Come leggere i vari provvedimenti.

Questa nota è per consentire la lettura agevole dei vari provvedimenti che si susseguono in questa fase per fronteggiare l’emergenza dettata dalla diffusione del Covid-19.

Cosa abbiamo fatto dal 14 ottobre

Per affrontare le ripercussioni economiche della seconda ondata dei contagi, finora sono stati approvati tre decreti cd “ristori”. I primi due sono stati finanziati in extradeficit, l’ultimo, grazie al mini–boom del Pil nel terzo trimestre 2020, è stato finanziato con soldi presenti in cassa.

Tutti e tre i decreti hanno previsto misure di sostengo per le imprese e i lavoratori.

Il terzo decreto ristori, invece, porta con sé anche le novità dei 400 milioni di euro da devolvere ai Comuni per gli aiuti alimentari e dei 100 milioni al commissario all’emergenza per l’acquisto di farmaci per curare i pazienti positivi al Covid.

Voluto fortemente dal Partito Democratico il fondo per gli aiuti sarà suddiviso tra i Comuni con le stesse modalità della scorsa primavera e servirà per erogare buoni-spesa a famiglie e persone in stato di difficoltà.

Ad oggi, i tre decreti varati finanziano completamente i contributi automatici a fondo perduto per le attività economiche delle Regioni che via via si sono “colorate” di arancione e di rosso, oltre ad ampliare la platea degli aventi diritto.

Infatti, l’Agenzia delle Entrate continua ad inviare i bonifici automatici a fondo perduto per tutti coloro che l’hanno già ricevuto a maggio scorso, per le medesime ragioni.

Cosa sarà fatto adesso.

Vi sarà un quarto decreto ristori e anche questo sarà finanziato in extradeficit con uno scostamento di bilancio pari a 8 miliardi di euro che sarà votato giovedì prossimo.

E speriamo che sia l’ultimo.

In ogni caso, questi ulteriori 8 miliardi servono per misure che, in continuità con quelle precedenti, consentiranno di estendere gli interventi previsti a favore degli operatori economici, per il sostegno dei settori produttivi e per il sostegno dei cittadini, anche attraverso un utilizzo adeguato della leva fiscale.

Il quarto decreto Ristori dovrebbe prevedere anche il rinvio delle scadenze fiscali di novembre e dicembre, ovvero il rinvio del secondo acconto Irpef, Irap e Ires del 30 novembre, dei contributi previdenziali e ritenute fiscali del 16 dicembre e dell’Iva il 27 dicembre per tutte le imprese che abbiano perso nel primo semestre almeno il 33% del fatturato e che fatturino fino a 50 milioni di euro.

Perché così tanti provvedimenti (tre/quattro decreti ristori e scostamenti di bilancio).

La  cronologia di questi atti seguono passo passo l’evoluzione dei Dpcm sulle chiusure. Man mano che le Regioni passano ai “colori” più aspri – rosso e arancione – il Governo stanzia le risorse per le attività economiche ed i lavoratori interessati.

Quindi, ad esempio, con il terzo decreto ristori si finanziano le regioni passate dal giallo all’arancione o al rosso.

Come stanno i conti pubblici

Nonostante gli importanti scostamenti di bilancio, grazie al buon andamento delle entrate il deficit previsto per quest’anno sarà del 10,8% del Pil. Il limite consentito dall’UE, ora sospeso, sarebbe del 3%.

Il deficit del 10,8% è basso perché ci sono state maggiori entrate, minori uscite per la cassa integrazione e una ripresa più forte nel terzo trimestre.

Adesso, invece, stiamo scontando un rallentamento dell’economia.

Cosa faremo dall’anno prossimo

Da gennaio, in base all’evoluzione di contagi, si provvederà a irrobustire i ristori del prossimo anno, modulati proporzionalmente alla situazione dell’economia. Quindi, potrà servire un quinto decreto che avrà bisogno di nuovo deficit e un altro scostamento di bilancio.

Intanto, la legge di bilancio 2021

Il Parlamento entro il 31 dicembre prossimo deve votare la legge di bilancio per l’anno prossimo.

I finanziamenti (extradeficit) che saranno reperiti sul mercato per il quarto decreto ristori sostituiranno una parte dei 3,8 miliardi di euro previsti nel fondo anti-Covid della legge di bilancio 2021. Questo permetterebbe di liberare le risorse in questione e di riconvertirle per altre esigenze.

Infine, per il prossimo anno resta da sciogliere il nodo del Recovery fund, al momento bloccato dai veti di Polonia e Ungheria.

 

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