari a circa 600 miliardi di euro di cui, però, solo 400 miliardi sono garanzie per i debiti di imprese colpite dalla crisi.

La Francia. Il Governo francese ha introdotto un pacchetto di misure economiche del valore complessivo di 45 miliardi di euro. Lo Stato accorda garanzie sui crediti concessi dalle società finanziarie alle imprese non finanziarie registrate in Francia per un totale di 300 miliardi di euro.

La Spagna. La Spagna ha adottato misure per un valore complessivo di 8,9 miliardi di euro in grado di mobilitare fino a 83 miliardi di euro di liquidità a supporto delle imprese attraverso il settore finanziario privato. Inoltre, il Governo spagnolo ha deciso di ampliare fino a 100 miliardi di euro l’ammontare delle garanzie pubbliche sui prestiti alle imprese e ai lavoratori autonomi.

L’Italia. Il Governo ha adottato misure immediate per 25 miliardi di euro che avranno un effetto leva sugli investimenti fino a circa 350 miliardi euro dell’economia reale. Inoltre, a supporto della liquidità necessaria alle imprese, garantirà prestiti fino a 400 miliardi di euro.

Cosa significa offrire garanzie? Che non si tratta di stanziare effettivamente le cifre indicate, ma produrre, potenzialmente, quei miliardi di finanziamento, ragione per la quale non è possibile un confronto vero sulle garanzie, perché dipende da quanto chiederanno le imprese in ogni paese.

Una cosa è certa, però: nessuno da soldi a fondo perduto.

Veneto batte Lombardia. Ma è vero?

Qualche giorno fa la rivista Harvard Business Review ha pubblicao un’analisi sulla rilevante discrepanza tra i dati del contagio rilevati nelle tre regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) tra le più duramente colpite dal virus.

In particolare, l’analisi si è focalizzata sulll’approccio lombardo incentrato sull’ospedalizzazione massificata, a differenza di uno basato su assistenza domiciliare (Emilia-Romagna) o sui tamponi a tappeto (Veneto).

L’articolo di Harward, per la parte del confronto tra Lombardia e Veneto dice testualmente questo:

“Il diverso sviluppo del contagio in queste due regioni è stato segnato da una combinazione di fattori che, in alcuni casi, nulla hanno a che vedere con le capacità di chi le governa. La Lombardia ha una maggiore densità di popolazione e aveva un numero di casi superiore quando la crisi è scoppiata. Ma è ormai chiaro che ci sono state scelte di politica sanitaria nelle fasi iniziali che hanno influenzato i risultati che vediamo oggi.

In particolare, mentre la Lombardia e il Veneto hanno applicato approcci simili sul social distancing e la chiusura dei negozi, il Veneto ha affrontato il Covid-19 con diverse misure di politica sanitaria come:

– l’uso dei tamponi da subito sia su casi sintomatici che asintomatici;

– il tracing di potenziali contagiati. Se una persona risultava positiva al tampone, tutte le persone che vivevano con lei, così come i vicini di casa, venivano testati e in caso di mancanza di tamponi, venivano messi in quarantena;

– enfasi sulla diagnosi e sulla cura domestica. Dove possibile, i campioni venivano raccolti direttamente nelle abitazioni e analizzati da laboratori locali o regionali;

– monitoraggio e protezione del personale sanitario e di altri lavoratori essenziali. Questo ha incluso medici e infermieri, personale in contatto con popolazioni a rischio (assistenti in case di riposo per anziani), e lavoratori esposti al pubblico (cassieri di supermercato, farmacisti e operatori di servizi di pubblica assistenza come vigili del fuoco e poliziotti).”

Senza fare polemica, ho chiesto in giro a sanitari, a chiunque ho sentito e, sinceramente, nessuno è stato in grado di confermarmi quanto scritto nell’articolo.

Anzi, posso ragionevolmente dire che non mi pare proprio che in giro siano state fatte le cose che questa rivista cita.

O mi sbaglio? Scrivimi se hai informazioni che confermano le azioni che sono state scritte: info@vincenzodarienzo.it

 

Come finanziare le politiche di bilancio (e rilancio).

La Banca Centrale Europea varerà un piano d’emergenza contro i rischi del coronavirus attraverso un programma di acquisto di titoli e di obbligazioni pubbliche e private dei paesi membri dell’eurozona da 750 miliardi di euro.

750 miliardi di euro sono tanta liquidità. Il piano serve a contrastare gli effetti del coronavirus che in pochi giorni ha affondato i listini internazionali e ad evitare il peggio all’economia europea.

Sommando il cosiddetto Quantitative Easing (QE) da 20 miliardi al mese, i 120 miliardi di euro già promessi in precedenza ed i 750 annunciati dopo si ottiene un totale di oltre mille miliardi per il 2020.

La promessa di 750 miliardi ha avuto subito un effetto salvifico sullo spread italiano che dai massimi – oltre i 300 punti base – è precipitato a quota 190 in poche ore.

Il problema non è solo nostro. Il differenziale si è allargato anche per paesi come Francia e Olanda. Segno che il Coronavirus rischia di rimettere in discussione la tenuta dell’Eurozona.

Il nuovo programma si chiamerà “Pandemic Emergency Purchase Program” (Pepp), e proseguirà fino alla fine del 2020 e sarà accompagnato anche dal rinnovo dei 2.800 miliardi di euro di titoli già acquistati durante le precedenti iniziative portate avanti durante il mandato di Draghi.

Col Pepp, la Bce comprerà titoli pubblici e privati, inclusi i titoli greci e i commercial paper, di fatto le cambiali che tengono in vita molte piccole e medie aziende e che l’effetto dirompente del coronavirus sta mandando in tilt. La Bce, quindi, inietta molta liquidità e crea un paracadute per l’economia europea, sull’orlo della recessione.

Non si esclude la possibilità di superare i limiti che la Bce si è autoimposta pur di proteggere l’economia dell’eurozona, quindi, la regola che obbliga la Banca Centrale ad acquistare titoli in proporzione al capitale detenuto dalla banca centrale di ogni paese (a sua volta grossomodo proporzionale al Pil).

Un fatto molto rilevante, perché significa che, potenzialmente, la Bce potrà concentrare i suoi acquisti sui titoli di paesi in particolare difficoltà (leggi Italia, ma non solo).

Sono convinto che le misure messe in campo per inondare di liquidità il mercato, fornendo prestiti a tasso zero alle banche e alle imprese, non basteranno.

Si tratta comunque di prestiti di fronte ad una doppia crisi, di domanda e di offerta.

Per evitare che le aziende falliscano, il nostro Governo dovrà fare la sua parte con ambiziose politiche di bilancio e di rilancio, politiche che dovranno essere sostenute finanziariamente dalla Bce chiamata ad acquistare parte dei titoli emessi proprio per finanziare queste politiche.

Basta fake news!

I 400 milioni di euro per generi alimentari non sono pochi e se non basteranno, ne arriveranno ancora.

Nel rispetto della libertà di stampa e di opinione, ritengo che la notizia pubblicata da L’Arena di Verona dal titolo: “Gli aiuti del Governo? Troppo pochi” abbia indotto in errore i veronesi.

Sottolineando che nessun sindaco che era stato intervistato dal giornale ha proferito quella frase, è bene precisare, a beneficio della verità, che con i 400 milioni di euro stanziati per i Comuni, il Governo intende aiutare un milione circa di famiglie che non prenderanno la cassa integrazione né ha il reddito di cittadinanza.

I 400 milioni di euro per generi alimentari non sono pochi e sono già nelle disponibilità dei Comuni con una velocità senza precedenti.

Infatti, quella cifra è ulteriore rispetto ai 9,6 miliardi stanziati per sostenere lavoratori e famiglie con cassa integrazione in deroga, sostegno ai lavoratori autonomi, congedi parentali, fondo Gasparrini per la sospensione dei mutui e voucher baby sitter.

Ed è ulteriore anche rispetto ai soldi che i Comuni già spendono per le situazioni di difficoltà esistenti prima del virus.

Poiché non è possibile arrivare dappertutto, perché ci sono famiglie che non prendono ne la Cassa integrazione ne il reddito di cittadinanza e, quindi, sono escluse dalle decisioni prese, i 400 milioni servono per questo scopo.

Aiutare un milione di famiglie che ha bisogno di generi di prima necessità, non è poco, è giusto!

Peraltro, come è noto, stiamo studiando l’allargamento dei sostegni già decisi – reddito di ultima istanza e reddito di emergenza – per comprendere sempre più famiglie e se quelle risorse ancora non basteranno, tra pochi giorni daremo un ulteriore sostegno economico.

Difficile comprendere come queste informazioni non siano conosciute alla stampa.

Infine, conoscendo bene il territorio veronese, qualcosa ci dice che potrebbero non essere utilizzati tutti i fondi a disposizione.

Basta vedere le cifre per ogni Comune della nostra provincia, per capirlo.

Con vivo stupore, ritengo che in questo delicato momento sarebbe bene non trascendere in informazioni che, peraltro erroneamente, aggravano il clima già difficile in ragione dei sacrifici che tutti stiamo facendo.

Potrei chiedere di fare un dossier negli ospedali veronesi per vedere quanti tamponi sono stati fatti agli operatori sanitari, ad esempio, oppure di capire dove sono finiti i quasi 5 milioni di mascherine che la Protezione Civile ha fornito al Veneto, ma evitiamo per non creare allarme e contrapposizioni, accettando anche le disinformazioni di Zaia.

Le cifre poi comunicate dal Comune di Verona hanno clamorosamente smentito L’Arena: i buoni pasto, a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare sono: 240 euro per una persona, 400 euro per due persone, 560 per tre, 720 per quattro, 800 per cinque.

L’avversario, per noi, è il virus ed è bene che ci sia la massima attenzione su ogni azione o informazione da diffondere.

Le somme per i Comuni veronesi sono queste:

Affi 12.982,13
Albaredo D’adige 34.634,75
Angiari 12.008,04
Arcole 40.791,39
Badia Calavena 17.393,34
Bardolino 38.054,63
Belfiore 20.724,18
Bevilacqua 10.847,93
Bonavigo 13.832,52
Boschi Sant’anna 9.422,02
Bosco Chiesanuova 21.813,24
Bovolone 109.617,54
Brentino Belluno 9.582,68
Brenzone Sul Garda 14.424,09
Bussolengo 116.093,23
Buttapietra 41.737,66
Caldiero 47.239,30
Caprino Veronese 47.409,21
Casaleone 38.221,72
Castagnaro 25.320,62
Castel D’azzano 63.346,34
Castelnuovo Del Garda 77.095,46
Cavaion Veronese 32.622,03
Cazzano Di Tramigna 9.512,46
Cerea 104.919,40
Cerro Veronese 15.873,61
Cologna Veneta 52.906,41
Colognola Ai Colli 49.213,70
Concamarise 7.709,27
Costermano Sul Garda 20.108,83
Dolcè 16.185,49
Erbè 13.115,13
Erbezzo 5.609,03
Ferrara Di Monte Baldo 1.457,93
Fumane 22.735,99
Garda 21.821,24
Gazzo Veronese 33.558,57
Grezzana 67.151,27
Illasi 30.851,74
Isola Della Scala 65.751,41
Isola Rizza 21.808,28
Lavagno 45.036,79
Lazise 37.333,61
Legnago 134.553,70
Malcesine 19.546,87
Marano Di Valpolicella 18.199,29
Mezzane Di Sotto 13.301,62
Minerbe 27.990,64
Montecchia Di Crosara 30.472,30
Monteforte D’alpone 62.062,40
Mozzecane 47.005,91
Negrar 90.635,54
Nogara 48.751,52
Nogarole Rocca 24.065,02
Oppeano 67.113,41
Palù 9.303,24
Pastrengo 16.206,88
Pescantina 94.590,75
Peschiera Del Garda 56.753,24
Povegliano Veronese 42.818,73
Pressana 17.099,42
Rivoli Veronese 13.805,81
Roncà 25.652,44
Ronco All’adige 40.805,51
Roverchiara19.155,48
Roveredo Di Guà 11.390,17
Roverè Veronese 15.447,23
Salizzole 26.551,08
San Bonifacio 131.957,10
San Giovanni Ilarione 34.794,38
San Giovanni Lupatoto 134.829,38
Sanguinetto 27.316,23
San Martino Buon Albergo 82.884,65
San Mauro Di Saline 4.292,22
San Pietro Di Morubio 19.871,71
San Pietro In Cariano 68.581,03
Sant’ambrogio Di Valpolicella 63.999,68
Sant’anna D’alfaedo 18.097,16
San Zeno Di Montagna 7.716,06
Selva Di Progno 6.604,09
Soave 37.768,34
Sommacampagna 83.179,60
Sona 95.577,38
Sorgà 18.557,13
Terrazzo 15.516,90
Torri Del Benaco 16.190,98
Tregnago 29.503,20
Trevenzuolo 18.971,75
Valeggio Sul Mincio 91.809,41
Velo Veronese 6.222,59
Verona 1.362.299,37
Veronella 34.768,58
Vestenanova 18.231,85
Vigasio 57.511,51
Villa Bartolomea 35.276,40
Villafranca Di Verona 176.897,29
Zevio 84.907,33
Zimella 9.386,50

400 milioni per generi alimentari e di prima necessità

Il Governo ha destinato 400 milioni di euro per l’acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità per le famiglie in difficoltà a causa delle decisioni per contrastare la diffusione del virus.

I soldi sono stati assegnati ai Comuni.

Se la cifra non sarà sufficiente, ne saranno destinati alti. Nessuno dovrà restare indietro o senza aiuti.

 

Ordinanza Protezione Civile 658

Sospensione dei versamenti fiscali e contributivi

Il Governo ha introdotto una serie di norme che prevedono uno stanziamento complessivo di 2,4 miliardi di euro, con l’effetto di sospendere tributi e contributi per complessivi 10,7 miliardi di euro.

Viene stabilito il differimento delle scadenze e la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi (per tutte le imprese di piccola dimensione e senza limiti di fatturato per le imprese operanti nei settori più colpiti); della riscossione e invio delle cartelle esattoriali; degli atti di accertamento e dei pagamenti dovuti per i diversi provvedimenti di sanatoria fiscale.

Inoltre, il decreto prevede un credito di imposta per il proprietario di locali commerciali che rinuncia a parte dell’affitto del mese di marzo. Sempre in ambito fiscale è stato incentivato, mediante l’estensione delle detrazioni/deduzioni, il contributo del settore privato al finanziamento del contrasto dell’epidemia e delle cure sanitarie.

  • Sospensione, senza limiti di fatturato, per settori più colpiti – Per gli operatori dei settori più colpiti dalla crisi vengono sospesi i versamenti di contributi e ritenute per lavoratori dipendenti di marzo ed aprile. I settori interessati sono: turistico-alberghiero, termale, trasporti passeggeri, ristorazione e bar, cultura (cinema, teatri), sport, istruzione, parchi divertimento, eventi (fiere/convegni), sale giochi e centri scommesse.
  • Sospensione per contribuenti con fatturato fino a 2 milioni di euro – Versamenti IVA, ritenute e contributi di marzo. In aggiunta, per i contribuenti delle 4 province più colpite (Piacenza, Lodi, Cremona, Bergamo) sospensione dell’IVA a prescindere dal fatturato.
  • Differimento scadenze – Per gli operatori economici ai quali non si applica la sospensione, il termine per i versamenti dovuti al 16 marzo viene posticipato al 20 marzo.
  • Viene sospeso il pagamento del canone di concessione e del prelievo erariale dei centri scommesse.
  • Disapplicazione della ritenuta d’acconto per professionisti senza dipendenti sulle fatture di marzo ed aprile.
  • Sanificazione: viene introdotto un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute per la sanificazione dei luoghi di lavoro, con un tetto al beneficio di 20 mila euro.
  • Incentivi ai lavoratori: 100 euro in più in busta paga per i lavoratori che a marzo svolgono la prestazione sul luogo di lavoro (quindi non in smart working), in proporzione ai giorni lavorati. Spetta ai lavoratori con reddito fino a 40 mila euro.
  • Sospensione dei termini per le attività di Agenzia entrate;
  • Sospensione dei termini per la riscossione di cartelle esattoriali, per saldo e stralcio e per rottamazione-ter, sospensione dell’invio nuove cartelle e sospensione degli atti esecutivi.
  • Donazioni COVID-19 – la deducibilità delle donazioni effettuate dalle imprese ai sensi dell’articolo 27 L. 133/99, che disciplina le disposizioni in favore delle popolazioni colpite da calamità pubbliche, viene estesa; inoltre viene introdotta una detrazione per le donazioni delle persone fisiche fino a un beneficio massimo di 30.000 euro.
    La Protezione Civile è autorizzata ad aprire appositi conti correnti destinati a raccogliere le donazioni liberali per l’emergenza COVID-19.
  • Affitti commerciali – A negozi e botteghe viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione del mese di marzo.
  • Vengono sospesi i termini del processo tributario.
  • Slitta dal 7 al 31 marzo il termine entro il quale i sostituti di imposta devono trasmettere la certificazione unica
  • Si sposta dal 28 al 31 marzo 2020 la scadenza entro cui gli enti terzi (fra cui banche, assicurazioni, enti previdenziali e amministratori di condominio) devono inviare i dati utili per la dichiarazione dei redditi precompilata.
  • Prorogato al 5 maggio 2020 il giorno in cui la dichiarazione precompilata sarà disponibile per i contribuenti sul portale dell’Agenzia delle Entrate.
  • Spostata dal 23 luglio al 30 settembre 2020 la scadenza per l’invio del 730 precompilato.

 

“Cura Italia”. Sostegno ai lavoratori e garanzia dei redditi

Nessuno perderà il proprio posto di lavoro a causa dell’epidemia. Con uno stanziamento di 10,2 miliardi di euro viene garantita la tenuta dell’occupazione e dei redditi, potenziando l’intero impianto degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione e fondo di integrazione salariale) per l’intero territorio nazionale e per tutti i settori produttivi, incluse le attività con meno di 5 dipendenti.

Analoga attenzione è rivolta a quelle condizioni lavorative che per la loro natura autonoma o atipica non hanno generalmente accesso ai principali ammortizzatori sociali.

A tal fine si è intervenuti per assicurare un sostegno al reddito per i lavoratori non coperti dalla Cassa integrazione in deroga, come gli stagionali, inclusi quelli del settore del turismo, gli autonomi, tra cui i lavoratori del settore dello spettacolo, i lavoratori a tempo determinato.

  • Con uno stanziamento complessivo di 4 miliardi di euro, la Cassa integrazione in deroga viene estesa per l’intero territorio nazionale, per tutti i dipendenti, di tutti i settori produttivi. I datori di lavoro, anche le aziende con meno di 5 dipendenti, che sospendono o riducono l’attività a seguito dell’emergenza epidemiologica possono ricorrere alla cassa integrazione guadagni in deroga con la nuova causale “Covid-19” per la durata massima di 9 settimane. Tale possibilità viene estesa anche alle imprese che già beneficiano della Cassa integrazione straordinaria.
  • Nel Fondo Integrazione Salariale che normalmente copre le aziende da 5 a 50 dipendenti si potrà prendere l’assegno ordinario in deroga tra i 5 e i 15 dipendenti con l’introduzione di una deroga al limite di tiraggio.
  • Indennizzo di 600 euro per i lavoratori autonomi e le partite IVA. L’indennizzo va ad una platea di quasi 5 milioni di persone: professionisti non iscritti agli ordini, co.co.co. in gestione separata, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, lavoratori del settore spettacolo, lavoratori agricoli.
  • Viene istituito un fondo ad hoc, il ‘Fondo per il reddito di ultima istanza’, da 300 milioni di euro per il sostegno a professionisti ordinisti e altri esclusi dall’indennizzo di 600 euro, per un totale di 500.000 persone. L’indennità di 600 euro è riconosciuta ai collaboratori sportivi, con uno stanziamento di 50 milioni di euro a copertura di una platea di circa 83.000 persone.
  • Vengono sospese le procedure di licenziamento avviate dopo il 23 febbraio 2020 per i due mesi successivi alla data di entrata in vigore del decreto. In questo periodo, il datore di lavoro, indipendentemente dal contratto, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo, fra cui il licenziamento per motivi economici.
  • Incentivi e contributi per la sanificazione e sicurezza sul lavoro – Per le imprese vengono introdotti incentivi per gli interventi di sanificazione e di aumento della sicurezza sul lavoro, attraverso la concessione di un credito d’imposta, nonché contributi attraverso la costituzione di un fondo INAIL; contributi sono previsti anche per gli enti locali attraverso uno specifico fondo.
  • Incentivi ai lavoratori – Ai lavoratori con reddito annuo lordo fino a 40.000 euro che nel mese di marzo svolgono la propria prestazione sul luogo di lavoro (non in smart working) viene riconosciuto un incentivo di 100 euro (in proporzione ai giorni lavorati).
  • Viene previsto l’utilizzo degli operatori impiegati in servizi socio-assistenziali dei Comuni.
  • Disposizioni a sostegno dei genitori lavoratori, a seguito della sospensione del servizio scolastico: con uno stanziamento di circa 1,3 miliardi vengono previsti il congedo parentale per 15 giorni aggiuntivi al 50% del trattamento retributivo o, in alternativa, voucher da 600 euro (aumentato a 1.000 euro per sanitari pubblici e polizia) e il voucher per gli autonomi.
  • Incremento, in caso di handicap grave, fino a 12 giorni del permesso retribuito per i fruitori della legge 104.
  • Per i dipendenti della Pubblica Amministrazione vengono messe a disposizione le dotazioni informatiche (computer portatili e tablet) necessarie per consentire lo svolgimento del lavoro agile. Per il settore pubblico e per quello privato è stabilito che il periodo di malattia o quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria sia equiparato alla malattia.