Fondazione Arena, un tavolo locale e le risorse per evitarne la chiusura

Da oggi riaprono alcune attività dello spettacolo, quelle cinematografiche. Mi pare chiaro, nonostante i tentennamenti locali, che per la stagione areniana sarà difficile trovare una soluzione.

Ma se per l’estate è concreta la possibilità che i dati epidemiologici siano postivi, perché non pensare a qualcosa affinché non chiuda del tutto ed essere pronti con produzioni e organizzazioni adeguate alla logica del distanziamento sociale?

Visto che è in corso il confronto tra esperti per la stesura di un protocollo di sicurezza, propongo un tavolo in città per affrontare questo grande tema.

A parte il lustro e la promozione di Verona nel mondo, l’Arena garantisce un indotto insostituibile. Con la stagione che salta, la Fondazione avrebbe la forza per ripartire? E se e quando ripartirà, con la ridefinizione degli spazi che ridurrà le sedute e, quindi, gli spettatori e le conseguenti entrate, riuscirà a reggere anche in futuro?

Per un po di tempo dovremmo dimenticarci l’Arena piena come un uovo e allora studiamo le cose da fare sin da questa estate per essere pronti appena sarà deciso con quali condizioni sarà possibile ripartire.

E’ chiaro che oltre a garantire gli standard di tutela per i lavoratori e per il pubblico, servono anche le risorse, nazionali e territoriali.

Il settore dello spettacolo dal vivo in questa fase non può vivere solo con l’assegnazione del FUS o altri interventi della Legge Bray. Non sono per nulla sufficienti. Non si riesce a ripartire in tempo e recuperare il perduto se non arriveranno altri, ingenti, finanziamenti che dovranno servire per più tempo. Oltre quest’anno, insomma.

D’altronde, la biglietteria non garantirà le stesse entrate degli anni scorsi e aumenteranno i costi, quelli per riorganizzare l’accoglienza e la regolamentazione del pubblico, per l’adeguamento tecnico e logistico degli spazi teatrali, per gli interventi straordinari e ordinari di igienizzazione nonché per sostenere gli investimenti in promozione e comunicazione.

Difficile reggere in queste condizioni e visto che si prospetta il rischio anche in prospettiva, mica possiamo permetterci la chiusura dell’Arena?

Fermo restando che i finanziamenti previsti per quest’anno sono comunque da erogare, a prescindere dai requisiti normalmente previsti, il Governo deve decidere importanti investimenti che, a questo punto, serviranno per salvare un prodotto culturale di cui l’Italia non può fare a meno. Anche la Regione ed il territorio devono fare la propria parte.

Ecco, quel tavolo locale che auspico, cominci a produrre idee e progetti e ad impegnarsi, tutti uniti, verso i soggetti che possono dare una mano.

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