La novità dell’assegno unico universale

L’assegno unico universale, che sostituirà i vari benefici economici (bonus e detrazioni varie) già esistenti dedicati al sostegno delle famiglie con figli under 21, potrà avere un valore fino a 250 euro e sarà erogato dal 1° luglio 2021.

Chi ne ha diritto

L’assegno è a favore di tutte le famiglie con figli a carico, partendo dal settimo mese di gravidanza fino al 21esimo anno di età. Non è riservato a specifiche categorie o fasce di reddito, ma viene progressivamente attribuito a tutti i nuclei familiari con figli a carico ed è riconosciuto a entrambi i genitori (se sono separati o divorziati l’assegno andrà a chi detiene l’affidamento dei figli). Deve essere ripartito in egual misura tra questi e ha lo scopo di favorire la natalità e promuovere anche l’occupazione, specialmente quella femminile.

Per i figli successivi al secondo, l’importo dell’assegno è maggiorato del 20 per cento.

La somma cambia in presenza di figli con disabilità e verrà maggiorata secondo una quota di circa il 30% o il 50%, a seconda della disabilità presente. In questo caso l’assegno viene riconosciuto anche oltre i 21 anni.

Limiti per l’erogazione

Al compimento del 18esimo compleanno l’importo viene ridotto, ma sarà comunque erogato fino ai 21 anni con possibilità di corresponsione dell’importo direttamente al figlio, su sua richiesta, al fine di favorirne l’autonomia. L’assegno è concesso solo nel caso in cui il figlio maggiorenne frequenti un percorso di formazione scolastica o professionale, un corso di laurea, svolga un tirocinio ovvero un’attività lavorativa limitata con reddito complessivo inferiore a un determinato importo annuale, sia registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro o svolga il servizio civile universale.

Per quanto riguarda i figli a carico con più di 21 anni il Governo si è impegnato per una norma transitoria in attesa dell’approvazione di un provvedimento che comprenderà gli assegni anche in questi casi.

Come viene erogato l’assegno unico universale

Il beneficio è riconosciuto a tutti, indipendentemente dal reddito familiare, ma l’importo cambia non solo dopo il compimento del 18esimo compleanno del figlio a carico, ma anche a seconda del’Isee o delle sue componenti.

L’assegno unico può  avere la forma di credito di imposta o di erogazione mensile. Questo non è incompatibile con altri benefici come il reddito di cittadinanza.

Cashback, gioie e dolori

Nel dicembre del 2019 abbiamo deciso il programma “Cashback” , ovvero il rimborso in denaro in favore delle persone che, fuori dall’esercizio di attività d’impresa, arte o professione, effettuano acquisti mediante l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici presso soggetti che svolgono attività di vendita di beni e di prestazione di servizi.

Tra gli obiettivi c’erano anche la lotta all’evasione fiscale e dare risposta alle raccomandazioni della Commissione Europea di promuovere nel nostro Paese la digitalizzazione e la modernizzazione delle modalità di pagamento nonché un più diffuso utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici da parte dei cittadini.

La BCE, lo scorso settembre 2020, ha certificato che nel 2019 l’Italia ha registrato circa 77 transazioni pro-capite con carte di pagamento classificandosi al 24° posto sui 27 Stati membri dell’UE, subendo il sorpasso da parte della Grecia (77,2 transazioni pro capite). Nelle prime tre posizioni figurano Danimarca, Svezia e Finlandia con, in media, 370 transazioni pro capite annue, pari a circa 5 volte il numero registrato in Italia.

I numeri disponibili evidenziano il forte gradimento dell’operazione da parte dei cittadini, con benefici anche sul fronte del sistema pubblico delle identità digitali. Infatti, allo stato attuale l’APP IO è stata scaricata da oltre 10,8 milioni di persone, di cui 8,2 milioni sono aderenti al programma. Circa il 58 per cento degli accessi sono eseguiti tramite SPID e il 42 per cento tramite CIE. Gli strumenti di pagamento attivati appositamente sono oltre 14,9 milioni, molti dei quali utili anche per pagare tributi e servizi pubblici. Le transazioni effettuate hanno superato i 315 milioni e il totale degli utenti che ha registrato almeno una transazione valida sono circa 7,2 milioni.

Relativamente al funzionamento del programma, molte transazioni effettuate in “modalità contactless” tramite carte a doppio circuito, sia durante il periodo sperimentale sia in quello ordinario, sarebbero state escluse per varie ragioni, gran parte delle quali riconducibile alla mancata registrazione sull’APP IO dei due circuiti.

In pratica, numerosi esercenti sarebbero esclusi dal programma perché alcuni circuiti non sarebbero ancora convenzionati con PagoPA. Inoltre, alcuni servizi utilizzati dai partecipanti come “Samsung, Google e Apple Pay” non avrebbero ancora attivato la convenzione con PagoPA. Infine, alcune transazioni non sarebbero state registrate perché “le carte e app registrate al programma” sarebbero “abilitate dal giorno dopo”;

Per quanto riguarda i comportamenti dei partecipanti, fin dall’avvio del periodo sperimentale si sarebbe verificata la tendenza a frazionare artificiosamente i pagamenti al fine di raggiungere la quota minima di transazioni per ottenere i rimborsi ordinari e aumentare la probabilità di ricevere il rimborso speciale. In tali casi, essendo le commissioni sulle transazioni a carico degli esercenti, questi ultimi incorrerebbero in spese aggiuntive non previste.

Per migliorare il servizio, appare necessario adottare i dovuti correttivi, a partire dal superamento delle problematiche di funzionamento finora registrate ed oggetto di monitoraggio da parte del Ministero dell’economia e delle finanze e di PagoPA Spa, che hanno recato disagi a utenti ed esercizi commerciali.

Acquistare la licenza per produrre i vaccini in Italia.

Il Governo Draghi si attivi per consentire l’acquisto della licenza per la produzione dei vaccini anti-Covid affinchè le aziende farmaceutiche italiane possano produrre autonomamente il vaccino in Italia.

Il 17 giugno 2020 la Commissione europea ha presentato una strategia europea sui vaccini per accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di vaccini anti COVID-19 basata su alcuni obiettivi:

  • garantire vaccini sicuri, efficaci e di qualità;
  • assicurare agli Stati membri e ai loro cittadini un accesso rapido al vaccino, guidando al contempo lo sforzo di solidarietà a livello globale;
  • garantire il prima possibile a tutti i cittadini dell’UE un accesso equo a un vaccino dal costo abbordabile;
  • garantire che i paesi dell’UE si preparino all’introduzione di vaccini sicuri ed efficaci, predisponendo quanto necessario in materia di trasporto e mobilitazione e individuando i gruppi prioritari che dovrebbero avere accesso ai vaccini per primi.

A seguito delle raccomandazioni scientifiche positive dell’Agenzia europea per i medicinali, nell’UE è stato autorizzato l’uso di 3 vaccini anti COVID-19 sicuri ed efficaci: BioNTech-Pfizer, Moderna, Astrazeneca.

La Commissione Europea ha positivamente finanziato la Ricerca e stipulato Accordi di Acquisto Comune, ed ora deve correttamente condurre le verifiche tecniche e giuridiche affinché i contratti siano rispettati.

Oggi però in Europa si evidenzia una drammatica carenza di dosi di vaccino anti Covid-19, rispetto alla quantità necessaria per una campagna di immunizzazione della popolazione europea e questo sta generando ritardi sui programmi vaccinali nazionali e molta preoccupazione nell’opinione pubblica;

Carenza che è imputabile a limitate capacità produttive delle case farmaceutiche titolari del brevetto, evidentemente non attrezzate per far fronte a richieste in periodi di emergenza e di pandemia;

Sarebbe auspicabile moltiplicare la produzione di vaccini, per garantire la distribuzione e l’accesso, per la popolazione europea e, in prospettiva, per quella mondiale, agendo anche in termini di moral suasion, verso le multinazionali produttrici affinchè rendano di pubblico dominio le informazioni industriali che possano consentire anche ad altre case farmaceutiche di avviare la produzione.

In Italia esiste un comparto imprenditoriale farmaceutico che ha già dichiarato di poter far fronte ad eventuali produzioni di Vaccino Anti-Covid, con il necessario supporto istituzionale. Ottenere la licenza del vaccino ci consentirebbe infatti di produrlo in house e di velocizzare i tempi per poter vaccinare almeno il 70% della popolazione entro fine anno.

Per questa ragione, insieme ad altri colleghi Senatori, abbiamo chiesto al Ministro Speranza di attivarsi per consentire l’acquisto della licenza per la produzione dei vaccini anti-Covid affinchè le aziende farmaceutiche italiane possano produrre autonomamente il vaccino in Italia.

Abbiamo anche chiesto se è stata già fatta una ricognizione per sapere, eventualmente, quali aziende italiane sarebbero in grado di produrre i vaccini.

I ristori economici in Europa

Spesso si ripete che i ristori non siano arrivati alle attività economiche colpite dai provvedimenti restrittivi del Governo.

La cosa non è vera, tanto che i dati forniti dall’Agenzia delle Entrate dimostrano che ne hanno beneficiato tutte le attività economiche che ne avevano diritto.

Ma vediamo cosa è accaduto altrove.

I paesi considerati, Francia, Germania e Inghilterra, hanno fatto come l’Italia: hanno erogato contributi a fondo perduto a favore di imprese e lavoratori autonomi basandosi sulla perdita di fatturato. Solo per il quantum del contributo hanno utilizzato parametri diversi.

Mentre in Italia è stato scelto il criterio della perdita di fatturato risultante dal confronto tra aprile 2019 e aprile 2020, i paesi considerati, pur prendendo a base la perdita di fatturato, hanno seguito altri criteri di riferimento.

La cosa che emerge, quindi, è che tutti i contributi sono stati basati sulla perdita di fatturato. Questa scelta ha avuto la pregevole caratteristica di penalizzare chi aveva sotto-dichiarato negli anni precedenti. Questo ha un evidente vantaggio in termini di penalizzazione dell’evasione.

Devo dire che da alcune interviste di singoli o proteste di zone, nel corso delle quali si lamentavano l’esiguità dei contributi ricevuti, era più che comprensibile che il nodo era questo: essendo il contributo legato al fatturato, se il ristoro era basso…

Per quanto riguarda il modello tedesco, le differenze più importanti rispetto a quello italiano sono:

  • hanno diritto al ristoro le imprese indipendentemente dal settore di operatività, bensì al solo verificarsi di una perdita di fatturato. Questa facoltà è stata prevista in Italia solo per il contributo previsto dal Decreto Rilancio, ma poi è stata sostituita dall’identificazione delle imprese beneficiarie sulla base dei codici ATECO. Il riferimento ai codici ATECO ha avuto vantaggio di minimizzare il rischio di dare contributi a imprese in perdita per motivi diversi dalla pandemia;
  • gli aventi diritto vengono ristorati sulla base della perdita di fatturato di ogni mese in cui si fa richiesta rispetto a quello corrispondente del 2019, il che ha reso il sistema tedesco più elastico rispetto alla scelta italiana di basarsi solo sul mese di aprile, ovvero la perdita di fatturato di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019 che è stata mantenuta nel corso dell’intero 2020 per calcolare i ristori.
  • per quanto riguarda l’ammontare dei ristori, per gli aventi diritto viene fissata una proporzionalità rispetto ai costi fissi sostenuti. In questo modo, però, non si è evitato di ristorare le imprese inefficienti (ovvero quelle con costi fissi più alti).

Il sistema francese garantisce una copertura universale a prescindere dal settore di operatività per le piccole e medie imprese. Per le imprese più grandi invece anche in Francia si utilizzano liste di settori specificati nel dettaglio, come in Italia. Anche in Francia per calcolare il valore della perdita viene preso in considerazione il mese del 2019 corrispondente a quello in cui viene fatta la richiesta di contributo.

Il modello inglese – pur prendendo spunto dalla perdita di fatturato – sembra essere in assoluto quello meno in grado di rappresentare la situazione economica dell’impresa. Infatti, per gli aventi diritto viene utilizzata la variabile dell’affitto figurativo come base di determinazione del contributo. Questa non è stata del tutto in grado di garantire l’individuazione delle imprese che hanno subito danni economici per via della pandemia.

Le linee programmatiche del Governo Draghi

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha presentato il programma del proprio impegno.

Ambizioso e complesso, ma molto chiaro negli obiettivi e negli impegni che si è assunto.

L’Italia ha la straordinaria opportunità di crescere in maniera equilibrata e sostenibile.

 

Le linee programmatiche del Governo Draghi.

Quante sono le imposte e i contributi da pagare?

Dopo l’insorgere della pandemia, tutti i decreti anticrisi adottati da marzo 2020 in poi hanno stabilito rinvii nei versamenti di imposte e contributi.

I Decreti “Cura Italia” (marzo) e “Rilancio” (maggio), hanno posticipato solo di qualche mese i pagamenti dovuti, mentre con il decreto “Agosto” (agosto) e i quattro Decreti “Ristori” (da ottobre in poi) le proroghe sono andate oltre il 2020.

Per i contribuenti più duramente colpiti dalla crisi economica quanto valgono i pagamenti aggiuntivi che dovranno essere effettuati quest’anno e nel 2022?

Il decreto Agosto ha previsto che le imposte sospese con i provvedimenti precedenti (“Cura Italia” e “Rilancio”) fossero pagate per metà entro il 16 settembre 2020, e per la restante metà in 24 rate mensili di pari importo a partire dal 16 gennaio 2021.

Lo stesso decreto ha rinviato al 30 aprile 2021 il versamento della seconda rata di acconto delle imposte sui redditi e dell’IRAP per i contribuenti forfettari e per quelli che hanno adottato gli indici sintetici di affidabilità (ISA).

Il primo decreto Ristori di ottobre ha posticipato, per diversi i datori di lavoro, i versamenti dovuti a novembre 2020 di contributi e premi di assicurazione obbligatoria. Il versamento è dovuto o in marzo 2021 o in quattro rate mensili di pari importo a partire da marzo.

Il decreto Ristori-bis ha esteso la proroga al 16 marzo 2021 anche per i versamenti di novembre dovuti per IVA, addizionali e ritenute su redditi da lavoro dipendente e assimilato, e ha aumentato la platea dei beneficiari del rinvio, prevedendo però che gli stessi operino in settori o zone particolarmente colpite. Anche in questo caso i pagamenti sono dovuti o in marzo o in quattro rate mensili di pari importo a partire da marzo.

Lo stesso decreto è intervenuto nuovamente a favore dei contribuenti ISA, prevedendo che il rinvio al 30 aprile 2021 sancito dal decreto Agosto per il versamento della seconda rata di acconto delle imposte sui redditi e dell’IRAP si applichi a tutti i contribuenti ISA senza condizioni di fatturato, a patto che gli stessi operino però in zone rosse e in specifici settori..

Il decreto Ristori-ter si è limitato a estendere le norme del secondo Ristori alle regioni entrate in zona arancione e rossa.

Il quarto decreto Ristori ha rinviato a marzo 2021 le rate dovute nel 2020 relative ai programmi di “rottamazione-ter” e “saldo e stralcio”,.

Lo stesso decreto ha rinviato a marzo 2021 (in una soluzione o in quattro rate mensili di pari importo a partire da marzo) i versamenti di dicembre riguardanti ritenute su redditi da lavoro dipendente e assimilato, addizionali, contributi e IVA per un’ampia platea di contribuenti più colpita dalle chiusure.

Infine, il decreto ha rinviato ad aprile 2021 il pagamento, in un’unica soluzione o in quattro rate mensili di pari importo a partire da aprile, della seconda rata di acconto delle imposte sui redditi e dell’IRAP a beneficio di vari soggetti più colpiti dalla crisi, non limitando l’intervento ai soli contribuenti ISA come fatto in precedenza.

Il risultato di questi provvedimenti è che le imposte e i contributi posticipati l’anno scorso  ammontano complessivamente a 14 miliardi, di cui 12,2 miliardi rinviati al 2021 e 1,8 miliardi al 2022.

Dei 12,2 miliardi posticipati al 2021, circa 11 dovranno essere versati tra marzo e giugno.

A questo ammontare che viene dal passato dovranno essere aggiunti le imposte e i contributi normalmente da versare all’erario.

Infine, nei prossimi mesi riprenderà l’attività di riscossione da parte dell’Agenzia dell’Entrate, sospesa proprio fino a fine febbraio (si tratterebbe di circa 50 milioni di cartelle esattoriali al momento sospese).

Questa sarà la prima sfida per il governo Draghi.

E’ arrivato Mario Draghi

Ho già detto (https://www.vincenzodarienzo.it/il-lucido-disegno-di-renzi-e-le-contromosse/) che quanto è accaduto era parte di un lucido disegno di Renzi, perché “dimissionare” Conte era l’unico modo per lui di avere una prospettiva politica.

Per questa ragione ho sempre considerato molto difficile – a differenza di quanto chiedeva il PD – un governo Conte ter.

Il percorso di Renzi portava naturalmente ad governo istituzionale.

Avevo anche detto (https://www.vincenzodarienzo.it/consultazioni-e-adesso-2/) perché a noi conveniva un governo politico e come favorirlo.

In pratica, alle consultazioni con il Presidente Fico, avremmo dovuto proporre un premier diverso da Conte e costringere Renzi da solo, di fronte alla rilevante responsabilità di dire di no.

L’aver avuto ragione non mi rende felice, perché ciò è avvenuto anche a causa degli errori commessi dal mio partito.

Intendiamoci, in questa valutazione non va pesata la soluzione Draghi, sulla quale dirò dopo, ma cosa avrebbe dovuto fare Zingaretti per proseguire l’alleanza del Conte II.

Innanzitutto, già dopo l’estate scorsa avrebbe dovuto chiedere il rinnovo del governo con il patto di legislatura. L’occasione erano gli appuntamenti previsti: la legge di Bilancio, il recovery fund, la nuova legge elettorale. Serviva un governo su basi nuove e più solide.

Poi, durante la crisi, anziché mettersi al tavolo con Renzi, ha acconsentito alla spasmodica ricerca di Senatori per sostituire i componenti di Italia viva. Una strategia miope che ha accelerato le dimissioni di Conte.

Infine, aver seguito il percorso dettato da Renzi con consultazioni il cui finale era già scritto. Zingaretti non ha avuto la capacità di cambiare nome e, così, costruire un nuovo governo con la medesima maggioranza.

Il futuro, quindi, ci consegna Mario Draghi, un’eccellenza della Repubblica alla quale non si può dire di no. Su questo sono chiaro e convinto.

Il suo governo ci comporterà un prezzo, e non mi riferisco solo alla possibile maggioranza molto ampia con dentro anche partiti molto distanti da noi.

Infatti, oltre a non poter avere lo stesso peso che avevamo (anche nell’elezione del prossimo Capo dello Stato), a non poter perseguire totalmente i nostri progetti valoriali, incidere significativamente come abbiamo fatto finora, perorare scelte sociali come la nostra cultura politica ci impone, è nelle cose che dovremmo sostenere decisioni di un certo peso che probabilmente non avremmo operato.

Rifletteremo ancora su questi punti – che non metteranno in discussione il nostro sostegno, ovviamente – ma se alle difficoltà che avremo si aggiungerà che non riusciremo neanche a favorire una nuova legge elettorale proporzionale, allora il prezzo sarà molto salato.

Il nuovo Recovery Plan

La bozza del Piano nazionale per l’utilizzo dei fondi del NextGenerationEU approvata il 12 gennaio dal Consiglio dei Ministri è molto più dettagliata di quella che era circolata a dicembre, in quanto contiene le somme destinate ad ogni progetto.

Un primo cambiamento riguarda il fatto che mentre nel precedente piano il tema centrale era l’andamento deludente della crescita economica italiana rispetto agli altri paesi, nel nuovo piano è dedicata molta più attenzione alle disuguaglianze di età, di genere e territoriali.

Conseguentemente, la nuova bozza dedica molte più risorse a inclusione e coesione, istruzione e sanità; riduce invece gli stanziamenti per digitalizzazione e innovazione, nonché per la transizione ecologica. Crescono inoltre gli investimenti pubblici a scapito degli incentivi.

Confronto delle bozze di PNRR
  NUOVO PNRR VECCHIO PNRR DIFFERENZA
(miliardi) (miliardi) (miliardi)
DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITA’ E CULTURA 46,18 48,7 -2,52
RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA 68,9 74,3 -5,4
INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE 31,98 27,2 4,78
ISTRUZIONE E RICERCA 28,49 19,2 9,29
INCLUSIONE E COESIONE 27,62 17,1 10,52
SALUTE 19,72 9 10,72
TOTALE 222,9 195,5 27,4

La nuova bozza – anche se non definitiva, in quanto suscettibile di cambiamenti da parte sia del Governo sia della Commissione europea – è di gran lunga più dettagliata, in quanto contiene le somme destinate a ciascuna missione e componente (6 missioni con 17 sottocomponenti).

Nel dettaglio, le risorse finanziano sia nuovi progetti sia progetti già in essere che riceveranno una significativa accelerazione dei profili temporali di realizzazione e, quindi, di spesa.

Per ciò che concerne la governance del piano, il tema sarà risolto a breve con un accordo specifico.

Le differenze nelle priorità

La differenza rispetto Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di dicembre emerge circa la destinazione delle risorse.

La più evidente è tra i valori totali dei due piani: mentre il vecchio PNRR ammontava a quasi 196 miliardi di interventi, quello attuale ammonterebbe a quasi 223, con una differenza di 27 miliardi e a fronte delle risorse NGEU che ammontano al più a 209 miliardi di euro.

La vecchia bozza del PNRR riguardava soltanto una parte dei fondi NGEU spettanti all’Italia, ovvero la Recovery and Resilience Facility (RRF), che ammonta a circa 196 miliardi.

Il nuovo PNRR, invece, sarebbe finanziato sia con la RRF che con i fondi di ReactEU (un altro progetto NGEU, destinato per oltre 2/3 al Meridione), che ammontano a circa 14 miliardi, per un totale di quasi 210 miliardi.

Per quanto riguarda i 13 miliardi mancanti, nel nuovo PNRR vengono fatti due chiarimenti:  primo, visto che una parte dei progetti sarà finanziato tramite collaborazioni con il settore privato, il loro effettivo costo per lo Stato potrebbe diminuire; secondo, e forse più importante, poiché c’è il rischio che alcuni progetti vengano rigettati dalla Commissione europea, il piano ha un’eccedenza di progetti, di modo che, se alcuni non fossero approvati, siano subito disponibili alternative con cui spendere tutti i fondi messi a disposizione.

Le risorse della RRF dovranno essere impegnate entro il 2023 e spese entro il 2026.

L’allocazione delle risorse

Ingenti risorse sono state aggiunte e sottratte alle singole missioni e componenti. In generale alcune missioni hanno beneficiato di considerevoli aumenti: sanità (+10,7 miliardi), inclusione e coesione (+10,5) e istruzione e ricerca (+9,3). Di contro, le risorse per la transizione ecologica e per la digitalizzazione e l’innovazione sono leggermente diminuite.

Le due componenti con un calo più marcato sono state quelle più grandi, cioè efficienza energetica e riqualificazione degli edifici (da 40,1 a 29,4 miliardi) e digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo (da 35,5 a 26,7 miliardi).

In entrambi in casi, in base a quanto scritto nello stesso PNRR, sono stati ridotti gli incentivi per le imprese (digitalizzazione, innovazione e competitività) e per le famiglie (efficienza energetica e riqualificazione), che costituiscono la maggior parte di queste componenti.

Gli incrementi hanno, invece, interessato soprattutto gli investimenti pubblici, sia centrali che locali. Per esempio, sono aumentate vistosamente le risorse per innovazione e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria (+7,6 miliardi), turismo e cultura (+4,9 miliardi), istruzione (+10 miliardi) e tutela del territorio e delle risorse idriche (+5,6).

Inoltre, sono stati leggermente incrementati i già consistenti investimenti nella rete ferroviaria, con un’individuazione specifica delle reti su cui intervenire, ovvero prevalentemente nel Meridione.

 

Allocazione delle risorse – Confronto delle bozze di PNRR
  NUOVO PNRR VECCHIO PNRR DIFFERENZA
  (miliardi) (miliardi) (miliardi)
DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITA’ E CULTURA 46,18 48,7 -2,52
Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella P.A. 11,4 10,1 1,3
Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo 26,7 35,5 -8,8
Turismo e Cultura 4.0 8 3,1 4,9
RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA 68,9 74,3 -5,4
Impresa Verde ed Economia Circolare 6,3 6,3 0
Transizione energetica e mobilità locale sostenibile 18,2 18,5 -0,3
Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici 29,3 40,1 -10,8
Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica 15,0 9,4 5,6
INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE 31,98 27,2 4,78
Alta velocità ferroviaria e manutenzione stradale 4.0 28,3 23,6 4,7
Intermodalità e logistica integrata 3,7 4,1 -0,4
ISTRUZIONE E RICERCA 28,49 19,2 9,29
Potenziamento delle competenze e diritto allo studio 16,7 10,1 6,6
Dalla ricerca all’impresa 11,8 9,1 2,7
INCLUSIONE E COESIONE 27,62 17,1 10,52
Politiche per il Lavoro 12,6   12,6
Parità di genere   4,2 -4,2
Giovani e politiche del lavoro   3,2 -3,2
Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore 10,8 5,9 4,9
Interventi speciali di coesione territoriale 4,2 3,8 0,4
SALUTE 19,72 9 10,72
Assistenza di prossimità e telemedicina 7,9 4,8 3,1
Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria 11,8 4,2 7,6
TOTALE 222,9 195,5 27,4

Infine, sommando al totale delle risorse NGEU, le risorse dei Fondi SIE/PON (6,9 miliardi), del FEASR (1 miliardo) e della programmazione di bilancio UE 2021-2026 (80,5 miliardi), il totale complessivo delle risorse a disposizione per le 6 missioni è pari a 311,86 miliardi di euro.

Totale PNRR+SIE/PON/FEASR/BILANCIO 21.26
(miliardi)    
DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITA’ E CULTURA 59,25    
RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA 79,7    
INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE 33,14    
ISTRUZIONE E RICERCA 34,04    
INCLUSIONE E COESIONE 85    
SALUTE 20,73    
TOTALE 311,86    

 Recovery fund, le proposte della Regione Veneto.

La Giunta Regionale ha proposto i progetti per i quali sono stati chiesti i finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Si tratta di un parco progetti enorme, per un volume di risorse pari a 24,984 miliardi (15,5 miliardi priorità 1 e 9,4 miliardi con priorità 2). L’indicazione delle priorità da parte della Regione è decisiva per la realizzazione.

Innanzitutto il metodo. La Lega sbraita a Roma che non viene coinvolta nei progetti che faranno parte del Piano Nazione di Ripresa e Resilienza. Ciò non è assolutamente vero.[1]

Dove governa, invece, risolve la cosa attraverso l’approvazione di una delibera regionale senza alcun confronto in Consiglio. Proposte per 25 miliardi di euro passate velocemente.

Per rendere chiaro quanto il parco progetti sia assolutamente incondivisibile, basta far riferimento alle proposte relative all’inclusione sociale. E’ una vergogna che su tanti miliardi, la Regione chiede per l’ampliamento dei servizi per la non autosufficienza solo 50 milioni di euro, per il sostegno al diritto allo studio universitario solo 45 milioni, per Interventi di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale solo 50 milioni, per l’assegno per il lavoro solo 100 milioni, per le crisi aziendali solo 100 milioni, per il trasporto scolastico solo 40 milioni, per disabilità e lavoro solo 40 milioni e per il sostegno all’occupazione Giovanile solo 30 milioni.

Per le energie rinnovabili solo 330 milioni di cui 30 con priorità 1, meno di niente!

Bricioline. Poi si lamentano che non approviamo le loro proposte. E meno male!!!!

E’ risibile che in una Regione turistica come il Veneto per le Infrastrutture per l’attrattività turistica e culturale vengono chiesti solo 415 milioni di euro. Assurdo. Per Venezia, Verona e l’area del Valdobbiadene, siti UNESCO, sono stati chiesti 40 milioni con priorità 2. Arriveranno gli avanzi.

 

[1] Il Governo ha predisposto Linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

In Novembre ha acquisito le valutazioni del Parlamento sul documento ed ha avviato un dialogo informale con la Commissione europea.

Finito il confronto in Europa (superare i veti di Polonia e Ungheria), il Governo procederà alla elaborazione dello schema del Piano nazionale di ripresa e resilienza, nel quale saranno definiti i progetti di investimento e di riforma.

In questa fase terrà conto delle proposte che ha chiesto alle regioni. Il Veneto ha presentato le proprie proposte il 17 novembre scorso.

Lo schema del Piano verrà sottoposto all’esame delle Camere prima dell’approvazione definitiva.

I progetti da finanziare devono essere “cantierabili” entro il 2026.

 

Consultazioni, e adesso?

Premesse di inquadramento

Ho già detto (https://www.vincenzodarienzo.it/il-lucido-disegno-di-renzi-e-le-contromosse/) che quanto sta accadendo è parte di un lucido disegno di Renzi, perché “dimissionare” Conte è l’unico modo per lui di avere una prospettiva politica.

Per fare cosa? Per il peso che Conte potrebbe avere alle prossime elezioni politiche ed in particolare, la pericolosità (per lui) di una lista Conte che pescherebbe nell’area centrale dell’elettorato (modello lista Monti 2013) e, di fatto, sarebbe certamente antagonista di Italia Viva (o un altro soggetto politico frutto della sua evoluzione).

Un assetto senza lista Conte, garantirebbe maggiori margini di consenso a Renzi in prospettiva, oltre che una centralità condizionante per la futura, possibile coalizione.

Per queste ragioni ho considerato molto difficile un governo Conte ter.

Gli errori commessi, anche dal PD, mi hanno confermato questa ipotesi.

A partire dall’esclusione di Italia Viva per arrivare alla spasmodica ricerca di Senatori, per “partire”/sostituire i componenti di Italia viva sono state sciocchezze che sono evaporate miseramente. Una strategia miope che anche il PD ha perseguito e il risultato è sotto gli occhi di tutti, tant’è che Conte si è dimesso.

 Come avevo pronosticato, Renzi ha atteso il fallimento dell’operazione “sostituzione” per incassare le dimissioni prima del voto di fiducia.

Al contrario, bisognava sfruttare l’avvenuta emersione di parlamentari cd. “responsabili” – a quel punto Renzi non sarebbe stato più l’unico interlocutore determinante numericamente – e contemporaneamente aprire a Italia Viva indebolita dalla presenza di un altro soggetto parlamentare a sostegno della maggioranza.

Il risultato è che adesso Renzi è tornato in gioco prepotentemente (come avevo detto).

Le consultazioni

Il percorso di Renzi, quindi, porta ad una maggioranza (politica o istituzionale) con un premier diverso da Conte.

Sono persuaso che questo sia il suo obiettivo. Le sue proposte alle consultazioni lo confermano: no a Conte (“per ora” è solo per non dire NO subito. Non serve), mandato esplorativo e possibilità di un governo istituzionale.

Tutto il resto della ex maggioranza propone Conte, ma i numeri restano quelli: 157 al Senato.

Quindi, il Presidente della Repubblica dovrà (per forza, non per la proposta di Renzi) conferire un mandato esplorativo affinché sia valutata l’esistenza di una possibile maggioranza parlamentare.

A quel punto, ripetere il nome di Conte – anche più volte – e verificare sempre gli stessi numeri, significa stallo totale/premier istituzionale/rischio elezioni anticipate. Poiché non possiamo permettercelo occorre fare un passo avanti.

Conte viene superato e dovrà essere individuato un nome in grado di riunire la ex maggioranza e avere numeri solidi.

Conclusioni

Renzi si è detto favorevole anche ad un governo istituzionale. Una proposta scontata. Dopo aver eliminato il concorrente Conte ha bisogno di un premier che non dia fastidio alle prossime elezioni. A lui il governo istituzionale serve, perché crea quelle condizioni che favoriscono lo sviluppo di Italia Viva oltre il recinto del centrosinistra tradizionale nel quale, ormai, il suo spazio è ben limitato.

Il problema è che se fallisce la mediazione del Presidente Fico, il Presidente Mattarella proporrà il governo istituzionale come ultima chance prima del voto anticipato.

Al contrario, io penso che occorra un governo politico, non solo per utilità diverse da Renzi, ma anche perché la gestione del Recovery Fund, la nuova legge elettorale, la prossima legge di bilancio e l’elezione del Capo dello Stato sono sfide politiche vere che determineranno anche l’assetto della coalizione futura.

Se arriva un tecnico, che non può guidare processi politici, nella maggioranza a supporto di questo governo istituzionale ognuno fa quello che vuole con il rischio di inficiare la strutturazione di una possibile coalizione post voto nonché di determinare una grave instabilità di prospettiva. In questo scenario Renzi aumenta la propria capacità di incidenza e di pervasività in ogni campo – la parte più moderata di Forza Italia – tant’è che non si fa mistero che un premier istituzionale possa essere sostenuto anche da Berlusconi.

Diversamente noi abbiamo interessi e “convenienze” esattamente opposti, ovvero di favorire un percorso simile a quello fatto da settembre 2019. Come obbligare Renzi ad accettarlo?

Con l’incaricato per l’esplorazione bisogna:

  • sgombrare ogni equivoco su un premier istituzionale;
  • convergere tutti su un nome politico sin da subito in modo che Renzi resti da solo, di fronte ad una rilevante responsabilità.

Quel nome nuovo avrà 157 senatori e per 4 voti non si butta via una maggioranza alla quale non c’è alternativa. Diversamente, rischia l’isolamento totale, anche dai partner europeisti.

Ovviamente, quel nome ragionevolmente dovrebbe essere indicato dal partito di maggioranza relativa.

Se non facciamo così, il tempo giocherà a favore di un premier tecnico.

Il lucido disegno di Renzi e le contromosse

Perché Renzi vuole far cadere il Governo Conte?

Le ragioni sono personali (antipatie reciproche) o di strategia politica?

Renzi deve “dimissionare” Conte perché è l’unico modo per lui di avere una prospettiva politica.

Partiamo dagli elementi di fatto che esulano dal fattore “pandemia”: l’ipotesi, soprattutto al Senato e senza un Governo Conte, di allargare la maggioranza attraverso l’ingresso di parlamentari provenienti da altri schieramenti; la contrarietà dell’Europa di trovarsi Salvini al tavolo, fatto che ha già inciso nel 2019.

In base a queste premesse, sono convinto che non ci saranno le elezioni anticipate.

Per fare cosa?

L’obiettivo prioritario è quello di disarcionare Conte per il peso che potrebbe avere alle prossime elezioni politiche.

Infatti, se l’assetto attuale proseguisse fino alle elezioni 2023, con una legge elettorale prevalentemente proporzionale (obiettivo imprescindibile nel quadro partitico attuale), lo schema è già scritto: lista PD, lista M5S, lista Conte, IV e LeU.

La lista Conte pescherebbe nell’area centrale dell’elettorato (modello lista Monti 2013) e, di fatto, sarebbe certamente antagonista di IV (e anche una parte del PD, a dire il vero).

Non solo. Questa “coalizione”, in caso di vittoria elettorale, potrebbe favorire la costituzione di un Governo di continuità con Conte premier nell’ambito del quale Italia Viva sarebbe marginale.

Diversamente, un assetto senza lista Conte, garantirebbe maggiori margini di consenso a Renzi in prospettiva, oltre che una centralità condizionante per la futura, possibile coalizione.

Se questa riflessione è giusta, sarà molto difficile che possa nascere un Governo Conte-ter.

Quindi, in questa situazione cosa è opportuno fare?

 

Premesse

Innanzitutto, evitare come la peste il voto anticipato. Anzi, è irritante che anche il PD ne faccia riferimento.

Infatti, la legge elettorale in vigore e le conseguenze di questa crisi irresponsabile che ricadrebbero su tutti, consegnerebbero la maggioranza alle destre.

Con i seggi parlamentari che conquisterebbero, i sovranisti:

  • avvierebbero un percorso duraturo nel tempo;
  • cambierebbero la legge elettorale a proprio favore;
  • eleggerebbero il Capo dello Stato;
  • governerebbero il processo del Recovery pla;
  • avrebbero i numeri sufficienti per cambiare la Costituzione.

Peraltro, l’avversione dei sovrasti per l’Europa si trasformerebbe in patente di “inaffidabilità”. Per noi europeisti, sarebbe l’isolamento.

Ma davvero c’è qualcuno che intende favorire – a partire da Renzi, responsabile di questo passaggio delicato – questa gravissima sconfitta della sinistra italiana e regalare alle destre il futuro? Sarebbe da sconsiderati e incoscienti assumersi questa grave colpa.

Ribadito l’obbiettivo di evitare il voto anticipato, e dato per assodato che Renzi miri a sostituire Conte, gli elementi da considerare sono:

  • la più volte ribadita volontà di Renzi di far parte di una maggioranza che parte dall’attuale;
  • la concreta previsione che l’obbiettivo sia la nomina di un premier tecnico;
  • la presenza di parlamentari disponibili a sostenere il Governo Conte;
  • la possibilità di allargare la maggioranza.

Chiarisco subito che a mio avviso escludere a priori Italia Viva dal nuovo ciclo politico, sarebbe un errore. Per ragioni più che oggettive e credo che una posizione del genere sia frutto di una vendetta che in politica non porta mai bene.

 Credo piuttosto si debbano sfruttare le condizioni nuove per conferire rinnovata centralità al PD e diluire il peso di Italia Viva nella coalizione.

 Valutiamo i due scenari.

 

I responsabili ed il rischio connesso

Partiamo dai “responsabili” di cui si parla. Premesso che non dovrebbero garantire il superamento della quota 161 al Senato (non per la fiducia, perché non servono, ma per alcuni provvedimenti) – va detto che per un Governo di legislatura il sostegno di gruppi non omogenei, frutto di operazioni di “responsabilità” e senza una coesione ideale, sarebbe un progetto debole, assolutamente non sufficiente (difficile anche la gestione delle Commissioni) che ci espone a fibrillazioni e contraddizioni che risulterebbero più che evidenti a tutti.

Quindi, se è vero che per evitare la crisi basta avere qualche voto in più degli altri, è altrettanto vero che non si riesce a governare con questo schema.

Qualcuno propone di “partire“ comunque con il sostegno dei “responsabili” perché durante il percorso le condizioni potrebbero mutare. perché un conto è favorirle con un governo che continua a lavorare puntando a rafforzarsi, un conto è farlo senza un governo.

Onestamente, credo sia difficile immaginare una simile prospettiva e poco mi convince il fatto che comunque “la partenza” del Governo sostenuto con questi numeri, possa essere attrattivo verso altri (Renzi compreso), semplicemente perché sarebbe debole e contrario ai propri desiderata strategici.

Un disegno simile, peraltro, si presterebbe ad un’unica (ri)soluzione: se fallisse sin dall’inizio o durante il percorso, sempre per evitare il voto, ci consegneremmo nelle mani di Renzi e Conte sarà messo da parte.

Per sincerità, se vi fosse in alcuni il retropensiero del voto subito o del superamento di Conte, questo scenario sarebbe ottimale.

 

Supporto più ampio

La già avvenuta emersione di parlamentari cd. “responsabili” è un fatto politico del quale non si può più fare a meno. Pare addirittura che si costituiscano in un nuovo gruppo parlamentare.

In questo scenario, infatti, oltre a PD, M5S e LeU, Renzi non sarebbe più l’unico interlocutore determinante numericamente e, pertanto, subirebbe un oggettivo indebolimento della propria presenza.

La “partenza” di una maggioranza del genere diventerebbe attrattiva verso “altri”.

 

Riflessioni concludenti

Personalmente, quindi, sono convinto che occorra (da subito) sia favorire operazioni politiche “responsabili” sia non escludere a priori Italia Viva, come sta avvenendo.

Ma Renzi, ci starebbe comunque in un assetto simile con Conte premier?

Non dovrebbe, considerato il percorso che ha generato, ma di fatto verrebbe compreso in un percorso e non allontanato attraverso il rifiuto o la sostituzione del suo gruppo nella maggioranza futura. La sua estromissione sarebbe per lui un alibi che può tornargli comodo sempre.

Se coinvolto sin dall’inizio, invece, sulla base di cosa potrà dire no a soggetti aggiuntivi alla maggioranza, peraltro già manifestatisi apertamente? E potrà avere ancora forza il suo no a Conte come unica pregiudiziale?

 

Attualità

Se venisse scelto un percorso diverso da quello che propongo, che porterebbe ad avere la fiducia da parte di una maggioranza (PD, M5S, LeU, i Responsabili), ma con numeri non sufficienti (non superiori a 161 al Senato), Renzi tornerebbe in gioco prepotentemente.

Intanto, per favorire questo scenario a lui favorevole, ha già dichiarato che Italia Viva si asterrà sul voto di fiducia, ergo, sarebbe disponibile a far parte di una maggioranza su basi diverse.

Se non mi sbaglio, se entro martedì prossimo Renzi non sarà coinvolto come partner,   attenderà il fallimento dell’operazione che si sta portando avanti senza di lui e chiederà di rientrare con le sue condizioni.

A quel punto, nonostante una maggioranza ampia, un governo Conte ter sarà molto, ma molto difficile, ragione per la quale, non escluderei neanche le dimissioni prima del voto di fiducia.