Gli scanzonati pifferai antieuropeisti

Mag 12 2019
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In base ai sondaggi, l’Italia sarà il paese in cui le posizioni “sovraniste” e populiste saranno più marcate rispetto ad altri paesi. Il riferimento, ovviamente, è ai risultati della Lega, dei 5S e di Fratelli d’Italia. Un pattuglione antieuropeo.

Come sempre in queste occasioni, anche questa campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo è tutta chiusa dentro il nostro recinto nazionale.

I partiti si confrontano su proposte e tematiche di rilievo nazionale e gli elettori si avvicinano al voto europeo come a una sorta di elezione di metà mandato per verificare lo stato di salute dei loro governanti.

Il problema è che l’opinione pubblica europea è ancora la somma di tante (diverse) aspettative nazionali e fa fatica a confrontarsi attorno al futuro dell’Europa. Nulla di nuovo.

La differenza, però, la fanno i sovranisti – quelli che una volta chiamavamo nazionalisti – connotati di euroscetticismo.

La crescita delle forze politiche che si oppongono al processo di integrazione europea non va sottovalutata. E non va sottovalutata la possibilità che i paesi in cui vi sono forze simili, esempio Salvini e Orban, possano allearsi. Almeno sulla carta.

Come sconfiggere posizioni che minano l’integrazione europea e, quindi, la soluzione dei problemi che hanno caratteristiche sovranazionali? Come far comprendere che gente come Salvini porteranno l’Italia all’isolamento internazionale? E come spiegare che gli egoismi nazionalisti non hanno mai prodotto buoni risultati?

Europa

Ecco il tema della campagna elettorale. Europa Si ed Europa No.

Restare in Europa significa anche cambiarla, ma non avversarla, non pregiudicarne la forza dell’unità che è in grado di esprimere. In un mondo cambiato, quanto vale la forza di un solo Paese?

Per noi italiani vi è anche un altro tema: è più che probabile che l’Italia avrà la più ampia pattuglia di parlamentari euroscettici a Strasburgo all’interno di un parlamento in cui l’unica maggioranza possibile sarà ancora quella formata dalle forze europeiste dei popolari (Ppe), socialdemocratici (S&D) e liberali (Alde).

A cosa serve dare fiducia a gente che – per fortuna – non riuscirà mai a far passare le proprie posizioni?

Tre problemi

Anzi, se questo dovesse accadere, si produrrebbero almeno tre effetti nei rapporti tra il governo italiano e le istituzioni europee.

Primo: i conflitti e le tensioni tra Roma e Bruxelles tenderanno sicuramente ad aumentare rispetto a quanto abbiamo visto finora.

Secondo: nelle prossime nomine europee, sia politiche (Commissione, Parlamento, Bce, Consiglio) che burocratiche, l’Italia potrebbe risultare fortemente isolata e penalizzata, con incarichi di secondo piano.

Terzo: con le previsioni fosche sullo stato dei nostri conti, il governo dovrà contrattare ulteriori margini di flessibilità con una nuova Commissione non certo amica verso le misure economiche attualmente in discussione in Italia.

Dunque, vedo all’orizzonte una escalation di frizioni sempre più nette. Uno scenario assolutamente deleterio per l’Italia e gli italiani.

Non serve correre dietro questi scanzonati pifferai, ci portano nel burrone.

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