Cosa fare per salvare Venezia

Nov 21 2019
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L’inondazione della Laguna veneziana di martedì 12 novembre deve essere lo spartiacque tra il passato ed il futuro.

Si è capito subito che quanto stava accadendo era qualcosa di drammatico e, per molti veneziani, non conosciuto, atteso che un evento simile era accaduto 53 anni fa.

Se non agiamo convintamente rischiamo di fare un torto alla nostra città conosciuta nel mondo per la bellezza, l’unicità e l’accoglienza, pregi per la quale la amano ovunque.

Venezia è elemento identitario dell’Italia, lì si è fatta una storia importante del Paese, tanto che senza dubbio è il luogo in cui possiamo collocare una centralità culturale senza pari, in Europa e nel mondo. D’altronde, non casualmente è patrimonio UNESCO.

Può sembrare anacronistico, ma sono convinto che gli oltre 5 miliardi investiti per difenderla attraverso il Modulo Sperimentale MoSE – ormai c’è e dobbiamo concluderlo – siano la più chiara testimonianza della volontà di tanti governi di preservarla e garantirle un futuro.

Il malaffare che ha investito il Modulo – causa dei ritardi nel completamento dei lavori – non cambia di una virgola questa convinzione, perché i fatti umani, anche deleteri, mai potranno offuscare la caparbietà di difendere un segno culturale dell’appartenenza all’Italia.

In ogni caso, è corretto anche dire che per la fragilità di Venezia non serve parlare solo di MoSE.

Probabilmente, aver puntato solo su questa opera, che peraltro ha drenato molte risorse dedicate alla Laguna, ha negato altri impegni ed altri risultati la cui assenza si è verificata essere, nella loro drammaticità, altrettanto concausa dei pesantissimi danni sofferti.

Tra quello che è mancato, certamente vanno citati la manutenzione costante di un’area immersa nel mare, l’escavo dei canali ed il consolidamento delle fondamenta.

La Legge speciale del 1973 poneva al centro delle azioni da porre in essere la rivitalizzazione socio economico della città.

Essa non poteva essere intesa solo in funzione difensiva, scopo principale del MoSE, bensì in un connubio di molteplici azioni finalizzate alla crescita e allo sviluppo della Laguna, soprattutto in ragione del fatto che comunque si tratta di un territorio delicato per le particolari peculiarità orografiche.

In questa direzione qualcosa non ha funzionato.

A fronte della convinta azione di tutela decisa all’epoca non si è registrata un’altrettanta convinta azione di adeguamento dell’esistente alle sfide che dal 73 la Laguna veneziana ha dovuto ulteriormente affrontare, prima tra tutte il cambiamento climatico che porta con sè ripercussioni imprevedibili.

I temi da affrontare e risolvere, ovviamente a fattor comune per molti territori italiani, hanno innanzitutto a che vedere con i cambiamenti in atto che causano eventi con un pesane impatto idrogeologico.

Per Venezia, in particolare, serve anche altro: finanziamenti in modo continuativo per rafforzare le fondamenta, pulire i canali, approvare il nuovo protocollo fanghi.

Venezia è tormentata anche per altre ragioni: il moto ondoso causato dal traffico in Laguna, il sovraffollamento turistico, il traffico crocieristico, lo spopolamento della città storica, la mancata bonifica di porto Marghera.

È tutto questo insieme di cose che deve essere affrontato e risolto.

Per quanto concerne le risorse, sono il primo firmatario di un emendamento alla legge di Bilancio 2020 che destina alla Laguna 200 milioni di euro nel prossimo biennio,

A nome del Gruppo ho fatto la dichiarazione di voto finale sugli impegni che il Governo si è assunto. qui il video https://www.vincenzodarienzo.it/media/gli-impegni-del-governo-per-venezia/

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