Il lucido disegno di Renzi e le contromosse

Perché Renzi vuole far cadere il Governo Conte?

Le ragioni sono personali (antipatie reciproche) o di strategia politica?

Renzi deve “dimissionare” Conte perché è l’unico modo per lui di avere una prospettiva politica.

Partiamo dagli elementi di fatto che esulano dal fattore “pandemia”: l’ipotesi, soprattutto al Senato e senza un Governo Conte, di allargare la maggioranza attraverso l’ingresso di parlamentari provenienti da altri schieramenti; la contrarietà dell’Europa di trovarsi Salvini al tavolo, fatto che ha già inciso nel 2019.

In base a queste premesse, sono convinto che non ci saranno le elezioni anticipate.

Per fare cosa?

L’obiettivo prioritario è quello di disarcionare Conte per il peso che potrebbe avere alle prossime elezioni politiche.

Infatti, se l’assetto attuale proseguisse fino alle elezioni 2023, con una legge elettorale prevalentemente proporzionale (obiettivo imprescindibile nel quadro partitico attuale), lo schema è già scritto: lista PD, lista M5S, lista Conte, IV e LeU.

La lista Conte pescherebbe nell’area centrale dell’elettorato (modello lista Monti 2013) e, di fatto, sarebbe certamente antagonista di IV (e anche una parte del PD, a dire il vero).

Non solo. Questa “coalizione”, in caso di vittoria elettorale, potrebbe favorire la costituzione di un Governo di continuità con Conte premier nell’ambito del quale Italia Viva sarebbe marginale.

Diversamente, un assetto senza lista Conte, garantirebbe maggiori margini di consenso a Renzi in prospettiva, oltre che una centralità condizionante per la futura, possibile coalizione.

Se questa riflessione è giusta, sarà molto difficile che possa nascere un Governo Conte-ter.

Quindi, in questa situazione cosa è opportuno fare?

 

Premesse

Innanzitutto, evitare come la peste il voto anticipato. Anzi, è irritante che anche il PD ne faccia riferimento.

Infatti, la legge elettorale in vigore e le conseguenze di questa crisi irresponsabile che ricadrebbero su tutti, consegnerebbero la maggioranza alle destre.

Con i seggi parlamentari che conquisterebbero, i sovranisti:

  • avvierebbero un percorso duraturo nel tempo;
  • cambierebbero la legge elettorale a proprio favore;
  • eleggerebbero il Capo dello Stato;
  • governerebbero il processo del Recovery pla;
  • avrebbero i numeri sufficienti per cambiare la Costituzione.

Peraltro, l’avversione dei sovrasti per l’Europa si trasformerebbe in patente di “inaffidabilità”. Per noi europeisti, sarebbe l’isolamento.

Ma davvero c’è qualcuno che intende favorire – a partire da Renzi, responsabile di questo passaggio delicato – questa gravissima sconfitta della sinistra italiana e regalare alle destre il futuro? Sarebbe da sconsiderati e incoscienti assumersi questa grave colpa.

Ribadito l’obbiettivo di evitare il voto anticipato, e dato per assodato che Renzi miri a sostituire Conte, gli elementi da considerare sono:

  • la più volte ribadita volontà di Renzi di far parte di una maggioranza che parte dall’attuale;
  • la concreta previsione che l’obbiettivo sia la nomina di un premier tecnico;
  • la presenza di parlamentari disponibili a sostenere il Governo Conte;
  • la possibilità di allargare la maggioranza.

Chiarisco subito che a mio avviso escludere a priori Italia Viva dal nuovo ciclo politico, sarebbe un errore. Per ragioni più che oggettive e credo che una posizione del genere sia frutto di una vendetta che in politica non porta mai bene.

 Credo piuttosto si debbano sfruttare le condizioni nuove per conferire rinnovata centralità al PD e diluire il peso di Italia Viva nella coalizione.

 Valutiamo i due scenari.

 

I responsabili ed il rischio connesso

Partiamo dai “responsabili” di cui si parla. Premesso che non dovrebbero garantire il superamento della quota 161 al Senato (non per la fiducia, perché non servono, ma per alcuni provvedimenti) – va detto che per un Governo di legislatura il sostegno di gruppi non omogenei, frutto di operazioni di “responsabilità” e senza una coesione ideale, sarebbe un progetto debole, assolutamente non sufficiente (difficile anche la gestione delle Commissioni) che ci espone a fibrillazioni e contraddizioni che risulterebbero più che evidenti a tutti.

Quindi, se è vero che per evitare la crisi basta avere qualche voto in più degli altri, è altrettanto vero che non si riesce a governare con questo schema.

Qualcuno propone di “partire“ comunque con il sostegno dei “responsabili” perché durante il percorso le condizioni potrebbero mutare. perché un conto è favorirle con un governo che continua a lavorare puntando a rafforzarsi, un conto è farlo senza un governo.

Onestamente, credo sia difficile immaginare una simile prospettiva e poco mi convince il fatto che comunque “la partenza” del Governo sostenuto con questi numeri, possa essere attrattivo verso altri (Renzi compreso), semplicemente perché sarebbe debole e contrario ai propri desiderata strategici.

Un disegno simile, peraltro, si presterebbe ad un’unica (ri)soluzione: se fallisse sin dall’inizio o durante il percorso, sempre per evitare il voto, ci consegneremmo nelle mani di Renzi e Conte sarà messo da parte.

Per sincerità, se vi fosse in alcuni il retropensiero del voto subito o del superamento di Conte, questo scenario sarebbe ottimale.

 

Supporto più ampio

La già avvenuta emersione di parlamentari cd. “responsabili” è un fatto politico del quale non si può più fare a meno. Pare addirittura che si costituiscano in un nuovo gruppo parlamentare.

In questo scenario, infatti, oltre a PD, M5S e LeU, Renzi non sarebbe più l’unico interlocutore determinante numericamente e, pertanto, subirebbe un oggettivo indebolimento della propria presenza.

La “partenza” di una maggioranza del genere diventerebbe attrattiva verso “altri”.

 

Riflessioni concludenti

Personalmente, quindi, sono convinto che occorra (da subito) sia favorire operazioni politiche “responsabili” sia non escludere a priori Italia Viva, come sta avvenendo.

Ma Renzi, ci starebbe comunque in un assetto simile con Conte premier?

Non dovrebbe, considerato il percorso che ha generato, ma di fatto verrebbe compreso in un percorso e non allontanato attraverso il rifiuto o la sostituzione del suo gruppo nella maggioranza futura. La sua estromissione sarebbe per lui un alibi che può tornargli comodo sempre.

Se coinvolto sin dall’inizio, invece, sulla base di cosa potrà dire no a soggetti aggiuntivi alla maggioranza, peraltro già manifestatisi apertamente? E potrà avere ancora forza il suo no a Conte come unica pregiudiziale?

 

Attualità

Se venisse scelto un percorso diverso da quello che propongo, che porterebbe ad avere la fiducia da parte di una maggioranza (PD, M5S, LeU, i Responsabili), ma con numeri non sufficienti (non superiori a 161 al Senato), Renzi tornerebbe in gioco prepotentemente.

Intanto, per favorire questo scenario a lui favorevole, ha già dichiarato che Italia Viva si asterrà sul voto di fiducia, ergo, sarebbe disponibile a far parte di una maggioranza su basi diverse.

Se non mi sbaglio, se entro martedì prossimo Renzi non sarà coinvolto come partner,   attenderà il fallimento dell’operazione che si sta portando avanti senza di lui e chiederà di rientrare con le sue condizioni.

A quel punto, nonostante una maggioranza ampia, un governo Conte ter sarà molto, ma molto difficile, ragione per la quale, non escluderei neanche le dimissioni prima del voto di fiducia.

 

Le regole per Natale e Capodanno.

Con questo nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono state fissate le regole per i prossimi giorni e quelle specifiche per i giorni di Natale e Capodanno.

Si tratta di restrizioni dettate dall’esigenza di contrastare efficacemente la diffusione del virus.

Non crediamo alle polemiche delle destre, soprattutto a quella che le decisioni vengono prese senza il loro coinvolgimento. E’ una menzogna.

Tutti i DPCM vengono preceduti da un dibattito parlamentare. Il Ministro della Salute presenta i dati e le intenzioni e Camera e Senato votano le risoluzioni di indirizzo per il Governo. Dalle Risoluzioni il Governo trae gli elementi per approvare un Decreto legge che autorizza il Presidente del Consiglio ad emanare i DPCM. Dopodiché viene redatta una bozza sulla quale viene avviato il confronto con le Regioni ed i Comuni. Solo al termine di questo iter, viene emanato il DPCM.

In tutte le fasi, Parlamento, Regioni e Comuni le opposizioni sono pienamente coinvolte e informate.

Il loro problema è che non approviamo le cose incredibili che propongono. Una serie di voli pindarici che non tengono conto dei dati statistici forniti dalla scienza.

Questa è la realtà.

 

dPCM 03 dicembre 2020

Come leggere i vari provvedimenti.

Questa nota è per consentire la lettura agevole dei vari provvedimenti che si susseguono in questa fase per fronteggiare l’emergenza dettata dalla diffusione del Covid-19.

Cosa abbiamo fatto dal 14 ottobre

Per affrontare le ripercussioni economiche della seconda ondata dei contagi, finora sono stati approvati tre decreti cd “ristori”. I primi due sono stati finanziati in extradeficit, l’ultimo, grazie al mini–boom del Pil nel terzo trimestre 2020, è stato finanziato con soldi presenti in cassa.

Tutti e tre i decreti hanno previsto misure di sostengo per le imprese e i lavoratori.

Il terzo decreto ristori, invece, porta con sé anche le novità dei 400 milioni di euro da devolvere ai Comuni per gli aiuti alimentari e dei 100 milioni al commissario all’emergenza per l’acquisto di farmaci per curare i pazienti positivi al Covid.

Voluto fortemente dal Partito Democratico il fondo per gli aiuti sarà suddiviso tra i Comuni con le stesse modalità della scorsa primavera e servirà per erogare buoni-spesa a famiglie e persone in stato di difficoltà.

Ad oggi, i tre decreti varati finanziano completamente i contributi automatici a fondo perduto per le attività economiche delle Regioni che via via si sono “colorate” di arancione e di rosso, oltre ad ampliare la platea degli aventi diritto.

Infatti, l’Agenzia delle Entrate continua ad inviare i bonifici automatici a fondo perduto per tutti coloro che l’hanno già ricevuto a maggio scorso, per le medesime ragioni.

Cosa sarà fatto adesso.

Vi sarà un quarto decreto ristori e anche questo sarà finanziato in extradeficit con uno scostamento di bilancio pari a 8 miliardi di euro che sarà votato giovedì prossimo.

E speriamo che sia l’ultimo.

In ogni caso, questi ulteriori 8 miliardi servono per misure che, in continuità con quelle precedenti, consentiranno di estendere gli interventi previsti a favore degli operatori economici, per il sostegno dei settori produttivi e per il sostegno dei cittadini, anche attraverso un utilizzo adeguato della leva fiscale.

Il quarto decreto Ristori dovrebbe prevedere anche il rinvio delle scadenze fiscali di novembre e dicembre, ovvero il rinvio del secondo acconto Irpef, Irap e Ires del 30 novembre, dei contributi previdenziali e ritenute fiscali del 16 dicembre e dell’Iva il 27 dicembre per tutte le imprese che abbiano perso nel primo semestre almeno il 33% del fatturato e che fatturino fino a 50 milioni di euro.

Perché così tanti provvedimenti (tre/quattro decreti ristori e scostamenti di bilancio).

La  cronologia di questi atti seguono passo passo l’evoluzione dei Dpcm sulle chiusure. Man mano che le Regioni passano ai “colori” più aspri – rosso e arancione – il Governo stanzia le risorse per le attività economiche ed i lavoratori interessati.

Quindi, ad esempio, con il terzo decreto ristori si finanziano le regioni passate dal giallo all’arancione o al rosso.

Come stanno i conti pubblici

Nonostante gli importanti scostamenti di bilancio, grazie al buon andamento delle entrate il deficit previsto per quest’anno sarà del 10,8% del Pil. Il limite consentito dall’UE, ora sospeso, sarebbe del 3%.

Il deficit del 10,8% è basso perché ci sono state maggiori entrate, minori uscite per la cassa integrazione e una ripresa più forte nel terzo trimestre.

Adesso, invece, stiamo scontando un rallentamento dell’economia.

Cosa faremo dall’anno prossimo

Da gennaio, in base all’evoluzione di contagi, si provvederà a irrobustire i ristori del prossimo anno, modulati proporzionalmente alla situazione dell’economia. Quindi, potrà servire un quinto decreto che avrà bisogno di nuovo deficit e un altro scostamento di bilancio.

Intanto, la legge di bilancio 2021

Il Parlamento entro il 31 dicembre prossimo deve votare la legge di bilancio per l’anno prossimo.

I finanziamenti (extradeficit) che saranno reperiti sul mercato per il quarto decreto ristori sostituiranno una parte dei 3,8 miliardi di euro previsti nel fondo anti-Covid della legge di bilancio 2021. Questo permetterebbe di liberare le risorse in questione e di riconvertirle per altre esigenze.

Infine, per il prossimo anno resta da sciogliere il nodo del Recovery fund, al momento bloccato dai veti di Polonia e Ungheria.

 

Le destre collaborano? NO!

In questi giorni leggo le dichiarazioni dei leader delle destre italiane, Salvini e Meloni in primis, disponibili a dare una mano nella condizione di emergenza in cui siamo.

Non nascondo lo stupore e la pena che provo per loro.

Fino ad oggi hanno sempre negato il loro voto sui provvedimenti economici più importanti, in particolare quelli serviti per pagare la cassa integrazione e i tanti bonus e ristori finora elargiti alle attività economiche italiane.

Si, questo va detto con chiarezza: le destre non hanno mai votato a favore degli scostamenti di bilancio che hanno permesso i finanziamenti di quelle importantissime misure.

Mi spiego meglio.

Sin dal primo decreto Rilancio (maggio 2020) i soldi necessari sono stati acquisiti sul mercato dei titoli (debito pubblico). Quel decreto finanziava la cassa integrazione ai milioni di lavoratori fermi a causa del lockdown nonché i tanti bonus e indennità per professionisti ed attività economiche.

Per fare l’operazione era necessario sforare il rapporto deficit/PIL fissato dalla Legge di Bilancio per il 2020. Per farlo, serviva l’autorizzazione del Parlamento con voto qualificato, ovvero con la maggioranza più uno dei componenti di Camera (316+1) e Senato 8161+1).

Ebbene, in quell’occasione le destre non votarono il provvedimento lasciando alla maggioranza l’onere.

Ciò è accaduto in altre due occasioni simili, quando lo scostamento di bilancio era necessario per finanziare il decreto Agosto (Agosto 2020) e poi il decreto Ristoti 1 (ottobre 2020).

In totale, grazie ai tre scostamenti autorizzati dal parlamento, sono stati chiesti sul mercato 100 miliardi di euro per pagare cassa integrazione e indennità varie. Ciò è stato possibile sempre e solo grazie al voto della maggioranza di Governo. Le destre non hanno mai votato.

Per equazione, posso tranquillamente affermare che senza di noi milioni di italiani non avrebbero ricevuto nulla.

In Europa, tutto uguale.

Gli amici politici nazionalisti di Salvini e Meloni (Ungheria e Polonia) pongono il veto sul Recovery fund che prevede per l’Italia 208 miliardi di euro di finanziamenti.

Se non arriveranno quei finanziamenti, i prossimi provvedimenti non potranno essere coperti economicamente. Ergo, le destre europee impediscono all’Italia di sostenere lavoratori e imprese.

E questi signori parlano di collaborazione?

Perché tanti DPCM ravvicinati? In tre punti la spiegazione 

Nelle ultime tre settimane il Presidente Conte ha firmato due Decreti con disposizioni restrittive per contrastare la diffusione dei contagi. Un altro lo firmerà domani.

La domanda è lecita: perché tre Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri a distanza di una settimana circa l’uno dall’altro e non assumere la decisione più drastica sin dall’inizio?

Dal momento della recrudescenza dei contagi, i Decreti sono stati emanati il 18 ottobre, il 24 ottobre ed il nuovo sarà lunedì 2 novembre.

E’ necessario, quindi, comprendere in che modo si assume questa particolare decisione.

Sin dall’estate scorsa è stato predisposto un documento, dal titolo “Prevenzione e risposta a COVID-19” (concluso, poi, a settembre) nel quale sono descritti gli scenari possibili e le azioni conseguenti da assumere.

Per fare un esempio concreto, la fase 3, quella in cui siamo, prevede che occorrono azioni (locali/provinciali/regionali) per l’aumento delle distanze sociali, possibili obblighi anche su base locale sull’utilizzo di mascherine anche all’aperto, zone rosse con restrizioni temporanee con riapertura possibile valutando incidenza e Rt, interruzione di attività sociali/culturali/sportive a maggior rischio assembramento, valutazione di interruzione di alcune attività produttive con particolari situazioni di rischio, possibili restrizioni della mobilità interregionale ed intraregionale”.

Quindi, un primo dato è che le scelte del Presidente del Consiglio sono già state individuate nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19”. A questo link troverai il documento completo (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_5373_16_file.pdf).

Ogni settimana, di norma il venerdì, il Comitato Tecnico Scientifico analizza ed elabora i risultati provenienti dai tamponi effettuati e dal sistema sanitario nazionale. Questi dati vengono scientificamente valutati e proiettati in linea potenziale per il futuro.

Nelle ultime tre settimane, i dati sempre in forte aumento dei contagiati e dei ricoverati (quindi, le criticità del sistema sanitario), la loro diffusione territoriale e le gravi difficoltà di tracciare i contatti dei contagiati scoperti, sono stati sempre valutati dal Comitato che, a sua volta, ha inoltrato al Governo le proprie conclusioni affinché si prendessero le decisioni del caso.

Quindi, il secondo dato è che le scelte del Presidente del Consiglio sono prese sulla base di evidenze scientifiche.

Detto questo, veniamo al perché dei DPCM a ripetizione.

Le scelte di contrasto al virus sono normalmente proiettate nei successivi 10/14 giorni. Pertanto, per valutare i risultati delle decisioni prese con il DPCM 18 ottobre si sarebbe dovuto aspettare almeno fino al 28 e per quello del 24 ottobre fino al 7 novembre prossimo.

In realtà, e questo è il terzo dato, i DPCM si sono susseguiti a distanza inferiore a causa della velocissima e diffusissima espansione dei contagi notevolmente superiori ad ogni previsione tanto che non è stato assolutamente possibile attendere gli esiti delle scelte precedentemente assunte.

Una situazione allarmante alla quale non si riesce a far fronte e che ci sta portando dritti allo scenario 4, il peggiore, quello in cui è previsto anche il lockdown totale.

Con il DPCM di domani si cercherà ancora di arginare il virus che corre più che velocemente, tanto che in tutta Europa le scelte assunte si somigliano e tutte sacrificano la mobilità delle persone e l’esercizio delle attività economiche.

Decreto “Ristoro”. Le decisioni prese.

Il Governo ha stanziato 5,4 miliardi di euro e ne potranno beneficiare ristoranti, partite Iva, gestori di palestre e piscine, discoteche, lavoratori stagionali, termali e dello spettacolo.

Contributi a fondo perduto

I contributi a fondo perduto sono per tutte le aziende che, a causa dell’ultimo Dpcm, sono costrette a chiudere o a ridurre l’orario, ma anche a taxi e noleggi con conducente, indirettamente colpiti. Si parte dai ristori già erogati ai sensi del decreto Rilancio (Maggio 2020), ma questa volta gli importi saranno quasi sempre più alti.

I contributi a fondo perduto sono per circa 460 mila imprese e saranno accreditati a partire dal 15 novembre con erogazione automatica sul conto corrente per chi li ha già ricevuti in precedenza.

I beneficiari sono suddivisi per categorie e, in base all’attività, il contributo varia dal 100% al 400%, fino ad un massimo di 150.000 euro di contributo.

La novità è che possono fare domanda anche le imprese che non ne hanno usufruito nei mesi precedenti e le imprese che fatturano oltre 5 milioni di euro all’anno, con un ristoro pari al 10% da calcolare sulla perdita di fatturato (in passato, escluse).

Il contributo è sempre rapportato alle perdite di fatturato rilevate dalle differenze tra i ricavi di aprile 2020 e di aprile 2019.

I contributi a fondo perduto sono previsti nella misura del:

  • 100% per tassisti e noleggiatori;
  • 150% per gelaterie, pasticcerie e bar senza cucina, aziende agricole e strutture alberghiere;
  • 200% per ristoranti, catering, piscine, palestre, teatri e cinema;
  • 400% per discoteche, sale da ballo e simili.

Quindi, i nuovi aiuti saranno, in base al codice Ateco dell’attività, pari al 100%, al 150% o al 200% rispetto all’aiuto già previsto dal decreto Rilancio, che a sua volta era pari al 20%, 15% o 10% (a seconda della grandezza dell’azienda) della perdita subìta.[1]

Esempi:

Attività con ricavi e compensi inferiori a 400mila euro Ricavi aprile 2019 Ricavi aprile 2020 (e perdite) Contributo DL Rilancio (Maggio)

 

Contributo DL Ristoro

(% di oggi x20% di maggio)

Bar, pasticcerie 15.000 3.000 (-12.000) 2.400 (20%) 3.600 (150%)
Ristoranti 20.000 5.000 (-15.000) 3.000 (20%) 6.000 (200%)
Palestre, piscine 40.000 10.000 (-30.000) 6.000 (20%) 12.000 (200%)
Discoteche 100.000 20.000 (-80.000) 16.000 (20%) 48.000 (400%)

 

  1. Le cifre sono indicate – per comodità – per consentire il risultato superiore ai 2.000 euro a fondo perduto, importo minimo del contributo comunque da erogare nel caso in cui la differenza aprile 2020/aprile 2019 generasse un contributo inferiore.

Per i ristori ci sarà un doppio binario: per chi lo ha già avuto l’indennizzo sarà automatico e arriverà con bonifico sul conto corrente da parte dell’Agenzia delle entrate entro il 15 novembre. Potranno presentare la domanda anche le attività che non hanno usufruito dei precedenti contributi. L’Agenzia riaprirà il canale per le istanze e il ristoro arriverà entro la metà di dicembre.

Rata IMU cancellata

In arrivo la cancellazione dellaseconda rata dell’IMU, da pagare entro il 16 dicembre 2020. Questa dovrebbe essere eliminata per tutti i soggetti economici colpiti dal DPCM 25 ottobre: ristoratori, gestori di cinema, teatri, palestre, piscine e altre attività per le quali è imposta la chiusura totale o anticipata alle 18.00.

Credito d’imposta per affitti commerciali

Il credito d’imposta sugli affitti commerciali al 60% riguarda i mesi diottobre, novembre e dicembre. La misura viene allargata alle imprese con ricavi superiori a 5 milioni di euro annui, a patto che abbiano subito un calo di fatturato di almeno il 50%.
Il credito sarà cedibile al proprietario dell’immobile locato.

Proroga cassa integrazione

Tra le novità principali del nuovo decreto c’è la proroga della Cig per altre 6 settimane, un intervento che, da solo, richiede 1,6 miliardi di euro. La proroga riguarda il periodo compreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021 e possono beneficiarne le imprese che hanno esaurito le settimane precedenti.

È prevista un’aliquota contributiva addizionale differenziata sulla base della riduzione di fatturato.  Per le imprese che hanno avuto una riduzione di fatturato oltre il 20% la Cig è gratuita, stessa cosa per i datori che hanno avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019.

Bonus lavoratori spettacolo, turismo, stagionali e termali

Confermata l’indennità di 1.000 euro per i lavoratori dello spettacolo (intermitenti e autonomi), stagionali e del turismo. Per queste categorie il decreto prevede anche la proroga della cassa integrazione.

È riconosciuta un’ulteriore indennità destinata a tutti i lavoratori del settore sportivo che avevano già ricevuto le indennità previste dai decreti “Cura Italia” (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18) e “Rilancio” (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34). L’importo è aumentato da 600 a 800 euro.

Reddito di emergenza

Per coloro che ne hanno già beneficiato nei mesi passati, il dl Ristori conferma il reddito di emergenza per altre due mensilità. Il valore del beneficio può arrivare anche a 800 euro (attualmente in media 560 euro per circa 300mila famiglie).

Esonero contributi previdenziali

A sostegno dell’imprenditoria, il dl Ristori prevede lo stop ai versamenti previdenziali per le imprese che hanno sospeso o ridotto l’attività a causa del Covid-19, tranne quelle del settore agricolo (per le quali sono previste altre misure). L’esonero contributivo dura 4 mesi al massimo ed è fruibile entro e non oltre maggio 2021.
Il quantum dell’esonero viene calcolato sulla base della perdita di fatturato:

  • fino al 50% per le imprese che hanno avuto una riduzione inferiore al 20%;
  • fino al 100% per le imprese con riduzione pari o superiore al 20%.

Filiera agricola, della pesca e dell’acquacoltura

Previsto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per tutta la filiera agricola, della pesca e dell’acquacoltura. La misura riguarda i contributi dovuti per il mese di novembre. Tale beneficio è riconosciuto anche a imprenditori agricoli, coltivatori diretti, mezzadri e coloni.

Stanziati 100 milioni di euro per sostenere tutta la filiera e la concessione di contributi a fondo perduto per gli imprenditori che hanno avviato l’attività dopo il 1° gennaio 2019 e a chi ha avuto un calo di fatturato superiore al 25% rispetto a novembre dello scorso anno.

Settore sportivo: le indennità previste

Tra i settori maggiormente colpiti c’è quello sportivo, soprattutto dilettantistico. Il dl Ristori riconosce un’indennità ulteriore per coloro che lavorano con lo sport ed hanno già ricevuto le indennità di 600 euro stabilite dal Cura Italia e poi dal dl Rilancio. L’importo del beneficio è aumentato a 800 euro.

Inoltre viene istituito un apposito Fondo con 50 milioni di euro da destinare alle società sportive dilettantistiche danneggiate dalla riduzione o chiusura totale delle attività.

Pacchetto Giustizia

Non da ultimo, il nuovo decreto si occupa anche del comparto Giustizia, con diversi articoli dedicati alle misure di prevenzione nei tribunali. Tra le novità ci sono l’implementazione del deposito di atti e documenti via PEC, l’accesso agli atti da remoto e la possibilità di procedere a divorzio e separazione senza comparizione delle parti.

Computer studenti

Al provvedimento sono state agganciate anche altre misure, come gli 85 milioni per acquistare computer per gli studenti.

Fondi di sostegno per alcuni dei settori più colpiti

È stanziato complessivamente 1 miliardo per il sostegno nei confronti di alcuni settori colpiti:

  • 400 milioni per agenzie di viaggio e tour operator;
  • 100 milioni per editoria, fiere e congressi;
  • 100 milioni di euro per il sostegno al settore alberghiero e termale;
  • 400 milioni di euro per il sostegno all’export e alle fiere internazionali.
  • 100 milioni di euro per la filiera agricola.

 Sostegno allo sport dilettantistico

Per far fronte alle difficoltà delle associazioni e società sportive dilettantistiche viene istituito un apposito Fondo le cui risorse verranno assegnate al Dipartimento per lo sport.

Il Fondo viene finanziato per 50 milioni di euro per il 2020 per l’adozione di misure di sostegno e ripresa delle associazioni e società sportive dilettantistiche che hanno cessato o ridotto la propria attività, tenendo conto del servizio di interesse generale che queste associazioni svolgono, soprattutto per le comunità locali e i giovani.

Salute e sicurezza

È previsto un insieme di interventi per rafforzare ulteriormente la risposta sanitaria del nostro Paese nei confronti dell’emergenza Coronavirus. Tra questi:

  • lo stanziamento dei fondi necessari per la somministrazione di 2 milioni di tamponi rapidi presso i medici di famiglia;
  • l’istituzione presso il Ministero della salute del Servizio nazionale di risposta telefonica per la sorveglianza sanitaria e le attività di contact tracing.

Ecco nel dettaglio a quali tipologie di attività di applicheranno i diversi coefficienti di incremento. In ogni caso, successivi decreti del ministro dello Sviluppo economico di concerto con quello dell’economia potrannoaggiungere ulteriori codici relativi a settori “direttamente pregiudicati dalle misure restrittive introdotte dai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri”.

CODICI ATECO INTERESSATI E % DI CONTRIBUTO:

493210 Trasporto con taxi 100%
493220 Trasporto mediante noleggio di autovetture da rimesse con conducente 100%
561011 Ristorazione con somministrazione 200%
561012 Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole 200%
561030 Gelaterie e pasticcerie 150%
561041 Gelaterie e pasticcerie ambulanti 150%
561042 Ristorazione ambulante 200%
562100 Catering per eventi, banqueting 200%
563000 Bar e altri esercizi simili senza cucina 150%
591400 Attività di proiezione cinematografica 200%
823000 Organizzazione di convegni e fiere 200%
900400 Gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche 200%
931110 Gestione di stadi 200%
931120 Gestione di piscine 200%
931130 Gestione di impianti sportivi polivalenti 200%
931190 Gestione di altri impianti sportivi nca 200%
931200 Attività di club sportivi 200%
931300 Gestione di palestre 200%
931910 Enti e organizzazioni sportive, promozione di eventi sportivi 200%
931999 Altre attività sportive nca 200%
932100 Parchi di divertimento e parchi tematici 200%
932910 Discoteche, sale da ballo night-club e simili 400%
932930 Sale giochi e biliardi 200%
932990 Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca 200%
960410 Servizi di centri per il benessere fisico (esclusi gli stabilimenti termali) 200%
960420 Stabilimenti termali 200%
960905 Organizzazione di feste e cerimonie 200%
551000 Alberghi 150%
552010 Villaggi turistici 150%
552020 Ostelli della gioventù 150%
552030 Rifugi di montagna 150%
552040 Colonie marine e montane 150%
552051 Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence 150%
552052 Attività di alloggio connesse alle aziende agricole 150%
553000 Aree di campeggio e aree attrezzate per camper e roulotte 150%
559020 Alloggi per studenti e lavoratori con servizi accessori di tipo alberghiero 150%
493901 Gestioni di funicolari, ski-lift e seggiovie se non facenti parte dei sistemi di transito urbano o sub-urbano 200%
773994 Noleggio di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli: impianti luce ed audio senza operatore, palchi, stand ed addobbi luminosi 200%
799011 Servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento 200%
799019 Altri servizi di prenotazione e altre attività di assistenza turistica non svolte dalle agenzie di viaggio nca 200%
900101 Attività nel campo della recitazione 200%
900109 Altre rappresentazioni artistiche 200%
900201 Noleggio con operatore di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli 200%
900209 Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche 200%
920009 Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse (comprende le sale bingo) 200%
949920 Attività di organizzazioni che perseguono fini culturali, ricreativi e la coltivazione di hobby 200%
949990 Attività di altre organizzazioni associative nca 200%

[1] Decreto Rilancio (Maggio 2020): l’ammontare del contributo si calcola applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’analogo importo del mese di aprile 2019.

Le percentuali previste erano le seguenti:

  • 20%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 400.000 euro
  • 15%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia precedente ma non l’importo di 1.000.000 euro
  • 10%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano la soglia precedente ma non l’importo di 5.000.000 euro.

Il contributo era comunque riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

 

Il nemico è il virus, non le attività economiche

Le ultime decisioni prese dal Governo hanno l’obiettivo di ridurre il più possibile la mobilità delle persone e, quindi, gli assembramenti.

Il quadro generale è a tutti noto.

Siamo di fronte ad un’importante ripresa dei contagi, alle prime (avanzate) sofferenze del sistema sanitario, all’ormai impossibilità di tracciare tutti i contagiati.

Il quadro è aggravato dal fatto che ovunque in Europa la situazione è molto critica e la mobilità tra Paesi non è stata (ne sarà) limitata.

Un altro dato importante: l’indagine epidemiologica ufficialmente avviata dal Governo e svolta all’inizio dell’estate ha certificato che in Italia i contagiati erano stati circa 1,4 milioni. Eppure, i dati ufficiali dei contagiati (decessi compresi) al 28 giungo scorso erano solo 240.310.

È altamente probabile che oggi sia nuovamente così, tant’è che quasi il 55% dei positivi sono asintomatici e tali restano. Ne vengono scoperti di più perché si fanno in media 160mila tamponi al giorno. Fino a giugno in media erano solo più o meno 30mila.

Un ulteriore dato sono le terapie intensive. È vero che ne sono state predisposte qualche migliaio in più rispetto alla primavera, ma è da tenere conto che mediamente il 75% di esse viene occupato da pazienti non covid, quindi, i numeri sono di molto inferiori, tant’è che l’asticella per l’allarme è fissata al 30% del loro riempimento (ad esempio, in Veneto siamo in fascia 3, ovvero tra 151/250 pazienti in terapia intensiva. La fascia massima è la 5 con 400 pazienti in terapia intensiva su 1.016 posti disponibili (fonte: piano di sanità pubblica della Regione Veneto) superata la quale le restrizioni saranno al massimo livello).

Inoltre, dato non indifferente, sono importanti i calcoli statistici degli epidemiologi che presuppongono in prospettiva numeri significativi di contagiati, ricoverati e decessi (ad esempio, avevano previsto anche 16mila contagi a fine ottobre, ma siano ben oltre i 20mila).

A questi livelli, è impossibile il tracciamento

Mi spiego meglio in numeri: per ogni contagiato le ASL dovrebbero rintracciare 10/15 persone per il conseguente isolamento fiduciario.

Posto che servono almeno 15 minuti per ognuno, occorrono 3,75 ore (su 15) per ciascun contagiato. Moltiplicato per 2mila (più o meno i contagiati quotidiano più in Veneto), fanno 7.500 ore al dì.

Impegno insostenibile.

Rispetto a tutto questo, ed è ragionevolmente impossibile qualsiasi ragionamento “localistico” in virtù del quale si pensa che un territorio stia meglio di altri.

Come pure è poco realistico sostenere che ci sono attività che per lo stretto rispetto delle regole (non ho dubbi in merito), non favoriscono i contagi.

Il tema centrale attorno al quale ruotano le valutazioni scientifiche non sono i territori o le singole attività economiche, bensì la mobilità e gli assembramenti.

Faccio un esempio: dalle 18,00, che per la maggior parte è il termine dell’attività lavorativa, si mobilitano svariati milioni di italiani.

La “chiusura” mira a colpire proprio quella mobilità.

Quindi, la causa dei contagi non sono quelle attività, ma ciò che la loro presenza determina, ovvero la mobilità di milioni persone.

La differenza tra le 18,00 e le 23,00 (nessuno era contrario alla chiusura, la differenza era solo sull’orario), sta nei numeri. Chiudere alle 18,00 consente di ridurre la mobilità di diversi milioni in più rispetto alle 23,00, senza compromettere la maggioranza delle attività lavorative, scolastiche e personali che si svolgono prima delle 18. Questo è il punto.

Ovviamente c’è un pesante effetto collaterale su tutte le attività che si sviluppano in quella fascia oraria e dovranno essere prontamente risarcite.

Nel frattempo, rispetto ad alcune obiezioni che sono state giustamente poste, per contenere al massimo i tempi di questa chiusura si sta agendo anche su altri fronti. Per i trasporti sono stati cospicuamente finanziati servizi aggiuntivi (attuati in ritardo a causa della scarsa reattività delle regioni, ma adesso sta funzionando).

Per la scuola è stata fatta una scelta di natura pedagogica.

Mentre per le scuole superiori la didattica a distanza deve essere almeno del 75% (anche qui nessun contrario, la differenza era solo sulle percentuali) – con il beneficio di ridurre i pendolari –  “materne, elementari e medie” si svolgono in presenza perché si è ragionevolmente valutato il beneficio per i bambini delle relazioni sociali che la scuola ha sulla loro formazione (nessuno aveva proposto di chiuderle) ed in più non gravano sui trasporti.

Il nodo del trasporto pubblico

La domanda è nota: perché non si è pensato agli assembramenti sui mezzi di trasporto pubblico? Si sapeva che con la riapertura delle scuole ci sarebbe stato il sovraffollamento?

Innanzitutto una premessa: nel settore dei trasporti pubblici le competenze sono attribuite alle Regioni. Le Regioni sono tenute a delegare agli enti locali tutte le funzioni e i compiti regionali in materia di trasporto pubblico locale ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione, che non richiedono l’unitario esercizio a livello regionale.

Allo Stato, oltre ad un compito centrale in materia di finanziamento dei servizi di trasporto pubblico locale, rimangono esclusivamente le competenze in materia di accordi internazionali relativi a servizi di trasporto transfrontalieri, sicurezza dei trasporti, linee guida e principi volti alla tutela ambientale.

Per affrontare la drastica riduzione dei ricavi causa Covid nonché il rimborso degli abbonamenti non fruiti e, quindi, garantire la continuità del servizio, con il decreto Rilancio (nr. 34/2020) sono stati stanziati 500 milioni di euro per l’anno 2020 aggiuntivi rispetto ai fondi ordinari stabiliti. La ripartizione di queste risorse è avvenuta con DM (MIT) 340 dell’11.08.2020.

 

In data 26 agosto 2020, il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) ha affrontato il tema e il 31 agosto 2020 la Conferenza Unificata ha approvato le “Linee guida” del trasporto pubblico, indicate dal CTS. 

 

Le decisioni prese prevedevano, tra le altre, un coefficiente di riempimento non superiore all’80 % attraverso una maggiore riduzione dei posti in piedi rispetto a quelli seduti nonché lo stanziamento di risorse ulteriori per le Regioni e per Comuni e Province per i servizi aggiuntivi di trasporto ritenuti indispensabili per l’avvio dell’anno scolastico. 

 

Ciò ha comportato che con il decreto Agosto (n. 104/2020) sono stati stanziati ulteriori 400 milioni di euro in favore del trasporto pubblico locale. Tali risorse, nel limite di 300 milioni di euro, potevano essere utilizzate anche per il finanziamento di servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e regionale e, successivamente, con il decreto legge dell’8 settembre (n. 111/ 2020), ciascuna Regione e provincia autonoma è stata autorizzata all’attivazione dei suddetti servizi aggiuntivi di traporto pubblico per un importo pari a 150 milioni di euro. Gli altri 150 milioni di euro sono stati destinati ai comuni per il trasporto scolastico.

 

I criteri di ripartizione erano gli stessi del DM (MIT) 340 dell’11.08.2020.

 

In sostanza, da inizio settembre le società concessionarie dei servizi di trasporto potevano provvedere alla stipulazione diretta di contratti con ditte private per i servizi aggiuntivi (bus turistici, taxi, NCC) e poi farsi autorizzare dagli enti concedenti.

 

Cosa è successo?

 

In diverse regioni, tra cui il Lazio e la Toscana, sono partiti prima dell’inizio dell’anno scolastico, altre no. Ad esempio, il Veneto ha completato l’impegno a partire dal 26 di ottobre. Inoltre, ad oggi, di quei 300 milioni autorizzati, risultano non impegnati 180 milioni di euro.

Gli indirizzi per il Recovery plan.

Sono stato il relatore del parere della Commissione Trasporti e Infrastrutture del Senato sulle Linee guida per il Piano nazionale di ripresa e resilienza da finanziare con il Recovery fund nell’ambito del quale all’Italia sono stati assegnati circa 208 miliardi di euro, la quota maggiore tra tutti i paesi membri UE.

In merito, il settore delle Infrastrutture assume un ruolo strategico tanto che la quota più significativa delle risorse sarà destinata proprio in questo comparto.

Quali sono le Linee guida da seguire per la redazione del Piano in cui saranno declinati gli interventi veri?

Innanzitutto, perseguire gli obiettivi strategici contenuti nell’allegato al DEF 2020 “Italia veloce” che indica le opere prioritarie, gli strumenti di finanziamento e il livello di maturità progettuale, accompagnati dalla riduzione degli oneri burocratici e la semplificazione delle procedure, sia nella fase di affidamento che in quella di esecuzione degli appalti, anche grazie all’utilizzo dei poteri derogatori attribuiti alle stazioni appaltanti dalle previsioni del Decreto Semplificazioni.

Devono essere privilegiati gli interventi di sviluppo dei sistemi infrastrutturali a rete, con particolare riguardo al completamento di quelli riguardanti le reti di trasporto transeuropee (TEN-T) e i nodi multimodali, nonché gli interventi e le opere che hanno un’elevata maturità progettuale o programmi di interventi che rispondono a procedure attrattive sperimentali ed efficaci.

Serve un programma relativo agli investimenti nella rete aeroportuale e per ridurre il divario infrastrutturale per la mobilità passeggeri e merci tra le aree del Paese ed in particolare tra il nord e il sud.

Occorre potenziare le linee ferroviarie regionali e interregionali e affrontare il gap infrastrutturale e strumentale della mobilità locale.

Va migliorata la resilienza del Paese supportando la crescita sostenibile attraverso l’implementazione degli interventi per lo sviluppo di porti e l’accessibilità portuale e l’ammodernamento delle strade regionali e degli enti locali per la coesione territoriale e il collegamento con le aree interne.

Deve essere predisposto un Piano nazionale al fine di ridurre il disagio abitativo e rigenerare gli ambiti urbani particolarmente degradati e carenti di servizi in un’ottica di innovazione e sostenibilità green.

Questi, tra tanti altri, gli orientamenti espressi nel parere quali indirizzi programmatici per il Governo nell’utilizzo delle ingenti risorse europee.

Covid-19, come affrontarlo ancora.

I segnali che arrivano sono positivi e testimoniano una ripresa di molte attività economiche e sociali del Paese. Inoltre, l’attività scolastica ed educativa pare si stia svolgendo senza patemi particolari dal punto di vista sanitario.

Purtroppo, però, in generale i dati epidemiologici evidenziano, da nove settimane, un progressivo peggioramento dell’epidemia che ha comportato anche un maggiore carico sui servizi sanitari e un quadro epidemiologico, con un trend significativamente più critico, si registra in numerosi altri Paesi europei.

Questi dati ci dicono che lo stato di emergenza non si è ancora concluso.

In questa fase, pertanto, la regolazione dei diversi ambiti della vita familiare, sociale, lavorativa ed economica del Paese deve giocoforza ispirarsi a criteri di massima prudenza, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente su specifiche parti del territorio nazionale ed in modo da consentire di reagire con rapidità e flessibilità ad ogni emergenza.

Peraltro, la trasmissione locale del virus, diffusa su tutto il territorio nazionale, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti soprattutto nell’ambito domiciliare. E’ necessario, quindi,  mantenere una elevata consapevolezza nella popolazione circa il peggioramento della situazione epidemiologica e sull’importanza di continuare a rispettare in modo rigoroso tutte le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali lavaggio delle mani, l’uso delle mascherine e il distanziamento fisico, fermo restando che le misure di contrasto dell’epidemia devono essere costantemente proporzionate al livello di pericolo esistente al momento della loro adozione.

Per queste ragioni, il Governo ha disposto, dopo ampio confronto in Parlamento e nonostante l’astensione delle destre, sempre più irresponsabili quando si prendono decisioni su come contrastare la diffusione del virus, ha prorogato lo stato d’emergenza fino al 31 gennaio 2021.

Inoltre, ha imposto nuove regole.

La più rilevante è che è necessario sempre avere con sé la mascherina.
Sempre e ovunque, all’aperto e al chiuso, tranne nei casi in cui si è “isolati” ovvero non si incontra nessuno o non si è con nessuno.
Quindi, non c’è più la “distanza”, bensì “l’isolamento”.

La seconda novità rilevante è l’uso delle mascherine tra “conviventi”.

In pratica, viene superato il concetto di “congiunti”.

Per fare un esempio, negli incontri tra parenti, se questi non sono conviventi, va usata la mascherina.

Chi fa sport non ha l’obbligo di indossare la mascherina, ma deve sempre rispettare la distanza di due metri dalle altre persone.

I bambini sotto i sei anni, i disabili o le altre persone con patologie incompatibili con l’uso della mascherina, non hanno l’obbligo di indossarla.

Chi non rispetta questi obblighi può essere sanzionato da 400 a 1000 euro a seconda della gravità del comportamento.

Avvalendosi del Comitato tecnico scientifico, il Governo valuterà costantemente i dati epidemiologici al fine di individuare ulteriori misure di prevenzione, ivi compreso il potenziamento del sistema di tracciabilità dei contagi.