Di Maio corregga le storture contro i militari!

Lug 25 2019
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La vicenda dell’applicazione dell’articolo 54 del DPR 1092/1973 sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato è arrivata al limite della sopportazione. Di Maio impartisca all’INPS le disposizioni necessarie per impedire un grave danno sulla pensione dei militari.

La vicenda è nota: l’art. 54 prevede l’applicabilità dell’aliquota del 44% per cento per il calcolo della quota di pensione retributiva spettante al personale militare che avesse maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile, ad eccezione dei graduati e dei militari di truppa non appartenenti al servizio continuativo aumentata di 1,80 per cento per ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo.

Al contrario, l’INPS continua ad applicare l’articolo 44 del medesimo DPR che stabilisce, invece, per il calcolo della pensione spettante “al personale civile con l’anzianità di quindici anni di servizio effettivo”, l’applicazione dell’aliquota del 35% per il calcolo della quota di pensione retributiva spettante per chi avesse maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile.

In questo modo l’INPS sta arrecando un greve danno economico a migliaia di persone. Eppure, le varie riforme pensionistiche intervenute successivamente non hanno modificato o abrogato il decreto del 1973. Anche l’articolo 1867, comma 2, del Codice Ordinamento Militare, approvato nel 2010, conferma la vigenza, per il personale militare, dell’art. 54 nonostante sia stato introdotto il sistema contributivo a partire da 1996 ex legge n. 335 del 1995.

Infatti, l’I.N.P.D.A.P., fino al 31 dicembre 2011, quando è confluita in I.N.P.S., ha sempre attuato l’art. 54, perché oggi non è più così?

L’erronea interpretazione applicata dall’I.N.P.S., oltre a privare coloro che cessano con un massimo di venti anni di servizio della percentuale maggiorata, inficia il riconoscimento che spetta al militare dell’aliquota dell’1.80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo, come stabilito dal comma 2 dell’articolo 54.

E’ consapevole il Ministro del Lavoro che in questo modo si umilia e si disconosce la specificità che la legge assegna alle Forze di polizia e alle Forze Armate in ragione del loro particolare impiego? Si rende conto Di Maio che questa posizione comprime e nega le aspettative economiche ed i diritti maturati dai militari? Infatti, rapportando su base annua la percentuale di rendimento, se per il personale civile l’aliquota è del 2,33% annuo per i primi 15 anni in conformità all’art.44, comma 1, per il personale militare, invece, detta aliquota è del 2,93%.

Le ragioni dell’INPS, peraltro, sono state sonoramente sconfitte, da ultimo con le sentenze 422/2018, 197 e 208 entrambe del 2019, la prima e la seconda Sezione Centrale di Appello della Corte dei Conti – le uniche decisioni finora registrate al secondo livello di giurisdizione contabile.

Ho presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo al Ministro Di Maio di impartire direttive chiarificatorie all’Istituto nazionale della previdenza sociale sulla base delle decisioni assunte dalle citate Sezioni centrali di appello al fine di riconoscere al personale militare i benefici previsti dalla norma ingiustamente negati dall’Istituto medesimo.

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