Dopo il voto, quale strada percorrere?

Giu 22 2019
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Le elezioni europee hanno rilanciato il tema cruciale della questione identitaria del PD nonché del suo profilo ideologico e programmatico.

La domanda che ci poniamo da tempo è: dobbiamo essere un partito liberal-democratico riformista o un partito da sinistra di governo?

Incidono sul quesito, alcuni elementi rilevanti. Ne evidenzio due in particolare: la diffusa consapevolezza (o il timore) delle criticità insite nella globalizzazione/internazionalizzazione, da noi sempre auspicata e il processo elettorale che non è maggioritario e obbliga alle alleanze, mentre il PD è il frutto della democrazia maggioritaria.

Rispetto ad un anno fa, dopo le elezioni politiche, c’è stata una discontinuità con l’elezione del segretario Zingaretti, ma tuttavia è evidente che non è ancora stata avviata un’adeguata elaborazione politica sul percorso da compiere per davvero.

Certo, prima bisognava superare lo scoglio delle elezioni europee – dal 26 maggio non ci sono più alibi per nessuno, sostenitori e non sostenitori della nuova segreteria – e adesso bisogna superare una narrazione non veritiera e giustificazionista secondo la quale siamo pronti a sfidare Salvini in elezioni a breve.

Parto da qui, da quello che ha detto il voto delle europee, per evitare di far finta di niente. La destra raggiunge quasi il 50% e il PD, pur recuperando 4 punti rispetto ad un anno fa, non ha dimostrato significative capacità attrattive oltre lo schieramento tradizionale e, soprattutto, non si vede l’ombra di un’alleanza possibile. Anzi, su questo fronte vedo incertezze.

E’ vero che in giro, in particolare nelle Regioni in cui si è votato, sta ritornando la scelta bipolare tra centrodestra e centrosinistra, ma è altrettanto vero che il bipolarismo oggi non esiste perché c’è un solo polo, strutturato e coeso, mentre il “campo largo” evocato da Zingaretti è piuttosto ristretto, con noi purtroppo quasi in solitaria.

Le elezioni sarebbero una sconfitta certa, con il grave rischio che PD resti aggrappato a piccole alleanze, stretto nella morsa del possibile “voto utile/inutile” e dilaniato dal rituale ritornello secondo il quale si parla agli elettori 5 stelle ma non ai loro rappresentanti.

Bene, scartato il voto e bloccati coloro che lo chiedono, perché ci fanno del male ed, invece, è giusto pensare ai fatti/interessi di casa nostra, cosa facciamo intanto? Come ci predisponiamo?

Zingaretti evoca uno schema: il PD si identifica come sinistra di governo, risucchiando tutte le esperienze alla nostra sinistra e favorisce la formazione di un partito liberal democratico con il quale allearsi. In tanti pensano a Carlo Calenda.

Posto che nessuno affronta il tema Matteo Renzi – e secondo me questo resta rilevante – quant’è attrattiva questa nuova formazione? E se prendesse una parte dei voti PD e li aggiungesse a quelli che provengono da altrove, a quanto arriverebbe? E se dovesse superare il PD?

Le domande sono lecite, perché non è un mistero che una parte del PD, anche piuttosto ampia, guarda con interesse al nuovo soggetto. Si potrebbe verificare l’assurdo esito che la somma tra nuovo soggetto e PD non sia altro che la possibile somma tra PD unito e qualcosa che arriva da altrove.

Il fallimento sarebbe grave.

In sostanza, io penso che il PD debba mantenere la sua espressione maggioritaria, sfidare avversari e possibili alleati, mantenere un profilo istituzionale/repubblicano, affrontare il disagio e le nuove domande di protezione, consolidare la vocazione europeista e contrastare la deriva antitutto e tutti che vede nei 5S e la Lega i principali protagonisti.

In Italia c’è spazio e bisogno di un partito simile, con carattere identitario chiaro, strutturalmente e culturalmente di centrosinistra disponibile ad alleanze congiunturali con altri anche se non della nostra stessa area per raggiungere obiettivi di stabilità politica ed economica.

Il dibattito sulle alchimie lascia solo le ceneri del dopo voto, quello sulle idee e su chi siamo e cosa vogliamo ci consente di costruire l’alternativa. Oltre i numeri.

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