Ikea cacciata da Verona. Che errore. 

Giu 07 2018
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È dal 2011 che Ikea chiede a Verona di realizzare uno dei suoi punti vendita. Prima pensato in una zona impossibile, l’ex area Biasi di Cà di David, per il grande contenitore del colosso svedese era stato trovato il posto giusto: località Marangona, area logistica accanto al Quadrante Europa.
Si tratta di una zona ampia e decentrata rispetto alle aree abitate del capoluogo e, per di più, visibile dall’autostrada, una delle condizioni che Ikea chiede ovunque si insedi.
Per ospitare il colosso svedese, il Consorzio ZAI ha dovuto acquistare alcune parti della Marangona ancora non di sua proprietà e stava approntando, insieme con i delegati Ikea, gli interventi infrastrutturali necessari.
Intanto, già nell’agosto del 2016 l’allora sindaco Tosi scrisse alla Regione chiedendo una modifica al Piano d’Area Quadrante Europa, la norma urnbanistica che regola l’area, perché le previsioni di quel Piano non favorivano la realizzazione dell’intervento.
I dati: un grande cubo gialloblù con mobili e accessori per la casa, diverse centinaia di posti di lavoro, 70 milioni di euro di investimenti e intese già fattte con i produttori di mobili della bassa veronese che avrebbero realizzato quelli che Ikea poi avrebbe venduto.
Mentre l’istruttoria procedeva, il Comune di Verona e la Regione Veneto, insieme, hanno stoppato tutto e bocciato le varie ipotesi progettuali.
Senza alcun appello, Zaia e Sboarina, mettono “una pietra tombale” (testuale) su questa rilevante opportunità.
A loro dire le leggi regionali non consentono insediamenti simili. Non mi pare che per il centro Ikea che c’è a Padova est – quello molto a ridosso del casello tanto che molti automobilisti sbagliano sempre l’ingresso in quel groviglio di strade – le condizioni fossero migliori. Anzi, credo che siano state fatte molte modifiche per consentirne la costruzione.
Per dovere di verità c’è da dire che oltre al cubo conosciuto da tutti c’era anche l’ipotesi di un centro commerciale Ikea.
E allora? Quante volte il PAQE è stato modificato per consentire qualcosa? E se quello era il problema, perché non affrontarlo anziché bocciare tutto? Qualcuno ha parlato con Ikea per capire se era possibile dividere la struttura di vendita con il centro commerciale? Erano possibili ridimensionamenti dei contenitori?
Chi ha parlato con chi? Nessuno. Infatti, tutto è avvenuto mentre i dirigenti del colosso svedese erano al Consorzio Zai e trasmettevano al Comune lo studio sul traffico. Il Consorzio ZAI, peraltro, dovrebbe restituire a Ikea l’acconto di 3,5 milioni e ha calcolato in 14 i milioni la spesa nel «non fare Ikea» tra aree già acquisite e da acquisire. E adesso?
Io considero Ikea una grande opportunità per Verona e non mi rassegno al pensiero che possa andare in fumo questo progetto. Anche perché sono convinto che i veronesi stessero aspettando con favore questa occasione.
Non tutto è perduto. Prima di bocciare il tutto definitivamente, checchè ne dica Sboarina, serve un dibattito in Consiglio Comunale e nella città e sono convinto che una soluzione si può trovare.

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