Bollette più care: mercato e ambiente

Il prezzo della produzione e della distribuzione dell’energia elettrica è formato dal prezzo delle materie prime e da quello dei permessi.

L’attuale aumento del costo dell’energia è la conseguenza dell’ aumento del costo del gas naturale – da gennaio il prezzo è salito da 16 a 75 euro/MW – causato da diversi fattori: la ripresa economica, l’inverno particolarmente freddo nel Nord Europa e la forte domanda di gas da parte della Cina. Gli incrementi, quindi, sono frutto di tensioni sui mercati delle materie prime.

Inoltre, il costo dei permessi di emissione della CO2 è salito da circa 30 euro/tonnellata di CO2 a 60 euro.

Ovviamente, i rincari si sono trasferiti sui prezzi dell’energia elettrica e del riscaldamento che per l’80 per cento sono legati agli aumenti del gas naturale (il restante 20 per cento è legato al rincaro dei permessi di emissione), ovvero sui consumatori finali.

Normalmente, i prezzi delle materie prime sono fortemente influenzati dalla domanda che c’è sui mercati. Questa è cresciuta molto negli ultimi mesi in ragione della ripresa economica in atto. Ma il prezzo è anche condizionato dalle riserve disponibili. Ebbene, per il gas naturale le riserve disponibili si sono ridotte di molto, sia perché l’inverno è stato più lungo e ha richiesto più consumi, sia perché la Russia, che è il principale esportatore, ha rallentato le forniture verso l’Europa e le ha aumentate verso la Cina.

Quindi, mentre per il gas naturale l’aumento è stato dettato dal mercato, per il prezzo dei permessi di emissione della CO2 l’aumento è una conseguenza voluta. Infatti, la tassazione della CO2 è il principale mezzo per contrastare il riscaldamento globale. Aumentando i prezzi della CO2 e quindi dell’energia, si mira a ridurre i consumi di energia e riorientare le scelte di consumo e investimento verso le fonti rinnovabili.

Ciò significa che mentre il peso della ripresa economica e dalla scarsità del gas naturale potrebbe essere transitorio, i prezzi delle emissioni di CO2 resteranno comunque più elevati rispetto al passato.

Nel breve periodo, pertanto, è necessario intervenire per calmierare i prezzi, ma serve una certa cautela. Infatti, quando la ripresa economica si asseterà e la scarsità di gas sarà recuperata, i costi dell’energia potranno comunque restare più alti di adesso per via delle scelte da fare sui permessi per le emissioni in ragione del fatto che il contrasto al riscaldamento globale passa attraverso gli aumenti dei prezzi dell’energia dovute anche ai permessi.

Qui sorge il tema del peso dei prezzi delle bollette sulle famiglie a basso reddito a causa del minor reddito disponibile. Se non si risolve questo nodo, sarà difficile favorire le politiche per il cambiamento climatico, perché le pagherebbero i più poveri.

Ecco perché la scelta del Governo è stata quella di ridurre il peso del fisco sulla bolletta in ragione del criterio ISEE. Chi meno ha, meno paga e la cosa curiosa è che i soldi che serviranno per “abbassare” le bollette deriveranno proprio dal gettito generato dai permessi di emissione della CO2. Ad oggi, l’Italia ha già incassato circa 2,6 miliardi di euro, ovvero più del  doppio rispetto agli ultimi anni.

Processo Civile e Penale

Abbiamo approvato la riforma del processo civile e di quello penale.

Le nuove disposizioni sono riconducibili a una serie di diverse finalità, tra le quali è preminente l’esigenza di accelerare il processo penale anche attraverso una sua deflazione e la sua digitalizzazione.

Le misure sono rivolte al potenziamento delle garanzie difensive e della tutela della vittima del reato. Una innovativa disciplina concerne la ragionevole durata del giudizio di impugnazione, del quale è prevista l’improcedibilità in caso di eccessiva durata.

Qui troverai una scheda dettagliataSCHEDA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
sulle principali novità

Covid, le regole per i lavoratori

Per il periodo 15 ottobre 2021-31 dicembre 20211 è stato disposto l’obbligo di possesso – e di esibizione su richiesta – di un certificato verde COVID-19 (in corso di validità) ai fini dell’accesso ai luoghi di lavoro – in cui si svolga l’attività del medesimo soggetto – sia nel settore lavorativo pubblico sia nel settore lavorativo privato.

L’obbligo vale per tutti  i dipendenti pubblici e gli altri soggetti che svolgano, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato presso le amministrazioni pubbliche, anche sulla base di contratti esterni ed i lavoratori (ivi compresi i suddetti soggetti in formazione o volontari) operanti nel settore privato

Le disposizioni per il settore pubblico e per quello privato sono in larghissima parte identiche; una delle differenze riguarda  la possibilità, prevista per le imprese private aventi meno di quindici dipendenti, nel rispetto di determinati limiti e condizioni, di sostituire provvisoriamente i lavoratori che non possono svolgere la prestazione in quanto inadempienti all’obbligo di possesso – o di esibizione su richiesta – di un certificato verde COVID-19.

Sia nel settore lavorativo pubblico sia in quello privato viene prevista l’esenzione dalla condizione suddetta (ai fini dell’accesso ai luoghi di lavoro) del possesso del certificato verde COVID-19 per i soggetti per i quali un’idonea certificazione medica attesti una controindicazione relativa alla vaccinazione contro il COVID-19.

Per l’ipotesi di accesso nei luoghi di lavoro in mancanza delle condizioni summenzionate e per l’inadempimento dei due obblighi suddetti a carico del datore di lavoro sono previste sanzioni amministrative pecuniarie.

Saranno i datori di lavoro, pubblici e privati, a definire – entro il 15 ottobre 2021 – le modalità operative per l’organizzazione delle verifiche – anche a campione – del rispetto della condizione di accesso summenzionata nonché l’obbligo di svolgimento delle medesime verifiche. Le sanzioni saranno comminate dal Prefetto che riceverà la comunicazione da parte dei datori di lavoro.

Nei casi in cui un lavoratore (non esente) comunichi di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19 o risulti privo della medesima certificazione al momento dell’accesso al luogo di lavoro, l’interessato sarà dichiarato assente ingiustificato fino alla presentazione della suddetta certificazione e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, con la conseguente sospensione della retribuzione o degli altri compensi o emolumenti previsti.

Viene comunque escluso che le suddette assenze diano luogo a conseguenze disciplinari – mentre l’ipotesi di accesso al luogo di lavoro in mancanza delle condizioni in esame può dar luogo a sanzioni disciplinari, secondo i relativi regimi – e viene fatto salvo – per i casi di assenze medesime – il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro.

Per le imprese private con meno di quindici dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, il datore di lavoro può sospendere il lavoratore – a prescindere dalla successiva generazione di un certificato verde COVID-19 e fermi restando, in ogni caso, l’esclusione di sanzioni disciplinari e il diritto alla conservazione del posto di lavoro – per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta, e non oltre il suddetto termine del 31 dicembre 2021.

La sicurezza delle persone

Il Governo ha adottato importanti misure per la sicurezza delle attività scolastiche, universitarie, sociali, in materia di trasporti e per lo svolgimento di eventi pubblici.

Per lo svolgimento in sicurezza delle attività dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività scolastiche e universitarie nell’anno scolastico e nell’anno accademico 2021/2022, è stato deciso che:

  • le attività dei servizi educativi per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado si svolgono in presenza. Sono possibili deroghe all’attività in presenza, fino al 31 dicembre 2021 (attuale termine dello stato di emergenza), solo in zona rossa o arancione e in circostanze eccezionali;
  • le attività delle università sono svolte prioritariamente in presenza;
  • fino al 31 dicembre 2021, il personale scolastico e universitario, nonché gli studenti universitari, devono essere in possesso della certificazione verde COVID-19 ed esibirla. Il mancato rispetto di tali previsioni da parte del personale scolastico e universitario è considerato assenza ingiustificata e determina la sospensione del rapporto di lavoro e della retribuzione a decorrere dal quinto giorno di assenza;
  • il Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e il contrasto dell’emergenza COVID-19 predispone e attua un piano di screening della popolazione scolastica.

Tutti i soggetti che intendano accedere a determinati mezzi di trasporto devono munirsi della certificazione verde COVID-19, c.d. green pass. I mezzi sono i seguenti:

  1. aeromobili adibiti a servizi commerciali di trasporto di persone;
  2. navi e traghetti adibiti a servizi di trasporto interregionale, a esclusione di quelli impiegati per i collegamenti marittimi nello Stretto di Messina;
  3. treni impiegati nei servizi di trasporto ferroviario passeggeri di tipo Intercity, Intercity Notte e Alta Velocità. Sono pertanto esclusi i servizi ferroviari diversi da quelli citati, a cominciare da quelli urbani;
  4. autobus adibiti a servizi di trasporto di persone, a offerta indifferenziata, effettuati su strada in modo continuativo o periodico su un percorso che collega più di due regioni;
  5. autobus adibiti a servizi di noleggio con conducente.

Per quanto concerne il distanziamento interpersonale degli spettatori che intendono assistere agli eventi e alle competizioni sportivi e di capienza degli spazi destinati al pubblico. è stata aumentata (dal 25%) al 35% la capienza massima autorizzata per gli spettacoli aperti al pubblico svolti in zona bianca al chiuso con un numero di spettatori superiore a 2.500.

Come è sempre stato, non è facile individuare le misure meno invasive per i cittadini.

Ce ne rendiamo conto anche personalmente, ma siamo consapevoli che esse hanno  una solida motivazione scientifica.

Il puzzle del Governo Draghi

I limiti di prospettiva del Governo Conte II e gli errori commessi (ne ho parlato qui https://www.vincenzodarienzo.it/zingaretti-si-e-dimesso/) hanno portato alla nascita del Governo Draghi.

La maggioranza che lo sostiene la conoscete, ma posso dire che coloro che avevano auspicato questa soluzione, Italia Viva e Forza Italia, tutto avevano messo in conto tranne che Salvini potesse accettare di farne parte.

Per entrambi, le prospettive sono state inficiate, ovviamente. Infatti, la presenza della Lega e la conseguente virata di Salvini, tiene legata Forza Italia alla coalizione di centrodestra nell’azione di Governo e questo fatto provoca la risposta unitaria dell’area di centrosinistra più il M5S. In mezzo, di fatto schiacciata, resta Italia Viva.

In uno scenario senza la Lega, Forza Italia avrebbe agito come forza moderata di Governo e Italia Viva avrebbe potuto giocare su un tavolo diverso, anche in “simpatia” con Forza Italia con possibilità di incidere maggiormente rispetto ad adesso.

Allo stato, pertanto, la situazione è condizionata dal ripetersi, all’interno del Governo, dei due schieramenti storici.

Questo da un lato è una forza e dall’altro una debolezza. Infatti, nel primo caso i provvedimenti sono una vera sintesi di tante idealità e, quindi, con un elevato grado di permeabilità nella società, ma nel secondo non consentono grandi riforme se non quelle stabilite nell’ambito del Recovery fund.

Certo, queste sono pur sempre importanti e investono il futuro economico e sociale del Paese, ma per essere pienamente usufruite dovrebbero essere completate con le modifiche dell’assetto istituzionale.

Mi spiego. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato con il recovery fund prevede riforme della pubblica amministrazione, del fisco, della giustizia, delle pensioni, degli appalti pubblici, ecc. ma se il sistema istituzionale basato su questa legge elettorale, per giunta con il Parlamento dimezzato, non consente una stabile azione di governo e favorisce l’instabilità, il problema dell’efficienza dello Stato resta intatta.

Purtroppo, non vedo le condizioni per una riforma elettorale e istituzionale che completerebbe le cose da fare. Non le vado perché la Lega, soprattutto, non favorisce quel percorso e tiene bloccata anche Forza Italia.

C’è un altro punto di debolezza: di fronte alle forti contrapposizioni “tra alleati” di norma è Draghi a decidere. Detta così appare la soluzione migliore, ma non lo è, perché il Presidente del Consiglio in quella decisione che assume rappresenta solo se stesso e quando l’assume certifica la debolezza del sistema politico incapace di trovare un accordo al proprio interno.

PNRR, obiettivi qualitativi e quantitativi

Le risorse del Next Generation EU vengono erogate al raggiungimento di precisi obiettivi qualitativi, ovvero nuove leggi, semplificazioni normative e riorganizzazioni (millestone) e quantitativi ovvero risultati tangibili numericamente e fisicamente (target) che sono stati fissati nella proposta del Governo (nelle cosiddette “schede”).

Il PNRR italiano comprende 135 investimenti e 51 riforme. Per valutare il progresso nel lavoro da fare sono stati fissati 419 obiettivi che devono essere raggiunti a certe scadenze nel corso dei prossimi sei anni.

I tempi e le tappe degli interventi finalizzati agli obiettivi qualitativi che, di fatto, precedono e spianano la strada ai risultati quantitativi, sono prevalentemente concentrati nella prima fase di realizzazione (il 67 per cento è previsto entro il 2022).

Quindi, quando si dice che entro luglio potrebbe arrivare la prima tranche di 24 miliardi è perché è legata al raggiungimento dei primi obiettivi qualitativi. Infatti, sono in cantiere le prime riforme importanti, una delle quali – il DL Semplificazioni – è stato già approvato dal Consiglio dei Ministri.

Gli obiettivi quantitativi sono ben specificati. Ad esempio, per le linee ad alta velocità il target del 2025 è di costruire almeno 53 km di linea pronta per l’utilizzo; o anche, per Ecobonus e Sismabonus, vanno rinnovati entro giugno del 2023 almeno 12 milioni di metri quadri di superficie di edifici con un risparmio di energia di almeno il 40 per cento.

La valutazione, quindi, per ottenere le risorse si baserà su una misurazione oggettiva. Questi obiettivi, per ovvie ragioni, sono concentrati negli ultimi due anni (il 75 per cento dal 2024 in poi).

Questi sono alcuni esempi di come sono gli obiettivi.

Ecobonus e sismabonus (13,95 miliardi) – Estensione del Superbonus al 31 dicembre 2022 per i condomini e al 30 giugno 2023 per le IACP.

Completamento del rinnovo di almeno 12 milioni di m2, con il risparmio di almeno il 40% dell’energia; rinnovo almeno 1,4 milioni di m2 a scopo antisismico entro il 2023.

Completamento del rinnovo per almeno 32 milioni di m2, con risparmio di almeno il 40% dell’energia; rinnovo di 3,8 milioni di m2 a scopo antisismico entro il 2025.

Linee ad Alta Velocità nel Nord che collegano all’Europa (8,57 miliardi)

Assegnazione del contratto per costruire/completare la linea ferroviaria ad alta velocità del tratto Verona-Brennero entro il 2024.

180 km di linea ad alta velocità per passeggeri e merci nelle tratte Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Liguria-Alpi e Verona-Brennero costruiti e pronti per l’autorizzazione e l’operatività entro il 2026.

PNRR, cosa è cambiato da Conte a Draghi?

Sento sempre più persone che affermano che con Draghi “finalmente” c’è discontinuità rispetto al Governo Conte, a partire dalle “sostanziali” modifiche progettuali ed economiche che Draghi avrebbe operato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato con i fondi del Next Generation EU.

Il messaggio è chiaro: da quando ci sono loro, Lega, Forza Italia e Italia Viva, le cose vanno meglio. Io penso, invece, che abbiano solo necessità di dire che qualcosa è cambiata.

Con l’aiuto della matematica, si capisce meglio.

Dunque, il PNRR del governo Draghi prevede spese per 235 miliardi, solo 12 miliardi in più di quella del governo Conte (223 miliardi) in termini netti, peraltro come risultante di diverse allocazione di risorse.

In questa tabella è possibile vedere le differenze.

Missioni PNRR Draghi PNRR Conte Differenza
Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura 49,86 46,18 3,68
Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica 69,94 68,9 1,04
Istruzione e Ricerca 33,81 28,49 5,32
Inclusione e Coesione 29,83 27,62 2,21
Salute 20,23 19,72 0,51
Totale 235,12 222,90 12,22

Per quanto concerne l’impatto sul Pil nei prossimi anni (2021-2026), invece, Draghi lo ha rivisto al rialzo. Infatti, nel 2026 il Pil dovrebbe crescere di + 3,6 punti contro il +3,0 per cento del Piano di Conte

La matematica non è un’opinione e dalla valutazione dei dati economici dei due Piani si capisce bene che le modifiche al Piano di Conte sono state minime, comunque tali da sgombrare il campo dalla propaganda di coloro che, sull’accusa che il Governo Conte non era in grado di progettare il futuro, hanno favorito la nascita del Governo Draghi, in primis Renzi.

La prossima Pubblica Amministrazione

Il governo intende sbloccare i concorsi pubblici per procedere a nuove assunzioni nella Pubblica Amministrazione. Si prevedono, quindi, due fatti: il blocco del turnover viene eliminato e, quindi, dovrebbero essere assunte più persone di quante andranno in pensione.

Come è noto nell’ultimo decennio il blocco del turnover nel pubblico impiego ha avuto un effetto importante, anche se non ha toccato tutti i settori.

I primi provvedimenti di blocco del turnover furono intrapresi dal 2008 a causa dell’aumento della spesa pubblica dovuta all’aumento del reddito medio. All’epoca le assunzioni furono bloccate e furono previste anche limitazioni alla sostituzione del personale in uscita.

Dal 2014, poi, i limiti sono rimasti solo per i pensionamenti consentendo un aumento del personale a parità di spesa.

La maggior parte della riduzione, in ogni caso, è stata osservata tra 2008 e 2012, quindi, nei fatti, il turnover è stato sostanzialmente ammorbidito da almeno 8 anni.

Ovviamente, il blocco del turnover ha contribuito a un aumento di circa 4 anni dell’età media dei dipendenti pubblici (ha contribuito anche l’innalzamento dell’età di pensionamento), età media che si è ridotta solo nel 2019 per effetto dei pensionamenti di “Quota 100”, a conferma che quel provvedimento è stato sfruttato soprattutto dai pubblici impiegati.

Nel 2019 il blocco del turnover è stato eliminato ed è stato stabilito un diverso suo funzionamento per gli enti locali. Questi possono assumere sulla base del rapporto tra spesa per dipendenti ed entrate correnti.

Non ci sono dubbi che lo sblocco del turnover è una occasione per aumentare il personale, in particolare in quei settori in cui ci sono state maggiori riduzioni.

Serve un’analisi attenta, sia per non cancellare i sacrifici che sono stati fatti in passato sul lato spesa pubblica, sia per colmare i vuoti dove sono effettivamente, sapendo che se sono sbagliati i tagli di spesa lineari sono sbagliati anche gli aumenti di spesa lineari.

 

 

La novità dell’assegno unico universale

L’assegno unico universale, che sostituirà i vari benefici economici (bonus e detrazioni varie) già esistenti dedicati al sostegno delle famiglie con figli under 21, potrà avere un valore fino a 250 euro e sarà erogato dal 1° luglio 2021.

Chi ne ha diritto

L’assegno è a favore di tutte le famiglie con figli a carico, partendo dal settimo mese di gravidanza fino al 21esimo anno di età. Non è riservato a specifiche categorie o fasce di reddito, ma viene progressivamente attribuito a tutti i nuclei familiari con figli a carico ed è riconosciuto a entrambi i genitori (se sono separati o divorziati l’assegno andrà a chi detiene l’affidamento dei figli). Deve essere ripartito in egual misura tra questi e ha lo scopo di favorire la natalità e promuovere anche l’occupazione, specialmente quella femminile.

Per i figli successivi al secondo, l’importo dell’assegno è maggiorato del 20 per cento.

La somma cambia in presenza di figli con disabilità e verrà maggiorata secondo una quota di circa il 30% o il 50%, a seconda della disabilità presente. In questo caso l’assegno viene riconosciuto anche oltre i 21 anni.

Limiti per l’erogazione

Al compimento del 18esimo compleanno l’importo viene ridotto, ma sarà comunque erogato fino ai 21 anni con possibilità di corresponsione dell’importo direttamente al figlio, su sua richiesta, al fine di favorirne l’autonomia. L’assegno è concesso solo nel caso in cui il figlio maggiorenne frequenti un percorso di formazione scolastica o professionale, un corso di laurea, svolga un tirocinio ovvero un’attività lavorativa limitata con reddito complessivo inferiore a un determinato importo annuale, sia registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro o svolga il servizio civile universale.

Per quanto riguarda i figli a carico con più di 21 anni il Governo si è impegnato per una norma transitoria in attesa dell’approvazione di un provvedimento che comprenderà gli assegni anche in questi casi.

Come viene erogato l’assegno unico universale

Il beneficio è riconosciuto a tutti, indipendentemente dal reddito familiare, ma l’importo cambia non solo dopo il compimento del 18esimo compleanno del figlio a carico, ma anche a seconda del’Isee o delle sue componenti.

L’assegno unico può  avere la forma di credito di imposta o di erogazione mensile. Questo non è incompatibile con altri benefici come il reddito di cittadinanza.

Cashback, gioie e dolori

Nel dicembre del 2019 abbiamo deciso il programma “Cashback” , ovvero il rimborso in denaro in favore delle persone che, fuori dall’esercizio di attività d’impresa, arte o professione, effettuano acquisti mediante l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici presso soggetti che svolgono attività di vendita di beni e di prestazione di servizi.

Tra gli obiettivi c’erano anche la lotta all’evasione fiscale e dare risposta alle raccomandazioni della Commissione Europea di promuovere nel nostro Paese la digitalizzazione e la modernizzazione delle modalità di pagamento nonché un più diffuso utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici da parte dei cittadini.

La BCE, lo scorso settembre 2020, ha certificato che nel 2019 l’Italia ha registrato circa 77 transazioni pro-capite con carte di pagamento classificandosi al 24° posto sui 27 Stati membri dell’UE, subendo il sorpasso da parte della Grecia (77,2 transazioni pro capite). Nelle prime tre posizioni figurano Danimarca, Svezia e Finlandia con, in media, 370 transazioni pro capite annue, pari a circa 5 volte il numero registrato in Italia.

I numeri disponibili evidenziano il forte gradimento dell’operazione da parte dei cittadini, con benefici anche sul fronte del sistema pubblico delle identità digitali. Infatti, allo stato attuale l’APP IO è stata scaricata da oltre 10,8 milioni di persone, di cui 8,2 milioni sono aderenti al programma. Circa il 58 per cento degli accessi sono eseguiti tramite SPID e il 42 per cento tramite CIE. Gli strumenti di pagamento attivati appositamente sono oltre 14,9 milioni, molti dei quali utili anche per pagare tributi e servizi pubblici. Le transazioni effettuate hanno superato i 315 milioni e il totale degli utenti che ha registrato almeno una transazione valida sono circa 7,2 milioni.

Relativamente al funzionamento del programma, molte transazioni effettuate in “modalità contactless” tramite carte a doppio circuito, sia durante il periodo sperimentale sia in quello ordinario, sarebbero state escluse per varie ragioni, gran parte delle quali riconducibile alla mancata registrazione sull’APP IO dei due circuiti.

In pratica, numerosi esercenti sarebbero esclusi dal programma perché alcuni circuiti non sarebbero ancora convenzionati con PagoPA. Inoltre, alcuni servizi utilizzati dai partecipanti come “Samsung, Google e Apple Pay” non avrebbero ancora attivato la convenzione con PagoPA. Infine, alcune transazioni non sarebbero state registrate perché “le carte e app registrate al programma” sarebbero “abilitate dal giorno dopo”;

Per quanto riguarda i comportamenti dei partecipanti, fin dall’avvio del periodo sperimentale si sarebbe verificata la tendenza a frazionare artificiosamente i pagamenti al fine di raggiungere la quota minima di transazioni per ottenere i rimborsi ordinari e aumentare la probabilità di ricevere il rimborso speciale. In tali casi, essendo le commissioni sulle transazioni a carico degli esercenti, questi ultimi incorrerebbero in spese aggiuntive non previste.

Per migliorare il servizio, appare necessario adottare i dovuti correttivi, a partire dal superamento delle problematiche di funzionamento finora registrate ed oggetto di monitoraggio da parte del Ministero dell’economia e delle finanze e di PagoPA Spa, che hanno recato disagi a utenti ed esercizi commerciali.