Fondazione Arena, quale futuro (ai tempi covid)

Il decreto Rilancio lancia un segnale di fiducia a tutte le imprese e le istituzioni culturali perché i fondi decisi e le modalità di erogazione sono un chiaro segnale di attenzione e supporto a favore di tutto il settore culturale italiano.

Dal punto di vista delle Fondazioni lirico sinfoniche, c’è un però.

La decisione di ripartire il fondo unico dello spettacolo per il biennio 2020/2021 sulla base della media delle percentuali assegnate per il triennio 2017-2019, in deroga ai criteri generali e alle percentuali di ripartizione previsti, per l’anno prossimo, quando presumibilmente riprenderanno le attività, potrebbe comportare una evidente disparità.

Infatti, se per quest’anno, tra FUS e costi da sostenere, posto che la stagione non si svolgerà, tanti lavoratori determinati non saranno impiegati e la cassa integrazione copre una parte rilevante del personale stabile, vi sarà omogeneità, nel 2021, considerato che la bigliettazione non potrà essere più la stessa a causa del distanziamento sulle gradinate ed in platea, il peso di questa non avrà più lo stesso valore che di solito viene calcolato per stabilire la quota FUS (in riduzione) per la Fondazione Arena.

I criteri generali del FUS saranno adeguati solo nel 2022 in ragione dell’attività svolta a fronte dell’emergenza sanitaria da COVID19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli annullati.

Quindi, per evitare possibili disparità, delle due l’una: o i nuovi criteri vengono anticipati al 2021 (e comprendere, quindi, il calo della bigliettazione per la Fondazione Arena) o l’anno prossimo si aumenta il FUS in modo che vi siano più risorse da destinare a coloro che perderanno molto dalla bigliettazione.

Altri temi che possono essere di sollievo per le Fondazioni lirico sinfoniche sono la sospensione delle rate dei finanziamenti di cui alla “Legge Bray” nonché la proroga del raggiungimento del tendenziale equilibrio patrimoniale e finanziario stabilito per il 31 dicembre 2020 (compreso l’inquadramento delle attuali fondazioni lirico-sinfoniche, alternativamente, come “fondazione lirico sinfonica” o “teatro lirico-sinfonico”).

In questo articolo (https://www.vincenzodarienzo.it/fondazione-arena-un-tavolo-locale-e-le-risorse-per-evitarne-la-chiusura/) auspicavo la ripresa, anche parziale delle attività in modo da tenere viva la produzione culturale.

Dalla Fondazione pare che la volontà ci sarebbe, ma antepongono la questione dei posti disponibili. In pratica, a fronte del protocollo che stabilisce che per gli spettacoli all’aperto non possono essere superati i 1.000 spettatori, la Fondazione Arena ne chiede 3.000.

Io penso che possano comunque fare qualcosa, visto che i fondi ci sono e ce ne saranno ancora e sarei anche più fiducioso rispetto a questa ansia che stanno spargendo in giro. Mi spiego.

Il protocollo vigente riflette la situazione epidemiologica che abbiamo finora conosciuto. Nulla toglie che in presenza di condizioni migliori, ovvero se si consolida la curva positiva di questi giorni, che le cose possano essere riviste in tempo per il periodo in cui vorrebbero fare gli spettacoli.

Va detto, giusto per ricordarcelo sempre, che la questione non è solo nazionale. Infatti, se i contagi in giro per il mondo continuano ad essere rilevanti, il problema è anche dell’Italia.

Quindi, si programmi, si faccia e se le condizioni lo permetteranno, certamente ci saranno miglioramenti.

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