Con il M5S alleanza temporanea, non strategica

Ott 23 2019
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Una doverosa premessa: non penso affatto che aver costituito il governo con il M5S per evitare il rischio che uno come Salvini chiedesse i pieni poteri sia stato un errore. Anzi, confermo il mio favore.

Considero, invece, sbagliato ipotizzare un accordo strategico col Movimento 5 Stelle, ovvero impegnarsi affinché possa diventare uno dei pilastri su cui ricostruire un centro sinistra.

Credo sia chiaro a tutti che il Movimento 5 Stelle non è una forza progressista, bensì è una forza alternativa al Partito democratico su diversi temi fondamentali.

Sul principio cardine della democrazia il M5S vuole smantellare la democrazia rappresentativa; sui temi della giustizia considera il garantismo una cosa da abbattere, sul lavoro, ha un’idea di lavoro di tipo assistenzialista, sullo sviluppo perora la decrescita felice e non la mobilità sociale; sulla sicurezza ha proposte sostanzialmente di destra da affrontare come tema di ordine pubblico.

Insomma, i fondamenti della sinistra sono negati in nuce tanto da farmi dire che il M5S sono normalmente degli avversari politici e non un naturale compagno di viaggio.

In questa fase non ci sono state alternative – è accaduto anche quando ci siamo alleati con Berlusconi nel 2013 – ma alle elezioni saremo avversari su fronti opposti. Basta questo per capire che dovremmo costruire o ricostruire una forza del Pd tale da convincere gli elettori.

Ipotizzare, al contrario, un’alleanza strategica da Roma fino al Comune italiano più piccolo rischia di trasformarci in una forza subordinata.

Se penso alla proposta di multare chi lascia il Pd dopo le elezioni in Umbria, mi ricorda molto i provvedimenti disciplinari che il M5S ha preso in passato.

Serve chiarezza: io punto sul PD, non abbiamo alternativa a fortificarlo. Diversamente, stretti tra Renzi e Di Maio rischiamo di essere risucchiati.

Il tema, quindi, è cosa vogliamo fare noi.

Zingaretti ha dimostrato, in un momento difficile, che è possibile riportare a votare tanta gente. Il primo risultato si è visto alle elezioni europee.

Ma questa storia dell’accordo strategico con il M5S mi dice che abbiamo paura di avere una linea politica chiara per fortificarci sempre di più. Il contrario di quanto era emerso nel congresso che l’ha eletto segretario.

Di fronte ad una possibile difficoltà nelle prossime elezioni regionali, stiamo cercando la scorciatoia con la politica delle alleanze correndo il rischio di accordarci con tutti solo per sommare diversità.

In questo modo si rischia di negare le proprie idealità, quelle che ci servono per convincere gli italiani.

Penso che dobbiamo riprendere le nostre battaglie perché alla fine della legislatura bisogna tornare a competere.

Non serve ricordare il principio fondante del PD, ma evitare che venga snaturato quel progetto unitario rilanciandolo con più radicalismo e riformismo.

 

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