Il puzzle del Governo Draghi

I limiti di prospettiva del Governo Conte II e gli errori commessi (ne ho parlato qui https://www.vincenzodarienzo.it/zingaretti-si-e-dimesso/) hanno portato alla nascita del Governo Draghi.

La maggioranza che lo sostiene la conoscete, ma posso dire che coloro che avevano auspicato questa soluzione, Italia Viva e Forza Italia, tutto avevano messo in conto tranne che Salvini potesse accettare di farne parte.

Per entrambi, le prospettive sono state inficiate, ovviamente. Infatti, la presenza della Lega e la conseguente virata di Salvini, tiene legata Forza Italia alla coalizione di centrodestra nell’azione di Governo e questo fatto provoca la risposta unitaria dell’area di centrosinistra più il M5S. In mezzo, di fatto schiacciata, resta Italia Viva.

In uno scenario senza la Lega, Forza Italia avrebbe agito come forza moderata di Governo e Italia Viva avrebbe potuto giocare su un tavolo diverso, anche in “simpatia” con Forza Italia con possibilità di incidere maggiormente rispetto ad adesso.

Allo stato, pertanto, la situazione è condizionata dal ripetersi, all’interno del Governo, dei due schieramenti storici.

Questo da un lato è una forza e dall’altro una debolezza. Infatti, nel primo caso i provvedimenti sono una vera sintesi di tante idealità e, quindi, con un elevato grado di permeabilità nella società, ma nel secondo non consentono grandi riforme se non quelle stabilite nell’ambito del Recovery fund.

Certo, queste sono pur sempre importanti e investono il futuro economico e sociale del Paese, ma per essere pienamente usufruite dovrebbero essere completate con le modifiche dell’assetto istituzionale.

Mi spiego. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato con il recovery fund prevede riforme della pubblica amministrazione, del fisco, della giustizia, delle pensioni, degli appalti pubblici, ecc. ma se il sistema istituzionale basato su questa legge elettorale, per giunta con il Parlamento dimezzato, non consente una stabile azione di governo e favorisce l’instabilità, il problema dell’efficienza dello Stato resta intatta.

Purtroppo, non vedo le condizioni per una riforma elettorale e istituzionale che completerebbe le cose da fare. Non le vado perché la Lega, soprattutto, non favorisce quel percorso e tiene bloccata anche Forza Italia.

C’è un altro punto di debolezza: di fronte alle forti contrapposizioni “tra alleati” di norma è Draghi a decidere. Detta così appare la soluzione migliore, ma non lo è, perché il Presidente del Consiglio in quella decisione che assume rappresenta solo se stesso e quando l’assume certifica la debolezza del sistema politico incapace di trovare un accordo al proprio interno.

PNRR, obiettivi qualitativi e quantitativi

Le risorse del Next Generation EU vengono erogate al raggiungimento di precisi obiettivi qualitativi, ovvero nuove leggi, semplificazioni normative e riorganizzazioni (millestone) e quantitativi ovvero risultati tangibili numericamente e fisicamente (target) che sono stati fissati nella proposta del Governo (nelle cosiddette “schede”).

Il PNRR italiano comprende 135 investimenti e 51 riforme. Per valutare il progresso nel lavoro da fare sono stati fissati 419 obiettivi che devono essere raggiunti a certe scadenze nel corso dei prossimi sei anni.

I tempi e le tappe degli interventi finalizzati agli obiettivi qualitativi che, di fatto, precedono e spianano la strada ai risultati quantitativi, sono prevalentemente concentrati nella prima fase di realizzazione (il 67 per cento è previsto entro il 2022).

Quindi, quando si dice che entro luglio potrebbe arrivare la prima tranche di 24 miliardi è perché è legata al raggiungimento dei primi obiettivi qualitativi. Infatti, sono in cantiere le prime riforme importanti, una delle quali – il DL Semplificazioni – è stato già approvato dal Consiglio dei Ministri.

Gli obiettivi quantitativi sono ben specificati. Ad esempio, per le linee ad alta velocità il target del 2025 è di costruire almeno 53 km di linea pronta per l’utilizzo; o anche, per Ecobonus e Sismabonus, vanno rinnovati entro giugno del 2023 almeno 12 milioni di metri quadri di superficie di edifici con un risparmio di energia di almeno il 40 per cento.

La valutazione, quindi, per ottenere le risorse si baserà su una misurazione oggettiva. Questi obiettivi, per ovvie ragioni, sono concentrati negli ultimi due anni (il 75 per cento dal 2024 in poi).

Questi sono alcuni esempi di come sono gli obiettivi.

Ecobonus e sismabonus (13,95 miliardi) – Estensione del Superbonus al 31 dicembre 2022 per i condomini e al 30 giugno 2023 per le IACP.

Completamento del rinnovo di almeno 12 milioni di m2, con il risparmio di almeno il 40% dell’energia; rinnovo almeno 1,4 milioni di m2 a scopo antisismico entro il 2023.

Completamento del rinnovo per almeno 32 milioni di m2, con risparmio di almeno il 40% dell’energia; rinnovo di 3,8 milioni di m2 a scopo antisismico entro il 2025.

Linee ad Alta Velocità nel Nord che collegano all’Europa (8,57 miliardi)

Assegnazione del contratto per costruire/completare la linea ferroviaria ad alta velocità del tratto Verona-Brennero entro il 2024.

180 km di linea ad alta velocità per passeggeri e merci nelle tratte Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Liguria-Alpi e Verona-Brennero costruiti e pronti per l’autorizzazione e l’operatività entro il 2026.

PNRR, cosa è cambiato da Conte a Draghi?

Sento sempre più persone che affermano che con Draghi “finalmente” c’è discontinuità rispetto al Governo Conte, a partire dalle “sostanziali” modifiche progettuali ed economiche che Draghi avrebbe operato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato con i fondi del Next Generation EU.

Il messaggio è chiaro: da quando ci sono loro, Lega, Forza Italia e Italia Viva, le cose vanno meglio. Io penso, invece, che abbiano solo necessità di dire che qualcosa è cambiata.

Con l’aiuto della matematica, si capisce meglio.

Dunque, il PNRR del governo Draghi prevede spese per 235 miliardi, solo 12 miliardi in più di quella del governo Conte (223 miliardi) in termini netti, peraltro come risultante di diverse allocazione di risorse.

In questa tabella è possibile vedere le differenze.

Missioni PNRR Draghi PNRR Conte Differenza
Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura 49,86 46,18 3,68
Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica 69,94 68,9 1,04
Istruzione e Ricerca 33,81 28,49 5,32
Inclusione e Coesione 29,83 27,62 2,21
Salute 20,23 19,72 0,51
Totale 235,12 222,90 12,22

Per quanto concerne l’impatto sul Pil nei prossimi anni (2021-2026), invece, Draghi lo ha rivisto al rialzo. Infatti, nel 2026 il Pil dovrebbe crescere di + 3,6 punti contro il +3,0 per cento del Piano di Conte

La matematica non è un’opinione e dalla valutazione dei dati economici dei due Piani si capisce bene che le modifiche al Piano di Conte sono state minime, comunque tali da sgombrare il campo dalla propaganda di coloro che, sull’accusa che il Governo Conte non era in grado di progettare il futuro, hanno favorito la nascita del Governo Draghi, in primis Renzi.

La prossima Pubblica Amministrazione

Il governo intende sbloccare i concorsi pubblici per procedere a nuove assunzioni nella Pubblica Amministrazione. Si prevedono, quindi, due fatti: il blocco del turnover viene eliminato e, quindi, dovrebbero essere assunte più persone di quante andranno in pensione.

Come è noto nell’ultimo decennio il blocco del turnover nel pubblico impiego ha avuto un effetto importante, anche se non ha toccato tutti i settori.

I primi provvedimenti di blocco del turnover furono intrapresi dal 2008 a causa dell’aumento della spesa pubblica dovuta all’aumento del reddito medio. All’epoca le assunzioni furono bloccate e furono previste anche limitazioni alla sostituzione del personale in uscita.

Dal 2014, poi, i limiti sono rimasti solo per i pensionamenti consentendo un aumento del personale a parità di spesa.

La maggior parte della riduzione, in ogni caso, è stata osservata tra 2008 e 2012, quindi, nei fatti, il turnover è stato sostanzialmente ammorbidito da almeno 8 anni.

Ovviamente, il blocco del turnover ha contribuito a un aumento di circa 4 anni dell’età media dei dipendenti pubblici (ha contribuito anche l’innalzamento dell’età di pensionamento), età media che si è ridotta solo nel 2019 per effetto dei pensionamenti di “Quota 100”, a conferma che quel provvedimento è stato sfruttato soprattutto dai pubblici impiegati.

Nel 2019 il blocco del turnover è stato eliminato ed è stato stabilito un diverso suo funzionamento per gli enti locali. Questi possono assumere sulla base del rapporto tra spesa per dipendenti ed entrate correnti.

Non ci sono dubbi che lo sblocco del turnover è una occasione per aumentare il personale, in particolare in quei settori in cui ci sono state maggiori riduzioni.

Serve un’analisi attenta, sia per non cancellare i sacrifici che sono stati fatti in passato sul lato spesa pubblica, sia per colmare i vuoti dove sono effettivamente, sapendo che se sono sbagliati i tagli di spesa lineari sono sbagliati anche gli aumenti di spesa lineari.

 

 

La novità dell’assegno unico universale

L’assegno unico universale, che sostituirà i vari benefici economici (bonus e detrazioni varie) già esistenti dedicati al sostegno delle famiglie con figli under 21, potrà avere un valore fino a 250 euro e sarà erogato dal 1° luglio 2021.

Chi ne ha diritto

L’assegno è a favore di tutte le famiglie con figli a carico, partendo dal settimo mese di gravidanza fino al 21esimo anno di età. Non è riservato a specifiche categorie o fasce di reddito, ma viene progressivamente attribuito a tutti i nuclei familiari con figli a carico ed è riconosciuto a entrambi i genitori (se sono separati o divorziati l’assegno andrà a chi detiene l’affidamento dei figli). Deve essere ripartito in egual misura tra questi e ha lo scopo di favorire la natalità e promuovere anche l’occupazione, specialmente quella femminile.

Per i figli successivi al secondo, l’importo dell’assegno è maggiorato del 20 per cento.

La somma cambia in presenza di figli con disabilità e verrà maggiorata secondo una quota di circa il 30% o il 50%, a seconda della disabilità presente. In questo caso l’assegno viene riconosciuto anche oltre i 21 anni.

Limiti per l’erogazione

Al compimento del 18esimo compleanno l’importo viene ridotto, ma sarà comunque erogato fino ai 21 anni con possibilità di corresponsione dell’importo direttamente al figlio, su sua richiesta, al fine di favorirne l’autonomia. L’assegno è concesso solo nel caso in cui il figlio maggiorenne frequenti un percorso di formazione scolastica o professionale, un corso di laurea, svolga un tirocinio ovvero un’attività lavorativa limitata con reddito complessivo inferiore a un determinato importo annuale, sia registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro o svolga il servizio civile universale.

Per quanto riguarda i figli a carico con più di 21 anni il Governo si è impegnato per una norma transitoria in attesa dell’approvazione di un provvedimento che comprenderà gli assegni anche in questi casi.

Come viene erogato l’assegno unico universale

Il beneficio è riconosciuto a tutti, indipendentemente dal reddito familiare, ma l’importo cambia non solo dopo il compimento del 18esimo compleanno del figlio a carico, ma anche a seconda del’Isee o delle sue componenti.

L’assegno unico può  avere la forma di credito di imposta o di erogazione mensile. Questo non è incompatibile con altri benefici come il reddito di cittadinanza.

Cashback, gioie e dolori

Nel dicembre del 2019 abbiamo deciso il programma “Cashback” , ovvero il rimborso in denaro in favore delle persone che, fuori dall’esercizio di attività d’impresa, arte o professione, effettuano acquisti mediante l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici presso soggetti che svolgono attività di vendita di beni e di prestazione di servizi.

Tra gli obiettivi c’erano anche la lotta all’evasione fiscale e dare risposta alle raccomandazioni della Commissione Europea di promuovere nel nostro Paese la digitalizzazione e la modernizzazione delle modalità di pagamento nonché un più diffuso utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici da parte dei cittadini.

La BCE, lo scorso settembre 2020, ha certificato che nel 2019 l’Italia ha registrato circa 77 transazioni pro-capite con carte di pagamento classificandosi al 24° posto sui 27 Stati membri dell’UE, subendo il sorpasso da parte della Grecia (77,2 transazioni pro capite). Nelle prime tre posizioni figurano Danimarca, Svezia e Finlandia con, in media, 370 transazioni pro capite annue, pari a circa 5 volte il numero registrato in Italia.

I numeri disponibili evidenziano il forte gradimento dell’operazione da parte dei cittadini, con benefici anche sul fronte del sistema pubblico delle identità digitali. Infatti, allo stato attuale l’APP IO è stata scaricata da oltre 10,8 milioni di persone, di cui 8,2 milioni sono aderenti al programma. Circa il 58 per cento degli accessi sono eseguiti tramite SPID e il 42 per cento tramite CIE. Gli strumenti di pagamento attivati appositamente sono oltre 14,9 milioni, molti dei quali utili anche per pagare tributi e servizi pubblici. Le transazioni effettuate hanno superato i 315 milioni e il totale degli utenti che ha registrato almeno una transazione valida sono circa 7,2 milioni.

Relativamente al funzionamento del programma, molte transazioni effettuate in “modalità contactless” tramite carte a doppio circuito, sia durante il periodo sperimentale sia in quello ordinario, sarebbero state escluse per varie ragioni, gran parte delle quali riconducibile alla mancata registrazione sull’APP IO dei due circuiti.

In pratica, numerosi esercenti sarebbero esclusi dal programma perché alcuni circuiti non sarebbero ancora convenzionati con PagoPA. Inoltre, alcuni servizi utilizzati dai partecipanti come “Samsung, Google e Apple Pay” non avrebbero ancora attivato la convenzione con PagoPA. Infine, alcune transazioni non sarebbero state registrate perché “le carte e app registrate al programma” sarebbero “abilitate dal giorno dopo”;

Per quanto riguarda i comportamenti dei partecipanti, fin dall’avvio del periodo sperimentale si sarebbe verificata la tendenza a frazionare artificiosamente i pagamenti al fine di raggiungere la quota minima di transazioni per ottenere i rimborsi ordinari e aumentare la probabilità di ricevere il rimborso speciale. In tali casi, essendo le commissioni sulle transazioni a carico degli esercenti, questi ultimi incorrerebbero in spese aggiuntive non previste.

Per migliorare il servizio, appare necessario adottare i dovuti correttivi, a partire dal superamento delle problematiche di funzionamento finora registrate ed oggetto di monitoraggio da parte del Ministero dell’economia e delle finanze e di PagoPA Spa, che hanno recato disagi a utenti ed esercizi commerciali.

Acquistare la licenza per produrre i vaccini in Italia.

Il Governo Draghi si attivi per consentire l’acquisto della licenza per la produzione dei vaccini anti-Covid affinchè le aziende farmaceutiche italiane possano produrre autonomamente il vaccino in Italia.

Il 17 giugno 2020 la Commissione europea ha presentato una strategia europea sui vaccini per accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di vaccini anti COVID-19 basata su alcuni obiettivi:

  • garantire vaccini sicuri, efficaci e di qualità;
  • assicurare agli Stati membri e ai loro cittadini un accesso rapido al vaccino, guidando al contempo lo sforzo di solidarietà a livello globale;
  • garantire il prima possibile a tutti i cittadini dell’UE un accesso equo a un vaccino dal costo abbordabile;
  • garantire che i paesi dell’UE si preparino all’introduzione di vaccini sicuri ed efficaci, predisponendo quanto necessario in materia di trasporto e mobilitazione e individuando i gruppi prioritari che dovrebbero avere accesso ai vaccini per primi.

A seguito delle raccomandazioni scientifiche positive dell’Agenzia europea per i medicinali, nell’UE è stato autorizzato l’uso di 3 vaccini anti COVID-19 sicuri ed efficaci: BioNTech-Pfizer, Moderna, Astrazeneca.

La Commissione Europea ha positivamente finanziato la Ricerca e stipulato Accordi di Acquisto Comune, ed ora deve correttamente condurre le verifiche tecniche e giuridiche affinché i contratti siano rispettati.

Oggi però in Europa si evidenzia una drammatica carenza di dosi di vaccino anti Covid-19, rispetto alla quantità necessaria per una campagna di immunizzazione della popolazione europea e questo sta generando ritardi sui programmi vaccinali nazionali e molta preoccupazione nell’opinione pubblica;

Carenza che è imputabile a limitate capacità produttive delle case farmaceutiche titolari del brevetto, evidentemente non attrezzate per far fronte a richieste in periodi di emergenza e di pandemia;

Sarebbe auspicabile moltiplicare la produzione di vaccini, per garantire la distribuzione e l’accesso, per la popolazione europea e, in prospettiva, per quella mondiale, agendo anche in termini di moral suasion, verso le multinazionali produttrici affinchè rendano di pubblico dominio le informazioni industriali che possano consentire anche ad altre case farmaceutiche di avviare la produzione.

In Italia esiste un comparto imprenditoriale farmaceutico che ha già dichiarato di poter far fronte ad eventuali produzioni di Vaccino Anti-Covid, con il necessario supporto istituzionale. Ottenere la licenza del vaccino ci consentirebbe infatti di produrlo in house e di velocizzare i tempi per poter vaccinare almeno il 70% della popolazione entro fine anno.

Per questa ragione, insieme ad altri colleghi Senatori, abbiamo chiesto al Ministro Speranza di attivarsi per consentire l’acquisto della licenza per la produzione dei vaccini anti-Covid affinchè le aziende farmaceutiche italiane possano produrre autonomamente il vaccino in Italia.

Abbiamo anche chiesto se è stata già fatta una ricognizione per sapere, eventualmente, quali aziende italiane sarebbero in grado di produrre i vaccini.

I ristori economici in Europa

Spesso si ripete che i ristori non siano arrivati alle attività economiche colpite dai provvedimenti restrittivi del Governo.

La cosa non è vera, tanto che i dati forniti dall’Agenzia delle Entrate dimostrano che ne hanno beneficiato tutte le attività economiche che ne avevano diritto.

Ma vediamo cosa è accaduto altrove.

I paesi considerati, Francia, Germania e Inghilterra, hanno fatto come l’Italia: hanno erogato contributi a fondo perduto a favore di imprese e lavoratori autonomi basandosi sulla perdita di fatturato. Solo per il quantum del contributo hanno utilizzato parametri diversi.

Mentre in Italia è stato scelto il criterio della perdita di fatturato risultante dal confronto tra aprile 2019 e aprile 2020, i paesi considerati, pur prendendo a base la perdita di fatturato, hanno seguito altri criteri di riferimento.

La cosa che emerge, quindi, è che tutti i contributi sono stati basati sulla perdita di fatturato. Questa scelta ha avuto la pregevole caratteristica di penalizzare chi aveva sotto-dichiarato negli anni precedenti. Questo ha un evidente vantaggio in termini di penalizzazione dell’evasione.

Devo dire che da alcune interviste di singoli o proteste di zone, nel corso delle quali si lamentavano l’esiguità dei contributi ricevuti, era più che comprensibile che il nodo era questo: essendo il contributo legato al fatturato, se il ristoro era basso…

Per quanto riguarda il modello tedesco, le differenze più importanti rispetto a quello italiano sono:

  • hanno diritto al ristoro le imprese indipendentemente dal settore di operatività, bensì al solo verificarsi di una perdita di fatturato. Questa facoltà è stata prevista in Italia solo per il contributo previsto dal Decreto Rilancio, ma poi è stata sostituita dall’identificazione delle imprese beneficiarie sulla base dei codici ATECO. Il riferimento ai codici ATECO ha avuto vantaggio di minimizzare il rischio di dare contributi a imprese in perdita per motivi diversi dalla pandemia;
  • gli aventi diritto vengono ristorati sulla base della perdita di fatturato di ogni mese in cui si fa richiesta rispetto a quello corrispondente del 2019, il che ha reso il sistema tedesco più elastico rispetto alla scelta italiana di basarsi solo sul mese di aprile, ovvero la perdita di fatturato di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019 che è stata mantenuta nel corso dell’intero 2020 per calcolare i ristori.
  • per quanto riguarda l’ammontare dei ristori, per gli aventi diritto viene fissata una proporzionalità rispetto ai costi fissi sostenuti. In questo modo, però, non si è evitato di ristorare le imprese inefficienti (ovvero quelle con costi fissi più alti).

Il sistema francese garantisce una copertura universale a prescindere dal settore di operatività per le piccole e medie imprese. Per le imprese più grandi invece anche in Francia si utilizzano liste di settori specificati nel dettaglio, come in Italia. Anche in Francia per calcolare il valore della perdita viene preso in considerazione il mese del 2019 corrispondente a quello in cui viene fatta la richiesta di contributo.

Il modello inglese – pur prendendo spunto dalla perdita di fatturato – sembra essere in assoluto quello meno in grado di rappresentare la situazione economica dell’impresa. Infatti, per gli aventi diritto viene utilizzata la variabile dell’affitto figurativo come base di determinazione del contributo. Questa non è stata del tutto in grado di garantire l’individuazione delle imprese che hanno subito danni economici per via della pandemia.

Le linee programmatiche del Governo Draghi

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha presentato il programma del proprio impegno.

Ambizioso e complesso, ma molto chiaro negli obiettivi e negli impegni che si è assunto.

L’Italia ha la straordinaria opportunità di crescere in maniera equilibrata e sostenibile.

 

Le linee programmatiche del Governo Draghi.

Quante sono le imposte e i contributi da pagare?

Dopo l’insorgere della pandemia, tutti i decreti anticrisi adottati da marzo 2020 in poi hanno stabilito rinvii nei versamenti di imposte e contributi.

I Decreti “Cura Italia” (marzo) e “Rilancio” (maggio), hanno posticipato solo di qualche mese i pagamenti dovuti, mentre con il decreto “Agosto” (agosto) e i quattro Decreti “Ristori” (da ottobre in poi) le proroghe sono andate oltre il 2020.

Per i contribuenti più duramente colpiti dalla crisi economica quanto valgono i pagamenti aggiuntivi che dovranno essere effettuati quest’anno e nel 2022?

Il decreto Agosto ha previsto che le imposte sospese con i provvedimenti precedenti (“Cura Italia” e “Rilancio”) fossero pagate per metà entro il 16 settembre 2020, e per la restante metà in 24 rate mensili di pari importo a partire dal 16 gennaio 2021.

Lo stesso decreto ha rinviato al 30 aprile 2021 il versamento della seconda rata di acconto delle imposte sui redditi e dell’IRAP per i contribuenti forfettari e per quelli che hanno adottato gli indici sintetici di affidabilità (ISA).

Il primo decreto Ristori di ottobre ha posticipato, per diversi i datori di lavoro, i versamenti dovuti a novembre 2020 di contributi e premi di assicurazione obbligatoria. Il versamento è dovuto o in marzo 2021 o in quattro rate mensili di pari importo a partire da marzo.

Il decreto Ristori-bis ha esteso la proroga al 16 marzo 2021 anche per i versamenti di novembre dovuti per IVA, addizionali e ritenute su redditi da lavoro dipendente e assimilato, e ha aumentato la platea dei beneficiari del rinvio, prevedendo però che gli stessi operino in settori o zone particolarmente colpite. Anche in questo caso i pagamenti sono dovuti o in marzo o in quattro rate mensili di pari importo a partire da marzo.

Lo stesso decreto è intervenuto nuovamente a favore dei contribuenti ISA, prevedendo che il rinvio al 30 aprile 2021 sancito dal decreto Agosto per il versamento della seconda rata di acconto delle imposte sui redditi e dell’IRAP si applichi a tutti i contribuenti ISA senza condizioni di fatturato, a patto che gli stessi operino però in zone rosse e in specifici settori..

Il decreto Ristori-ter si è limitato a estendere le norme del secondo Ristori alle regioni entrate in zona arancione e rossa.

Il quarto decreto Ristori ha rinviato a marzo 2021 le rate dovute nel 2020 relative ai programmi di “rottamazione-ter” e “saldo e stralcio”,.

Lo stesso decreto ha rinviato a marzo 2021 (in una soluzione o in quattro rate mensili di pari importo a partire da marzo) i versamenti di dicembre riguardanti ritenute su redditi da lavoro dipendente e assimilato, addizionali, contributi e IVA per un’ampia platea di contribuenti più colpita dalle chiusure.

Infine, il decreto ha rinviato ad aprile 2021 il pagamento, in un’unica soluzione o in quattro rate mensili di pari importo a partire da aprile, della seconda rata di acconto delle imposte sui redditi e dell’IRAP a beneficio di vari soggetti più colpiti dalla crisi, non limitando l’intervento ai soli contribuenti ISA come fatto in precedenza.

Il risultato di questi provvedimenti è che le imposte e i contributi posticipati l’anno scorso  ammontano complessivamente a 14 miliardi, di cui 12,2 miliardi rinviati al 2021 e 1,8 miliardi al 2022.

Dei 12,2 miliardi posticipati al 2021, circa 11 dovranno essere versati tra marzo e giugno.

A questo ammontare che viene dal passato dovranno essere aggiunti le imposte e i contributi normalmente da versare all’erario.

Infine, nei prossimi mesi riprenderà l’attività di riscossione da parte dell’Agenzia dell’Entrate, sospesa proprio fino a fine febbraio (si tratterebbe di circa 50 milioni di cartelle esattoriali al momento sospese).

Questa sarà la prima sfida per il governo Draghi.