Decreti sicurezza, la propaganda non diventa mai legge

I due Decreti sicurezza votati dal precedente Governo e fortemente voluti da Salvini, dimostrano che la propaganda può essere trasformata in legge, ma sempre propaganda resta.

Sin dall’inizio abbiamo denunciato che avrebbe favorito la clandestinità e così è stato. I decreti hanno interrotto improvvisamente i percorsi avviati dai Comuni e da tanti altri soggetti per l’integrazione e tanti migranti che non avevano diritto ad essere ospitati nel sistema SPRAR, dove si trovavano, ovvero coloro ai quali sono stati ritirati i permessi umanitari nonché le migliaia accolti nei CAS, hanno ricevuto l’interruzione traumatica di ogni rapporto avviato e funzionale all’integrazione.

Poiché non sono stati accompagnati nei paesi di origine, i soldi messi a disposizione dei decreti sicurezza erano briciole, sono rimasti qui con la conseguenza ovvia di favorire l’emarginazione e la clandestinità.

Ma c’è molto di più.

La multa è inapplicabile

Nel decreto sicurezza bis, è previsto che il Ministero dell’Interno “può limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale” per ragioni di sicurezza, ovvero quando si sospetta che sia stato violato il Testo Unico sull’immigrazione.

Poiché viene ipotizzato il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”, la multa è da 150 mila euro fino a un milione di euro per il comandante della nave, che rischia anche l’arresto in flagranza, oltre al sequestro della nave.

La norma è inapplicabile, come sottolineato dal Presidente Mattarella.

Per due motivi: il primo perché non è possibile affidare alla discrezionalità di un atto amministrativo la valutazione di un comportamento che conduce a sanzioni di tale gravità ed il secondo perché un decreto non può intaccare l’obbligo dei salvataggi in mare che si completano al momento dello sbarco nel porto sicuro più vicino.

Il paradosso è, peraltro, nel decreto medesimo. Infatti, secondo l’articolo 1 del decreto, la limitazione o il divieto di ingresso possono essere disposti solo “nel rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia”. Ma questi obblighi derivano da leggi internazionali che prevalgono su quelle nazionali (art. 10 della Costituzione). Ciò significa che nel rispetto dell’articolo 1 non sarà possibile applicare l’articolo 2, ovvero quello delle sanzioni a carico delle navi che fanno ingresso nelle acque territoriali.

Le leggi internazionali

La vicenda dell’arresto di Carola Rackete, comandante della nave umanitaria Sea Watch 3 ha fatto emergere un’altra lacuna dei decreti di Salvini. Infatti, la “viziata comunista tedesca” è stata scagionata perché recuperare i naufraghi e portarli in un porto sicuro sono entrambi doveri imposti dall’ordinamento sovranazionale e internazionale. In pratica, se non l’avesse fatto avrebbe contravvenuto a un obbligo previsto dalle leggi internazionali.

 La protezione umanitaria

La concessione della protezione umanitaria è stata di fatto ridotta all’osso dal primo decreto sicurezza. La protezione umanitaria è uno status concesso dalla questura nei casi in cui non ci siano i presupposti per concordare la protezione internazionale o lo status di rifugiato, ma sussistano comunque “seri motivi di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”.

Ebbene, diversi tribunali hanno sancito l’inapplicabilità dell’articolo del primo decreto sicurezza che limitava la protezione umanitaria, stabilendo che il provvedimento non impedisce ai richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe del comune in quanto, nel momento in cui il richiedente asilo presenta la domanda di protezione internazionale deve intendersi comunque regolarmente soggiornante.

Inoltre, le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno sancito che il decreto sicurezza non è retroattivo. Quindi, non solo le limitazioni alla concessione della protezione umanitaria non possono essere applicate alle domande presentate prima del 4 ottobre 2019, ma i giudici hanno anche affermato che lo status non può essere concesso considerando solamente il livello di inserimento sociale ed economico del migrante nella nostra società. E’ necessario invece tenere conto anche del rischio di una violazione dei diritti fondamentali in caso di rientro del migrante nel paese di origine.

In definitiva, i Decreti Sicurezza vanno cambiati sia per i danni che hanno provocato, sia per la palese inapplicabilità di molte previsioni.

E’ questo il segno inequivocabile che la propaganda non potrà mai trasformarsi in legge in quanto le fandonie populiste mal si conciliano con lo Stato di diritto e con la ragione.

Le balle, sempre balle restano!

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