Carenza di medici di base. Perché?

Con 1.408 abitanti per medico di base, l’Italia rientra nella media europea (1.430), però il valore è in discesa perché negli ultimi anni il numero di medici di base è passato da circa 45.500 nel 2012 a 42.420 nel 2019 (ultimo dato disponibile).

L’accordo collettivo nazionale prevede che un medico di base può assistere fino a 1.500 pazienti. Alcune regioni hanno aumentato notevolmente questo limite e la media nazionale è di 1.224 con un valore più alto al Nord (1.326), rispetto al Centro (1.159) e al Sud (1.102).

Il Veneto con 1.365 assistiti per medico di base è la terza regione in Italia.

Il deficit di medici di base è stato affrontato con l’aumento dei finanziamenti per borse di studio per completare il loro percorso formativo e di anticipare la fine del corso di formazione per la specializzazione in medicina generale.

Infatti, un insufficiente numero di borse di formazione in medicina generale acuisce il problema della mancanza dei medici di base. Tra il 2022 e il 2028 si stima che la differenza tra medici di base in uscita e in entrata sia tra 15.500 e 18.700 unità. Gran parte dello squilibrio emergerebbe nei prossimi 3 anni con un saldo tra 10.400 e 16.300 unità.

Purtroppo, sebbene nel Piano nazionale ripresa e resilienza siano stati stanziati fondi per 900 borse per la formazione dei medici di medicina generale da quest’anno fino al 2024, oltre ai finanziamenti ordinari, il divario resterà comunque tra medici di base in uscita e in entrata: la differenza sarebbe tra 7.700 e 13.600 unità dal 2022 al 2024 e tra 9.200 e 12.400 dal 2022 al 2028.

In Veneto la differenza nel periodo 2022/2028 sarebbe di 1878 medici in uscita e 595 in entrata. Una situazione molto preoccupante.

Gli esperti ci dicono che la carenza di medici di base è frutto del crollo demografico che l’Italia sta vivendo da anni e che, purtroppo, rende problematico la sostituzione di tutti i lavoratori, non solo dei medici, quindi, che vanno in pensione.

Per fare un esempio, fino alla fine degli anni ’80, ogni anno raggiungevano l’età lavorativa quasi un milione di persone l’anno. L’anno prossimo, invece, raggiungeranno i 20 anni i nati nel 2002 che erano soltanto 520 mila, ovvero circa mezzo milione di persone in meno.

Questo comporta una difficoltà di rimpiazzare non solo i medici, ma ogni altra categoria professionale.

Sull’insufficiente ricambio generazionale nella popolazione lavorativa, ritorna il dibattito sulla necessità di aprire le porte all’immigrazione per compensare questa evidente deficienza demografica che in futuro potrebbe incidere sul livello di benessere che abbiamo raggiunto.

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