Fase delicata e ruolo del PD

Con la sessione di bilancio siamo entrati nella fase più delicata della legislatura e dell’azione di governo.

Sebbene il contesto sia lo stesso di ieri, ovvero permangono cogenti le necessità di adottare azioni necessarie per ottenere i fondi europei del Next Generation EU e per contrastare la diffusione dei contagi dal virus, nell’eterogenea maggioranza che regge il governo Draghi, gli interessi sono molto diversi e divergenti.

Da un lato il Partito Democratico e la sinistra radicale che mantengono un profilo di responsabilità istituzionale e dall’altro una miriade di stati confusionari tra il M5S che non completa la transizione “contiana” e Forza Italia che non ha il coraggio di staccarsi dalla Lega che prosegue ad interdire il lavoro del governo che sostiene. Sullo sfondo, Italia Viva che balza di qua e di là inseguendo una centralità politica che i sondaggi non le conferiscono, ma i numeri parlamentari si.

Normalmente una cosa del genere non sarebbe sostenibile se non nelle condizioni che ho detto: pandemia e fondi europei da ricevere.

Ma questa sensibilità pare essere solo del PD.

Questo non  mi meraviglia, perché da anni il Paese si regge sul senso di responsabilità e sulla nostra fermezza istituzionale. Anzi, proprio per questo tratto culturale che abbiamo, penso che in questa fase dobbiamo assumere un ruolo di guida e propulsione per portare l’Italia oltre la “tempesta perfetta” caratterizzata dalla legge di bilancio e dal successivo e immediato voto per il nuovo Capo dello Stato.

E’ il momento di mettere chiaramente in campo la nostra visione. In una situazione molto confusa ed eterogenea dobbiamo individuare i nostri due/tre pilastri strategici che secondo me sono due: Draghi in Europa e legge elettorale proporzionale.

Sulla prima ho già detto in passato (qui l’articolo https://www.vincenzodarienzo.it/draghi-si-draghi-no/), sulla seconda credo sia a tutti chiaro che l’attuale sistema maggioritario sia completamente inadeguato perché costringerebbe a stare insieme nei collegi elettorali coloro che sono divisi per natura e spirito (politici, ovviamente). Unire artificiosamente partiti che sebbene siano nella medesima coalizione sono diversissimi tra di loro, sarebbe un bluff verso gli elettori.

Ovviamente, la nostra convinta adesione su questi due impegni consentirebbe all’Italia sia un finale ordinato della legislatura sia un anno ancora di azione da parte di Mario Draghi in un ambito che lo vede come il miglior interlocutore possibile, oltre che come riferimento europeista contro i sovranismi.

Anzi, proprio perché Draghi rappresenta una minaccia per quelli come Salvini e Meloni (ed i loro pessimi amici europei), quei due vorrebbero confinarlo al Quirinale. Ma questo non è il nostro interesse. Neanche dell’Europa.

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