Draghi si, Draghi no.

E’ sempre più rumosoro il vocìo sul futuro di Mario Draghi ed in particolare sulla volontà delle destre sovraniste, Lega e Fratelli d’Italia, di sostenerlo per il ruolo di Presidente della Repubblica.

Non crediate che Salvini e Meloni abbiano apprezzato le qualità di Draghi e ne siano rimasti folgorati. Il loro è solo un calcolo egoistico: via Draghi da Palazzo Chigi, si vota.

A loro interessa solo questo, il proprio orticello e non credo siano disponibili a ragionare di una possibilità più ampia (poi vedremo perché).

Quale?

Non vi sono dubbi che l’apprezzamento verso il Presidente Draghi sia elevato. Gli italiani, i mass media, i partners internazionali. Un favore derivante dalla sua fama, senz’altro, ma confermata dalle scelte che sta portando avanti.

Come Partito Democratico lo stiamo sostenendo convintamente ed i risultati ci danno ragione.

Nei fatti, di fronte al perenne periodo di transizione della politica italiana e all’aggressività minacciosa delle destre sovraniste, Mario Draghi, per le sue capacità e la chiara connotazione europeista, è un’importante risorsa per i moderati italiani ed europei.

La sua garanzia di serietà tranquillizza noi e l’Europa e questo ha determinato una aspettativa molto importante nei suoi confronti, soprattutto in questo momento di incertezza.

Mi spiego.

Con la fine dell’era Merkel e la difficoltà di Macron, a breve alle prese con la sua  competizione elettorale, certamente si apre una fase di nuova definizione del ruolo di guida dell’Unione, da anni portata avanti da Germania e Francia.

Sebbene in Germania abbiano vinto forze europeiste, il quadro mutato ed il periodo di  assestamento necessario, possono determinare incertezze sulla leadership politica delle istituzioni comunitarie. La cosa preoccupa, a maggior ragione in un momento in cui Stati Uniti, Russia e Cina stanno posizionando le proprie pedine per un diverso ordine mondiale.

L’attuale dimensione politica dell’Unione va rafforzata in modo da competere con questo nuovo scenario ed il fatto che Germania e Francia ridefiniranno se stesse non favorisce le istituzioni europee che sono state sempre garantite dai leader dei principali Paesi membri. La Merkel su tutti.

Da qui, lo sguardo, non solo italiano, deve rivolgersi verso Mario Draghi.

A questo punto, sorge una domanda: Angela Merkel da Cancelliera ha garantito la leadership nelle istituzioni comunitarie finora. Mario Draghi potrebbe svolgere lo stesso ruolo se fosse il Presidente della Repubblica?

No. Non è la stessa cosa sostenere le Istituzioni Europee da Presidente della Repubblica o come capo del Governo. E’ quest’ultimo che partecipa a tutte le decisioni e non si limita solo ad interventi di sollecito, come farebbe il Capo dello Stato.

Certo, il Quirinale è un enorme prestigio per tutti, però, capita a volte che su una persona si concentrino aspettative per un disegno complessivo che va ben oltre la propria persona, che fortifica le Istituzioni e che soddisfa un’enorme maggioranza di cittadini: i moderati.

Mario Draghi Presidente del Consiglio garantirebbe quella solidità esattamente come ha fatto Angela Merkel nella guida politica reale di tutta l’Europa e consentirebbe all’Italia di partecipare a processi mondiali.

Di fronte a questo scenario, che è una prospettiva vera per il centrosinistra europeista a sostegno della casa comune che abbiamo costruito, si capisce ancora di più perché Salvini e Meloni vogliano spostarlo altrove.

A loro interessa solo questo. Come mai? Perché sono due antieuropeisti e su questi scenari non si impegnano. Preferiscono Le Pen e Orban.

(Se Draghi restasse a Palazzo Chigi e Salvini uscisse, per questo, dal Governo, il risultato sarebbe pieno)

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