Il cumulo dei contributi pensionistici pagati ad Enti diversi è norma di civiltà

Chi ha cambiato lavoro e versato i contributi ad Enti diversi è costretto a pagare somme ingenti per unificare i trattamenti.

Le ricongiunzioni onerose sono un altro frutto avvelenato dei Governi Berlusconi.

Ogni anno migliaia di lavoratori non riescono ad andare in pensione in quanto, pur avendo fatto lavori diversi con contributi versati in parte all’Inps e in parte ad altri enti, non possono sommarli gratuitamente ma devono fare la ricongiunzione onerosa, cioè a pagamento, presso l’ente che dovrebbe liquidare loro la pensione finale.

Le cifre sono altissime perché il calcolo è simile a quello del riscatto della laurea a fine carriera.

A differenza dell’Università, però, in questi casi i contributi sono stati versati e dunque è come pagarli due volte. Molti quindi rinunciano.

La storia: fino al 2010 la ricongiunzione dei contributi versati in diversi Enti era gratuita quando gli stessi erano ricongiunti presso l’Inps mentre era a pagamento presso l’Inpdap (dipendenti pubblici) o altri enti che assicuravano un rendimento maggiore.

In quell’anno la ricongiunzione divenne onerosa anche presso l’Inps.

Nel 2011 il Governo Monti cercò di correggere la norma, consentendo il cumulo (senza pagare) solo per l’accesso alla pensione di vecchiaia e a patto che il lavoratore non avesse già raggiunto i 20 anni di contribuzione in uno degli enti in cui aveva versato. Il cumulo, anche se tecnicamente diverso dalla ricongiunzione, assicurava lo stesso importo di pensione e, quindi, non si perdono contributi.

Quindi, oggi ci sono migliaia di lavoratori – pare più di 300mila – che potrebbero andare in pensione non di vecchiaia, ma non possono farlo solo perché hanno più di 20 anni in una sola gestione.

Il Partito Democratico vuole cambiare questa idiozia, ovvero eliminare il vincolo dei 20 anni che deve valere non solo ai fini della pensione di vecchiaia ma anche per quella di anzianità, considerando tra l’altro che ormai ci vogliono più di 42 anni di contributi per andare in pensione.

Grandi Stazioni deve salvaguardare i 48 lavoratori attuali attraverso la clausola sociale nel capitolato di appalto per il nuovo gestore.

Grandi Stazioni Spa ha disdetto il contratto per due punti ristoro presenti presso la stazione ferroviaria di Porta Nuova e procederà ad un nuovo bando. 48 lavoratori sono a rischio licenziamento.
Non condivido che un’azienda, che in parte é pubblica, partecipi alla gara del licenziamento facile quando il Governo, che ne è proprietario, sta facendo di tutto per creare posti di lavoro.
Una contraddizione evidente e da evitare.
Capisco la finalità del lucro, ma il reimpiego dei lavoratori di oggi non lo impedirebbe. Il loro licenziamento sarebbe un’inutile conseguenza.
La giurisprudenza italiana, scritta da TAR, Consiglio di Stato e ANAC, é molto chiara. In pratica, poichè il mantenimento dei livelli occupazionali non impedisce all’imprenditore di organizzare la propria attività nella maniera ritenuta maggiormente efficiente, è legittima la clausola sociale di salvaguardia che richieda in via prioritaria l’assorbimento dei lavoratori impegnati nella gestione del servizio sotto la gestione del precedente appaltatore, purché essa non costituisca né un requisito di capacità economico-finanziaria né un criterio di valutazione della migliore offerta.
Più chiaro di così.
Quindi Grandi Stazioni Spa, società del gruppo FFSS, che è pubblica, inserisca la clausola di salvaguardia nel nuovo bando, ovvero che il nuovo gestore, chiunque esso sia, deve assumere i lavoratori oggi già impiegati.
Ho presentato questa proposta al Ministro Delrio, attraverso un’interrogazione parlamentare.
Sono convinto che il numero dei lavoratori e la loro qualifica sono pienamente armonizzabili con l’organizzazione d’impresa che l’imprenditore subentrante sceglierà. Infatti, si tratta di persone che conoscono bene la macchina e sono parte della crescita della stazione. Peraltro, essendo il primo punto di contatto per molti viaggiatori, per Verona sarebbero utili le loro esperienze già maturate. Sono una risorsa di conoscenza. La loro assunzione salvaguarderebbe due beni: la funzionalità della stazione e i 48 posti di lavoro.