Chiusure degli uffici postali

Lug 25 2015
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Il contratto di programma tra Poste italiane spa e il Ministero dello Sviluppo economico 2009-2011, vigente a seguito di successive proroghe fino all’entrata in vigore del nuovo contratto di programma 2015-2019, prevede che la società Poste italiane trasmetta entro l’inizio di ogni anno all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, un elenco degli uffici postali e delle strutture di recapito che non garantiscono condizioni di equilibrio economico e il relativo piano di intervento.

Si prevede un obbligo di informazione agli enti locali interessati e al Ministero che può promuovere prima dell’attuazione degli interventi previsti un confronto tra enti locali e società.
Il decreto ministeriale 7 ottobre 2008 contiene alcuni vincoli relativi alla sussistenza di un adeguato numero di punti di accesso per il servizio universale. Per punti di accesso al servizio universale si intendono: 1) gli uffici postali. 2) le cassette postali.

Con riferimento agli uffici postali Poste italiane è tenuta al rispetto dei seguenti parametri:

  • Un punto di accesso a max 3 km dal luogo di residenza per il 75% popolazione
  • Un punto di accesso a max 5 km luogo di resid. per il 92,5% popolazione
  • Un punto di accesso a max 6 km luogo di resid. per il 97,5% popolazione
  • Almeno 1 ufficio postale per il 96% comuni

A novembre 2013 la situazione era la seguente:

  • Un punto di accesso a max 3 km dal luogo di residenza per il 92,7% popolazione (+17,97% rispetto ai vincoli)
  • Un punto di accesso a max 5 km luogo di resid. per il 97,8% popolazione (+5,34% rispetto ai vincoli)
  • Un punto di accesso a max 6 km luogo di resid. per il 98,6% popolazione (+ 1,19% rispetto ai vincoli)
  • Almeno 1 ufficio postale per il 97,4% comuni (+1,4% rispetto ai vincoli)

Quindi, vi sono ampi margini per ulteriori chiusure rientrando nei vincoli previsti per l’erogazione del servizio universale. Inoltre, nei comuni nei quali vi è un solo ufficio postale è vietata le soppressione dello stesso. Tuttavia ciò non significa che in ogni comune debba necessariamente esservi un ufficio postale. Infatti secondo i parametri indicati, essendovi in Italia, ad oggi 8047 comuni, Poste italiane deve dimostrare di avere un ufficio postale in almeno 7726 comuni. I comuni privi di uffici postali sono, ad aprile 2014, 288.
Il numero minimo di uffici postali necessari ad assicurare il rispetto dei vigenti criteri di distribuzione è pari a circa 11.800 uffici, per cui, mantenendo inalterato il regime normativo attuale, il numero di uffici postali che Poste Italiane potrebbe decidere di chiudere è pari a poco più di 1.100 uffici (il numero degli uffici postali ad aprile 2014, senza considerare gli uffici chiusi solo temporaneamente, è passato da 13.016 a 12.924).

Il 5 agosto 2015, la Commissione trasporti della Camera dei deputati si è pronunciata sullo Schema di Contratto di programma 2015-2019 tra Poste italiane e il Ministero dello sviluppo economico. Nel parere sono state formulate le seguenti osservazioni:

  • assicurare che gli obiettivi di contenimento degli oneri siano perseguiti in modo da garantire comunque il servizio postale universale e, di conseguenza, un’adeguata presenza della rete postale sul territorio, in particolare nelle zone disagiate e a scarsa densità abitativa, anche a fronte di volumi di traffico bassi;
  • prevedere, con riferimento alle clausole richiamate, piuttosto che l’obbligo per Poste di adeguata informazione, l’obbligo di un preventivo e effettivo confronto con i rappresentanti degli enti territoriali interessati;
  • nel caso in cui all’esito di tale confronto non si pervenga a decisioni condivise, si preveda che Poste italiane sia tenuta a non procedere all’attuazione delle misure prospettate per un periodo non inferiore a tre mesi, nel quale dovranno essere individuate soluzioni idonee a garantire comunque l’adeguatezza del servizio;
  • qualora Poste italiane intenda porre in atto misure di razionalizzazione, rimodulazione e riduzione del servizio si individuino in modo puntuale gli interventi che, anche avvalendosi delle possibilità offerte dalle tecnologie informatiche, come è il caso del «postino telematico», Poste italiane è tenuta ad attuare per garantire in ogni caso livelli adeguati di servizio, prevedendo che tali interventi siano preventivamente oggetto di confronto con gli enti locali, laddove si prospetta una valutazione con le Autorità locali di «una eventuale presenza più efficace rispetto all’evoluzione della domanda di servizi nelle singole aree territoriali».

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