Coronavirus, ripercussioni vere e cretinate

Feb 05 2020
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Mentre la Cina trascina con sè l’economia mondiale (e veneta), da noi i soliti scimmiottano le derive populiste e nazionaliste.

La Cina rappresenta la seconda economia più grande del mondo ed è, quindi, un motore chiave della crescita economica globale.

Per questa ragione, qualsiasi fattore negativo la coinvolga si rifletterà anche altrove, da noi compreso.

L’economia cinese sta rallentando. Già prima dell’epidemia, nel 2019, il Pil è stato del 6,1%, al di sotto del 6,5% indicato dal Governo.

Nel primo trimestre del 2020, complice anche il Coronavirus, potrebbe scendere molto di più di quanto non abbia già fatto nel quarto trimestre del 2019.

È per questo che il coronavirus rende profondamente diverso il precedente periodo del 2003 con l’altra epidemia, la Sars. Infatti, allora l’economia cinese veniva da anni di crescita e, soprattutto, la quota della Cina sul Pil mondiale era del 4%. Oggi si è quadruplicata ed è al 16%.

La debolezza odierna e le sfide sui dazi potrebbero complicare notevolmente la ripresa di Pechino, anche dopo che l’epidemia sarà fermata.

Pochi giorni fa la Borsa di Shanghai ha perso il 7,72% e quella di Shenzhen l’8,41%.

Intanto la Banca centrale ha iniziato una maxi-iniezione di liquidità per far fronte alle ricadute dell’epidemia sui mercati.

Ad oggi sono state almeno 24 le province e municipalità cinesi che hanno rinviato la ripresa delle attività economiche e produttive. Si tratta di aree che nel 2019 hanno pesato per oltre l’80% in termini di contributo al Pil della Cina e per il 90% all’export.

Ciò ha prodotto la riduzione della domanda di petrolio da parte della Cina di 3 milioni di barili al giorno ed il prezzo del rame, usato per la componentistica delle telecomunicazioni, è crollato a causa della minore domanda del mercato cinese.

La preoccupazione è che se la Cina rallenta non solo comprerà molto meno petrolio, ma comprerà molto meno di tutto.

I contraccolpi commerciali nel mondo seguiranno principalmente due direttrici: la riduzione di esportazioni verso la Cina e il venir meno della spesa turistica dei cinesi all’estero.

Cosa accadrà dipenderà dal tempo impiegato per debellare l’epidemia.

Se il tasso di infezione rallentasse e le misure di quarantena fossero revocate, la crescita cinese potrebbe rapidamente riprendere.

Se, al contrario, l’infezione dovesse continuare a crescere le misure di quarantena sarebbero quasi certamente estese, con ricadute economiche più significative per tutti.

La cosa sconcertante è che di fronte a questo quadro complessivo, c’è chi gioca col consenso interno. I governatori leghisti hanno chiesto l’isolamento degli alunni cinesi nelle scuole, dimostrando ancora una volta che rispetto al rischio per le imprese delle loro Regioni preferiscono occuparsi del virus come se fosse un “virus della razza”.

Piccoli uomini.

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