Il lucido progetto di Renzi

Riflettendoci e valutando tutti gli scenari, la strategia che Matteo Renzi sta perseguendo può risultare prevedibile. Alcuni elementi presenti nel complesso quadro politico esistente consentirebbero soluzioni a lui favorevoli, in prospettiva.

Innanzitutto, il fatto che è difficile – per un certo periodo – il voto anticipato. Per varie ragioni.

  1. I tempi ed alcuni provvedimenti tecnici e la legge elettorale inidonea non lo consentirebbero. Mentre i primi si potrebbero risolvere a giugno inoltrato, per la legge elettorale i tempi non sono chiari, ma basterebbe arrivare al mese di settembre per incrociare la sessione di bilancio e, quindi, uno scenario particolare che già l’anno scorso ha motivato gli accadimenti che hanno portato al nuovo Governo.
  2. La ferma contrarietà dei partner europei e dei mercati internazionali per timore che possa vincere il polo sovranista.
  3. Italia Viva non sarebbe pronta, anzi rischierebbe la sparizione se si votasse con il modello elettorale attuale e dopo la prossima riduzione dei parlamentari.
  4. M5S non potrebbe permetterselo a causa del forte calo dei consensi che, dopo la riduzione dei seggi disponibili, significherebbe non poter condizionare alcunché.
  5. FI non ne ha nessuna intenzione, a causa della possibile erosione di consensi da parte di FdI e Lega in un confronto elettorale che polarizzerà l’attenzione sugli estremi.

Renzi scommette sulla possibilità di prosecuzione della legislatura come conseguenza  delle debolezze esistenti che motiveranno la contrarietà al voto di M5S e FI, in particolare e dai condizionamenti che arriverebbe sul PD (come già accaduto ad agosto).

C’è un altro elemento sul quale fa perno. Il PD sarebbe interessato a votare – perché è l’unico modo per fermare quel lucido disegno – ma l’esito presenterebbe due rischi: la sconfitta e la disgregazione del M5S che relegherebbe il PD ad essere l’unica forza all’opposizione con la conseguente fatica nel creare l’alternativa.

Ma allora, perché lo farebbe? Renzi scommette sì sulla prosecuzione della legislatura – gli serve come il pane e l’acqua – ma con un assetto diverso, perché è l’unico modo per poter sostenere/proseguire la sua strategia di rafforzamento.

Quali sarebbero i suoi obiettivi?

Innanzitutto, quello di scomporre il quadro che si sta delineando tra i partiti dell’area di governo e alternativi al sovranismo, in particolare il progetto perseguito strategicamente da Zingaretti e che vedrebbe in Conte un punto di coagulo anche in futuro.

In secondo luogo, deve incontrare le difficoltà presenti nel centrodestra – anche alimentate ad arte con le posizioni su plastic e sugar tax, prescrizione, intercettazioni, cancellazione reddito di cittadinanza, elezione diretta del premier – e deve creare ponti per i delusi di quell’area politica con lo scopo di attrarre nuove adesioni.

In questo modo determinerebbe nuove condizioni politiche in un futuro di natura proporzionale (difficile a breve un assetto elettorale diverso).

Quali sarebbero le sue necessità?

Non sostenere più l’attuale Governo e favorire la nascita di uno nuovo che non aiuti/favorisca/determini condizioni favorevoli a sostegno di possibili ipotesi di alleanze strutturali tra i partiti alternativi/diversi dal polo sovranista Meloni/Salvini.

Mal che vada, IV passa all’opposizione. Ma è difficile immaginare un governo sostenuto da pochi elementi “responsabili”, perché si determinerebbe un quadro fortemente instabile e quasi impossibile da gestire. Da qui, l’ennesima ragione a favore del tentativo di Renzi.

Se tutto quanto ho detto è vero, quali potrebbero essere le sue prossime mosse?

Per raggiungere i suoi scopi, Renzi farà leva sulle dette impossibilità per osare e far cadere il Governo.

Per questo, come si fa da sempre, presenta proposte di rilancio (bocconi indigesti), alcune delle quali, peraltro, fortemente irrealizzabili nell’attuale legislatura, come quella sull’elezione diretta del premier, di fatto possibile solo con una riforma costituzionale per la quale non ci sono assolutamente le condizioni.

Con un Governo diverso, probabilmente sostenuto dai gruppi di IV più numerosi in ragione di possibili nuovi arrivi provenienti dall’area moderata del centrodestra, la prospettiva di saldatura tra PD e M5S in funzione strategica subirebbe un indubitabile menomazione e l’elezione del Capo dello Stato non sarebbe più “interamente” ascrivibile alle intese tra PD e M5S (un altro degli obiettivi che Renzi deve cogliere).

Di conseguenza, nel quadro che si determinerà dopo il voto (quando sarà) con il sistema elettorale proporzionale, ovviamente nell’area alternativa al blocco sovranista, si manifesteranno scenari più favorevoli che Renzi mai più avrebbe potuto avere, né con e se prosegue con l’attuale maggioranza né nel centrosinistra.

Viene da pensare, e non credo di sbagliare, che questo disegno fosse chiaro anche nel mese di agosto 2019 e che è la ragione per la quale Renzi ha consentito la nascita del nuovo Governo, lo slittamento del voto e, quindi, la creazione del quadro attuale nel quale giocare le proprie carte.

Cosa è possibile fare?

L’unico modo per fermare quel disegno è votare alla prima occasione possibile nella consapevolezza, però, come ho scritto in precedenza, che si potrebbe anche perdere, che il M5S si ridimensionerebbe talmente da non essere più in grado di ripartire e che il PD si troverebbe sostanzialmente da solo a costruire l’alternativa.

L’unica consolazione sarebbe la sconfitta di Renzi (definitiva?) attraverso il suo significativo ridimensionamento.

Ne varrebbe la pena?

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