Il Governo a sostegno delle misure per la disabilità

In tempi di emergenza da virus, si è creata un’altra emergenza: la chiusura dei centri diurni.

Da settimane sono chiuse le strutture semiresidenziali per minori e persone anziane, con disabilità, con dipendenze e con disturbi di salute mentale, che sono il cuore dei servizi territoriali cosiddetti “diurni”, sociali e socio-sanitari, da sempre gestiti dalle ULSS su delega dei comuni.

Dall’inizio della grave crisi sanitaria per COVID-19 le persone più fragili del territorio veneto gravano sulle famiglie, con un carico assistenziale supplementare che si somma alle difficoltà che tutti vivono.

In Veneto 8.426 persone con disabilità sono inserite in strutture semi-residenziali ed altre 8.271 persone sono giornalmente occupate nell’integrazione sociale in ambiente lavorativo (SIL).

Da settimane, ormai, queste persone sono a casa, senza contare quelle degli altri servizi, salute mentale in primis.

Nel Decreto Legge “Cura Italia” abbiamo previsto che durante la sospensione dei servizi educativi e scolastici e dei servizi sociosanitari e socioassistenziali sia garantito lo svolgimento di prestazioni convertite in altra forma, ossia in forme individuali domiciliari o a distanza o resi negli stessi luoghi ove si svolgono normalmente” per far fronte all’emergenza.

È altresì prevista l’attivazione di interventi non differibili in favore delle persone con disabilità ad alta necessità di sostegno sanitario. Le prestazioni convertite in altra forma, saranno retribuite ai gestori con quota parte dell’importo dovuto per l’erogazione del servizio secondo le modalità attuate precedentemente alla sospensione e subordinatamente alla verifica dell’effettivo svolgimento dei servizi.

Ci siamo occupati, quindi, della tutela delle persone fragili bilanciando il principio del distanziamento sociale (la chiusura dei Centri Diurni per non favorire il contagio) con l’altrettanto, se non più significativo, bisogno di tutelare e assistere le persone più fragili della società.

Il Decreto precisa che le pubbliche amministrazioni sono autorizzate al pagamento dei gestori privati dei suddetti servizi per il periodo della sospensione.

Sarà inoltre corrisposta un’ulteriore quota parte (seconda quota) per raggiungere la corresponsione di entità pari all’importo già previsto (100%), al netto delle eventuali minori entrate derivanti dalla sospensione del servizio.

Questo pagamento dei servizi è stato previsto per garantire la tenuta del sistema welfare a condizione che i gestori privati di tali servizi dovranno garantire l’effettivo mantenimento, ad esclusiva cura degli affidatari di tali attività, delle strutture attualmente interdette, tramite il personale a ciò preposto, fermo restando che le stesse dovranno risultare immediatamente disponibili, all’atto della ripresa della normale attività.

Tutto questo, pertanto, evita anche il ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti delle strutture private accreditate.

Ora, se è stata prevista questa possibile, cosa aspetta la Regione a recepirle e dare seguito a quanto stabilito dal Decreto attraverso chiare indicazioni da fornire alle ULSS territoriali? È urgente un intervento chiaro che metta in condizione gli enti ad attivare i servizi in altra forma” (domiciliari, a distanza, in ambienti sicuri e dedicati) per non incorrere in violazioni della sospensione o per non dover altresì richiedere gli interventi di sostegno del reddito per il personale non impiegato.

Noi abbiamo dato la possibilità agli Enti del Terzo Settore del Veneto di decidere a favore della prosecuzione delle attività. Il resto tocca a Zaia.

Speriamo lo faccia, ed in fretta.

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