Filobus, l’harakiri di Sboarina.

Sboarina ha ritirato la risoluzione del contratto con l’associazione temporanea d’impresa che dovrebbe realizzare il filobus.

Dapprima, inspiegabilmente ha dichiarato la risoluzione dei contratti, poi, sempre inspiegabilmente, ha revocato la risoluzione.

Ad una goffa posa gladiatoria è seguita una goffa ritirata.

Credo che l’abbia fatto perché avrebbe perso tutti i ricorsi che le imprese avevano presentato e che avrebbero costretto il Comune a versare penali milionarie.

Questo dimostra quanto debole e inutile fosse la sua scelta di risolvere i contratti stipulati.

Il problema è che quella mossa ha fatto perdere altri mesi di tempo, con la conseguenza che i cantieri già aperti restassero tali e impedissero la normale fruizione delle strade che li circondano con gravi disagi per i veronesi.

Una capovolta senza alcuna vergogna.

Secondo gli accordi raggiunti con il Governo, il filobus dovrebbe essere in esercizio entro il 31 gennaio 2022, data fissata e accettata dal Comune per la fine dei lavori.

Un “termine ultimo” che faccio fatica a capire come possa essere rispettato con il rischio di perdere il finanziamento statale di 85.651.280,53 euro. Infatti, non è ancora chiaro cosa potrebbe accadere di fronte alla certezza dell’impossibilità di rispettare quel termine, ovvero se seguirà:

  1. la revoca automatica del finanziamento deciso con la delibera 26 giugno 2009, n. 28 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 270 del 2009) e successive varianti del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica;
  2. la revoca del contributo statale solo successivamente all’accertamento dei fatti eventualmente imputabili al Comune di Verona e ad  AMT;
  3. soltanto l’aggiornamento delle scadenze in essere in ragione di cause impreviste o imprevedibili che hanno comportato la risoluzione del contratto in parola.

Resta un ultimo dubbio: perché AMT non ha risposto all’istanza di accesso presentata dall’associazione temporanea d’imprese per chiedere conto dell’effettiva disponibilità del finanziamento dell’opera, in buona parte ottenuto tramite un finanziamento bancario il cui perfezionamento non sarebbe noto?

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