Che brutta bestia la burocrazia

Procedono troppo a rilento le procedure burocratiche per la regolarizzazione di migliaia di stranieri che da anni lavorano in Italia in settori fondamentali e che sono titolari di un  permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno. Il “rinnovo” sarebbe per sei mesi decorrenti dalla data di presentazione dell’istanza. Il pericolo è che qualcuno – lavoratore e datore di lavoro – possa essere denunciato “ingiustamente”.

Da maggio scorso sono state fissate le modalità di presentazione delle domande per l’avvio dei procedimenti di regolarizzazione dei rapporti di lavoro nei settori economici e produttivi dell’agricoltura, dell’assistenza alla persona (badanti) e del lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare (colf). Le domande dovevano essere presentate entro il 15 luglio.

Lo scopo è quello di rilasciare un regolare permesso di soggiorno per lavoro a tantissimi lavoratori stranieri che ne sono privi sebbene siano in possesso di un’occupazione stabile, anche da anni. In questo modo potranno essere regolarizzati migliaia di contratti di lavoro oggi irregolari e, quindi, evitato il grave rischio che coloro, anziani e datori di lavoro agricoli che li impiegano, possano essere denunciati.

Se ricordate, tante volte si è detto che questi lavoratori avevano paura di uscire da casa per evitare di essere fermati, controllati e, quindi, non solo denunciati, ma anche espulsi dall’Italia con la ripercussione di lasciare da soli gli anziani che accudivano. Ovviamente, la denuncia colpirebbe anche la persona che li impiega. Un doppio danno.

I controlli sono molto rigidi. Innanzitutto, le istanze di emersione potevano essere presentate solo da coloro che risultavano presenti in Italia prima dell’8 Marzo 2020 e che non si fossero allontanati dopo tale data (rilievi fotodattiloscopici, attestazioni costituite da documentazione di data certa provenienti da organismi pubblici).

In secondo luogo, il datore di lavoro, oltre alla durata del contratto di lavoro, doveva dimostrare di possedere la capacità economica per poter assumere il lavoratore.

Le domande dovevano essere presentate allo Sportello unico per l’immigrazione -direttamente dai datori di lavoro o, nel caso lo avessero fatto gli stranieri interessati, presso le Questure o per posta – che, a sua volta, doveva acquisire un parere sia dalla Questura circa l’insussistenza di motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, sia dall’Ispettorato territoriale del lavoro circa la conformità del rapporto di lavoro, la congruità del reddito o del fatturato del datore di lavoro e delle condizioni di lavoro applicate.

Acquisiti i pareri favorevoli, lo Sportello unico convoca il datore  di lavoro e il lavoratore  per l’esibizione della documentazione necessaria e per la sottoscrizione del contratto di soggiorno.

Dal portale del Ministero dell’Interno risultano alla data del 15 Agosto 2020 circa 207.542 domande per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro di cui 176.848 sono richieste riguardanti il lavoro domestico e di assistenza alla persona (85% del totale delle domande).

Un dato curioso: per quanto riguarda le richieste di permesso di soggiorno temporaneo presentate agli sportelli postali, Verona è la prima in Italia con 675 domande. Seguono Cuneo (466), Cosenza (423), Milano (406) e così via.

Il problema è che i pareri stanno affluendo molto lentamente e questo sta pregiudicando i tempi di definizione delle singole pratiche e, conseguentemente, la regolarizzazione del rapporto di lavoro e degli stranieri.

Per questa ragione, il gruppo del Partito democratico del Senato ha depositato un’interrogazione ai ministri dell’Interno, del Lavoro, dell’Agricoltura e dell’Economia affinché predispongano tutte le azioni necessarie per agevolare le procedure burocratiche di sblocco delle domande rimaste ancora insolute.

La questione va risolta con urgenza per evitare i rischi che qualche datore di lavoro possa essere denunciato per l’impiego di persone che non hanno il permesso di soggiorno, pur lavorando da anni con loro come colf, badanti o in agricoltura.

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