Fare di tutto contro le tensioni sociali

La crisi sanitaria che abbiamo attraversato può incidere sull’emotività degli italiani trasformando le preoccupazioni in tensioni e rabbia? Credo di si.

Secondo me l’epidemia da un lato ha fatto emergere pulsioni negative per la coesione sociale e dall’altro ha ingigantito quelle già esistenti e stratificate nel tempo.

I segnali non mancano.

Nonostante i provvedimenti del Governo per impegni economici mai visti prima d’ora, tendenti a comprendere tutte le difficoltà derivanti dalla chiusura di tutte le attività produttive e di lavoro, le criticità sono state evidenti.

La complessità burocratica ha rallentato l’erogazione dell’indennità per le partite IVA, l’ostracismo bancario ha complicato l’erogazione dei prestiti garantiti dallo Stato, l’insufficienza delle Regioni ha rallentato l’elargizione della cassa integrazione in deroga e abbiamo scoperto che vi sono professionalità lavorative che non sono state sostenute dalle scelte fatte per l’indefinitezza della loro posizione.

Ne aggiungo una che mi ha colpito molto: i professionisti che si occupano di lavoro e di economia hanno dimostrato evidenti limiti nella consulenza a favore dei propri assistiti. Tanti consulenti del lavoro e commercialisti hanno suggerito azioni che si sono rivelate sbagliate e fuorvianti inducendo i loro clienti in convinzioni che erano sbagliate.

Non tratto qui i “malati” cronici, ovvero quelli che nel tempo abbiamo conosciuto come “i soliti” della protesta, quelli dei 600 euro con conti correnti e immobili cospicui, quelli che dichiarano redditi molto bassi, che rilasciano scontrini e fatture col contagocce, che agiscono per evidenti motivi politici e di parte, che caratterialmente vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto.

Non accuso nessuno, ma sento il dovere di dire una cosa che ognuno di noi ha certamente verificato in diverse occasioni. Chi non conosce una situazione del genere?

Guardo, invece, ai tanti che sono fatti di altra pasta, ai quali le difficoltà hanno rivelato la criticità della loro posizione economica e sociale.

Secondo gli analisti per quest’anno il PIL in Italia cadrebbe del 9,0 per cento e gli effetti sul mondo del lavoro consisterebbero nella riduzione del volume di lavoro prestato nelle posizioni lavorative per circa il 10%.

Una situazione del genere, crea timori per il futuro e incertezze che si riverberano sulle prospettive di ognuno e che, quindi, potrebbero sfociare in tensioni e rabbia.

Per questa ragione, è nostro dovere avviare ogni azione economica e sociale per impedire che gli italiani scivolino in condizioni difficili e, pertanto, ogni investimento che serve deve essere fatto. Punto, senza alcuna titubanza.

Non dico, fidatevi. Posso dire, però, che faremo di tutto per dare una mano a tutti.

Dico, anche, di non credere alla propaganda di coloro che sfruttano i momenti di difficoltà per speculare il consenso. Quelli sono i peggiori. Anche dopo.

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