Bollette più care: mercato e ambiente

Il prezzo della produzione e della distribuzione dell’energia elettrica è formato dal prezzo delle materie prime e da quello dei permessi.

L’attuale aumento del costo dell’energia è la conseguenza dell’ aumento del costo del gas naturale – da gennaio il prezzo è salito da 16 a 75 euro/MW – causato da diversi fattori: la ripresa economica, l’inverno particolarmente freddo nel Nord Europa e la forte domanda di gas da parte della Cina. Gli incrementi, quindi, sono frutto di tensioni sui mercati delle materie prime.

Inoltre, il costo dei permessi di emissione della CO2 è salito da circa 30 euro/tonnellata di CO2 a 60 euro.

Ovviamente, i rincari si sono trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica e del riscaldamento che per l’80 per cento sono legati agli aumenti del gas naturale (il restante 20 per cento è legato al rincaro dei permessi di emissione), ovvero sui consumatori finali.

Normalmente, i prezzi delle materie prime sono fortemente influenzati dalla domanda che c’è sui mercati. Questa è cresciuta molto negli ultimi mesi in ragione della ripresa economica in atto. Ma il prezzo è anche condizionato dalle riserve disponibili. Ebbene, per il gas naturale le riserve disponibili si sono ridotte di molto, sia perché l’inverno è stato più lungo e ha richiesto più consumi, sia perché la Russia, che è il principale esportatore, ha rallentato le forniture verso l’Europa e le ha aumentate verso la Cina.

Quindi, mentre per il gas naturale l’aumento è stato dettato dal mercato, per il prezzo dei permessi di emissione della CO2 l’aumento è una conseguenza voluta. Infatti, la tassazione della CO2 è il principale mezzo per contrastare il riscaldamento globale. Aumentando i prezzi della CO2 e quindi dell’energia, si mira a ridurre i consumi di energia e riorientare le scelte di consumo e investimento verso le fonti rinnovabili.

Ciò significa che mentre il peso della ripresa economica e dalla scarsità del gas naturale potrebbe essere transitorio, i prezzi delle emissioni di CO2 resteranno comunque più elevati rispetto al passato.

Nel breve periodo, pertanto, è necessario intervenire per calmierare i prezzi, ma serve una certa cautela. Infatti, quando la ripresa economica si asseterà e la scarsità di gas sarà recuperata, i costi dell’energia potranno comunque restare più alti di adesso per via delle scelte da fare sui permessi per le emissioni in ragione del fatto che il contrasto al riscaldamento globale passa attraverso gli aumenti dei prezzi dell’energia dovute anche ai permessi.

Qui sorge il tema del peso dei prezzi delle bollette sulle famiglie a basso reddito a causa del minor reddito disponibile. Se non si risolve questo nodo, sarà difficile favorire le politiche per il cambiamento climatico, perché le pagherebbero i più poveri.

Ecco perché la scelta del Governo è stata quella di ridurre il peso del fisco sulla bolletta in ragione del criterio ISEE. Chi meno ha, meno paga e la cosa curiosa è che i soldi che serviranno per “abbassare” le bollette deriveranno proprio dal gettito generato dai permessi di emissione della CO2. Ad oggi, l’Italia ha già incassato circa 2,6 miliardi di euro, ovvero più del  doppio rispetto agli ultimi anni.

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