Cose da fare, adesso.

Sono sempre più convinto che il Partito Democratico avrebbe dovuto porre il tema del rinnovo dell’assetto del governo subito dopo l’estate.

Non averlo proposto ci ha costretto ad inseguire altre prospettive, a non avere un ruolo da protagonisti e ad accettare prima l’inusuale e improduttiva ricerca dei “responsabili” e poi aderire alla velleitaria alternativa tra Conte e il voto (il risultato è la prova degli errori commessi).

Ancora una volta ha prevalso la ricerca della stabilità, che è un valore, ma non può essere l’unico profilo identitario del PD.

La gestione della crisi, per fortuna, ha offerto una soluzione utile al Paese.

Pur tuttavia, con la nuova formazione dell’esecutivo e con le presenze variegate che lo compongono c’è il rischio di essere “relegati” alla sola funzione di responsabilità.

È molto probabile, infatti, che, nonostante il prestigio del Presidente Draghi, alcune forze politiche puntino ad enfatizzare gli argomenti divisivi per meglio rappresentare la propria parte di società di riferimento.

I primi segnali sono già in essere da parte della Lega con la manifesta contrarietà ai provvedimenti assunti dal Ministro Speranza e addirittura con la “convocazione” di Zingaretti voluta da Salvini per esporre la necessità di prorogare il blocco dei licenziamenti in scadenza a breve.

Due atti che ben chiariscono i rapporti presenti nello stesso Governo e che consentono di prefigurare possibili scenari di contrapposizione.

Il rischio, considerando la formazione culturale del PD, è che le decisioni buone saranno figlie di Draghi e quelle problematiche saranno da addebitare alle forze responsabili.

Oltre a questo e di fronte alla concreta saldatura tra Forza Italia e Lega (favorita dalla scelta “europeista”), con un occhio a chi sta fuori (Fratelli d’Italia), la risposta del PD non può circoscriversi unicamente alla ricerca di un’alleanza stabile con M5S e LeU.

L’assetto di ieri non corrisponderebbe alla ratio (anche temporale) del nuovo Governo e tantomeno alle prospettive che abbiamo di fronte.

Infatti, costruire una maggioranza relativa all’interno della maggioranza di governo, funzionale alla prevalenza sui temi, non solo non condizionerebbe l’azione di governo (i compiti più rilevanti sono ascrivibili a Draghi), ma ci esporrebbe alla tattica leghista (dualismo maggioranza/opposizione) e, rispetto al quadro futuro, ci distrarrebbe dalla prospettiva strategica che non favorisce le alleanze pre-voto.

La nostra unica strategia è ricostruire l’alleanza di ieri?

Lo scenario molto probabile è che la destra tenterà di eleggere Draghi al Quirinale.

Subito dopo chiederanno le elezioni politiche.

Poiché il dato è molto più che concreto, occorre sin da subito intraprendere la strada della modifica della legge elettorale e, contemporaneamente, l’attuazione di politiche identitarie che interpretino il nostro tempo.

Le due cose devono viaggiare di pari passo.

A fronte del quadro che è totalmente mutato, il nostro orizzonte elettorale deve essere la nostra priorità. A maggior ragione in presenza di un governo istituzionale che non può anestetizzare la politica.

È condizione imprescindibile proporci come riferimento per progressisti e riformisti e ciò è possibile solo puntando sull’identità tematica e valoriale ponendo al centro dell’agenda i temi da sempre cari alla nostra cultura politica.

Fermo restando il rispetto istituzionale, dovuto in sincerità e lealtà rispetto alla nostra presenza nel Governo, va sempre tenuto conto – nell’ottica identitaria di ciascuno – che la Lega seguirà il percorso della “conversione politica”, Forza Italia si proporrà come cerniera del centrodestra, Italia Viva creerà occasioni funzionali ad una formazione politica centrista e i 5S punteranno anche sui temi “antisistema”.

A fronte di ciò, sarebbe un errore “zavorrarci” ai vecchi schemi in un quadro proporzionalistico (peraltro, proposto dal PD) e con un “governo di nessuno”.

Auspico, quindi, che la nostra azione sia strettamente condizionata dallo scenario prospettato e, di conseguenza, fortemente orientata al quadro/sistema proporzionale.

Un imput culturale imprescindibile che deve guidare la nostra proposta politica in Parlamento.

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