Habemus Governo!

Ago 29 2019
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La crisi di Governo si sta concludendo con la definizione di un nuovo Governo imperniato sull’alleanza tra il Partito Democratico ed il M5S.

E’ una soluzione difficile, non è stata presa a cuor leggero e ha davanti a sé molte insidie.

Ma, allora, perché è stato importante per il PD assumere un ruolo di responsabilità e condividere questo percorso addirittura con un avversario così ostico nei nostri confronti?

Cosa ha convinto quelli come me, con una certa cultura politica di rispetto, istituzionale e personale, delle regole costituzionali e delle persone?

Alcune semplici ragioni.

La crisi del sistema bipolare

Siamo nel pieno di una crisi cronica del sistema istituzionale su base bipolare. La nostra democrazia è stata impostata per favorire un confronto tra coalizioni/schieramenti ma, in realtà, oggi vi sono tre poli attrattivi: gli storici centrodestra e centrosinistra ed il M5S.

Ciò ha causato, non solo nel 2018, ma a partire dal 2013, alleanze di governo spurie e comunque non omogenee programmaticamente. Ricordo che i governi del centrosinistra fino al 2018 erano sostenuti in maniera determinante da gruppi parlamentari i cui membri erano stati candidati in coalizioni avversarie.

Inoltre, ad aggravare il quadro, va detto che l’esperienza e le modalità che abbiamo vissuto sono state un allarme sulle criticità che il sistema ha mostrato e sui possibili esiti infausti di queste criticità.

Il fallimento del “contratto”

Questa crisi di governo ha confermato tante cose.

La prima: per affrontare la complessità dell’azione di governo, non serve un contratto in cui si spartiscono i campi di interesse reciproco e si pongono due mastini a guardia del totem.

Questo schema ha mostrato tante crepe, su tanti temi, disciplinati e non in quel coso che avevano stipulato Lega e M5S, perché chi governa si trova di fronte a scelte inedite che comunque vanno risolte.

La seconda: in un Governo, già complicato da un inedito supporto, nel caso specifico Lega e M5S,  non serve il notaio che applica il contratto e arbitra due contendenti perché l’esperienza ha dimostrato che quell’arbitro (Conte) deve decidere, non può ratificare le scelte altrui.

In uno dei passaggi del discorso che Conte ha fatto al Senato, l’ha chiaramente detto in riferimento alle scorrettezza di Salvini.

Il terzo: lo schema che un Governo si regga sulla propaganda e che contrasti tutto e tutti produce effetti distorsivi che i cittadini pagano con l’isolamento internazionale, con lo scollamento con la società e con la sfiducia dei mercati internazionali.

Nello schema che è fallito, emerge anche un altro un dato: le tante debolezze dimostrate in questi ultimi 14 mesi – e mi riferisco sia alla divisione dei settori di interesse tra M5S e Lega, sia alla scarsa convinzione del M5S nei confronti dell’alleato –  è stato favorito uno come Salvini che non solo ha assunto una forza spropositata, ma, unendo simboli religiosi a slogan propagandistici, ha addirittura chiesto pieni poteri.

Un pericolo!

Poteva il PD disimpegnarsi in questo frangente?

Il fallimento populista

Entrambi i cardini del populismo, il leaderismo accentuato e l’attivismo nella comunicazione diretta con il popolo, attraverso i social, si sono rivelati inconcludenti di fronte alla gestione delle situazioni complesse, tipiche della politica e, soprattutto, dell’azione di governo.

L’assunzione di responsabilità mal si concilia con le campagne elettorali permanenti, con le tensioni continue tra partner. Inoltre, questa strana crisi dimostra anche la vulnerabilità dell’assetto che era stato creato da Lega e M5S che è stato messo in ginocchio al primo volere diverso di uno dei due contraenti.

Per nostra fortuna questo schema poco istituzionale ha fallito.

Ed ha fallito anche l’ideologia della “rete” e la centralità di coloro che la manovravano ai quali erano state attribuite capacita strategiche che sono evaporate nel duro confronto dialettico che esiste quando si è chiamati a governare.

Chi agita le piazze si è dimostrato incapace di produrre risultati, non raggiungendoli neanche in presenza di un contratto, come se la politica fosse uno schema preordinato, una semplice comunicazione social.

Abbiamo corso un serio pericolo.

Le prospettive ed il ruolo del PD. Il Governo ed il nuovo bipolarismo?

A fronte delle criticità del sistema, degli esiti imprevedibili e pericolosi e dei fallimenti di quel modo di praticare la politica, il Partito Democratico, pertanto, si assume la responsabilità di governo, anche con il M5S, per cambiare il quadro, istituzionale e politico finora vissuto.

Innanzitutto, non è possibile ripetere lo schema di prima. Due partiti con due vicepremier e un notaio in mezzo sono l’espressione deleteria che abbiano rigettato.

Ha colpito il fatto che Di Maio l’abbia riproposto. Un modello perdente che serviva solo a lui per continuare quanto fatto finora, come se nulla fosse accaduto. Accettarlo da parte nostra avrebbe significato una mera sostituzione dei settori lasciati dalla Lega.

Paradossale.

Ma, Di Maio non lo sapeva? Certo che sì, ma era l’unico modo per poter restare in sella con forza e costringere Conte a trattare anche con lui (in quel rapporto, non si esclude un dualismo sulle prospettive future dei due interessati).

In realtà, Conte è indicato dal M5S e, quindi, ne è parte integrante e nel momento in cui assumerà il compito, spetterà a lui ogni mediazione. In questo modo si restituisce al Presidente del Consiglio il suo compito naturale, ivi compresa la sintesi tra le forze che lo sostengono.

Di conseguenza, deve essere chiara l’attribuzione delle responsabilità, il cui coordinamento razionalmente non può che essere affidato ad un appartenente al partito più forte della nascente coalizione. Conte, appunto.
Il primo risultato, quindi, deve essere il rientro in un alveo istituzionalmente corretto delle azioni del governo che dovrà seppellire l’ubriacatura avvenuta con modelli contrattuali e due cani da guardia a supporto.

C’è un altro percorso che va esplorato.

Prima ho scritto delle criticità del sistema bipolare in una realtà che è costituita da tre poli. L’esperienza di governo può favorire una possibile soluzione?

Può darsi, soprattutto se – sgombrato il campo dal fallimentare modello “contratto” – il governo si muoverà sulla condivisione degli intenti programmatici. È nelle cose che tra le parti debba esserci una sintesi tra le varie proposizioni. Solo in quel modo due soggetti dissimili potranno reggere la sfida comune. Non già la divisione dei compiti, ma la condivisione delle scelte verso una visione chiara di dove si vuole portare il Paese.

Se questo orizzonte viene perseguito insieme e magari viene confermato in qualche elezione intermedia, può essere che si semplifichi il quadro restituendo al sistema un rinnovato assetto bipolare?
Intanto, si parte e la cosa che va rilevata è che il Partito Democratico ha dimostrato una coesione unitaria che è stata una forza nel corso di questi giorni.

È probabile che pagheremo un prezzo, ma credo che non ci fossero tante altre alternative per evitare il peggio, ovvero Salvini premier e un assetto istituzionale gravemente squilibrato con tanto di ciliegina sulla torta di un Presidente della Repubblica nominato da chi avrebbe avuto pieni poteri.

Cosa ne pensi?

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