Fondazione Arena. Attualità, valutazioni, proposte.

Nov 22 2015
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Come è noto il Consiglio di Indirizzo della Fondazione Arena ha disdetto dal primo gennaio 2016 il contratto integrativo dei lavoratori. La decisione comporterà il taglio agli stipendi dei dipendenti per circa sei milioni pari al 30% circa del salario complessivo di ciascun dipendente.

Come tutti, ho letto diverse posizioni. Emerge una sostanziale accettazione della disdetta, peraltro votata anche dal rappresentante PD nel Consiglio di Indirizzo e accolta dal segretario provinciale. Nel partito c’è anche chi propone l’applicazione della legge Bray.

Analizzo entrambe le opzioni.

  1. Sulla disdetta va osservato, oltre l’assurdità che si parte sempre dal basso, ovvero contro i lavoratori, che il comma 3 dell’art. 3 del DL 64/2010 vieta di rinnovare i contratti integrativi aziendali se non successivamente al rinnovo del contratto nazionale di categoria, fatto non avvenuto dal 2010 ad oggi. Possibile che il Consiglio di Indirizzo non lo sapesse?
    Non è accettabile la disdetta, anche in ragione del fatto che, come emerge dal prospetto che segue, il peso del personale sui costi di produzione é in percentuale il più basso tra le Fondazioni che non hanno aderito alla legge Bray (bilanci 2014).
  2. Sulla proposta di applicare la legge Bray (112/2013), va detto che essa valeva allora per le fondazioni in crisi economica che non potevano far fronte ai debiti certi ed esigibili da parte dei terzi, o quelle commissariate da almeno due anni. Queste Fondazioni potevano accedere a un fondo di rotazione per la concessione di finanziamenti di durata fino a un massimo di 30 anni.

Per accedere a tale fondo, gli ex enti lirici in crisi avrebbero dovuto presentare entro il 9 gennaio 2014 un piano di risanamento in grado di riportare in tre anni la fondazione in condizioni di attivo patrimoniale e di equilibrio del conto economico. Tale piano doveva prevedere la riduzione fino al 50% del personale tecnico e amministrativo in organico al 31 dicembre 2012, una razionalizzazione del personale artistico nonché la cessazione dell’efficacia dei contratti integrativi aziendali in vigore e, per quanto riguarda gli stipendi, l’applicazione del minimo sindacale. Queste ultime norme sono state quelle ovviamente più contestate dai lavoratori dello spettacolo delle fondazioni.

La Fondazione Arena non ha presentato il piano di risanamento previsto della legge per accedere al fondo non essendo nelle condizioni previste per l’obbligo stabilito. Se l’avesse fatto sarebbe soggetta agli obblighi stabiliti. Quindi, appare certamente incondivisibile dire oggi che la Fondazione avrebbe dovuto ricorrere alle previsioni della legge Bray!

Le fondazioni interessate (in crisi economica che non possono far fronte ai debiti certi ed esigibili da parte dei terzi, o quelle commissariate da almeno due anni) che non hanno presentato o approvato un piano di risanamento entro il 9 gennaio 2014 e per le fondazioni che non raggiungeranno entro il 2016 condizioni di equilibrio strutturale del bilancio: saranno poste in liquidazione coatta amministrativa. Quest’ultimo è il caso della Fondazione Arena.

 

Valutazione

Una grave responsabilità del gruppo dirigente della Fondazione Arena é quella di non aver colto i segnali emersi in questi anni. La gestione caratteristica (valore della produzione – costi di produzione) ha un costante margine operativo negativo ed i contributi percepiti, in ragione della loro riduzione, non sono sufficienti a coprirlo.

L’esigenza nel tempo è stata affrontata con operazioni contabili discutibili – ad esempio il conferimento dei beni ad Arena Extra nel 2013 – o, peggio ancora con risibili proposte di aumentare i ricavi delle opere attraverso la copertura dell’anfiteatro, mai nel merito delle singole voci, in particolare i costi dei servizi e il decremento dei contributi.

La riduzione dei contributi é il frutto avvelenato del connubio tra peso dei costi di produzione, assenza di azioni per migliorare i risultati di gestione, scadimento della qualità artistica nonché assenza di credibilità nella gestione della Fondazione da parte del Sovrintendente e del Comune di Verona.

La sottovalutazione nel tempo ha portato alla situazione attuale. E adesso scaricano sui lavoratori le loro gravi inefficienze. Peccato che anche nel nostro Partito qualcuno segue quell’impostazione.

Altresì, in assenza di un piano concreto e funzionale al raggiungimento dell’equilibrio strutturale di bilancio, la disdetta del contratto integrativo è assolutamente inconcludente – servono almeno 20 milioni di euro e non i cinque che si “risparmiano” sui lavoratori – e, pertanto, un’inutile ritorsione nei confronti dei lavoratori per la semplice ragione che non garantirà l’obiettivo posto dalla legge Bray entro il 31.12.2016.

 

Proposte. Rispetto alla disdetta dell’integrativo e all’applicazione della legge Bray, penso sia utile seguire altri percorsi, ovvero:

  1. sui criteri individuati e sugli indicatori di rilevazione della produzione stabiliti dal Ministero per accedere ai finanziamenti statali (Fondo Unico per lo Spettacolo), occorre un approfondimento per verificare il percorso seguito dalla Fondazione Arena e capire se la riduzione dei finanziamenti FUS non siano legati a deficienze “interne”. Assurdo che i contributi statali siano inferiori a Fondazioni di dimensioni ridotte;
  2. “pianificare” l’equilibrio strutturale del bilancio. Ciò è possibile con il conferimento nel 2016 beni immobili, con l’aumento della quota FUS, con l’acquisizione di contributi certi da parte di Enti e attori sociali, con la riduzione delle perdite strutturali;
  3. va verificata ogni possibilità di ristrutturare le esposizioni debitorie bancarie;
  4. va aperta una riflessione con la realtà territoriale al fine di favorire finanziamenti da ricomprendere nelle previsioni del cd. art bonus. Non è accettabile che i contributi pubblici siano notevolmente inferiori a quelli di altri teatri notevolmente più piccoli e con produzioni notevolmente più ridotte. A tal proposito, può certamente aiutare la simulazione di una stagione estiva senza festival areniano con i conseguenti riverberi per l’economia locale;
  5. il Ministro Franceschini deve avviare un tavolo con le rappresentanze sindacali nazionali attesa la valenza nazionale della Fondazione Arena, volto anche alla valutazione della proroga del termine del 31.12.2016 per il raggiungimento dell’equilibrio strutturale di bilancio.

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