Il lobbismo di Lega e Cinquestelle

Mar 28 2019
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Sulle nuove regole sui diritti d’autore, lega e M5S si sono schierati con le potenti lobby di internet.

Usando la battaglia – falsa – della difesa dei liberi contenuti, da un lato volevano privilegiare i professionisti delle notizie false di cui abusano quotidianamente, e dall’altro l’utilizzo indiscriminato di contenuti d’ingegno sui quali i provider mondiali hanno finora lucrato senza pagare un centesimo.

Con la nuova legge approvata dal parlamento Europeo, i titolari dei diritti d’autore potranno negoziare accordi migliori sulla remunerazione che deriva dall’uso delle loro sulle piattaforme Internet.

I colossi digitali non potranno più usare regole ferme al 2001, che hanno permesso loro di fatturare l’uso gratis o quasi di contenuti prodotti da altri.

I parlamentari del Movimento 5 Stelle e della Lega hanno votato contro la direttiva confermando l’adesione alla campagna condotta a favore della “libertà del Web” che sarebbe, secondo questa visione, messa a rischio da un “bavaglio alla rete”. In realtà nel testo della direttiva non c’è nulla che conduca a forme di censura.

Il risultato, secondo me, è rilevantissimo perché finalmente riequilibra il potere commerciale tra produttori di contenuti creativi e i colossi digitali.

Oggi era una giungla ed a perdere erano i più deboli, come sempre.

Nel dettaglio, è stato stabilito il principio per cui gli autori di un contenuto editoriale che compare in una piattaforma digitale devono essere remunerati dagli editori i quali dovranno essere remunerati dai cosiddetti aggregatori di informazione (ad esempio Google News).

Poi è stato sancito che chi presta servizi di condivisione di contenuti on line deve ottenere un’autorizzazione dal titolare del diritto d’autore attraverso una licenza. Senza licenza, le grandi piattaforme digitali diventano responsabili della situazione di illegalità.

Due pilastri a difesa della correttezza delle informazioni che girano in rete e della giusta remunerazione a chi presta il proprio ingegno ed è giusto che venga remunerato.

Stupisce che chi ha fatto del merito e della trasparenza una propria bandiera, nel momento in cui quel principio deve essere affermato, abbia votato contro.

Non è la prima volta.

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