L’importanza di una legge annuale sulla concorrenza

La concorrenza è fondamentale per consentire il corretto funzionamento del mercato interno quale fattore chiave per il benessere dei cittadini, delle imprese e della società.

Una concorrenza effettiva consente alle imprese di competere in condizioni di parità, sottoponendole al tempo stesso a forti pressioni affinché si sforzino costantemente di offrire ai consumatori i migliori prodotti al miglior prezzo possibile, il che, a sua volta, guida l’innovazione e la crescita economica a lungo termine.

La politica di concorrenza rappresenta, pertanto, uno strumento chiave per il conseguimento di un mercato interno libero e dinamico, nonché per lo sviluppo di un benessere economico comune.

I cambiamenti sociali, economici, geopolitici e tecnologici pongono costantemente nuove sfide e tali sviluppi costringono a valutare gli strumenti della politica di concorrenza per determinare se sono ancora efficaci nel raggiungere l’obiettivo primario della politica di concorrenza o se sono necessari adeguamenti.

Prevista nell’ordinamento nazionale dal 2009 (con legge n. 99/2009), la legge annuale per il mercato e la concorrenza è stata in concreto adottata solo nel 2017, con la legge n. 124/2017.

Però, essendo essenziale per rivedere in via continuativa lo stato della legislazione e verificare se permangano vincoli normativi al gioco competitivo e all’efficiente funzionamento dei mercati, è stata decisa la cadenza annuale della legge.

I contenuti della legge annuale della concorrenza sulla quale stiamo discutendo in Senato sono nelle slides che seguono.

 

L'importanza di una legge annuale sulla concorrenza.

Perché discriminare la Polizia Locale?

Gli appartenenti alla Polizia Locale sono stati esclusi dai benefici previsti per coloro  che, impegnati nell’emergenza epidemiologica siano deceduti per effetto, diretto o come concausa, del contagio da COVID-19.

Un fatto incomprensibile per il quale ho chiesto spiegazioni al Ministro Lamorgese.

I fatti.

Con un apposito decreto, il Ministro dell’interno ha individuato i beneficiari di un contributo economico nei “familiari del personale della Polizia di Stato, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo di Polizia penitenziaria e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, impegnato nelle azioni di contenimento, di contrasto e di gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, che durante lo stato di emergenza abbia contratto, in conseguenza dell’attività di servizio prestata, una patologia dalla quale sia conseguita la morte per effetto, diretto o come concausa, del contagio da COVID-19”.

Il contributo è pari a 25.000 euro per evento luttuoso.

Ovviamente, si tratta di una decisione lodevole che riconosce il sacrificio di tanti servitori dello Stato deceduti per il dovere svolto in servizio.

Il fatto, però, è che tale disposizione esclude dal beneficio i familiari del personale della Polizia municipale deceduto in servizio a causa del COVID-19, il cui numero si attesta a 31 casi confermati e la causa del cui decesso è difficilmente riconducibile a ragioni o meriti diversi da quelli del personale delle Forze di Polizia.

L’esclusione dei familiari del personale della Polizia municipale appare assolutamente ingiusta e incomprensibile, in quanto prevede una discriminazione tra operatori della sicurezza.

La Polizia municipale, ai sensi dell’articolo 3 della legge 7 marzo 1986, n. 65 (legge-quadro sull’ordinamento della Polizia municipale), collabora, nell’ambito delle proprie attribuzioni, con le Forze di Polizia, come è avvenuto anche durante la crisi pandemica;

Non ho condiviso la decisione e con un’interrogazione al Ministro Lamorgese ho chiesto, al fine di onorare degnamente il tributo di vita offerto dal personale delle Polizie municipali deceduto in servizio a causa del COVID-19 e sanare un’evidente discriminazione tra quest’ultimo e il personale delle Forze di Polizia, di estendere il contributo economico anche ai familiari del personale della Polizia municipale.

PNRR, traguardi e obiettivi 2022

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è stato uno dei più importanti temi nel dibattito pubblico in questo ultimo anno.

Ricordo che il Recovery fund, ovvero lo strumento finanziario del piano Next Generation EU ha attribuito all’Italia 191,5 miliardi di euro di cui 68,9 miliardi in sovvenzioni e 122,5 in prestiti.

Questa somma sarà erogata in 10 rate fino al 2026 se l’Italia rispetterà numerose condizioni, anch’esse distribuite fino a quell’anno.

A questi si aggiungono i 30 miliardi di fondo complementare finanziato con emissioni obbligazionarie italiane e si arriva ad una cifra pari a 235 miliardi di euro.

Con l’approvazione del PNRR da parte del Consiglio Europeo (13 luglio 2021), sono state fissate 527 condizioni – suddivise in traguardi qualitativi (“milestones”) e obiettivi quantitativi (“targets”) – da rispettare. Questi sono estremamente importanti, perché l’erogazione delle rate semestrali è condizionata al soddisfacimento di tali condizioni.

Nel 2021 le 42 condizioni da raggiungere erano quasi interamente di carattere qualitativo, quali le leggi delega per la riforma del processo civile e penale, l’entrata in vigore di tutte gli atti legislativi per la revisione del sistema degli appalti pubblici.

Nel 2022 dobbiamo  rispettare 100 condizioni, di cui 83 traguardi qualitativi e 17 obiettivi.

Tra le principali condizioni vi sono l’approvazione del nuovo codice dei contratti pubblici, il passaggio parlamentare della legge sulla concorrenza, la riforma dell’istruzione primaria e secondaria, le disposizioni per combattere l’evasione fiscale e pianificare la spending review nel triennio 2023-2025.

Altre condizioni riguardano:

  • l’aggiudicazione di appalti per il potenziamento infrastrutturale, ovvero la costruzione delle linee di alta velocità Napoli-Bari e Palermo-Catania;
  • il Parlamento dovrà approvare entro fine dell’anno la legge annuale sulla concorrenza, che riformerà i contratti relativi alla gestione dei rifiuti e dei trasporti pubblici locali e renderà obbligatorio lo svolgimento di gare per i contratti di concessione per la distribuzione del gas;
  • digitalizzazione, innovazione e sicurezza della Pubblica Amministrazione.

I “riflessi” della didattica a distanza

In tempi di pandemia abbiamo conosciuto questo nuovo modo di frequentare la scuola, a distanza.

Questo sistema ha certamente difeso i ragazzi e le relative famiglie dai contagi, ma gli studi fatti a posteriori ci hanno consegnato un quadro allarmante.

Le cose subito note sono state le difficoltà di tante famiglie che non avevano i mezzi necessari per frequentare da casa, poi che in tante zone la connessione internet non era all’altezza, poi che il rendimento scolastico, come l’attenzione, calavano, sono cresciuti enormemente i casi di miopia, ma quanto emerso dalle indagini sulle reazioni psico-emotive è ben più grave.

In pratica, stress, nervosismo, irritabilità e depressione sono le reazioni psico-emotive rilevate nei ragazzi, oltre alla minore concentrazione e capacità di apprendimento, alla perdita motivazionale e alla maggiore affaticabilità.

Questi problemi dipenderebbero dalla noia, dalla solitudine, dall’abbandono di abitudini consolidate che avevano rappresentato parti integranti della vita quotidiana della scuola, quali l’incontro e lo scambio con i compagni.

Senza la socialità si sono acutizzati nei bambini e nei ragazzi il senso di solitudine, il nervosismo ed il clima ambientale è stato percepito come pesante se non addirittura, avverso.

Ovviamente, le ripercussioni sono state differenziate, certamente più rilevanti nelle famiglie più fragili.

Nel complesso, per il 38% dei ragazzi, la Dad è una esperienza negativa e faticosa anche per problemi di ordine logistico e tecnico: troppe ore da restare ‘connessi’ a internet e lezioni online. In pratica, non l’hanno avvertita come positiva e la avversano come modalità di istruzione, con i danni che questo comporta,

Si conferma, quindi, che la formazione scolastica non è solo un processo di crescita cognitiva ma anche emotiva, relazionale e comportamentale che per crescere bene devono essere inserite in un clima favorevole che, purtroppo, la pandemia ha duramente colpito.

La didattica a distanza, inoltre, soprattutto per i bimbi della scuola dell’infanzia e primaria, ha limitato l’apprendimento, ha abbassato la capacità di concentrazione ed ha diminuito la curiosità, invece fervida nelle fasce infantili.

Queste sono le ragioni principali per le quali, nonostante le proteste di tanti, abbiamo deciso di tenere aperte le scuole.

Garantendo la sicurezza di tutti dai contagi, il ritorno alla scuola in presenza è l’unico modo per impedire ai nostri figli di cadere in quel circuito pericoloso che potrebbe avere ripercussioni anche in futuro.

 

 

La manovra finanziaria

La Legge di Bilancio 2022 è stata “costruita” su una crescita del PIL reale del 6,0 per cento per quest’anno e del 4,7 per cento per il prossimo. Sebbene la stima di crescita per il 2021 appare ormai raggiunta, visto che la crescita finora acquisita è già oltre i sei punti percentuali, restano alcune criticità legate alla ripresa dei contagi Covid, all’aumento del gas naturale e all’inflazione alta.

La manovra per il 2022

Per il 2022 si prevedono misure espansive per 37 miliardi, con coperture pari a 13,8 miliardi e un maggiore indebitamento di 23,2 miliardi.

Nel merito, va detto che circa 11 miliardi sono destinati per le riforme strutturali, quali il primo stadio della riforma fiscale (8 miliardi) e il riordino degli ammortizzatori sociali (3,3 miliardi per  ampliare la platea dei beneficiari dei trattamenti di integrazione salariale), mentre i restanti 26 miliardi finanzieranno le misure temporanee legate al prolungarsi della  pandemia e all’aumento dei prezzi dell’energia e strumenti già esistenti.

Le misure espansive

  1. Il rifinanziamento degli strumenti già esistenti, sono:
  2. il Reddito di Cittadinanza (ci tornerò con una news dedicata);
  3. le misure per il sistema pensionistico per finanziare la proroga di APE sociale e Opzione Donna e l’introduzione di Quota102. Quest’ultima prevede l’accesso al trattamento di pensione anticipata per i contribuenti che maturano, nel 2022, i requisiti di 64 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva;
  4. l’istruzione e la ricerca;
  5. la sanità, per la quale viene aumentato il Fondo sanitario nazionale per 2 miliardi nel 2022, portandolo a 124 miliardi. Inoltre, è previsto per le regioni il rimborso delle spese sostenute per l’acquisto dei farmaci innovativi e per la stabilizzazione di 12.000 contratti all’anno di formazione specialistica per medici;
  6. gli interventi in favore degli investimenti e della competitività delle imprese.

Le misure temporanee legate alla gestione della crisi pandemica o ad altre esigenze temporanee sono:

  1. l’acquisto di vaccini anti SARS-CoV-2 (1,9 miliardi) e la proroga dello schema straordinario di garanzie statali sui finanziamenti delle PMI (3 miliardi);
  2. sostegni a imprese e lavoratori con il rifinanziamento del “Fondo di tutela ai redditi nella fase di uscita dalla pandemia”;
  3. a fronte dell’aumento del costo di gas naturale ed elettricità negli ultimi mesi, la manovra stanzia 2 miliardi per calmierare il rincaro delle bollette energetiche, a seguito dei 4,5 miliardi già spesi nella seconda metà del 2021.

Le coperture

Le coperture per il 2022 si compongono di maggiori entrate per 7,9 miliardi e minori uscite per 5,9 miliardi.

Tra le maggiori entrate, la principale copertura (4,3 miliardi) deriva dalle modifiche al regime agevolato di deduzioni sulla rivalutazione dei beni aziendali introdotto nell’agosto 2020 con il decreto Rilancio.

Per le minori spese, l’unica copertura rilevante è l’interruzione del programma “Cashback”, che genera complessivamente circa 3 miliardi, di cui la metà era stata già trasferita al fondo per la riforma degli ammortizzatori sociali.

Arrivano finanziamenti per la Fondazione Arena

Dalla Legge di Bilancio 2022 arrivano 150 milioni di euro in due anni per le Fondazioni Lirico Sinfoniche italiane.

Nel dettaglio, sarà istituito un fondo con dotazione pari a 100 milioni di euro per l’anno 2022 e 50 milioni di euro per il 2023 per l’assegnazione di un contributo finalizzato a incrementare il fondo di dotazione delle fondazioni.

Un importante risorsa alla quale può aderire anche la Fondazione Arena. Infatti, tra i requisiti per avere i fondi c’è quello che nel bilancio consuntivo dell’esercizio 2021 sia indicato un patrimonio netto negativo o un patrimonio disponibile negativo e, purtroppo, la Fondazione Arena ce l’ha.

A fronte di un patrimonio indisponibile di 28.181.788 milioni di euro nel 2020, la Fondazione Arena ha un patrimonio netto di 24.921.689 mln (24.857.571 mln nel 2019 e 21.982.978 mln nel 2018). Ciò fa sì che il patrimonio netto disponibile sia negativo per 3.260.099 milioni (stabile sul 2019 con – 3.324.217 mln ed in riduzione sul 2018 con – 6.198.810 mln).

Per quanto concerne i debiti, la Fondazione ne ha per 29.182.730 milioni nel 2020 (stabili nel 2019 con 29.950.787 mln ed in diminuzione sul 2018 con 34.259.539 mln).

Valutando il confronto:

  • tra il valore della produzione – ovvero 21.346.763 nel 2020 (anno Covid), ma prendendo come riferimento il 2019 con 49.436.044 mln simile a quello 2018 con 47.075.104 mln –
  • con i costi della produzione – che sono 21.246.349 nel 2020 (anno Covid) e 46.240.327 mln nel 2019 oltre a 43.610.663 mln nel 2018 –

posso ragionevolmente dire che la Fondazione non riuscirà a breve né a ridurre il livello del debito e men che meno a fare importanti investimenti destinati ad incrementare l’attivo patrimoniale.

La conferma arriva anche dal risultato di esercizio: 64.119 euro nel 2020 (anno Covid), ma appena 2.874.590 mln nel 2019 e altrettanti 2.679.157 mln nel 2018.

Non parliamo poi del rilancio delle attività di spettacolo dal vivo mediante l’acquisto di beni strumentali, mobili e immobili, nonché mediante la realizzazione di opere infrastrutturali volte all’adeguamento tecnologico, energetico e ambientale dei teatri e degli altri immobili utilizzati per lo svolgimento delle relative attività. Si tratta di azioni urgenti e importanti, ma che la Fondazione non potrà riuscire a fare, visto la condizione economica in cui versa.

Anche molte altre Fondazioni lirico sinfoniche sono nella medesima condizione, ma in questo caso il “mal comune mezzo gaudio” non è sufficiente.

I fondi che il Governo ha deciso sono più che necessari per rafforzare le Fondazioni lirico sinfoniche.

Attenzione, però. Se la Fondazione Arena chiede il contributo e malauguratamente producesse disavanzo d’esercizio che riduce il patrimonio indisponibile, anche per un solo anno, il Ministro della cultura disporrà lo scioglimento del consiglio di indirizzo e la Fondazione sarà sottoposta ad amministrazione straordinaria.

Auspico un’attenta valutazione affinché non si realizzi questa scelta dolorosa.

Bonus edilizi, a che punto siamo

Con la Legge di Bilancio 2022, il Governo ha affrontato compiutamente il tema delle diverse tipologie di detrazioni fiscali previste per la realizzazione di interventi di efficientamento e recupero del patrimonio immobiliare.
La scelta è coerente con la rivoluzione verde e la transizione ecologica che va avanti da qualche anno. Per questa ragione l’estensione temporale dei bonus non è legata al tema della ripresa economica post Covid-19, ma è il frutto di una strategia tendente a perseguire mirabili obiettivi di medio-lungo periodo che generano effetti espansivi in termini di produzione e reddito.

Superbonus

Vengono prorogati i termini per il riconoscimento della detrazione maggiorata del 110%, in misura variabile e con effetto decrescente.
Nello specifico, per le persone fisiche che realizzano interventi su edifici composti da due a quattro unità immobiliari, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche, e per i condòmini, l’agevolazione spetta nella misura del 110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, del 70% per quelle sostenute nel 2024 e del 65% per quelle sostenute nel 2025.
Per le persone fisiche che realizzano interventi su singole unità immobiliari adibite ad uso abitativo, la detrazione spetta nella misura del 110% per le spese sostenute entro il 30 giugno 2022, ovvero il 31 dicembre 2022 laddove alla data del 30 settembre 2021 sia stata effettuata la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (Cila) o, in alternativa, qualora gli interventi agevolabili siano realizzati su unità immobiliari adibite ad abitazione principale da parte di soggetti persone fisiche con ISEE non superiore a 25.000,00 euro annui.
Per gli Istituti autonomi case popolari IACP e gli enti assimilati, nonché per le Cooperative di abitazione a proprietà indivisa, invece, il Superbonus 110% spetta fino al 31 dicembre 2023, a condizione che alla data del 30 giugno 2023 siano stati già ultimati lavori per una percentuale di completamento dell’intervento complessivo pari almeno al 60%.

Ecobonus e Sismabonus

E’ stata stabilita la proroga triennale delle detrazioni ordinarie afferenti ad interventi edilizi di riqualificazione energetica (c.d. Ecobonus) e riduzione delle classi di rischio sismico (c.d. Sismabonus).
In particolare, viene estesa al 31 dicembre 2024 la misura agevolativa in scadenza al 31 dicembre 2021.
Vale la pena rilevare, tra l’altro, come la proroga, insistendo sull’art. 16 Dl 63/2013, riguardi non solo gli interventi strettamente inerenti al c.d. Sismabonus, ma, più in generale, tutti gli interventi edilizi disciplinati dall’art. 16-bis, comma 1, D.P.R. 916/1986 (c.d. TUIR), richiamati in seno al citato art. 16.
In forza del citato rinvio normativo, dunque, saranno inclusi nella proroga triennale anche quegli interventi edilizi che rientrano nell’ambito del c.d. Bonus Casa, anche noto come Bonus Ristrutturazioni.
Sul punto, inoltre, ci sono novità anche in tema di Bonus mobili. In relazione alle spese documentate e sostenute negli anni 2022, 2023 e 2024 per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, viene riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda, da ripartire tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo, nella misura del 50 per cento delle spese. Muta l’ammontare massimo sul quale calcolare la detrazione, che, dagli attuali 16.000 euro, viene limitato a 5.000 euro.

Bonus Facciate sino al 2022

La legge di Bilancio 2022 proroga, in ordine alle spese a tal fine sostenute nel corso dell’anno 2022, l’agevolazione cd “bonus facciate”.
Per i contribuenti che sostengono spese nell’anno 2022, relative ad interventi di recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti, la detrazione d’imposta IRPEF o IRES, originariamente prevista nella misura del 90% è riconosciuta nella misura ridotta del 60%.

Sconto in fattura e cessione del credito

Viene prorogato il meccanismo che regola l’esercizio delle opzioni alternative alla fruizione diretta della detrazione dall’imposta lorda, ossia la cessione del credito d’imposta e il contributo sotto forma di sconto in fattura, sia con riguardo ai bonus edilizi ordinari non 110% che al Superbonus 110%.
In merito ai bonus soggetti ad aliquota ordinaria (non 110%), è stata prevista la possibilità, per i soggetti che sostengono spese “negli anni 2020, 2021, 2022, 2023 e 2024”, di optare per le c.d. opzioni alternative alle detrazioni d’imposta ordinarie non 110%.
Con specifico riguardo al c.d. Superbonus 110%, è stata prevista l’estensione della possibilità di esercitare le dette opzioni alternative relativamente alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2025.

L’incasso italiano della tassa alle multinazionali

Sulla tassa minima globale sulle multinazionali ne ho già parlato (https://www.vincenzodarienzo.it/la-tassazione-sulle-multinazionali/).

Con questa news affronto lo sviluppo di quella decisione assunta a luglio.

Infatti, nel mese di ottobre è stato raggiunto un nuovo accordo sul sistema di tassazione delle multinazionali e sono stati, quindi, chiariti alcuni aspetti importanti, la definizione dei quali consente di calcolare, più o meno, il gettito per l’Italia, frutto dell’applicazione di due soluzioni contabili che concorrono entrambe al calcolo effettivo della somma spettante.

In base alla prima applicazione, secondo l’OCSE, questa nuova tassazione dovrebbe portare alla ripartizione di 125 miliardi di dollari di profitti (circa 110 miliardi di euro) tra i paesi dove le multinazionali non sono residenti.

Assumendo il PIL relativo dell’Italia rispetto a quello degli altri paesi (2,5 per cento) come indicatore statistico applicato al fatturato per la conseguente ripartizione, all’Italia potrebbero spettare anche 2,7 miliardi circa.

Applicando a questa cifra spettante l’aliquota IRES del 24 per cento, si ricava un gettito per l’Italia di circa 640 milioni, superiore quindi a quello dell’attuale digital tax (circa 230 milioni di euro) che l’Italia già introita e che sarà sostituita dalla tassazione di cui stiamo parlando.

Il gettito, invece, derivante, dall’applicazione della seconda soluzione adottata, sarebbe di 2,3 miliardi sin dal primo anno di applicazione dell’accordo.

In definitiva, le entrate nette della prima e della seconda soluzione potrebbero essere nel primo anno di applicazione (il 2023) di circa 2,5 miliardi.

Sul dato inciderà senz’altro il fatto che alcune delle multinazionali italiane sono a partecipazione pubblica.

Queste, dovendo pagare più tasse, ridurranno l’ammontare dei dividendi che annualmente versano allo Stato.

Il saldo resta comunque positivo per le casse pubbliche.

 

Fase delicata e ruolo del PD

Con la sessione di bilancio siamo entrati nella fase più delicata della legislatura e dell’azione di governo.

Sebbene il contesto sia lo stesso di ieri, ovvero permangono cogenti le necessità di adottare azioni necessarie per ottenere i fondi europei del Next Generation EU e per contrastare la diffusione dei contagi dal virus, nell’eterogenea maggioranza che regge il governo Draghi, gli interessi sono molto diversi e divergenti.

Da un lato il Partito Democratico e la sinistra radicale che mantengono un profilo di responsabilità istituzionale e dall’altro una miriade di stati confusionari tra il M5S che non completa la transizione “contiana” e Forza Italia che non ha il coraggio di staccarsi dalla Lega che prosegue ad interdire il lavoro del governo che sostiene. Sullo sfondo, Italia Viva che balza di qua e di là inseguendo una centralità politica che i sondaggi non le conferiscono, ma i numeri parlamentari si.

Normalmente una cosa del genere non sarebbe sostenibile se non nelle condizioni che ho detto: pandemia e fondi europei da ricevere.

Ma questa sensibilità pare essere solo del PD.

Questo non  mi meraviglia, perché da anni il Paese si regge sul senso di responsabilità e sulla nostra fermezza istituzionale. Anzi, proprio per questo tratto culturale che abbiamo, penso che in questa fase dobbiamo assumere un ruolo di guida e propulsione per portare l’Italia oltre la “tempesta perfetta” caratterizzata dalla legge di bilancio e dal successivo e immediato voto per il nuovo Capo dello Stato.

E’ il momento di mettere chiaramente in campo la nostra visione. In una situazione molto confusa ed eterogenea dobbiamo individuare i nostri due/tre pilastri strategici che secondo me sono due: Draghi in Europa e legge elettorale proporzionale.

Sulla prima ho già detto in passato (qui l’articolo https://www.vincenzodarienzo.it/draghi-si-draghi-no/), sulla seconda credo sia a tutti chiaro che l’attuale sistema maggioritario sia completamente inadeguato perché costringerebbe a stare insieme nei collegi elettorali coloro che sono divisi per natura e spirito (politici, ovviamente). Unire artificiosamente partiti che sebbene siano nella medesima coalizione sono diversissimi tra di loro, sarebbe un bluff verso gli elettori.

Ovviamente, la nostra convinta adesione su questi due impegni consentirebbe all’Italia sia un finale ordinato della legislatura sia un anno ancora di azione da parte di Mario Draghi in un ambito che lo vede come il miglior interlocutore possibile, oltre che come riferimento europeista contro i sovranismi.

Anzi, proprio perché Draghi rappresenta una minaccia per quelli come Salvini e Meloni (ed i loro pessimi amici europei), quei due vorrebbero confinarlo al Quirinale. Ma questo non è il nostro interesse. Neanche dell’Europa.

Il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza: le prossime tappe

Il 13 agosto 2021 l’Italia ha ricevuto dalla Commissione europea, a titolo di prefinanziamento, i primi fondi a valere sul regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza ed in particolare 24,9 miliardi, equivalenti al 13% sia del contributo finanziario, sia del prestito, ovvero 8.954.466.787 euro a titolo di sovvenzioni e 15.938.235.352 euro a titolo di prestiti.

Le risorse permetteranno di avviare riforme e investimenti, la cui progressiva realizzazione darà la possibilità di accedere a ulteriori finanziamenti.

Con il pagamento del pre-finanziamento può considerarsi conclusa la fase preliminare (valutazione ed erogazione dei primi fondi) dei Piani per la ripresa e la resilienza e così avviare la fase relativa alla loro attuazione.

L’Italia ha trasmesso il proprio PNNR alla Commissione europea il 30 aprile 2021.

Il Piano italiano, approvato il 13 luglio 2021, delinea un “pacchetto completo e coerente di riforme e investimenti” e comprende misure che si articolano intorno a tre assi strategici, condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale. Esso si articola in sei missioni (digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo, rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture per una mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, inclusione e coesione e salute). L’Italia ha richiesto il massimo delle risorse RRF disponibili, pari a 191,5 miliardi di euro, di cui 68,9 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti.

Una volta avviati i progetti e gli investimenti finanziati gli Stati membri possono presentare due volte l’anno alla Commissione una richiesta di pagamento del contributo finanziario, ma comunque solo dopo l’avvenuto raggiungimento di traguardi e obiettivi concordati e indicati nel PNRR approvato.

Sulla base dei calendari per il monitoraggio e l’attuazione del sostegno finanziario e del prestito, si può presupporre che entro quest’anno l’Italia potrà presentare richiesta di pagamento per un totale di:

  1. 11.494.252.874 euro in sovvenzioni, finalizzati tra l’altro a:
  • la riforma della pubblica amministrazione,
  • la riforma dei processi civile e penale;
  • investimenti in hub del turismo digitale;
  • investimenti in bus elettrici;
  • investimenti in borse di studio per l’accesso all’università;

2. 12.643.678.161 euro in prestiti, da dedicare tra l’altro a:

  • riforme per l’adozione di programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico; – riforme per l’accelerazione dell’iter di approvazione dei progetti ferroviari;
  • investimenti finalizzati a gestire il rischio di alluvione e la riduzione di rischio idrogeologico;
  • investimento per la realizzazione di un sistema avanzato e integrato di monitoraggio e previsione per l’individuazione dei rischi idrogeologici;
  • investimenti per la creazione di imprese femminili.

Tale è infatti l’ammontare dei finanziamenti allocati alle misure i cui traguardi o obiettivi si presume di raggiungere e, quindi, di poter documentare alla Commissione europea nell’anno 2021.