Fondazione Arena, come volevasi dimostrare

Ott 17 2019
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Per l’attribuzione annuale delle risorse del Fondo Unico dello Spettacolo, il Ministero dei Beni Culturali ha valutato, tra le altre caratteristiche previste per legge, la qualità artistica offerta dalla Fondazione Arena e le ha attribuito il peggior voto possibile, ponendola all’ultimo posto della classifica nazionale.

E’ più che evidente che il Comune sta svilendo la produzione culturale della Fondazione. Infatti, la responsabilità è di chi, Sboarina in testa, ha puntato sui conti della Fondazione, sulle attività extra liriche e non sulle grandi capacità della stessa di produrre cultura.

Altre Fondazioni, anch’esse in difficoltà come quella veronese – purtroppo il settore delle fondazioni lirico-sinfoniche non gode di buona salute dal punto di vista economico – hanno fatto registrare qualità di molto superiore.

A Verona sono stati attribuiti 25 punti, mentre al Teatro Petruzzelli di Bari, 33, al vicino Teatro Comunale di Bologna, 45 e al Teatro La Fenice di Venezia ben 142 punti.

Più chiaro di così.

La Fondazione Arena di Verona, quindi, ha ricevuto meno soldi dal FUS perché la qualità dei suoi spettacoli è stata valutata come la più bassa tra gli spettacoli delle Fondazioni lirico-sinfoniche italiane.

Questo punteggio è il peggiore da molti anni a questa parte. Un disastro.

Rileva, tra le tante notizie già negative in sè, l’assoluta insipienza del Comune di valorizzare il teatro Filarmonico.

La programmazione artistica invernale al Filarmonico, è evidentemente deficitaria sia rispetto al numero di alzate di sipario e al numero di titoli, sia riguardo ai contenuti prettamente artistici, ovvero alle scelte di titoli, direttori, registi e cast.

A peggiorare il quadro, nel 2018 non si contano gli annullamenti di concerti, i cambiamenti di programma, le cancellazioni delle performance di solisti di fama.

Un peccato, perché, contrariamente a quello che potrebbe apparire, le compagini artistiche hanno qualità molto apprezzate.

Ma, evidentemente, non vengono impiegate in maniera ottimale.

Le scelte del Comune penalizzeranno ancora la Fondazione, visto il perdurare della programmazione inaffidabile, soggetta a mutamenti in corsa e altre difficoltà simili.

Inoltre, non si hanno notizie dell’implementazione della produttività, da anni si replicano gli stessi spettacoli e manca quella fiducia che produce qualità e cultura

Insomma, o si cambia passo o la Fondazione è destinata a suonare il requiem.

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