Coronavirus, quali saranno gli effetti sull’economia italiana?

Tutti ipotizzano una pesante ripercussione sull’economia a causa del virus e, probabilmente, così sarà. Per capirlo, provo a valutare alcuni aspetti, nella consapevolezza che ogni riflessione va inquadrata, ahinoi, nella cornice di una debole crescita nell’area Euro.

Il primo. Rispetto alle forme virali del passato, il coronavirus sembra essere meno mortale, ma più contagioso, fatto che ha reso necessario “chiudere” sostanzialmente tutto quanto in movimento nelle zone interessate della Cina e adesso dell’Italia. Il fermo inflitto a tutte le attività produttive produrrà effetti negativi quantificabili in rapporto alla durata del blocco, al momento non ipotizzabile.

Secondo. Per quanto ci riguarda, dopo la crisi economica che ci ha coinvolto, la debolezza della crescita giocherà un ruolo negativo, nel senso che il virus inciderà sulla fiducia delle imprese minandone le aspettative dopo un certo periodo di difficoltà. Ripartire in questa condizione sarà, quindi, più difficile ed anche qui, nonostante la buona volontà e la resistenza degli imprenditori, varrà la durata del fermo e la sconfitta del virus in tempi brevi.

Terzo. Il brusco rallentamento dell’economia cinese produrrà sia il calo della domanda di beni e servizi interno, che nei momenti di crescita tirava parecchio sia le minori forniture di prodotti semilavorati cinesi verso il resto del mondo, quindi, anche in Italia. Ovviamente, oltre al colpo sull’export verso la Cina, se importiamo meno, meno produciamo. Nel nostro Paese, inoltre, in misura prevalente peserà l’ovvia riduzione dell’export verso il mondo da parte delle aziende delle aree interessate dal virus con due effetti conseguenti: minor reddito per le imprese italiane (e della filiera) ed il possibile spostamento dell’approvvigionamento estero a favore di altri partner nel mondo (un rischio non momentaneo, ma prevedibilmente strutturale). Il secondo fattore inciderebbe ben oltre la fase emergenziale.

Quarto. Un elemento di pericolo potrebbe derivare dai mercati attraverso le cosiddette “bolle speculative”, con i prezzi che verrebbero gonfiati ad arte o, peggio ancora, la revisione degli investimenti a scapito dei Paesi considerati più a rischio, compreso il nostro.

Non è la prima volta che i mercati reagiscono seguendo canali impropri. Lo stiamo vedendo in questi giorni: lo spread aumenta e questo costa denaro per pagare gli interessi.

Quinto. Il turismo. Il calo è nelle cose. La gente ha paura ed il rischio che quest’anno l’Italia non sarà meta dei milioni di visitatori che annualmente ci beneficiano dei loro investimenti, è molto alto. Di fatto, dal blocco della produzione nelle zone interessate si passerebbe a ripercussioni ben più amplificate sull’importantissimo comparto turistico italiano e, a cascata, sull’economia a corollario.

Da ultimo, il fatto che lo stop coinvolga le aree più dinamiche e produttive del Paese. Un fermo prolungato potrebbe ripercuotersi sulla competitività delle imprese lì localizzate e condizionarne lo sviluppo in futuro.

Cosa fare? Oltre l’immediato supporto ai settori colpiti – interessati da provvedimenti sanitari ed economici –  serviranno senz’altro politiche economiche espansive in modo da incentivare la domanda. Per questa ragione, il Governo varerà un Decreto di sostegno all’economia per 3,6 miliardi di euro. Ma non è finita. Approfittando dei tassi di interesse molto bassi e degli interventi calmieranti della BCE, a questo punto occorre che l’UE escluda dai rigori del patto di stabilità tutti gli investimenti della specie, anche se effettuati con il ricorso al debito.

Ciò consentirà all’Italia di finanziare un programma serio a sostegno della ripresa economica.

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