Commissione Ecomafie, missione PFAS

Lug 12 2019
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Nell’ambito della missione svolta in Veneto dalla Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e, quindi, nel corso delle audizioni presso la Prefettura di Venezia, tra gli altri obiettivi, abbiamo lungamente affrontato il tema PFAS.

Con la Regione Veneto, abbiamo chiarito a che punto è la bonifica dei luoghi nella zona della Miteni. Nel dettaglio, ad esempio, a che punto sono i lavori per contenere la falda ed evitare che vada a toccare aree e terreni inquinati, mediante il ricorso a pozzi di emungimento e, quindi, se la barriera idraulica, implementata di altri pozzi, entrerà in funzione in questo mese come era stato previsto.

Ci è stato garantito che sarà così.

Il problema è che nella zona l’inquinamento da PFAS è ancora alto e non è chiaro se il rafforzamento della barriera comporterà i risultati attesi e, quindi, se serviranno altri e ulteriori interventi.

Il C6O4

Abbiamo approfondito la pericolosa presenza del composto C6O4, trattato dalla Miteni solo dal 2014, a seguito di apposita autorizzazione della Regione. Resta il nodo di come sia stato possibile autorizzare questo trattamento quando era noto da almeno un anno che i PFAS erano già attenzionati per la loro possibile pericolosità.

Con l’audizione del curatore fallimentare di Miteni, abbiamo verificato le azioni ancora da intraprendere. La società indiana che ha rilevato tutto, preleverà gli impianti esistenti e li sposterà altrove. In quel momento sarà finalmente possibile provvedere anche alla bonifica dei terreni sottostanti l’azienda e si potrà capire meglio cosa sta avvelenando tutto. Su questo punto abbiamo avuto garanzie dalla Regione.

Ho chiesto anche gli esiti dell’indagine epidemiologica, ma credo che in merito proseguiremo l’approfondimento a Roma.

Le colture ed il percolato

Sui PFAS ci sono altri due temi di allarme: le colture ed i percolati delle discariche.

E’ stato confermato che il Fratta Gorzone è fortemente interessato da queste sostanze e, quindi, è possibile – speriamo di no, ovviamente – che anche i pozzi privati siano stati intaccati. Entrambi queste fonti sono al servizio delle colture del colognese.

I PFAS sono passati negli alimenti? Continueremo l’indagine nei prossimi mesi.

Inoltre, i risultati del monitoraggio ARPAV evidenziano la forte presenza di PFAS C6O4 nei percolati delle discariche e la contaminazione nelle acque di falda ad opera del percolato che si infiltra nelle acque sotterranee sottostanti, a causa della non completa tenuta dell’impermeabilizzazione del fondo delle stesse discariche.

Questa certezza –come ci è stato detto chiaramente – deriva dal corretto posizionamento della rete di monitoraggio, ovvero dalla collocazione dei piezometri nel perimetro delle discariche.

Uno dei casi presenti in Veneto potrebbe essere quello della discarica Cà Bianca di Zevio, peraltro oggetto di indagine da parte della Procura di Verona.

In merito, ho chiesto un mirato approfondimento.

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