Altri (tanti) soldi per i Comuni

Il Governo ha incrementato di 500 milioni di euro le risorse assegnate ai comuni per il 2021 per investimenti destinati ad opere pubbliche in materia di efficientamento energetico e di sviluppo territoriale sostenibile.

Tanto altro denaro per favorire gli investimenti pubblici a sostegno della crescita dell’Italia.

Le risorse si aggiungono ai 7 miliardi di euro che i Comuni riceveranno fino al 2034 in tranche da 500 milioni per anno. Per il 2021, quindi, saranno finanziati progetti per un miliardo di euro.

Sono interessati solo i lavori che  non siano già integralmente finanziati da altri soggetti e che siano aggiuntivi rispetto a quelli da avviare nella prima annualità dei programmi triennali già approvati. In soldoni, devono essere lavori totalmente nuovi.

Si tratta di contributi statali finalizzati esclusivamente per alcune opere pubbliche, in particolare per:

  • l’ efficientamento energetico, ivi compresi interventi volti all’efficientamento dell’illuminazione pubblica, al risparmio energetico degli edifici di proprietà pubblica e di edilizia residenziale pubblica, nonché all’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili;
  • lo sviluppo territoriale sostenibile, ivi compresi interventi in materia di mobilità sostenibile, nonché interventi per l’adeguamento e la messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale e per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Sono due ambiti che consentono di aumentare la qualità della vita dei residenti.

I contributi saranno attribuiti ai comuni, sulla base della popolazione residente alla data del 1° gennaio 2018, come di seguito indicato: ai comuni con popolazione inferiore o uguale a 5.000 abitanti è assegnato un contributo pari ad euro 50.000; ai comuni con popolazione compresa tra 5.001 e 10.000 abitanti è assegnato un contributo pari ad euro 70.000; ai comuni con popolazione compresa tra 10.001 e 20.000 abitanti è assegnato un contributo pari ad euro 90.000; ai comuni con popolazione compresa tra 20.001 e 50.000 abitanti è assegnato un contributo pari ad euro 130.000; ai comuni con popolazione compresa tra 50.001 e 100.000 abitanti è assegnato un contributo pari ad euro 170.000; ai comuni con popolazione compresa tra 100.001 e 250.000 abitanti è assegnato un contributo pari ad euro 210.000; ai comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti è assegnato un contributo pari ad euro 250.000.

Il contributo ai comuni beneficiari sarà deciso entro il 15 ottobre prossimo.

Per i Comuni veronesi è una straordinaria occasione che, se unita alla deroga appena concessa al Codice degli appalti, potrà vedere i propri benefici a brevissimo, senza aspettare anni per la realizzazione delle opere.

Considerato che i benefici potrebbero andare anche oltre il Comune che realizza l’opera, servirebbe un disegno complessivo. L’efficientamento energetico e lo sviluppo sostenibile di un’opera supera i confini territoriali per gli impatti positivi sull’ambiente. Per questo potrebbe essere utile un coordinamento delle opere da realizzare, pur lasciando al Comune la scelta di fondo, ovviamente.

Immagino un piano provinciale, supportato economicamente dalla Regione Veneto, che metta a sistema i progetti, dia una mano laddove ci sono difficoltà e favorisca la realizzazione dei benefici.

Oltre alle rilevanti provviste finanziarie citate, abbiamo incrementato di altri 300 milioni di euro il fondo – che ha già una dotazione di 100 milioni – per il ristoro parziale dei comuni a fronte delle minori entrate derivanti dalla mancata riscossione dell’imposta di soggiorno. Una boccata di ossigeno per tutti i nostri Comuni turistici.

Il Governo per la riduzione delle liste di attesa

Con il Decreto Rilancio 2, a partire dal 15 agosto scorso e fino al 31 dicembre prossimo, il Governo investe risorse per ridurre le liste di attesa relative alle prestazioni ambulatoriali, di screening e di ricovero ospedaliero, non erogate nel periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19.

La Regione Veneto è stata autorizzata ad attuare modalità straordinarie per garantire le prestazioni aggiuntive da parte del personale, la stipulazione di nuovi contratti di lavoro e l’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata interna, il tutto anche in deroga ai limiti vigenti in materia di spesa per il personale.

Lo scopo è quello di recuperare il più possibile tutte le visite, gli interventi e quant’altro previsto e poi rinviato a causa del lockdown.

Quali sono le modalità straordinarie che il Governo ha autorizzato?

Innanzitutto, quella di ricorrere alle prestazioni aggiuntive, previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro, per il periodo 2016-2018, dei dirigenti medici, sanitari, veterinari e delle professioni sanitarie dipendenti dal Servizio sanitario nazionale, con una remunerazione più elevata rispetto a quella stabilita dal medesimo contratto.

La Regione, inoltre, può:

  • reclutare il personale del Servizio sanitario nazionale attraverso assunzioni a tempo determinato, anche in deroga ai vigenti contratti collettivi nazionali di settore, o attraverso forme di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, con riferimento alle sole prestazioni inerenti ai ricoveri ospedalieri;
  • ricorrere anche a prestazioni aggiuntive da parte del personale non dirigenziale del comparto sanità, con un aumento della relativa tariffa oraria a 50 euro lordi onnicomprensivi per le prestazioni concernenti i ricoveri ospedalieri e le prestazioni relative agli accertamenti diagnostici;
  • incrementare – entro determinati limiti – il monte ore dell’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata interna e per le prestazioni aggiuntive di specialistica ambulatoriale e di screening.

Un insieme di soluzioni che, se gestite sapientemente dalla Regione, potranno dare una risposta ai tantissimi veneti che, loro malgrado, si sono visti annullare o spostare in avanti le visite e gli interventi previsti a causa del blocco dovuti al virus nei mesi da marzo a maggio.

Il recupero di quelle attività sospese è un’ottima notizia, sia perché risolve un problema legato alla salute dei cittadini, sia perché riduce le liste di attesa, annoso ostacolo che impedisce a tantissimi di curarsi come vorrebbero.

Non è accettabile che per una visita bisogna aspettare anche oltre un anno. Con la decisione del Governo, la Regione Veneto ha la possibilità di agire utilmente per garantire a tutti il pieno diritto alla salute dei veneti.

Recovery fund, è fatta!

Al termine di quattro giorni di negoziato serrato, in cui l’Europa intera è sembrata in scacco dei cosiddetti ‘frugali’, il Consiglio Europeo riunito a Bruxelles approda a una bozza di intesa. L’ammontare complessivo del Recovery Fund sarà di 750 miliardi: 390 di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti.

Il Consiglio europeo straordinario, previsto inizialmente venerdì e sabato e proseguito fino a martedì mattina per cercare di accorciare le distanze tra le diverse posizioni, è approdato finalmente ad una bozza di accordo condivisa dai 27.

La preoccupazione di tutti era che il negoziato si chiudesse senza un’intesa, a causa di veti e ricatti incrociati da parte dei paesi schierati in blocchi di interessi contrapposti. Da una parte i ‘frugali’, che chiedevano un ammontare complessivo ancora più basso, maggiori controlli sulle spese e una forte riduzione delle sovvenzioni a fondo perduto. Dall’altra quasi tutti gli altri paesi (soprattutto quelli mediterranei, Italia in testa) che insistevano per non ridurre le ambizioni (e l’ammontare) delle misure europee.

Tra questi si inseriva anche il blocco dell’est – e l’Ungheria di Orban in particolare – che non intendeva cedere nel vincolare l’erogazione dei fondi al rispetto dello stato di diritto. Il compromesso raggiunto rappresenta un traguardo storico per l’Ue, che per la prima volta opta per un considerevole indebitamento comune per rilanciare la crescita.

La svolta è stata finalmente raggiunta nella notte tra lunedì e martedì dopo le ultime limature ad una nuova proposta del presidente Michel, che comprende alcuni compromessi fatti per ridurre ulteriormente le distanze tra i vari schieramenti. L’intero ammontare del Fondo rimane di 750 miliardi di euro, ma cambia la composizione: i sussidi/contributi a fondo perduto del Recovery Fund sono stati ridotti (dagli iniziali 500 miliardi della Commissione agli attuali 390); i prestiti vengono invece aumentati (da 250 a 360). Il bilancio 2021-27, che fungerà da garanzia per l’emissione comune che finanzierà il Recovery Fund, è stato sbloccato (sarà di 1.074 miliardi). Vengono mantenuti gli ‘sconti’ per alcuni paesi (rispondendo quindi alle richieste dei ‘frugali’) rispetto a quanto questi dovrebbero versare alle casse di Bruxelles sulla base del loro Pil (Gli ‘sconti’: il gruppo dei frugali chiedeva di mantenere e anzi ampliare l’entità dei rimborsi che in qualità di contributori netti ricevono per compensare i loro versamenti al bilancio Ue. Sono stati accontentati e gli ‘sconti’ continueranno così a comparire anche nel bilancio Ue 2021-2027 e saranno anche più alti).

Malgrado le profonde divisioni, tutti i leader europei, inclusi quelli dei paesi frugali, condividono la stessa preoccupazione: quella per una crisi economica senza precedenti. È peraltro ancora vivo il ricordo della scorsa crisi economica quando i paesi europei non avevano di certo favorito l’uscita dalla crisi mondiale, anzi l’avevano peggiorata e prolungata attraverso una crisi finanziaria che aveva travolto alcuni paesi dell’Eurozona. Stavolta a essere potenzialmente travolti non ci sarebbero solo i ‘soliti noti’ (a partire da Grecia e Italia) ma anche altri paesi, fino addirittura alla Francia profondamente colpita dal virus e con un debito pubblico che si appresta a superare, e di molto, il 100% del Pil.

In un quadro del genere, l’instabilità finanziaria potrebbe avere dure conseguenze anche per i solidi paesi del Nord Ue, oltre ovviamente a riverberarsi a livello mondiale.

La consapevolezza di un rischio senza precedenti c’era, quindi, in tutti i leader politici che si sono recati a Bruxelles per il Consiglio straordinario di questi giorni.

La stessa consapevolezza che, dopo alcuni tentennamenti iniziali, aveva portato nei mesi scorsi la BCE ad attivare un piano di acquisto di titoli pubblici per oltre 1 trilione di euro, e l’Ue stessa ad avviare misure straordinarie (sospensione del patto di stabilità, SURE, MES, nuovi prestiti BEI).

Ora che il Recovery Fund è stato approvato dai capi di Stato e di governo non è però ancora detta l’ultima parola: parte infatti un iter di approvazione che coinvolgerà, soprattutto in merito al bilancio Ue, anche il Parlamento europeo e i singoli Parlamenti nazionali (per la riforma delle regole sulle risorse proprie). Altre insidie potrebbero quindi presentarsi nei prossimi mesi, ma il via libera dei leader europei è un enorme passo avanti.

Per l’Italia le priorità erano chiare fin dal primo momento: evitare di stravolgere i meccanismi di controllo consentendo a singoli paesi di apporre il veto allo stanziamento di fondi; salvaguardare l’ammontare complessivo del Recovery Fund mantenendo la più alta percentuale possibile di contributi/sussidi a fondo perduto e portare a casa un accordo che permetta la distribuzione dei fondi in tempi rapidi.

Il compromesso finale prevede complessivamente maggiori fondi per l’Italia che passano dai 172 miliardi previsti nella proposta iniziale a poco meno di 209 miliardi attuali, di cui 80 miliardi in contributi e il resto in prestiti a basso tasso da investire nei prossimi anni e rimborsare tra il 2026 e il 2056. I fondi arriveranno a partire dalla prossima primavera ma potranno essere utilizzati anche per coprire spese affrontate nel 2020.

Autostrade per l’Italia, la soluzione c’è.

Il Governo ha approvato una proposta di soluzione per la vicenda concernente le concessioni autostradali attualmente gestite da Autostrada per l’Italia, in particolare a seguito del crollo del Ponte Morandi di Genova.

Nel corso del Consiglio dei Ministri del 14 luglio scorso ASPI ha fatto pervenire due proposte transattive, riguardanti, rispettivamente, un nuovo assetto societario e nuovi contenuti per la definizione transattiva della controversia.

In merito, il Consiglio dei ministri ha ritenuto di avviare l’iter previsto dalla legge per la formale definizione della transazione.

Nel dettaglio, la proposta prevede specifici punti qualificanti riguardo alla transazione e al futuro assetto societario del concessionario, ovvero:

  • misure compensative ad esclusivo carico di ASPI per il complessivo importo di 3,4 miliardi di euro;
  • riscrittura delle clausole della convenzione al fine di adeguarle all’articolo 35 del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162 (decreto “Milleproroghe”), convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8;
  • rafforzamento del sistema dei controlli a carico del concessionario;
  • aumento delle sanzioni anche in caso di lievi violazioni da parte del concessionario;
  • rinuncia a tutti i giudizi promossi in relazione alle attività di ricostruzione del ponte Morandi, al sistema tariffario, compresi i giudizi promossi avverso le delibere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) e i ricorsi per contestare la legittimità dell’articolo 35 del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162;
  • accettazione della disciplina tariffaria introdotta dall’ART con una significativa moderazione della dinamica tariffaria.

Inoltre, in vista della realizzazione di un rilevantissimo piano di manutenzione e investimenti, contenuto nella stessa proposta transattiva, Atlantia (proprietaria dell’88% di ASPI) e Autostrade per l’Italia si sono impegnate a garantire:

  • l’immediato passaggio del controllo di Aspi a un soggetto a partecipazione statale (Cassa depositi e prestiti – CDP), attraverso:
  1. a) la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato da parte di CDP;
  2. b) l’acquisto di quote partecipative da parte di investitori istituzionali;
  • la cessione diretta di azioni Aspi a investitori istituzionali di gradimento di CDP, con l’impegno da parte di Atlantia a non destinare in alcun modo tali risorse alla distribuzione di dividendi;
  • la scissione proporzionale di Atlantia, con l’uscita di Aspi dal perimetro di Atlantia e la contestuale quotazione di Aspi in Borsa. Gli azionisti di Atlantia valuteranno la smobilizzazione delle quote di Aspi, con conseguente aumento del flottante. In alternativa, Atlantia ha offerto la disponibilità a cedere direttamente l’intera partecipazione in Aspi, pari all’88%, a Cdp e a investitori istituzionali di suo gradimento.

Adesso, deve essere definito con esattezza il valore di ASPI ed a questo proposito dovrà essere valutato il nuovo Piano economico finanziario che ASPI fornirà al Ministero dei trasporti.

Per il prossimo 27 luglio dovranno essere definiti i termini del Memorandum of understanding che costituirà l’avvio ufficiale dell’operazione. L’accordo dovrà essere condiviso da Cdp, Atlantia  Sintonia e dovrà tracciare il percorso dei prossimi mesi.

A conclusione dei previsti passaggi tecnici e formali nel mercato delle concessioni autostradali sarà presente un nuovo soggetto giuridico quotato in borsa, con una presenza pubblica pari a circa un terzo del capitale, partecipato da qualificati investitori finanziari e con un elevato flottante in grado di attrarre investimenti di lungo periodo.

Misure in materia di lavoro

Le misure a sostegno del lavoro contenute nel decreto Rilancio riguardano, principalmente, la proroga degli ammortizzatori sociali e delle indennità spettanti ad alcune categorie di lavoratori, introdotti a seguito della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa in conseguenza dell’emergenza epidemiologica; l’incremento di specifiche misure a sostegno della genitorialità; la semplificazione del contratto a termine; l’estensione del divieto di licenziamento collettivo e individuale per giustificato motivo oggettivo; la promozione del lavoro agile.

Per quanto concerne gli ammortizzatori sociali, il Decreto dispone:

l’aumento della durata massima della cassa integrazione ordinaria e in deroga e dell’assegno ordinario (da nove) a diciotto settimane – di cui quattordici fruibili, ricorrendo determinate condizioni, per periodi decorrenti dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 e quattro dal 1° settembre al 31 ottobre 2020 – estendendola anche ai lavoratori che risultano alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti la prestazione alla data del 25 marzo 2020;
il riconoscimento della cassa integrazione in favore degli operai agricoli;
ad eccezione di determinate fattispecie relative alle aziende multilocalizzate, l’attribuzione della concessione della CIG in deroga viene trasferita dalle regioni all’INPS;
la previsione, per i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti con retribuzione annua lorda non superiore a 50.000 euro, di accedere alla CIG in deroga per un periodo massimo di nove settimane;
la proroga di due mesi della fruizione delle indennità di disoccupazione NASpI e DIS-COLL che terminano nel periodo compreso tra il 1° marzo 2020 e il 30 aprile 2020 (art. 92);
la proroga a tutto il 2020 della mobilità in deroga per i lavoratori che abbiano cessato il trattamento di integrazione salariale in deroga per il periodo 1° dicembre 2017 – 31 dicembre 2018 e che non hanno diritto alla fruizione della NASpI (art. 87);
la proroga per i mesi di aprile e maggio le indennità già riconosciute per il mese di marzo in favore di determinate categorie di lavoratori dal decreto cura Italia e ne introduce di nuove. Le suddette indennità sono riconosciute:
ai liberi professionisti titolari di partita IVA iscritti alla Gestione separata INPS e di titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, iscritti alla medesima Gestione (600 euro per aprile e – se vi è una riduzione di almeno il 33% del reddito del secondo bimestre 2020 rispetto al reddito del secondo bimestre 2019 – 1.000 euro per maggio;
ai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, iscritti alla Gestione (600 euro per aprile e 1.000 per maggio);
ai lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’INPS (relative agli artigiani, agli esercenti attività commerciali ed ai coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali) (600 euro per aprile);
ai lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali, nonché ai lavoratori in somministrazione impiegati presso imprese utilizzatrici operanti nel settore del turismo e degli stabilimenti termali, che abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 (600 euro per aprile e 1.000 per maggio);
agli operai agricoli a tempo determinato che nel 2019 hanno svolto almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo (500 euro per aprile);
ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria (600 euro per ciascuno dei mesi di aprile e maggio);
ai lavoratori iscritti al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo che abbiano almeno 30 contributi giornalieri versati nel 2019 da cui derivi un reddito non superiore a 50.000 euro, o almeno 7 contributi giornalieri versati nel 2019 da cui deriva un reddito non superiore ai 35.000 (600 euro per ciascuno dei mesi di aprile e maggio). Come disposto nel corso dell’esame in V Commissione, per i lavoratori intermittenti è corrisposta la sola indennità prevista dall’art. 84, co. 8, lett. b)) per tale categoria di lavoratori;
ai lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020 e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel medesimo periodo (600 euro per ciascuno dei mesi di aprile e maggio);
ai lavoratori intermittenti che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno trenta giornate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020 (600 euro per ciascuno dei mesi di aprile e maggio);
ai lavoratori autonomi, privi di partita IVA, iscritti alla Gestione separata al 23 febbraio 2020 (600 euro per ciascuno dei mesi di aprile e maggio);
agli incaricati alle vendite a domicilio, titolari di partita iva e iscritti alla Gestione separata al 23 febbraio 2020 (600 euro per ciascuno dei mesi di aprile e maggio);
ai lavoratori domestici che abbiano in essere, alla data del 23 febbraio 2020, uno o più contratti di lavoro per una durata complessiva superiore a 10 ore settimanali (500 euro per ciascuno dei mesi di aprile e maggio);
ai titolari di rapporti di collaborazione presso federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, società e associazioni sportive dilettantistiche, erogata dalla società Sport e salute S.p.A. (600 euro per ciascuno dei mesi di aprile e maggio);
ai lavoratori frontalieri residenti in Italia, a determinate condizioni e nel limite di spesa autorizzato di 6 mln di euro per il 2020 (art. 103-bis, introdotto nel corso dell’esame in V Commissione).

In merito ai congedi parentali e a quelli retribuiti per assistenza a familiari disabili:

viene aumentata (da 15) a 30 giorni la durata massima del congedo parentale introdotto in favore dei genitori lavoratori a causa della sospensione delle attività scolastiche, fruibile per figli fino a 12 anni e fino al 31 agosto 2020 (come disposto nel corso dell’esame in V Commissione, in luogo del 31 luglio 2020 attualmente previsto);
si prevede che del congedo non retribuito riconosciuto ai genitori dipendenti privati per la chiusura delle scuole si possa fruire in presenza di figli minori di 16 anni;
viene incremento da 600 a 1.200 euro l’importo massimo complessivo del voucherbabysitting riconosciuto in alternativa al suddetto congedo (per i dipendenti del settore sanitario l’aumento è da 1.000 a 2.000 euro), prevedendo che lo stesso voucher possa essere utilizzato anche per l’iscrizione ai centri estivi e ai servizi educativi all’infanzia;
si incrementa di ulteriori complessivi dodici giorni, usufruibili nei mesi di maggio e giugno 2020, il numero di giorni di permesso retribuito riconosciuto per l’assistenza di familiari disabili.

Alcune disposizioni disciplinano l’organizzazione del lavoro agile, in particolare:

per il settore privato, si dispone che, fino al 31 dicembre 2020, la suddetta modalità di svolgimento dell’attività lavorativa possa essere applicata dai datori di lavoro privati ad ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla normativa vigente e si introduce un diritto allo svolgimento del lavoro in modalità agile in favore dei genitori di figli minori di anni 14, nonché, come precisato nel corso dell’esame in V commissione, dei lavoratori maggiormente esposti al rischio di contagio Covid-19;
per il settore pubblico, in seguito a modifiche introdotte nel corso dell’esame in V Commissione, si dispone che fino al 31 dicembre 2020, in deroga alla disposizione secondo cui la presenza del personale nella PA è limitata agli atti indifferibili e non altrimenti eseguibili, le pubbliche amministrazioni organizzano il lavoro dei propri dipendenti e l’erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell’orario di lavoro, applicando il lavoro agile al 50% del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità.

Accelerare e semplificare l’Italia

Il Governo ha approvato il Decreto cd. Semplificazioni.

Lo scopo è quello di accelerare quanto più possibile le procedure per la realizzazione delle opere pubbliche e riuscire ad investire i circa 120 miliardi di euro che sono stati impegnati nel tempo e ancora non sono stati spesi.

Il Decreto si occupa anche di velocizzare procedure burocratiche all’interno della Pubblica Amministrazione per rendere l’Italia più semplice e veloce nel risolvere le problematiche.

Uno sforzo titanico, di carattere culturale, ma necessario per affrontare la ripresa.

In questa slide la presentazione dei principi generali del provvedimento.

decreto semplificazioni-

Chiudere i rapporti con la Guardia Costiera libica

Non ho condiviso il rifinanziamento della missione italiana in Libia frutto di un accordo bilaterale con quel Paese stipulato il 2 febbraio 2017.

Il “Memorandum Italia-Libia” prevede tra le altre cose, appunto il finanziamento da parte dell’Unione Europea e l’aiuto economico e logistico da parte dell’Italia nella gestione di centri di accoglienza per i migranti presenti in Libia e per la cosiddetta “Guardia Costiera” libica.

L’accordo si è rinnovato automaticamente per altri 3 anni il 2 febbraio 2020, con un testo identico nonostante diversi elementi consigliassero il contrario.

Infatti, il 13 febbraio 2020 il Consiglio d’Europa ha inviato una lettera al Ministro degli Esteri Luigi di Maio in cui si sollecita l’Italia a sospendere le attività di cooperazione con la Guardia costiera libica e ad introdurre garanzie sui diritti umani nella futura cooperazione in materia di migrazione.

Lo scorso gennaio l’Onu ha presentato un rapporto firmato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres in cui si legge che i centri di accoglienza sono in realtà veri e prori lageri in cui “migranti e rifugiati hanno continuato a essere sistematicamente sottoposti a detenzione arbitraria e tortura, in luoghi di detenzione ufficiali e non ufficiali: violenza sessuale, rapimento per riscatto, estorsione, lavoro forzato”.

Tali accuse sono state confermate da numerosi report di: Oim, Amnesty International, Save the Children, Onu, Unhcr, Croce Rosse Internazionale e Unione Europea nel corso degli ultimi 3 anni.

Le foto delle torture a cui sono sottoposti i migranti sono state pubblicate su varie testate nazionali, come Avvenire, e internazionali, come il New York Times e CNN, senza che tali immagini e accuse siano mai state smentite da parte del Governo Libico.

Il fatto centrale è che la Guardia Costiera Libica non esiste, come dimostrato da numerose inchieste giornalistiche e dagli stessi report delle nazioni unite.

In realtà si tratta di milizie armate spesso in lotta tra loro e molto spesso coinvolte in prima persona nel traffico di migranti e nella gestione dei suddetti Lager.

A capo della c.d. Guardia Costiera vi è tale Abdou Rahman, detto Bija, sottoposto a sanzione da parte della nazioni unite per i crimini contro i migranti operati da lui stesso e dalla sua organizzazione.

Dall’inizio del 2017 alcune inchieste giornalistiche descrivono Bija come il perno dei traffici di Zawhia e un video pubblicato dal quotidiano inglese The Times riprende i suoi uomini picchiare migranti con una frusta dopo averli recuperati in mare, nel video i migranti sono terrorizzati, vorrebbero buttarsi in mare e si attaccano spaventati al bordo della nave.

La corte internazionale de L’Aja ha acquisito i numerosi report sopra citati riguardanti la c.d. Guardia Costiera e i lLager libici ed ha avviato un’indagine per crimini contro l’Umanità nei confronti delle autorità libiche rispetto al trattamento dei migranti.

Per tutti i motivi sopra elencati l’Onu ha più volte dichiarato la Libia come porto non sicuro.

Per queste ragioni, ero e resto convinto che l’Italia non avrebbe dovuto rinnovare quell’accordo, ma revisionarlo profondamente per affermare i sacrosanti principi della legalità internazionale e la piena ed incondizionata attuazione del rispetto dei diritti umani.

Stupisce il fatto che nonostante in febbraio l’assemblea nazionale del Partito Democratico abbia approvato all’unanimità un ordine del giorno che chiedeva al Governo di chiudere i rapporti con la Guardia Costiera libica, ad oggi nulla sia cambiato.

Che succede a Roma?

In questi giorni è sempre più palpabile il tentativo di modificare gli assetti del governo e creare le condizioni perché sia favorito un esecutivo di natura diversa.

Dico questo in ragione del fatto che si sono verificati diversi elementi che mirano ad amplificare le difficoltà presenti nel M5S al fine di destabilizzarne la forza parlamentare.

Mi spiego.

Siamo in una fase delicata dell’azione di governo e abbiamo davanti a noi mesi difficili a causa anche dell’epidemia che abbiamo affrontato.

Non solo le decisioni prese per far fronte alle emergenze hanno ulteriormente indebitato l’Italia, ma l’ingente provvista del Recovery Fund sta ponendo di fronte a tutti l’interrogativo principe di come utilizzare quei fondi e con quali priorità.

Queste decisioni, di norma, creano importanti differenze.

In questi margini si inseriscono gli elementi ai quali facevo riferimento all’inizio.

Il primo è certamente la pressione sull’utilizzo del Fondo Salva Stati, il MES. Questo è un prestito senza alcuna condizione se non quella di utilizzarlo per il sistema sanitario, ma è il pretesto per tanti, anche dentro il M5S, per rilanciare idee e progetti che erano all’origine dei grillini. Chiaramente, le differenze tra la componente più governativa e quella più movimentista stanno lasciando il segno.

Il secondo elemento è l’insistenza sui sondaggi che darebbero il Presidente Conte gradito agli italiani tanto che se facesse il capo del M5S questi raggiungerebbe percentuali molto elevate. La presenza di Conte modificherebbe gli assetti interni al M5S, con strascichi importanti.

Il terzo, che conferma il “fumus” dei primi due è certamente il falso documento che dimostrerebbe che il Venezuela avrebbe finanziato il M5S. Non è casuale l’associazione tra il potere di Maduro ed i grillini che nel momento più difficile non lo hanno mai abbandonato nelle loro azioni di politica estera.

Si tratta di tre temi che uniti tra loro dimostrano l’attenzione verso la disgregazione del M5S e da lì favorire un nuovo assetto di Governo con altri partner e con un altro Presidente del Consiglio.

Nel 2012 un’operazione simile riuscì e arrivò Monti. Allora, la cosa fu aiutata molto dalle difficoltà economiche, oggi dalla presunta incapacità del Governo di favorire la ripartenza, pur avendo soldi a disposizione e dalle diffidenze che si stanno spalmando in giro a piene mani.

Rilancio “Italia 2020/2022”

Un lavoro dettato dalla frenata dell’economia causata dal coronavirus.

Si tratta di un documento che mira a stilare l’agenda per affrontare alcuni ritardi storici del Paese. Finora, il Governo è intervenuto con sostegni economici senza precedenti a cittadini e imprese colpiti dalla crisi, anche se alcune lentezze nell’erogazione di fondi non hanno permesso di raggiungere tempestivamente tutte le persone e le imprese in difficoltà.

Adesso, occorre programmare il futuro. Non sarà facile, sebbene le risorse ci siano. I fondi europei, in parte a fondo perduto, sono un buon viatico, ma i soldi non possono risolvere tutto.

Serve un’idea di Paese, un piano industriale che decida in quale direzione investire per rinnovare a creare nuovo sviluppo.

Il piano Colao è una base di partenza. Adesso tocca alla politica che, anche attraverso gli Stati Generali, deve valutare tutte le proposte e decidere.

Alcuni dei cardini del documento:

Rinnovo contratti a tempo determinato a fine 2020

Il clima di incertezza dell’economia è la ragione principale per cui la maggior parte dei contratti a termine potrebbe non essere prorogata. Assieme ai limiti legali per il loro rinnovo a fine anno. Per cui propone “di salvaguardare quanto più possibile l’occupazione di questi lavoratori”. E come? Si tratta di “allentare, in via temporanea, questi vincoli almeno per i contratti a termine in corso la cui scadenza sopraggiungerà entro il 2020”.

Tra l’altro “si potrebbe ipotizzare inoltre, per i contratti in scadenza entro il 31 dicembre 2020, la possibilità di una ulteriore proroga degli stessi anche se e stato già raggiunto il numero di proroghe massimo consentito”. Quindi, si legge ancora nel documento della task force “tutto quanto qui previsto per i contratti a termine dovrebbe essere esteso anche ai contratti di somministrazione a tempo determinato”.

Lavoro, riqualificazione dei disoccupati

Incentivare la riqualificazione dei lavoratori e dei disoccupati attraverso fondi specializzati. In particolare, si indicano come soluzione possibili “incentivi alle imprese (ad esempio defiscalizzazione di spese di formazione, riduzione del cuneo), incentivi ai lavoratori, utilizzo di programmi formativi di qualità e un sistema di valutazione della qualità dei programmi di formazione”.

Reddito di emergenza per donne vittime di violenza

Un “contributo di libertà” pubblico tipo reddito di Emergenza e/o Cittadinanza che garantisca loro un supporto iniziale, da destinare a spese di sussistenza, alloggio, mobilio, salute, educazione e socializzazione dei figli, corsi professionali, vita autonoma” per le donne vittima di violenza.

Eliminare ostacoli “locali” alle infrastrutture strategiche

Altro tema centrale nella strategia delle “Iniziative per il rilancio” riguarda il rapporto tra infrastrutture e ambiente. In particolare, serve identificare le infrastrutture “di interesse strategico” e creare un presidio di esecuzione che garantisca la eliminare possibili ostacoli alla loro realizzazione anche attraverso “leggi o protocolli nazionali di realizzazione non opponibili da enti locali”. La pianificazione degli interventi dovrebbe avvenire attraverso una unità di presidio presso la Presidenza del Consiglio.

Le misure anti-burocrazia

Sempre per accelerare la ripresa, la task foce individua alcun riforme per semplificare il rapporto con quella che viene definita la ‘burocrazia difensiva’: per esempio, legando la responsabilità dei dirigenti pubblici ai soli risultati della gestione, e prevedere per l’eventuale “danno erariale un premio assicurativo pagato dall’amministrazione”.  Altre misure “anti-burocrazia” sono previste nell’ampliamento degli ambiti di autocertificazione e dei meccanismi di silenzio assenso, accompagnato da certezza dei tempi e da maggiori controlli.

Fermare il consumo del suolo e di aree verdi

Un piano di investimento per “aumentare e preservare le aree verdi, il territorio e gli ecosistemi nazionali” e allo stesso tempo “contrastare il consumo di suolo e il conseguente dissesto idrogeologico”. Così il piano prevede anche l’obiettivo di favorire l’attivazione di progetti di economia circolare. Il piano indica anche la necessità di Incentivare il rinnovo del parco mezzi del Trasporto Pubblico Locale con mezzi a basso impatto ambientale.

Famiglia, più asili nido e e assegno unico per i figli

Tra le proposte del Piano dedicato alla “famiglia” si segnalano due proposte. La prima riguarda gli asili nido: si propone di raggiungere “in 3 anni il 60% dei bambini ed eliminando le differenze territoriali tra Centro, Nord e Mezzogiorno”. Attualmente la disponibilità di posti nei nidi non supera il 25% del totale ed è fortemente sperequata sul territorio: in particolare, nelle regioni meridionali i posti disponibili coprono solo il 10%. Si chiede inoltre un’organizzazione dei servizi “con orari flessibili e aperture anche nei giorni festivi in modo da garantirne la dovuta flessibilità nell’utilizzo”.
Per andare incontro alle famiglie, la task force individua un provvedimento che porta a razionalizzare “il sistema dei trasferimenti monetari alle famiglie in direzione di misure che accompagnino la crescita dei bambini fino alla maggiore età, attraverso l’introduzione di un assegno unico variabile in base al reddito familiare che assorba le detrazioni fiscali per i figli a carico, l’assegno al nucleo familiare, il bonus bebè, l’assegno al terzo figlio”.

Questo il piano completo.

RAPPORTO FINALE COMITATO DI ESPERTI IN-MATERIA ECONOMICA E SOCIALE

 

Decreto Rilancio, tante novità

Il Decreto rilancio comporta un investimento complessivo di 155 miliardi totali, di cui 55 di extra-deficit.

La prima buona notizia è l’abolizione definitiva delle clausole di salvaguardia che avrebbero fatto aumentare dal primo gennaio 2021 l’Iva e le accise. Sono le clausole di salvaguardia che aveva imposto il Governo con Salvini vicepremier.

Tra le misure è confermata la sospensione delle cartelle esattoriali e degli accertamenti fiscali mentre per le seguenti scadenze fiscali il pagamento slitta al 16 settembre:

  • IVA,
  • ritenute d’acconto,
  • contributi previdenziali,
  • contributi Inail,
  • atti di accertamento,
  • cartelle esattoriali e gli avvisi bonari,
  • rate della rottamazione-ter e del saldo e stralcio. Il loro versamento potrà avvenire sia in un’unica soluzione che in quattro rate di pari importo.

Per le imprese fino a 250 milioni di fatturato abolizione del saldo dell’Irap dovuto a giugno per il 2019 e della prima rata, pari al 40% del totale, dell’acconto 2020

Sbloccati 12 miliardi per saldare i debiti della Pubblica Amministrazione.

Tra le misure per aiutare le imprese nel periodo di ripartenza ci sono indennizzi a fondo perduto per le aziende con fatturato fino a 5 milioni di euro che ad aprile abbiano subito un calo di almeno i 2/3 degli introiti rispetto al mese di aprile 2019.

Le piccole imprese ed i lavoratori autonomi che hanno subito una riduzione del proprio fatturato di almeno il 50% potranno usufruire di un credito d’imposta fino al 60% per gli affitti. Tale vincolo non è previsto, invece, per le imprese del settore turistico-ricettive, che ne beneficiano in ogni caso.

Bar e ristoranti con i tavoli all’aperto sono esenti dal pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico. Inoltre, è previsto un credito del 60% fino ad un massimo di 80mila euro per le spese sostenute per gli adempimenti legati al distanziamento sociale che saranno posti in essere. I Comuni saranno ristorati per le minori entrate. Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese.

Per la Sanità, sarà rafforzata la risposta pubblica con 3,2 miliardi di euro per rafforzare il personale sanitario e aumentare i posti letto in terapia intensiva. Si tratta di una cifra che normalmente veniva elargita al comparto in tre anni.

E’ stata prevista la detrazione al 110% per chi effettua lavori antisismici o di risparmio energetico. In pratica, la paga lo Stato.

Introdotto il bonus per le vacanze fino a un massimo di 500 euro per famiglia. Possono richiedere l’incentivo i nuclei con Isee fino a 40mila euro. La somma può essere spesa per l’80% per pagare la struttura ricettiva e per il 20% come detrazione dell’imposta sul reddito.

Abolizione rata IMU per strutture alberghiere ed extra alberghiere, nonché ristoro ai Comuni per i mancati introiti.

Rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni. Agevolazioni fiscali per imprese di medie dimensioni (società per azioni o società a responsabilità limitata che non operano nel settore bancario, finanziario o assicurativo e aventi sede legale in Italia, e i loro soci). E’ prevista la riduzione dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’ imposta sul reddito delle società (beneficiari: imprese con reddito d’impresa tra 5-50 mln di euro)

Tra le misure per i lavoratori sono stati stanziati 15 miliardi di euro per rifinanziare gli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione e la Naspi (A sostegno di chi percepisce l’indennità di disoccupazione, la misura dedicata alla Naspi all’interno del decreto Rilancio prevede la proroga dell’assegno per due mesi per chi ha l’indennità in scadenza).

I licenziamenti restano bloccati per altri tre mesi. In pratica, si aggiungono alla già decisa sospensione dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo per due mesi a decorrere dal 23 febbraio 2020, portando il totale a cinque mesi.

Sono stati stanziati 6 miliardi di euro per rifinanziare l’indennità di 600 euro per gli autonomi che potrà arrivare fino a 1000 euro nel caso in cui si dimostrasse di aver registrato perdite superiori al 33% rispetto al fatturato dello stesso periodo nel 2019.

E’ stato introdotto un bonus per colf e badanti. A loro sostegno, che hanno visto diminuire drasticamente il proprio lavoro a causa delle misure di lockdown e distanziamento sociale, il nuovo decreto prevede l’estensione del bonus fino a 500 euro.

E’ stato prorogato anche il bonus baby sitter (l’importo del voucher raddoppia arrivando a 1.200 euro. Inoltre, il bonus potrà essere usato per pagare i centri estivi: la novità è stata inserita per supportare i genitori, visto che le scuole rimarranno chiuse e in questa fase è ancora opportuno non appoggiarsi all’aiuto dei nonni. L’importo del voucher aumenta per chi lavora nella sanità o nelle Forze dell’Ordine: per queste categorie il bonus arriva a 2.000 euro). Sono stati estesi i congedi parentali (il congedo parentale retribuito al 50% per i genitori con figli di età non superiore ai 12 anni, sino al 31 luglio, per un massimo di 30 giorni, siano essi continuativi o frazionati) e i permessi legge 104 (ulteriori complessive dodici giornate usufruibili nei mesi di maggio e giugno 2020)

Smart working per i genitori. Fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID–19, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali.

La cassa integrazione, anche in deroga, è stata prorogata per altre nove settimane e l’INPS anticiperà il 40% della CIG in deroga entro 15 giorni. Nel dettaglio, la cassa integrazione viene prorogata di ulteriori 5 settimane, per chi abbia già fruito delle nove precedenti, nel periodo che va dal 23 febbraio al 31 agosto 2020. È possibile altresì richiedere ulteriori quattro settimane per il periodo che va dal 1° settembre al 31 ottobre 2020. Le ultime quattro settimane sono previste quindi solo in caso di necessità e proroga della sospensione o riduzione dell’attività a partire dal 1° settembre fino al 31 ottobre. La distinzione (quattordici più quattro) non è prevista per il comparto del turismo. Infatti, per i datori di lavoro dei settori turismo, fiere e congressi e spettacolo, è possibile usufruire delle predette quattro settimane anche per periodi precedenti al 1° settembre.

Autorizzando l’INPS a pagare direttamente la cassa integrazione in deroga ci sarà una notevole riduzione delle tempistiche. Mentre oggi ci vogliono dai quattro ai cinque mesi, infatti, con il pagamento effettuato dall’Istituto senza l’autorizzazione delle Regioni si dovrebbe passare ad un massimo di 60 giorni.

Ma c’è una parte della cassa integrazione che arriverà dopo soli 14 giorni. L’INPS, infatti, anticiperà subito il 40% mentre per il resto bisognerà attendere i dati da parte delle aziende. Questa novità si applica anche per gli altri due ammortizzatori sociali finanziati dal decreto Cura Italia (5 miliardi) e rifinanziati dal decreto Rilancio (15 miliardi), ovvero la Cassa integrazione ordinaria e l’assegno ordinario erogato Fondo di integrazione salariale. La novità non porterà comunque cambiamenti per coloro che hanno già fatto domanda per la cassa integrazione in deroga. Infatti, vale per il futuro.

Il reddito di emergenza. E’ stato previsto un sostegno economico per le famiglie che non ne percepiscono già alcuno e possono dimostrare di avere un ISEE inferiore al tetto di 15.000 euro. La durata del reddito di emergenza è di due mesi e l’importo del sostegno va da un minimo di 400 euro a un massimo di 800 euro.

Il nuovo decreto prevede una riduzione delle bollette elettriche (gli oneri di sistema) per le imprese in riferimento ai mesi di maggio, giugno e luglio 2020.

Aiuti statali agli stipendi. Sono previste sovvenzioni per le aziende con il fine di sostenere il pagamento degli stipendi delle dipendenti, per una durata massima 12 mesi a partire dall’avvio della domanda. L’obiettivo è vietare i licenziamenti anche nei prossimi mesi. La condizione posta dal decreto è che i lavoratori continuino effettivamente a lavorare in maniera continuativa; la sovvenzione può arrivare fino a un massimo dell’80% dello stipendio lordo.

Bonus lavoratori stagionali. Previsto un bonus dell’ammontare di 600 euro ad aprile e di 1.000 euro a maggio per i lavoratori stagionali, il cui rapporto di lavoro è cessato involontariamente tra il 1° gennaio e il 17 marzo 2020

Regolarizzazione e permesso di soggiorno temporaneo per lavoratori stranieri. I datori di lavoro possono presentare istanza e concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri già presenti sul territorio nazionale al fine di far emergere la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, ancora in corso. Inoltre, i cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, possono richiederne uno temporaneo.

Bonus biciclette e monopattini elettrici. Il decreto Rilancio prevede un fondo di 120 milioni di euro dedicati al finanziamento di un bonus da 500 euro per chi acquista biciclette, monopattini elettrici o altri mezzi di mobilità sostenibile, incentivando così il minor uso dei mezzi pubblici. Il buono spesa sarà disponibile solo per i cittadini resistenti in un comune con popolazione di oltre 50mila abitanti. L’importo del bonus non può superare il 60% della spesa sostenuta per l’acquisto ed è valido fino al 31 dicembre 2020.

Rimborsi per i titolari di abbonamenti del trasporto ferroviario e trasporto pubblico locale. Viene introdotto il rimborso dei costi sostenuti per l’acquisto di abbonamenti di viaggio per servizi ferroviari e di trasporto pubblico dai viaggiatori pendolari. Possono accedere alla richiesta di ristoro i possessori di un abbonamento ferroviario o di trasporto pubblico locale in corso di validità durante il periodo interessato dalle misure governative e non hanno potuto utilizzare, del tutto o in parte, il titolo di viaggio. Il rimborso può avvenire mediante l’emissione di un voucher o il prolungamento della durata dell’abbonamento.

Fondazioni Lirico Sinfoniche. La ripartizione per il 2020 e il 2021 sarà sulla base della media dei punteggi assegnati per il triennio 2017-2019, mentre per il 2022 i criteri di ripartizione verranno adeguati tenendo conto dell’attività svolta a fronte dell’emergenza Covid-19, delle esigenze di tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli. Nel 2020 il Fus potrà essere utilizzato anche per integrare gli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Teatro e spettacolo dal vivo. Nel 2020 verrà erogato un anticipo dell’80% del contributo ricevuto nel 2019. Il restante 20% verrà erogato in base alle attività svolte a causa dell’emergenza Covid-19, della tutela dell’occupazione e della riprogrammazione degli spettacoli. L’erogazione dei contributi nel 2021 avverrà in deroga alla durata triennale della programmazione sulla base delle attività effettivamente svolte e rendicontate nel 2020. Nel 2020 il Fus potrà essere utilizzato anche per integrare gli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori.

Lavoratori dello spettacolo. Prorogata per i mesi di aprile e maggio l’indennità di 600€ prevista per il mese di marzo per i lavoratori dello spettacolo con 30 giornate lavorative nel 2019 e con reddito fino a 50.000 €. Ad aprile e maggio indennità di 600€ anche per i lavoratori dello spettacolo con 7 giornate lavorative nel 2019 e con reddito fino a 35.000 euro.

Per la parte sanitaria, le novità sono rilevanti. Viene ridisegnata l’assistenza territoriale.

L’intero investimento sulla sanità è pari a 3,25 miliardi di euro. Il potenziamento della sanità territoriale ridisegna il Servizio sanitario nazionale dopo la prima fase dell’emergenza coronavirus.

Per il territorio l’investimento complessivo è pari a 1 miliardo e 256 milioni di euro e finanzierà assistenza domiciliare, rete territoriale e Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), monitoraggio domiciliare, strutture territoriali di isolamento, attività di infermieri di famiglia e assistenti sociali.

Assistenza domiciliare

Questi 1,325 miliardi serviranno per far crescere sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari.

Rete territoriale e Usca

In tutte le Regioni e le Province autonome verrà potenziata l’attività di sorveglianza attiva a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene disposto l’incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (Rsa), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti.

L’infermiere di quartiere

E’ previsto il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l’assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai malati cronici, disabili, persone con disturbi mentali o in situazioni di fragilità. Con questo obiettivo viene introdotta la figura dell’infermiere di quartiere, 9.600 nuovi infermieri, 8 ogni 50mila abitanti.

Monitoraggio domiciliare

Per una maggiore sorveglianza sanitaria domiciliare sarà potenziato il monitoraggio, anche attraverso l’uso di App di telefonia mobile. Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio i servizi d’assistenza necessari ai pazienti, che riceveranno in dotazione anche i saturimetri per misurare i livelli di ossigenazione, e di individuare subito un eventuale peggioramento clinico di un assistito a domicilio o in una residenza alberghiera, mettendo in moto una tempestiva ospedalizzazione. A questo scopo saranno attivate centrali operative regionali, dotate di apposito personale e di apparecchiature per il telemonitoraggio e la telemedicina.

Assistenti sociali

Per la valutazione complessiva dei bisogni dei pazienti e l’integrazione con i servizi socio-sanitari, le Unità speciali di continuità assistenziale saranno integrate dalla figura degli assistenti sociali regolarmente iscritti all’Albo professionale.

Strutture territoriali di isolamento

Laddove per applicare le misure di isolamento domiciliare e di quarantena, o per ospitare pazienti dimessi dagli ospedali, sia necessario disporre temporaneamente di immobili alternativi al domicilio privato, Regioni e Province autonome potranno stipulare contratti d’affitto con strutture alberghiere o di tipologia analoga.

Riorganizzare la rete ospedaliera

E’ il secondo pilastro del ‘Rilancio Salute’, sostenuto nel Dl Rilancio da un investimento complessivo pari a 1 miliardo e 467 milioni. Priorità: garantire un’assistenza pronta e adeguata ai pazienti più gravi che necessitano cure intensive. Filo conduttore delle misure previste: la creazione, il mantenimento o l’implementazione di percorsi rigorosamente distinti per pazienti Covid o non Covid.

Terapie intensive e ospedali mobili

Vengono consolidati stabilmente 3.500 posti in più in Terapia intensiva. Si passa da un numero di 5.179 (pre-emergenza) a 8.679, con un incremento del 70 per ento. A questi si aggiunge la predisposizione alla Terapia intensiva, con la sola implementazione di ventilazione meccanica e monitoraggio, di 2.112 posti letto di terapia semintensiva. Inoltre si aggiungono 300 posti letto di terapia intensiva suddivisi in 4 strutture movimentabili, pronte per essere allestite in breve tempo nelle zone ad accresciuto fabbisogno. Questo porta la disponibilità di terapie intensive a 11.091 posti letto speciali, +115 per cento rispetto alla disponibilità in pre-emergenza.

Terapie semintensive

Si incrementano stabilmente su tutto il territorio nazionale anche 4.225 posti letto di terapia semintensiva, di cui il 50 per cento prontamente convertibile: potranno essere trasformati immediatamente in vere e proprie postazioni di rianimazione con la sola integrazione di apparecchiature di ventilazione e monitoraggio.

Pronto soccorso

Tutti i pronto soccorso e Dea saranno ristrutturati e riorganizzati, prevedendo la separazione delle strutture (Covid e no Covid), l’acquisto di attrezzature, la creazione di percorsi distinti per i malati Covid-19 e di aree di permanenza per i pazienti in attesa di diagnosi.

Covid-Ambulance

Saranno acquistati mezzi di soccorso ad alto biocontenimento, da utilizzare per trasferimenti di pazienti Covid-19, per dimissioni protette o per trasporti interospedalieri. Prevista anche la dotazione di personale dedicato con medico, infermiere e autista-barelliere.

Nuove assunzioni, incentivi, formazione.

Riguarda il personale il terzo capitolo dell’operazione “Rilancio salute”. Gli interventi previsti dal Dl Rilancio per supportare i professionisti del Servizio sanitario nazionale dopo la fase più acuta della crisi coronavirus. Un investimento complessivo pari a 526 milioni di euro così ripartiti.

Incentivi al personale

E’ previsto l’incremento delle risorse per straordinari del personale ospedaliero, indennità contrattuali, produttività e risultato.

Formazione

E’ previsto un incremento di 4.200 borse di specializzazione in area medica. In particolare, saranno aumentate le borse in Anestesia e rianimazione, Medicina d’urgenza, Pneumologia, Malattie infettive e loro specialità equipollenti