Dimissioni da Consigliere, solo discredito

Lug 19 2017
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Poco dopo il voto del ballottaggio del 25 giugno, una volta acquisita l’elezione a Consiglieri comunali, in quattro si sono immediatamente dimessi per non assumere quella carica. La ragione è presto detta: poiché per legge chi è Consigliere comunale per due anni non può assumere incarichi in Enti partecipati dal Comune, le dimissioni senza assumere la carica evitano questo ostacolo.

Quanto accaduto fa riflettere sulla bontà e la credibilità – ovviamente, entrambe politiche – del Comune e degli interessati.

Mi spiego meglio.

Si tratta di persone che si sono candidate per essere elette in Consiglio Comunale e, per questo e solo per questo, hanno chiesto ed ottenuto consenso.

Nel momento in cui sono stati eletti, per gli elettori che li hanno votati sono naturalmente diventati il punto di riferimento per corrispondere le proprie aspettative.

Qui il problema.

Si, perché i fatti dimostrano che gli interessati non hanno chiesto il voto per quello, ma per aumentare il proprio potere di contrattazione nei confronti del sindaco ed essere indicati a guidare alcuni Enti partecipati del Comune di Verona: AGSM, Acque Veronesi, AMIA, Veronafiere, ecc…ovvero incarichi più remunerativi e comunque di gestione di aziende rispetto a quello per il quale hanno chiesto la fiducia.

Siamo sicuri che se avessero detto agli elettori che la loro preferenza serviva per consentire loro di guidare aziende del Comune, quegli elettori li avrebbero votati lo stesso? Penso proprio di no. E qualcuno davvero crede che gli interessati non sapessero già come sarebbe andata a finire (di questi, ve ne sono due che lo fanno in maniera seriale)?

Si potrebbe dire che è ovvio che si indichino negli Enti persone che hanno ottenuto la fiducia degli elettori, ma non è così. Infatti, non solo una norma lo vieta, tanto che si sono dovuti dimettere, ma in più in campagna elettorale hanno detto una cosa diversa venendo, quindi, meno alla fiducia di chi li ha votati per la carica di Consigliere.

Se fossero rimasti in Consiglio lo avrebbero fatto per la collettività, in questo caso è per loro stessi.

Tra questi, vi è addirittura un candidato a sindaco. Mesi e mesi di campagna elettorale, a volte persino ossessiva, per proporsi come primo cittadino e poi, appena eletto, si è dimesso per rinunciare alla carica e sedere probabilmente su un’altra poltrona. Esattamente come aveva già fatto cinque anni fa.

Questi sono i fatti che minano la fiducia nelle Istituzioni. Potrei rilevare che si tratta di avversari politici, ma non basta, perché questi comportamenti negativi (e recidivi) ricadono su tutta la politica allontanandola ancora di più dal sentiment dei cittadini che chiedono, giustamente, coerenza e serietà.

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