Comincio a provare addirittura pena

Un minuto dopo che sono state attribuite le zone di rischio per ciascuna regione italiana, è cominciato il coro assordante di alcuni presidenti di regione che hanno lamentato la loro collocazione.

Alcuni di loro dovrebbero stare zitti, e penso alla Lombardia e al Piemonte, ma hanno avuto anche la faccia tosta di alzare la voce.

Per capire quanto sia assurda la posizione di chi ha protestato, occorre fare un passo indietro.

Il 30 aprile scorso, dopo un lungo confronto tra il Governo, il Comitato tecnico Scientifico e le Regioni furono fissati 21 parametri in base ai quali adeguare le misure di contrasto alla diffusione dei contagi.

Si tratta di parametri molto complessi che sviluppano esclusivamente i dati che quotidianamente le regioni rilevano sul proprio territorio e comunicano, sempre giornalmente, al Ministero della Salute che li analizza secondo un processo ben definito.

E’ proprio dall’analisi di queste informazioni che le regioni forniscono che emergono gli eventuali profili di rischio o meno.

A suo tempo, appunto ad aprile, furono creati per affrontare i mesi futuri che sono stati tranquilli a partire da giugno e adesso più cruenti.

Dal 4 giugno, con la cosiddetta seconda fase, a decidere in merito alle azioni di contrasto sono le regioni e non più il Governo come era stato fino a quel momento.

Quindi, il meccanismo messo in piedi era: le Regioni comunicavano i dati, il Ministero della Salute li analizzava e sulla base delle risultanze, più o meno positive, le Regioni agivano. E’ sempre sulla base di questo meccanismo che sono state prese le decisioni di riaprire piano piano tutte le attività in estate. Non si tratta di un sistema che da i voti, ma uno strumento con regole rigide ben definite che fa capire il quadro attuale e la sua evoluzione.

Fino a metà ottobre.

Infatti, con il primo DPCM omogeneo per tutta Italia, è emerso il problema: quanto fatto dalle Regioni fino a quel momento, più l’apertura delle scuole, l’arrivo di temperature più rigide ed il pieno funzionamento delle attività avevano avuto l’effetto di una virulenta ripresa del virus.

Da qui la decisione attuale: una linea uguale per tutti (il divieto di movimento dalle 22 alle 6) e azioni mirate sui territori in capo alle Regioni sulla base delle risultanze dei dati comunicati.

Apriti cielo. Quello che andava bene finora, adesso non lo è più.

Ma io dico: ma se il virus è presente, si capisce che le cose peggiorano, i dati li comunichi tu, finora hai sempre fatto così, ma perché ti lamenti se sei in zona rossa o arancione?

E’ una cosa assurda. Peraltro, l’attribuzione del rischio per zone è variabile. Infatti, settimanalmente i dati possono migliorare o peggiorare e speriamo che tutto il Paese passi da rosso-arancione-giallo a verde.

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