Le spallate di Salvini al Governo e all’Italia

L’anno che sta andando via non è stato fruttuoso per Salvini. Al momento, tranne che per i sondaggi, nessuna delle sue strategie lo ha portato ad assumere la guida del Paese. Il suo vero obiettivo.

Lo dico con il senno di poi, perché analizzando sin da gennaio tutti i passaggi e le sue azioni, posso ragionevolmente pensare che ha organizzato tutto per arrivare al voto il prima possibile e quando voleva lui.

Quindi, la testardaggine contro tutto e tutti per portare a casa “quota100”, provvedimento sostanzialmente fallimentare, ma fatto passare come la controriforma pensionistica e l’accanimento contro l’accoglienza dei migranti (scimmiottando certe paure presenti nella società) erano parti di un disegno per accrescere il consenso e competere con posizione di forza nella competizione elettorale.

Salvini sapeva che le elezioni europee avrebbero potuto lanciare un messaggio e lui con decisione l’ha favorito, disinteressandosi completamente del Ministero che usava solo per girare l’Italia con i suoi innumerevoli comizi (a questo proposito, peraltro, è in corso un’indagine perché utilizzava l’aereo di Stato per spostarsi e furbescamente accoppiava gli impegni istituzionali a quelli leghisti in modo da poter giustificare l’impiego dell’aereo e la notevole spesa).

Ottenuto il risultato, ha attuato palesemente il suo piano: votare in ottobre in modo da partire in vantaggio e affrontare i tanti odiati partner europei in posizione di forza per la stesura della Legge di Bilancio per dare loro la colpa in caso di esercizio provvisorio e del conseguente aumento dell’IVA che penso sarebbero stati entrambi sicuri (il voto a ottobre non avrebbe consentito il naturale percorso della Legge nelle due Camere entro il 31 dicembre).

Quel piano non ha funzionato, ma egli non sta demordendo ed in questo mese di dicembre ha provato ancora, e più volte, a dare la spallata al Governo.

Ha intensificato il corteggiamento verso alcuni Senatori grillini, promettendo loro un posto sicuro in caso di elezioni. C’è riuscito in parte, solo tre sono andati via con lui.

Ma, per il momento, l’ennesimo tentativo di far cadere il Governo è fallito di nuovo. Nelle importantissime votazioni sul Fondo salva stati e sulla legge di Bilancio, la maggioranza è stata ampia superando agevolmente quota 161 voti, il limite di rischio.

Il ragazzo ci riproverà ancora, non è interessato a fare opposizione, partecipare, con il suo punto di vista, all’azione di governo per l’Italia. Egli agisce solo in funzione del proprio tornaconto e si orienta solo per trarre vantaggio elettorale e politico da ogni situazione.

D’altronde, non ha altra scelta. La debolezza del suo pensiero politico è arcinota (basta vedere i suoi interventi in aula) e la propaganda prima o poi non riuscirà più a coprire le palesi lacune che contraddistinguono le sue strategie sempre impostate su slogan ripetitivi e monotoni.

Salvini deve correre anche per un altro motivo. Nel Paese – le sardine – e nel Parlamento aumenta l’insofferenza nei suoi confronti.

Le piazze le stiamo vedendo e nel palazzo diversi sono i parlamentari del centrodestra che sono orientati verso ipotesi anti sovraniste che potrebbero obbligarlo a desistere definitivamente dai suoi intenti.

Salvini non ha molto altro tempo a disposizione.

Il Governo finanzia i Comuni

Erano anni che una Legge di Bilancio non valorizzava così tanto i tantissimi Comuni italiani.

Tanti miliardi destinati a progetti che avranno alcune linee guida come ho già descritto in questo articolo https://www.vincenzodarienzo.it/la-legge-di-bilancio-e-piu-che-verde/.

Elenco le tante misure finalizzate a sostenere gli investimenti degli enti territoriali.

  • 2,5 miliardi di euro di contributi per investimenti destinati ad opere pubbliche in materia di efficientamento energetico, compresi gli interventi per il risparmio energetico degli edifici di proprietà pubblica e di edilizia residenziale pubblica, e in materia di sviluppo territoriale sostenibile, compresi gli interventi per la mobilità sostenibile.
  • 3,9 miliardi di euro di contributi per la realizzazione di opere pubbliche finalizzate alla messa in sicurezza degli edifici e del territorio (messa in sicurezza del territorio a rischio idrogeologico; per messa in sicurezza in strade, ponti, viadotti; per messa in sicurezza di edifici (alla quale vengono aggiunti gli interventi di efficientamento energetico);
  • 9,1 miliardi di euro di contributi per investimenti in progetti di rigenerazione urbana volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale;
  • 4 miliardi di euro di contributi per l’edilizia pubblica e la manutenzione della rete viaria;
  • contributi per spese di progettazione definitiva ed esecutiva relativa a varie tipologie di investimenti, tra i quali quelli per interventi di messa in sicurezza di strade, ponti e viadotti;
  • contributi per costruzione di edifici di proprietà dei comuni destinati ad asili nido,
  • 2,65 miliardi di euro per la manutenzione della rete viaria di province e città metropolitane.

Per le Regioni, 2,4 miliardi di euro per la realizzazione di opere pubbliche finalizzate alla messa in sicurezza degli edifici e del territorio. Altre risorse per l’edilizia sanitaria e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario.

Al fine di concorrere alla riduzione del disagio abitativo con particolare riferimento alle periferie e di favorire lo scambio tra le varie realtà regionali, la legge di bilancio promuove la realizzazione di un “Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare”, finanziato con un fondo appositamente istituito nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e finalizzato a riqualificare e incrementare il patrimonio destinato all’edilizia residenziale sociale, a rigenerare il tessuto socio-economico, a incrementare l’accessibilità, la sicurezza dei luoghi e la rifunzionalizzazione di spazi e immobili pubblici, nonché a migliorare la coesione sociale e la qualità della vita dei cittadini, in un’ottica di sostenibilità e densificazione, senza consumo di nuovo suolo e secondo i princìpi e gli indirizzi adottati dall’Unione europea.

Un volume di risorse che assegnate ai Comuni potranno garantire la crescita e l’occupazione

Il Governo delle varie ed eventuali

Ha fato scalpore il fatto che una riunione ufficiale del Consiglio dei Ministri, del Governo insomma, sia stata convocata con all’ordine del giorno solo “varie ed eventuali”.

Di solito quelle parole le troviamo  in fondo alla lista, come ultimo punto di discussione. I ministri, invece, sono stati convocati dal Presidente Conte per discutere di un unico punto: varie ed eventuali.

Possibile che un Governo di un paese non abbia argomenti di cui discutere? L’economia è quella che è, i conti non tornano, sul versante internazionale siamo isolati, i consumi calano, il lavoro manca, eppure il nostro Governo si convoca per parlare di varie ed eventuali.

Non è un caso.

Questo Governo ha molto presto esaurito la propria forza ed adesso boccheggia a scapito dell’Italia.

Partito in pompa magna, con tanto di contratto e propaganda, ha innanzitutto (e solo) messo in pratica le proposte ideologiche che da sempre i due partiti della maggioranza portavano avanti, a dispetto di tutti e tutto, conti pubblici compresi.

Quindi, sono partiti i fuochi d’artificio: reddito di cittadinanza, quota 100, decreto sicurezza e immigrazione, legittima difesa, decreto dignità.

Scelte sbagliate

Una salsa insapore e scoordinata che ha ottenuto gli effetti peggiori. Il debito pubblico galoppa, lo spread, e quindi, i conti delle famiglie, a livelli altissimi, la credibilità politica ed economica sotto terra, evasori fiscali ed edilizi condonati.

Come temevamo, l’Italia non aveva bisogno dell’attuazione di quelle idee astruse, ma di affrontare il ciclo economico che stava calando. Dopo anni di crescita, favoriti da politiche economiche espansive e distributive del reddito, non si regala quanto si è ottenuto, ma si consolida per sfruttarne i benefici a lungo.

Al contrario, mentre la loro propaganda strombazzava che la povertà era stata abolita, che gli stranieri sarebbero stati riportati nei loro paesi, che tutti potevano andare in pensione prima, che il reddito di cittadinanza avrebbe risolto i problemi delle famiglie, l’Italia entrava in recessione.

Addirittura, gli stessi Di Maio e Salvini che promettevano una crescita della ricchezza dell’1,5% e la tenuta del debito al 2%, oggi esultano per una crescita dello 0,1% e un debito vicino al 3%.

Senza vergogna, vanno avanti litigando tra loro. Altro non sanno fare.

Ecco perché non mi sconcertano le “varie ed eventuali”.

Meglio stare fermi

Visti i risultati che hanno causato, meglio che parlino di nulla e bevano qualche bicchiere, piuttosto che approvino altri provvedimenti.

Perché SI alla sfiducia di Toninelli

Per giustificare la sfiducia, basterebbe solo dire che Toninelli è l’unico ministro delle infrastrutture al mondo che non solo non ha programmato nè avviato alcuna opera nuova, ma addirittura si affanna a bloccare quello che era già previsto e serve al Paese.

Ci sono, inoltre, almeno altre sei buone ragioni – per sintesi – a supporto della sfiducia.

  1. La velocità della ripresa economica e la competitività dell’Italia dipende in buona misura dagli importanti investimenti pubblici e privati. Sulle grandi opere infrastrutturali si misura la capacità del Governo di guardare al futuro e di dotare il Paese di un sistema connesso, integrato con il resto dell’Europa e capace di creare crescita.Al contrario, la decisione assunta da Toninelli di bloccare quasi tutte le opere, addirittura per le opere in corso di realizzazione o già finanziate, per le quali sono state impegnate e già spese ingenti risorse economiche, oltre a bloccare il Paese e mettere in difficoltà un rilevante numero di imprese e di lavoratori impegnati nella loro realizzazione, rischia di compromettere il pieno rispetto di accordi internazionali già assunti dall’Italia per le grandi opere della rete TEN-T.
  1. Toninelli è responsabile della paralisi infrastrutturale derivante dalla infelice scelta di affidare ad un gruppo di “contrari a tutto” un incarico che ha a che vedere con lo sviluppo dell’Italia. Scientemente ha operato per impedirlo, anche nel momento in cui ha fatto di tutto per orientare i lavori in senso negativo.
  2. Ha dimostrato palese inadeguatezza. I suoi annunci sui tempi dell’analisi costi benefici sono sempre stati fasulli. Toninelli ha giocato sulla pelle dell’Italia, portando avanti ostinatamente la sua visione negativa dello sviluppo. È arrivato al punto di consentire l’inserimento di tutto nell’analisi, mancava solo il costo dei rifiuti che produrranno i lavoratori che saranno impegnati nei cantieri, per completarne le assurdità.
  3. Quel ministro ha sottratto ogni informazione al Parlamento impedendo, nonostante le pressanti richieste avanzate da noi a più riprese, la conoscenza di elementi determinanti. Se non ricordo male una volta professava la trasparenza, ma si è qualificato con un comportamento omertoso che si giustifica con la sua visione proprietaria del bene pubblico che ha dimostrato in più occasioni. Come se l’Italia fosse sua, e per fortuna non è così.
  4. Toninelli ha esposto il Paese a contraddizioni e contrasti con altri partner europei, minando fattivamente la credibilità e la serietà dell’Italia, faticosamente conquistata in questi anni. Sul più delicato dei temi, in cui serve collaborazione, ha isolato l’Italia.
  5. Toninelli è l’unico ministro delle infrastrutture al mondo sul quale ci sono dubbi se conosce o meno i progetti in corso e lo stato dei luoghi. I sui riferimenti a tunnel esistenti – come quello inesistente del Brennero – e a quelli non esistenti – come quello esistente in parte sulla tratta Torino-Lione – denotano pressappochismo ed un imbarazzante quanto inadeguato approccio alla complessità dei temi che dovrebbe quotidianamente trattare.

Quel Ministro della decrescita felice porterà il Paese verso il Medioevo. Abbiamo lasciato un’eredità importante. Tanti miliardi di euro, la cura del ferro, il progetto Connettere l’Italia. Abbiamo disegnato un Paese moderno e competitivo, che, attraverso le opere pubbliche, quelle importanti, potesse crescere nel prodotto interno lordo.

Sono convinto che questa sia la prospettiva positiva per l’Italia e che per perseguirla, e per il bene dell’Italia, è più che opportuno che Toninelli lasci l’incarico.

Nessun italiano sentirebbe la sua mancanza.

Anzi, no. Credo che solo Maurizio Crozza potrebbe lamentarsi perché verrebbe meno un importante fonte di alimentazione della comicità italiana.

Qui potrai seguire il mio intervento in aula: https://www.vincenzodarienzo.it/media/per-si-alla-sfiducia-a-toninelli/

 

Salvini fugge dal giusto processo

Alla fine per salvare il Governo hanno dovuto salvare Matteo Salvini dal processo. Faccio una domanda: in uno Stato di diritto esistono azioni politiche sempre e comunque lecite, che sono legittimate dai voti presi e che, quindi, possono essere sottratte al giudizio della magistratura?

Il Senato ha deciso di SI. E’ stata una decisione presa a prescindere dai fatti, in base al consenso ricevuto e comunque per ragioni altre rispetto agli accadimenti.

Le ragioni per il SI

Nel merito:

  1. La decisione investe due piani distinti, quello della libera determinazione dell’indirizzo politico dei governi e quello dello Stato di diritto, democratico e costituzionale. I Costituenti avevano trattato in modo inequivocabile questo punto. Infatti, se L’articolo 96 della Costituzione espressamente prevede che i reati commessi nell’esercizio delle funzioni dal Presidente del Consiglio o dai Ministri devono essere sottoposti alla giustizia ordinaria, può chiunque affermare che l’azione politica è esente dal giudizio? Assolutamente e convintamente, NO. Come tutti gli italiani, per i presunti illeciti c’è il giudice naturale!
  2. È noto a tutti che il diniego allo sbarco è stato impartito al di fuori del CdM, che non è stato formalizzato e che è stato compiuto con un semplice comunicato a margine di un vertice europeo. Eppure, il Presidente Conte e qualche altro ministro hanno tentato in malo modo di avallare la scelta collegiale mai avvenuta.Orbene, ma se l’articolo 95 della Costituzione prevede per i singoli ministri una responsabilità collegiale solo per gli atti decisi in consiglio, e una individuale, per quelli dei singoli dicasteri, può chiunque affermare che basti un qualsiasi avallo successivo ai fatti per cambiare lo stato delle cose? Assolutamente e convintamente, NO.
  1. Il ministro Salvini giustifica il suo diniego richiamando la norma che punisce il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato. Ma è questo il caso? Ricordo che si trattava di persone tutte controllate, identificabili e che sarebbero entrate nei programmi di accoglienza, facendo venire meno, quindi, il reato stesso al quale Salvini si appiglia.Pertanto, sebbene sia un obbligo costituzionalmente rilevante proteggere gli interessi dello Stato, quale evento immanentemente dannoso ci sarebbe stato per l’Italia se quelle persone, tutte identificate, fossero sbarcati subito? Nessuno!
  1. Suggestiva la tesi secondo la quale la politica, in questo caso dell’immigrazione, deve essere decisa dai decisori politici, dal governo, dal Parlamento e, pertanto, non dai magistrati. È troppo facile dire che ciò è vero, ma detto in un contesto giustificatorio altro non è che la promulgazione perenne di un modello istituzionale che ha eguali nelle dittature ed in quei luoghi in cui l’immunità dei decisori è sacrosanta e inconfutabile. È questo che prevede la nostra Costituzione? Assolutamente e convintamente, NO!
  2. Persuasiva la giustificazione secondo la quale l’interesse pubblico appare evidente alla luce degli atti successivamente esperiti in sede europea. Ma il divieto allo sbarco – che con questa tesi si ammette come mezzo scelto per esercitare una pressione sulle istituzioni europee e per indurle a concordare un piano di riparto degli immigrati e, quindi, il presunto sequestro di persona – diventano leciti se altri Paesi, peraltro non assoggettati ad alcun obbligo internazionale in questa vicenda, non concordano con l’indirizzo politico del governo italiano? Assolutamente e convintamente, NO!
  3. Una riflessione va fatta anche sul messaggio collegato alla decisione negativa sull’autorizzazione a procedere. È palese che la scelta avrebbe ripercussioni sulla tenuta del Governo. Ordunque, se il ministro Salvini dovesse sfuggire al processo, quale messaggio arriverebbe all’opinione pubblica? Che per il potere, i politici in carica sono pronti a superare ogni cosa, financo le leggi che loro stessi votano e che, a questo punto, sono valide solo per gli altri e non per loro.

Questo voto i danni li produrrà, in particolare in quella fascia dell’abbandono confermerà che i politici possono fare quello che vogliono. Il messaggio peggiore che una classe dirigente possa favorire.

Prima e dopo

Con questa decisione ci sarà un prima e un dopo. Il superamento non sanabile di un cardine democratico aprirebbe le porte a percorsi inesplorati con una buona dose di pericolosità sociale prima ancora che politica.

Le ripercussioni negative sul tessuto sociale e l’organizzazione democratica del nostro Paese sono troppo rilevanti e dannose rispetto agli obiettivi che hanno raggiunto con il diniego all’autorizzazione.

Perché smantellare la Repubblica insinuando criteri che nelle democrazie non esistono?

Qui il video del mio intervento in aula.

Qui potrai seguire il mio intervento in aula: https://www.vincenzodarienzo.it/media/si-allottimizzazione-a-procedere-per-il-ministro-salvini/

Ci hanno portato in recessione

L’Italia entra in recessione e loro distraggono gli italiani.

Ecco perchè Salvini parla solo di immigrazione e gira con le divise delle forze dell’ordine, mentre Di Maio blatera del franco africano, di boom economico e di altre amenità simili.

Hanno necessità di distrarre gli italiani dai loro disastri. Da quando sono al Governo hanno portato l’Italia in recessione, a partire dagli effetti determinati sullo spread a causa delle scemenze che ripetono ogni giorno.

Come se nulla fosse, hanno previsto una crescita per il 2019 dell’1% (prima era addirittura dell’1,5%) ed hanno indebitato gli italiani di oltre 50 miliardi di euro per i prossimi anni.

Una follia che renderà povero anche il ceto medio.

Dopo tre anni di crescita e di stabilità dei conti pubblici gli sforzi del governo sono per bloccare le opere pubbliche, evitare il processo per Salvini, fare filmini ai detenuti, parlare del nulla.

Non solo. Sempre dai dati ISTAT emerge che da maggio scorso – quando hanno iniziato a governare – ci sono 76mila occupati in meno, 123mila tempo indeterminato in meno, 84mila precari in più. Un dato drammatico per essere riferito a solo 6 mesi.

E, purtroppo, anche il futuro non è roseo.

La Manovra 2019 non produrrà né espansione né crescita. Si regge su nuove tasse tanto che la fiducia dei consumatori e delle imprese è in calo.

Ricordo coloro che mi riprendevano quando mesi fa scrivevo che i mutui sarebbero aumentati. Chi legge questa nota ed ha un mutuo in corso a tasso variabile ha già visto l’aumento che, per adesso, è di circa 15 euro all’anno, ma che, purtroppo, continuerà a salire.

Prima se ne vanno e meglio è.

Salvini sbaglia, e anche molti italiani.

La vicenda della nave “Sea Watch” è il ciclico caso di cui si alimenta una propaganda basata sull’intolleranza e sul ricatto sulla pelle di tanti disperati.

Caso ciclico perchè dobbiamo abituarci a situazioni simili, prima gestite in modo razionale e prudente e adesso utilizzate per strumentalizzare gli eventi a fini di lucro elettorale.

Salvini sbaglia innanzitutto l’approccio. Le sue astruse convinzioni che i porti chiusi fermino le partenze sono la più grande illusione con la quale imbonisce il Paese.

Il fatto che in Italia approdino meno migranti del passato non corrisponde al dato che siano meno quelli che partono. La pressione migratoria è intatta e si dirige verso altre direttrici. Ma di questo “chissenefrega”, direbbe Salvini.

Come pure non è assolutamente vero il Governo stia aiutando i Paesi dai quali i migranti partono. Finora, Salvini non ha chiuso un accordo con nessuno. E la sua promessa che li avrebbe rimpatriati tutti è ferma lì. Nonostante i suoi viaggi in Africa, non ha ottenuto nulla.

Gli accordi sono fermi, le bugie e la propaganda corrono.

La stessa modifica del Regolamento di Dublino III è ferma a causa del veto dei Paesi europei con i quali Salvini si è alleato contro il fenomeno migratorio creando il corto circuito che a lui serve per gridare contro l’Europa e alimentare la sua propaganda.

Di conseguenza, fallite tutte le sue promesse che fa? Ricatta tutti tenendo in ostaggio i più disperati.

Non ci giuro, ma non credo di andarci molto lontano immaginando queste scenette: Salvini viene a conoscenza della nave che arriva. Meglio se siano pochi, perché diversamente non potrebbe fermarli in mare a lungo. Sono una quarantina? Bene, allora inizia la sua propaganda: “porti chiusi e nessun sbarco, se li prenda l’Europa”.

Poi, non sazio, urla la difesa dei confini nazionali, come a dire che lo sbarco di qualche decina di naufraghi da una nave, corrisponda ad un pericolo per i confini nazionali.

Alla fine qualcuno più intelligente e umano c’è sempre in giro, MAI, però, i suoi amici dell’Europa dell’Est, gli stessi che bloccano ogni politica UE sulle migrazioni. Ovviamente, lui lo sa e MAI chiede loro di fare la propria parte, nomina solo la Francia e la Germania.

Quando i pochi migranti vengono accolti, (“ecchissenefrega se pochi moretti restano in mare”), Salvini dipana la sua propaganda: “avevo ragione”.

Capito il trucco?

Fin quando gli italiani si faranno imbonire, lui andrà avanti e spera che vi sia una “Sea Watch” al mese, almeno fino alle elezioni europee.

Gli italiani sono comunque il punto nodale della vicenda. Si accontentano del visibile perché non conoscono il resto. Accordi con i Paesi africani e modifica del Regolamento di Dublino III sono cose non palpabili. Non vederli approdare o sbarcare, è il dato immediato, seppur limitato ad oggi.

In questo quadro del presente, quelli come Salvini hanno buon gioco.

Al termine della Legislatura, presento quello che ho fatto in questi 5 anni.

Un impegno costante a favore della crescita e dello sviluppo di Verona.

Tutti i miei atti parlamentari di sindacato ispettivo e di proposta hanno avuto al centro il territorio.

Un grazie sincero a tutti quanti mi hanno dato una mano. Il merito dei risultati ottenuti è anche loro.

Bilancio di Legislatura

Commissione d’inchiesta Banche; le conclusioni.

La Commissione d’inchiesta banche ha terminato il proprio lavoro.

Nella relazione conclusiva vi sono elementi che fanno riflettere, soprattutto le modalità con le quali gente senza scrupoli hanno agito per salvare se stessi e rovinare tanti altri.
Un quadro desolante sul quale bisognerà intervenire in futuro per impedire che certi fatti accadano ancora.

Un’ottima notizia per molti Comuni veronesi

Diversi Comuni della provincia di Verona hanno ricevuto benefici finanziari per intervenire nei settori dell’edilizia scolastica e degli adeguamenti antisismici.

In questi due comparti, per favorire gli investimenti necessari, attraverso l’utilizzo degli avanzi di gestione o con il ricorso al debito, da quest’anno e fino al 2019 con la Legge di Bilancio approvata nel dicembre scorso, avevamo assegnato ai Comuni ed alle Province “spazi finanziari”, ovvero la possibilità di spendere i propri soldi disponibili ma non spendibili a causa dei dettami stringenti del Patto di Stabilità, senza ripercussioni negative su di esso.
Nel triennio, il Governo potrà autorizzare investimenti per oltre due miliardi di euro.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha stabilito a quali Comuni concedere questa ottima possibilità scegliendo di favorire gli investimenti con questo ordine di priorità: a) interventi di edilizia scolastica gia’ avviati; b) interventi di nuova costruzione di edifici scolastici; c) interventi di edilizia scolastica per i quali gli enti dispongono del progetto esecutivo redatto e validato.
I progetti pervenuti sono stati valutati e a Verona sono stati concessi spazi finanziari per circa 13 milioni di euro, di cui 530mila euro per adeguamento antisismico.
Una buona notizia per il nostro territorio e in particolare per i Comuni di Bonavigo, Boschi S. Anna, Boscochiesanuova, Bovolone, Caldiero, Castel D’Azzano, Castelnuovo, Cologna Veneta, Garda, Gazzo Veronese, Lazise, Mezzane di Sotto, Mozzecane, Negrar, Rivoli Veronese, S. Bonifacio, S. pietro In Cariano, Sorgà, Trevenzuolo, Verona e Vigasio.
Esprimo grande soddisfazione perché è innegabile l’impegno profuso da Parlamento e Governo negli ultimi quattro anni per ridare impulso agli investimenti in edilizia scolastica, sia stanziando cospicue risorse ex novo, sia mettendo i comuni nella possibilità di spendere i soldi che hanno a bilancio. Nei prossimi mesi verrà programmata anche la seconda annualità dei cosiddetti mutui BEI, ovvero i comuni già in graduatoria potranno procedere con l’appalto dei lavori ed avviare quindi nuovi cantieri. Insomma, possiamo confermare e dimostrare che l’edilizia scolastica è sempre stata una nostra priorità.
Resta un punto di criticità: l’Amministrazione Provinciale di Verona non ha ottenuto alcunché perché non ha partecipato ovvero non ha presentato nessuna richiesta.
Assurdo, da questa partita finanziaria restano fuori tutti gli Istituti scolastici superiori. Eppure, hanno bisogno eccome di interventi!
È troppo comodo urlare contro il Governo, come spesso si legge da parte del Presidente della Provincia e poi non partecipare alle occasioni di finanziamento.