I “riflessi” della didattica a distanza

In tempi di pandemia abbiamo conosciuto questo nuovo modo di frequentare la scuola, a distanza.

Questo sistema ha certamente difeso i ragazzi e le relative famiglie dai contagi, ma gli studi fatti a posteriori ci hanno consegnato un quadro allarmante.

Le cose subito note sono state le difficoltà di tante famiglie che non avevano i mezzi necessari per frequentare da casa, poi che in tante zone la connessione internet non era all’altezza, poi che il rendimento scolastico, come l’attenzione, calavano, sono cresciuti enormemente i casi di miopia, ma quanto emerso dalle indagini sulle reazioni psico-emotive è ben più grave.

In pratica, stress, nervosismo, irritabilità e depressione sono le reazioni psico-emotive rilevate nei ragazzi, oltre alla minore concentrazione e capacità di apprendimento, alla perdita motivazionale e alla maggiore affaticabilità.

Questi problemi dipenderebbero dalla noia, dalla solitudine, dall’abbandono di abitudini consolidate che avevano rappresentato parti integranti della vita quotidiana della scuola, quali l’incontro e lo scambio con i compagni.

Senza la socialità si sono acutizzati nei bambini e nei ragazzi il senso di solitudine, il nervosismo ed il clima ambientale è stato percepito come pesante se non addirittura, avverso.

Ovviamente, le ripercussioni sono state differenziate, certamente più rilevanti nelle famiglie più fragili.

Nel complesso, per il 38% dei ragazzi, la Dad è una esperienza negativa e faticosa anche per problemi di ordine logistico e tecnico: troppe ore da restare ‘connessi’ a internet e lezioni online. In pratica, non l’hanno avvertita come positiva e la avversano come modalità di istruzione, con i danni che questo comporta,

Si conferma, quindi, che la formazione scolastica non è solo un processo di crescita cognitiva ma anche emotiva, relazionale e comportamentale che per crescere bene devono essere inserite in un clima favorevole che, purtroppo, la pandemia ha duramente colpito.

La didattica a distanza, inoltre, soprattutto per i bimbi della scuola dell’infanzia e primaria, ha limitato l’apprendimento, ha abbassato la capacità di concentrazione ed ha diminuito la curiosità, invece fervida nelle fasce infantili.

Queste sono le ragioni principali per le quali, nonostante le proteste di tanti, abbiamo deciso di tenere aperte le scuole.

Garantendo la sicurezza di tutti dai contagi, il ritorno alla scuola in presenza è l’unico modo per impedire ai nostri figli di cadere in quel circuito pericoloso che potrebbe avere ripercussioni anche in futuro.

 

 

La manovra finanziaria

La Legge di Bilancio 2022 è stata “costruita” su una crescita del PIL reale del 6,0 per cento per quest’anno e del 4,7 per cento per il prossimo. Sebbene la stima di crescita per il 2021 appare ormai raggiunta, visto che la crescita finora acquisita è già oltre i sei punti percentuali, restano alcune criticità legate alla ripresa dei contagi Covid, all’aumento del gas naturale e all’inflazione alta.

La manovra per il 2022

Per il 2022 si prevedono misure espansive per 37 miliardi, con coperture pari a 13,8 miliardi e un maggiore indebitamento di 23,2 miliardi.

Nel merito, va detto che circa 11 miliardi sono destinati per le riforme strutturali, quali il primo stadio della riforma fiscale (8 miliardi) e il riordino degli ammortizzatori sociali (3,3 miliardi per  ampliare la platea dei beneficiari dei trattamenti di integrazione salariale), mentre i restanti 26 miliardi finanzieranno le misure temporanee legate al prolungarsi della  pandemia e all’aumento dei prezzi dell’energia e strumenti già esistenti.

Le misure espansive

  1. Il rifinanziamento degli strumenti già esistenti, sono:
  2. il Reddito di Cittadinanza (ci tornerò con una news dedicata);
  3. le misure per il sistema pensionistico per finanziare la proroga di APE sociale e Opzione Donna e l’introduzione di Quota102. Quest’ultima prevede l’accesso al trattamento di pensione anticipata per i contribuenti che maturano, nel 2022, i requisiti di 64 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva;
  4. l’istruzione e la ricerca;
  5. la sanità, per la quale viene aumentato il Fondo sanitario nazionale per 2 miliardi nel 2022, portandolo a 124 miliardi. Inoltre, è previsto per le regioni il rimborso delle spese sostenute per l’acquisto dei farmaci innovativi e per la stabilizzazione di 12.000 contratti all’anno di formazione specialistica per medici;
  6. gli interventi in favore degli investimenti e della competitività delle imprese.

Le misure temporanee legate alla gestione della crisi pandemica o ad altre esigenze temporanee sono:

  1. l’acquisto di vaccini anti SARS-CoV-2 (1,9 miliardi) e la proroga dello schema straordinario di garanzie statali sui finanziamenti delle PMI (3 miliardi);
  2. sostegni a imprese e lavoratori con il rifinanziamento del “Fondo di tutela ai redditi nella fase di uscita dalla pandemia”;
  3. a fronte dell’aumento del costo di gas naturale ed elettricità negli ultimi mesi, la manovra stanzia 2 miliardi per calmierare il rincaro delle bollette energetiche, a seguito dei 4,5 miliardi già spesi nella seconda metà del 2021.

Le coperture

Le coperture per il 2022 si compongono di maggiori entrate per 7,9 miliardi e minori uscite per 5,9 miliardi.

Tra le maggiori entrate, la principale copertura (4,3 miliardi) deriva dalle modifiche al regime agevolato di deduzioni sulla rivalutazione dei beni aziendali introdotto nell’agosto 2020 con il decreto Rilancio.

Per le minori spese, l’unica copertura rilevante è l’interruzione del programma “Cashback”, che genera complessivamente circa 3 miliardi, di cui la metà era stata già trasferita al fondo per la riforma degli ammortizzatori sociali.

Arrivano finanziamenti per la Fondazione Arena

Dalla Legge di Bilancio 2022 arrivano 150 milioni di euro in due anni per le Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane.

Nel dettaglio, sarà istituito un fondo con dotazione pari a 100 milioni di euro per l’anno 2022 e 50 milioni di euro per il 2023 per l’assegnazione di un contributo finalizzato a incrementare il fondo di dotazione delle fondazioni.

Un importante risorsa alla quale può aderire anche la Fondazione Arena. Infatti, tra i requisiti per avere i fondi c’è quello che nel bilancio consuntivo dell’esercizio 2021 sia indicato un patrimonio netto negativo o un patrimonio disponibile negativo e, purtroppo, la Fondazione Arena ce l’ha.

A fronte di un patrimonio indisponibile di 28.181.788 milioni di euro nel 2020, la Fondazione Arena ha un patrimonio netto di 24.921.689 mln (24.857.571 mln nel 2019 e 21.982.978 mln nel 2018). Ciò fa sì che il patrimonio netto disponibile sia negativo per 3.260.099 milioni (stabile sul 2019 con – 3.324.217 mln ed in riduzione sul 2018 con – 6.198.810 mln).

Per quanto concerne i debiti, la Fondazione ne ha per 29.182.730 milioni nel 2020 (stabili nel 2019 con 29.950.787 mln ed in diminuzione sul 2018 con 34.259.539 mln).

Valutando il confronto:

  • tra il valore della produzione – ovvero 21.346.763 nel 2020 (anno Covid), ma prendendo come riferimento il 2019 con 49.436.044 mln simile a quello 2018 con 47.075.104 mln –
  • con i costi della produzione – che sono 21.246.349 nel 2020 (anno Covid) e 46.240.327 mln nel 2019 oltre a 43.610.663 mln nel 2018 –

posso ragionevolmente dire che la Fondazione non riuscirà a breve né a ridurre il livello del debito e men che meno a fare importanti investimenti destinati ad incrementare l’attivo patrimoniale.

La conferma arriva anche dal risultato di esercizio: 64.119 euro nel 2020 (anno Covid), ma appena 2.874.590 mln nel 2019 e altrettanti 2.679.157 mln nel 2018.

Non parliamo poi del rilancio delle attività di spettacolo dal vivo mediante l’acquisto di beni strumentali, mobili e immobili, nonché mediante la realizzazione di opere infrastrutturali volte all’adeguamento tecnologico, energetico e ambientale dei teatri e degli altri immobili utilizzati per lo svolgimento delle relative attività. Si tratta di azioni urgenti e importanti, ma che la Fondazione non potrà riuscire a fare, visto la condizione economica in cui versa.

Anche molte altre Fondazioni lirico sinfoniche sono nella medesima condizione, ma in questo caso il “mal comune mezzo gaudio” non è sufficiente.

I fondi che il Governo ha deciso sono più che necessari per rafforzare le Fondazioni lirico sinfoniche.

Attenzione, però. Se la Fondazione Arena chiede il contributo e malauguratamente producesse disavanzo d’esercizio che riduce il patrimonio indisponibile, anche per un solo anno, il Ministro della cultura disporrà lo scioglimento del consiglio di indirizzo e la Fondazione sarà sottoposta ad amministrazione straordinaria.

Auspico un’attenta valutazione affinché non si realizzi questa scelta dolorosa.

Bonus edilizi, a che punto siamo

Con la Legge di Bilancio 2022, il Governo ha affrontato compiutamente il tema delle diverse tipologie di detrazioni fiscali previste per la realizzazione di interventi di efficientamento e recupero del patrimonio immobiliare.
La scelta è coerente con la rivoluzione verde e la transizione ecologica che va avanti da qualche anno. Per questa ragione l’estensione temporale dei bonus non è legata al tema della ripresa economica post Covid-19, ma è il frutto di una strategia tendente a perseguire mirabili obiettivi di medio-lungo periodo che generano effetti espansivi in termini di produzione e reddito.

Superbonus

Vengono prorogati i termini per il riconoscimento della detrazione maggiorata del 110%, in misura variabile e con effetto decrescente.
Nello specifico, per le persone fisiche che realizzano interventi su edifici composti da due a quattro unità immobiliari, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche, e per i condòmini, l’agevolazione spetta nella misura del 110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, del 70% per quelle sostenute nel 2024 e del 65% per quelle sostenute nel 2025.
Per le persone fisiche che realizzano interventi su singole unità immobiliari adibite ad uso abitativo, la detrazione spetta nella misura del 110% per le spese sostenute entro il 30 giugno 2022, ovvero il 31 dicembre 2022 laddove alla data del 30 settembre 2021 sia stata effettuata la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (Cila) o, in alternativa, qualora gli interventi agevolabili siano realizzati su unità immobiliari adibite ad abitazione principale da parte di soggetti persone fisiche con ISEE non superiore a 25.000,00 euro annui.
Per gli Istituti autonomi case popolari IACP e gli enti assimilati, nonché per le Cooperative di abitazione a proprietà indivisa, invece, il Superbonus 110% spetta fino al 31 dicembre 2023, a condizione che alla data del 30 giugno 2023 siano stati già ultimati lavori per una percentuale di completamento dell’intervento complessivo pari almeno al 60%.

Ecobonus e Sismabonus

E’ stata stabilita la proroga triennale delle detrazioni ordinarie afferenti ad interventi edilizi di riqualificazione energetica (c.d. Ecobonus) e riduzione delle classi di rischio sismico (c.d. Sismabonus).
In particolare, viene estesa al 31 dicembre 2024 la misura agevolativa in scadenza al 31 dicembre 2021.
Vale la pena rilevare, tra l’altro, come la proroga, insistendo sull’art. 16 Dl 63/2013, riguardi non solo gli interventi strettamente inerenti al c.d. Sismabonus, ma, più in generale, tutti gli interventi edilizi disciplinati dall’art. 16-bis, comma 1, D.P.R. 916/1986 (c.d. TUIR), richiamati in seno al citato art. 16.
In forza del citato rinvio normativo, dunque, saranno inclusi nella proroga triennale anche quegli interventi edilizi che rientrano nell’ambito del c.d. Bonus Casa, anche noto come Bonus Ristrutturazioni.
Sul punto, inoltre, ci sono novità anche in tema di Bonus mobili. In relazione alle spese documentate e sostenute negli anni 2022, 2023 e 2024 per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, viene riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda, da ripartire tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo, nella misura del 50 per cento delle spese. Muta l’ammontare massimo sul quale calcolare la detrazione, che, dagli attuali 16.000 euro, viene limitato a 5.000 euro.

Bonus Facciate sino al 2022

La legge di Bilancio 2022 proroga, in ordine alle spese a tal fine sostenute nel corso dell’anno 2022, l’agevolazione cd “bonus facciate”.
Per i contribuenti che sostengono spese nell’anno 2022, relative ad interventi di recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, la detrazione d’imposta IRPEF o IRES, originariamente prevista nella misura del 90% è riconosciuta nella misura ridotta del 60%.

Sconto in fattura e cessione del credito

Viene prorogato il meccanismo che regola l’esercizio delle opzioni alternative alla fruizione diretta della detrazione dall’imposta lorda, ossia la cessione del credito d’imposta e il contributo sotto forma di sconto in fattura, sia con riguardo ai bonus edilizi ordinari non 110% che al Superbonus 110%.
In merito ai bonus soggetti ad aliquota ordinaria (non 110%), è stata prevista la possibilità, per i soggetti che sostengono spese “negli anni 2020, 2021, 2022, 2023 e 2024”, di optare per le c.d. opzioni alternative alle detrazioni d’imposta ordinarie non 110%.
Con specifico riguardo al c.d. Superbonus 110%, è stata prevista l’estensione della possibilità di esercitare le dette opzioni alternative relativamente alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2025.

L’incasso italiano della tassa alle multinazionali

Sulla tassa minima globale sulle multinazionali ne ho già parlato (https://www.vincenzodarienzo.it/la-tassazione-sulle-multinazionali/).

Con questa news affronto lo sviluppo di quella decisione assunta a luglio.

Infatti, nel mese di ottobre è stato raggiunto un nuovo accordo sul sistema di tassazione delle multinazionali e sono stati, quindi, chiariti alcuni aspetti importanti, la definizione dei quali consente di calcolare, più o meno, il gettito per l’Italia, frutto dell’applicazione di due soluzioni contabili che concorrono entrambe al calcolo effettivo della somma spettante.

In base alla prima applicazione, secondo l’OCSE, questa nuova tassazione dovrebbe portare alla ripartizione di 125 miliardi di dollari di profitti (circa 110 miliardi di euro) tra i paesi dove le multinazionali non sono residenti.

Assumendo il PIL relativo dell’Italia rispetto a quello degli altri paesi (2,5 per cento) come indicatore statistico applicato al fatturato per la conseguente ripartizione, all’Italia potrebbero spettare anche 2,7 miliardi circa.

Applicando a questa cifra spettante l’aliquota IRES del 24 per cento, si ricava un gettito per l’Italia di circa 640 milioni, superiore quindi a quello dell’attuale digital tax (circa 230 milioni di euro) che l’Italia già introita e che sarà sostituita dalla tassazione di cui stiamo parlando.

Il gettito, invece, derivante, dall’applicazione della seconda soluzione adottata, sarebbe di 2,3 miliardi sin dal primo anno di applicazione dell’accordo.

In definitiva, le entrate nette della prima e della seconda soluzione potrebbero essere nel primo anno di applicazione (il 2023) di circa 2,5 miliardi.

Sul dato inciderà senz’altro il fatto che alcune delle multinazionali italiane sono a partecipazione pubblica.

Queste, dovendo pagare più tasse, ridurranno l’ammontare dei dividendi che annualmente versano allo Stato.

Il saldo resta comunque positivo per le casse pubbliche.

 

Fase delicata e ruolo del PD

Con la sessione di bilancio siamo entrati nella fase più delicata della legislatura e dell’azione di governo.

Sebbene il contesto sia lo stesso di ieri, ovvero permangono cogenti le necessità di adottare azioni necessarie per ottenere i fondi europei del Next Generation EU e per contrastare la diffusione dei contagi dal virus, nell’eterogenea maggioranza che regge il governo Draghi, gli interessi sono molto diversi e divergenti.

Da un lato il Partito Democratico e la sinistra radicale che mantengono un profilo di responsabilità istituzionale e dall’altro una miriade di stati confusionari tra il M5S che non completa la transizione “contiana” e Forza Italia che non ha il coraggio di staccarsi dalla Lega che prosegue ad interdire il lavoro del governo che sostiene. Sullo sfondo, Italia Viva che balza di qua e di là inseguendo una centralità politica che i sondaggi non le conferiscono, ma i numeri parlamentari si.

Normalmente una cosa del genere non sarebbe sostenibile se non nelle condizioni che ho detto: pandemia e fondi europei da ricevere.

Ma questa sensibilità pare essere solo del PD.

Questo non  mi meraviglia, perché da anni il Paese si regge sul senso di responsabilità e sulla nostra fermezza istituzionale. Anzi, proprio per questo tratto culturale che abbiamo, penso che in questa fase dobbiamo assumere un ruolo di guida e propulsione per portare l’Italia oltre la “tempesta perfetta” caratterizzata dalla legge di bilancio e dal successivo e immediato voto per il nuovo Capo dello Stato.

E’ il momento di mettere chiaramente in campo la nostra visione. In una situazione molto confusa ed eterogenea dobbiamo individuare i nostri due/tre pilastri strategici che secondo me sono due: Draghi in Europa e legge elettorale proporzionale.

Sulla prima ho già detto in passato (qui l’articolo https://www.vincenzodarienzo.it/draghi-si-draghi-no/), sulla seconda credo sia a tutti chiaro che l’attuale sistema maggioritario sia completamente inadeguato perché costringerebbe a stare insieme nei collegi elettorali coloro che sono divisi per natura e spirito (politici, ovviamente). Unire artificiosamente partiti che sebbene siano nella medesima coalizione sono diversissimi tra di loro, sarebbe un bluff verso gli elettori.

Ovviamente, la nostra convinta adesione su questi due impegni consentirebbe all’Italia sia un finale ordinato della legislatura sia un anno ancora di azione da parte di Mario Draghi in un ambito che lo vede come il miglior interlocutore possibile, oltre che come riferimento europeista contro i sovranismi.

Anzi, proprio perché Draghi rappresenta una minaccia per quelli come Salvini e Meloni (ed i loro pessimi amici europei), quei due vorrebbero confinarlo al Quirinale. Ma questo non è il nostro interesse. Neanche dell’Europa.

Il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza: le prossime tappe

Il 13 agosto 2021 l’Italia ha ricevuto dalla Commissione europea, a titolo di prefinanziamento, i primi fondi a valere sul regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza ed in particolare 24,9 miliardi, equivalenti al 13% sia del contributo finanziario, sia del prestito, ovvero 8.954.466.787 euro a titolo di sovvenzioni e 15.938.235.352 euro a titolo di prestiti.

Le risorse permetteranno di avviare riforme e investimenti, la cui progressiva realizzazione darà la possibilità di accedere a ulteriori finanziamenti.

Con il pagamento del pre-finanziamento può considerarsi conclusa la fase preliminare (valutazione ed erogazione dei primi fondi) dei Piani per la ripresa e la resilienza e così avviare la fase relativa alla loro attuazione.

L’Italia ha trasmesso il proprio PNNR alla Commissione europea il 30 aprile 2021.

Il Piano italiano, approvato il 13 luglio 2021, delinea un “pacchetto completo e coerente di riforme e investimenti” e comprende misure che si articolano intorno a tre assi strategici, condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale. Esso si articola in sei missioni (digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo, rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture per una mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, inclusione e coesione e salute). L’Italia ha richiesto il massimo delle risorse RRF disponibili, pari a 191,5 miliardi di euro, di cui 68,9 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti.

Una volta avviati i progetti e gli investimenti finanziati gli Stati membri possono presentare due volte l’anno alla Commissione una richiesta di pagamento del contributo finanziario, ma comunque solo dopo l’avvenuto raggiungimento di traguardi e obiettivi concordati e indicati nel PNRR approvato.

Sulla base dei calendari per il monitoraggio e l’attuazione del sostegno finanziario e del prestito, si può presupporre che entro quest’anno l’Italia potrà presentare richiesta di pagamento per un totale di:

  1. 11.494.252.874 euro in sovvenzioni, finalizzati tra l’altro a:
  • la riforma della pubblica amministrazione,
  • la riforma dei processi civile e penale;
  • investimenti in hub del turismo digitale;
  • investimenti in bus elettrici;
  • investimenti in borse di studio per l’accesso all’università;

2. 12.643.678.161 euro in prestiti, da dedicare tra l’altro a:

  • riforme per l’adozione di programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico; – riforme per l’accelerazione dell’iter di approvazione dei progetti ferroviari;
  • investimenti finalizzati a gestire il rischio di alluvione e la riduzione di rischio idrogeologico;
  • investimento per la realizzazione di un sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione per l’individuazione dei rischi idrogeologici;
  • investimenti per la creazione di imprese femminili.

Tale è infatti l’ammontare dei finanziamenti allocati alle misure i cui traguardi o obiettivi si presume di raggiungere e, quindi, di poter documentare alla Commissione europea nell’anno 2021.

Voto amministrativo. Che succede?

Premesso che si è votato per i Sindaci e per il rinnovo dei Consigli Comunali e detto che è possibile comunque valutare i grandi numeri, ovvero i grandi agglomerati urbani, si può ragionevolmente affermare che il voto espresso da 12 milioni di italiani ha premiato i moderati europeisti che hanno un approccio pragmatico alle situazioni post pandemia ed ha punito i sovranisti nazionalisti che non nascondono la loro insofferenza verso la casa comune europea e manifestano idee ambigue, se non contrarie,  ai vaccini ed al green pass.

Oltre a questo, rileva che il centrodestra a trazione Salvini/Meloni “costringe” a restare casa fette rilevanti del proprio elettorato e prevale laddove il candidato non è loro stretto appartenente.

Dopo i grandi sacrifici imposti dalla pandemia, gli italiani vogliono uscirne con la buona amministrazione, il pragmatismo dei programmi e non con il populismo della protesta continua.

Se poi aggiungiamo la lotta per la supremazia tra quei due, la ricerca dell’identità che porta al travaso di voti tra loro stessi e il problema della selezione della classe dirigente che hanno, possiamo dar ragione a Berlusconi che molto più chiaramente di noi ha detto che quei due non governeranno mai l’Italia.

Nel voto, quindi, sono stati premiati i partiti che hanno dimostrato lealtà al Governo Draghi, di cui gli italiani ne apprezzano la competenza e sono stati puniti quei partiti che anche adesso dicono le stesse cose di anni fa, nonostante la nuova fase che l’Italia sta vivendo con Draghi.

Gli italiani vogliono uscire dal dramma pandemico e chi meglio dei pragmatici moderati, dei fiduciosi nella scienza e dei competenti amministratori può dare loro la fiducia che serve? O crediamo che dalle situazioni difficili si esce urlando contro tutto e tutti?

C’è un altro dato: il voto ha premiato in gran parte i candidati politici e sconfitto i civici del centrodestra. Ergo, i candidati civici riflettono e completano la credibilità programmatica dei partiti che li sostengono e non sono un dogma sempre felice e vincente.

E adesso?

L’insuccesso ha dato alla testa a Salvini. Da giorni sbraita e si agita contro Draghi, addirittura accusandolo di mentire sull’aumento delle tasse e tanto da chiedere un suo impegno per iscritto (tralascio volutamente la sua battaglia per aprire le discoteche).

Credo che gli italiani sappiano bene a chi dare ascolto e conoscano da lontano chi mente per abitudine.

Ma, tant’è.

A noi spetta proseguire su questa strada che è stata premiata: sostenere il Governo con convinzione, continuare ad essere forza tranquilla, restare nel solco del moderatismo con una certa dose di radicalità sulle idee, per contrastare ogni ipotesi che porti l’Italia in altre direzioni.

Ridurre l’aumento di gas ed energia elettrica

Dell’aumento delle bollette e delle cause geointernazionali che hanno comportato il balzo sia per le famiglie sia per le imprese, ho già scritto in questa news (https://www.vincenzodarienzo.it/bollette-piu-care-mercato-e-ambiente/).

Il Governo ha prontamente affrontato il tema ed ha approvato un pacchetto di risorse per ridurre il più possibile gli aumenti in corso sul consumatore finale. In particolare, l’importante intervento economico interviene riducendo gli oneri di sistema – e per il gas, anche l’IVA – che si pagano in bolletta.

Cosa sono i “famosi” oneri di sistema?

Con le bollette dell’energia elettrica, oltre ai servizi di vendita (materia prima, commercializzazione e vendita), ai servizi di rete (trasporto, distribuzione, gestione del contatore) e alle imposte, si pagano alcuni componenti per la copertura di costi per attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale tra i quali, ad esempio, quelli a sostegno della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Gli oneri di sistema rappresentano circa il 30 per cento dei costi in bolletta.

Con le bollette del gas, oltre ai costi della materia gas naturale (materia prima gas, approvvigionamento, commercializzazione al dettaglio), di trasporto e gestione del contatore e alle imposte, si pagano alcuni componenti per la copertura di costi per attività di interesse generale quali risparmio energetico, realizzazione di reti di teleriscaldamento, compensazione dei costi di commercializzazione,  recupero oneri di morosità per gli esercenti i servizi di ultima istanza b bonus gas pagati solo dai condomini con uso domestico). Il peso degli oneri di sistema non è elevatissimo, ragione per la quale è stata ridotta l’aliquota IVA applicabile alle somministrazioni di gas metano per usi civili e industriali.

In particolare, per i consumi stimati o effettivi dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2021, l’aliquota sarà del 5 per cento anziché del 10% o del 22% (a seconda della quantità consumata) per gli usi civili e del 22% per gli usi industriali o del 10% per alcuni tipi di aziende.

Quindi, il Decreto “taglia-bollette” azzera gli effetti del futuro aumento della bolletta. Ma non per tutti.

Per l’energia elettrica, il provvedimento riguarderà oltre 3 milioni di famiglie che già beneficiano del “bonus sociale elettrico”, ovvero i nuclei che hanno un Isee inferiore a 8265 euro annui; i nuclei familiari numerosi (Isee 20.000 euro annui con almeno 4 figli); i percettori di reddito o pensione di cittadinanza; gli utenti in gravi condizioni di salute, utilizzatori di apparecchiature elettromedicali.

Le piccolissime e piccole imprese che beneficeranno (con utenze in bassa tensione fino a 16,5kW) sono circa 6 milioni e circa 29 milioni sono i clienti domestici che vedranno azzerate le aliquote relative agli oneri generali di sistema.

Per quanto concerne le bollette gas, i benefici toccheranno circa 2,5 milioni di famiglie che già beneficiano del “bonus gas”, Sempre nel quarto trimestre 2021, per tutti gli utenti del gas naturale, famiglie e imprese, oltre alla riduzione IVA, gli oneri di sistema sono azzerati.

Il quadro economico post Covid

Abbiamo approvato la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2021 (che viene predisposto e approvato ad aprile 2021). Sia il Documento che la Nota di aggiornamento – approvati in due momenti diversi dell’anno, in primavera ed in autunno – contengono le misure della legge di bilancio 2022 il cui obiettivo è quello di sostenere la ripresa dell’economia nel triennio 2022-2024.

Innanzitutto, è confermato il miglioramento della situazione economica registrata nel corso dell’anno: la fase di ripresa, iniziata nel primo trimestre, si è rafforzata in misura significativa nel secondo.

In questo contesto, è forte l’influenza sia degli investimenti derivanti dal PNRR e dalle condizioni monetarie e finanziarie favorevoli sia del contrasto positivo alla pandemia. In pratica, la previsione annuale di aumento del PIL reale per il 2021 sale al 6,0 per cento, rispetto al 4,5 per cento ipotizzato in primavera che recupera quasi interamente il -8,9 per cento registrato per l’anno 2020. Per gli anni successivi, la nuova previsione tendenziale indica aumenti del 4,7 per cento nel 2022, del 2,8 per cento nel 2023 e dell’1,9 per cento nel 2024;

Rispetto a quanto ipotizzato in aprile migliorano anche le previsioni di indebitamento netto, con una stima di deficit per il 2021 del 9,4 per cento del PIL, rispetto all’11,8 per cento indicato nel Documento Economia e Finanza di aprile 2021.

Il livello dell’indebitamento netto è stimato in discesa anche per gli anni successivi, con una traiettoria tendenziale che prevede il 4,4 per cento nel 2022, il 4,3 per cento nel 2023, per approdare ad un deficit del 2,1 per cento nel 2024, rispetto ad una previsione programmatica del DEF del 3,4 per cento.

Ovviamente, il più alto livello di PIL e il minor deficit fanno anche sì che il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo non salga ulteriormente quest’anno, come previsto nel Documento di Economia e Finanza (la stima era del 159,8 per cento), ma scenda invece al 153,5 per cento, rispetto al 155,6 per cento registrato nel 2020. La discesa del rapporto debito/PIL proseguirà per raggiungere il 146,1 per cento nel 2024.

Cosa sta favorendo questo quadro positivo?

In primis lo sviluppo della pandemia. La vaccinazione e, di conseguenza, le maggiori libertà acquisite, stanno avendo un impatto forte su tutti i settori dell’economia favorendo la circolazione degli investimenti. Ciò conferma che la ripresa economica passa attraverso la vaccinazione e, quindi, la vittoria sul virus. Per fortuna la stragrande maggioranza degli italiani questo fattore determinante l’ha ben capito.

Ovviamente, questo quadro economico consente sia il rinnovo di numerose misure di rilievo economico e sociale – come quelle relative al sistema sanitario, al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e agli incentivi concernenti l’efficientamento energetico degli edifici e gli

investimenti innovativi – sia la riforma degli ammortizzatori sociali, un primo stadio della riforma fiscale e la definizione a regime dell’assegno unico universale per i figli.

Speriamo che continui così.

Una ripresa della pandemia, favorita da coloro che non intendono vaccinarsi, pregiudicherebbe tutto.