Bravo Hellas Verona, ma il Comune continua a dormire

Feb 08 2020
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Per la partita contro la Juventus di ieri sera, l’Hellas Verona ha utilizzato le body cam,  uno strumento attraverso cui la società potrà individuare i singoli autori di eventuali versi razzisti o gesti comunque contrari alla legge e/o al regolamento.

Per contrastare il grave fenomeno del razzismo negli stadi accaduti in passato, il regolamento del calcio prevede la sospensione temporanea e la eventuale ripresa di una partita e nei casi gravi, la sospensione definitiva della partita e la sconfitta a tavolino della società di casa.

Diversamente, le sanzioni sono multe, chiusure di un singolo settore, obbligo di disputare partite a porte chiuse, squalifiche del campo a giornata o a tempo determinato fino ad arrivare – in linea teorica – all’esclusione o non ammissione al campionato.

In questi contesti, il comportamento delle società è fondamentale. Nel Codice della Giustizia Sportiva i comportamenti delle società incidono molto sulle decisioni da prendere. Nel caso dei cori razzisti verso Balotelli, ad esempio, sulla decisione ha influito molto il fatto che l’Hellas aveva posto in atto, sia a livello preventivo sia successivamente alla gara, un’attiva cooperazione con le autorità preposte ai fini dell’individuazione di eventuali colpevoli.

L’apprezzabile scelta di utilizzare le body cam va nella medesima direzione.

In pratica, gli steward di determinati settori sono stati dotati di mini-telecamere che aiuteranno l’Hellas (e la Giustizia Sportiva) a colpire solamente eventuali colpevoli e non, come finora accaduto, interi settori di pubblico.

Un comportamento lodevole che mira a colpire solamente i colpevoli, evitando generalizzazioni.

Questo dentro lo stadio. Per quello che accade fuori, invece, il Comune dorme abbondantemente.

Spuntano video che ritraggono tifosi che ripetono cori razzisti nei bar cittadini, vengono fermati tifosi che indossano berretti con le sembianze di Hitler, ci sono feste della tifoseria che inneggiano al nazifascismo ed il Comune volge tranquillamente lo sguardo altrove.

Cosa aspetta Sboarina a mettere all’indice tutti i luoghi in cui puntualmente e ritualmente si manifestano questi episodi? I luoghi sono noti, perché il Comune non avvia azioni concrete, di stimolo e di collaborazione con le Forze dell’ordine, in modo da prevenire i fatti e, nei casi limite, pervenire anche al ritiro delle licenze?

Ogni luogo nel quale si realizzano aggregazioni in cui si esprime l’odio razziale e la discriminazione devono essere controllati ed affrontati con la massima durezza possibile.

La democrazia non può reggersi sulle ambiguità contro il razzismo e contro chi idolatra i criminali.

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