Il fenomeno sociale delle sardine, utile alla democrazia

Nov 26 2019
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Che belle queste piazze inondate di sardine. Mi riempie il cuore sapere che sono in tanti che rigettano le parole dell’odio e della delegittimazione e, soprattutto, non sono contro bensì per una società migliore, in cui l’odio ed il rancore non prevalgono.

E’ un movimento sociale che accompagnerà giocoforza la politica e che insegna che chi ha idee diverse non è il male assoluto. Quello lo pensavano i fascisti ed i nazisti.

La serenità, la spensieratezza e il sorriso contro l’odio, la paura e le narrazioni tossiche.

I punti nodali del fenomeno sono senz’altro la rete occupata da una politica sempre arrabbiata contro tutti (l’opportunità che la scienza ha dato a tutti noi di crescere, di conoscere nuove persone, di aprirci è stata usata per incattivire e sdoganare gli istinti peggiori, quelli per i quali da sempre bisognerebbe vergognarsi) e quello dei vuoti lasciati dalla politica sana, sempre più riempiti dal virus della paura nei confronti dell’altro.

Uno dei vuoti che le sardine riempiono è anche quello creato dagli imitatori. Sono coloro che pur avendo idee diverse, sono pronti a imitare movenze e tattiche dell’altro, autolimitando le proprie visioni e giocando spesso di rimessa, ad esempio sui temi del populismo securitario. Sono tra i pochi che non confondo l’originale con la fotocopia e non defletto dalle mie convinzioni solidaristiche ed umane.

Essere alternativi a Salvini non vuol dire che sono per far entrare chiunque in Italia, essere dalla parte di chi viola il domicilio, essere buonista con chi sbaglia. Quella è una caricatura fatta ad arte per alimentare la sua comunità.

Io voglio rappresentare un’altra comunità? SI, allora, non posso inseguirlo, ma devo dire che un’altra strada è possibile, senza odio, senza urla e con intelligenza per impedire alla destra più radicale di costruire un blocco sociale e reazionario di massa.

Ma, le sardine sono contro Salvini? No, perchè è un fenomeno sociale. Le sardine sono una comunità alternativa a quella creata dal leghista.

Traggo questo passaggio da un’analisi fatta da esperti sul fenomeno leghista: “Salvini ha costruito una sua comunità personale, con i suoi simboli (crocifissi, rosari, tricolori), i suoi slogan (prima gli italiani, l’ossessivo richiamo alla “gente che lavora”), i suoi nemici (i centri sociali, i poteri forti, le ONG), i suoi miti fondativi (il “buongoverno” del Nord, la “chiusura dei porti”). Una comunità che si è nutrita di un linguaggio sempre basico, semplificato, diretto, che mal si concilia con un progetto di governo ampio e articolato, che contenga compromessi e mediazioni con le altre forze politiche. La sua è una comunità già ampiamente “radicalizzata”, che ha fagocitato concetti come sicurezza, sovranità e legalitarismo e intorno a essi si è mobilitata. Alimentare queste energie finora ha sempre richiesto un innalzamento del livello dello scontro, una tensione sempre crescente con il “nemico” di turno.”

Ecco, le sardine sono il fenomeno sociale che risponde a questo progetto. Non “contro Salvini” ma contro ciò che Salvini ha costruito e rappresenta. Le sardine sono l’altra Italia, quella che parte dalle relazioni umane, dall’incontro, dall’ascolto.

Il nervosismo di Salvini è evidente ed il ricorso alla contropropaganda con gattini e pinguini lo dimostra chiaramente.

Le sardine sono utili alla democrazia e sbaglierebbero i partiti – ovviamente, quelli che non sono populisti e sovranisti – se pensassero di fagocitarle. Anzi, auspichino, PD in testa, che il fenomeno cresca sempre di più, perché quella è la comunità che vogliamo prevalga nella nostra complessa società.

 

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