Fermare il contagio nel carcere di Montorio.

Nel carcere di Montorio ci sono 17 poliziotti penitenziari e 25 detenuti risultati positivi al coronavirus.

Ho saputo che ancora dieci giorni fa i sindacati avevano rappresentato i fatti e, sinceramente, non è accettabile che ancora oggi non si sia vista l’ombra di nessuno. Le scelte prese finora, in particolare quella di riservare un’area dell’istituto per i detenuti malati, è stata buona cosa, ma il rischio che non sia sufficiente è nelle cose, visti i numeri così elevati.

Poliziotti e detenuti non sono cittadini di serie B.

Sinceramente, e lo dico senza polemica, pensavo che non arrivassimo fino a questo punto. Adesso, però, serve intervenire con urgenza.

Innanzitutto, va rassicurata la popolazione carceraria che si farà di tutto per impedire la diffusione del contagio. E va fatto con atti concreti e immediati, unici fatti che possono consentire uno sviluppo ordinato delle legittime preoccupazioni di tanti.

Quindi, immediatamente devono essere disposti i tamponi a tappeto per tutti i poliziotti ed i detenuti in modo da mappare la situazione ad oggi ed intervenire di conseguenza.

Ai detenuti contagiati devono essere garantiti i dispositivi previsti in questi casi.

Va risolto il delicatissimo tema del rapporto tra poliziotti e detenuti interessati dal contagio. Inimmaginabile che gli operatori penitenziari possano prestare servizio solo con mascherine e guanti nelle aree in cui è stato circoscritto la presenza del virus. Alla pari dei medici e infermieri dei reparti ospedalieri covid, anche i poliziotti devono essere forniti di occhiali e camici adeguati ed in numero sufficiente.

Non è compito della Polizia Penitenziaria gestire direttamente soggetti contagiati da malattie infettive letali, quindi, è necessaria una costante presenza di un presidio medico specializzato per malattie infettive in modo da affrontare le procedure di tutela per la salute di tutti.

Vanno esaminate anche altre possibilità, tra le quali annovero la domiciliazione degli arresti, ove possibile.

Con l’obiettivo di decongestionare il carcere, va valutata la possibilità di portare i malati fuori dal carcere in luoghi e strutture in passato già impegnate per la domiciliazione. Penso che Direttrice e Magistrato di Sorveglianza, che conoscono il tessuto collaterale al settore, possano agire in questa direzione.

Insomma, nessuna inerzia. Dieci giorni di ritardo sono stati già troppi!

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