Il male dei lavoratori

Quanto sta accadendo all’Istituto pubblico di assistenza e beneficenza di Verona, ovvero al meglio conosciuto come Istituto assistenza anziani, un ente pubblico che si occupa di anziani non autosufficienti, che è una delle più grandi Residenze sanitarie assistite del Veneto (600 posti letto) è il più chiaro esempio di come si calpestano i diritti dei lavoratori.

Soprattutto in questo delicato momento.

Nonostante sia gestito da un consiglio di amministrazione i cui componenti sono nominati su indicazione del sindaco (tre membri ) e del Presidente della Provincia (un membro), quindi, dai rappresentanti politici del territorio, l’Istituto ha avviato una vertenza contro i lavoratori – circa 500 più altrettanti già in pensione – ai quali ha chiesto la restituzione di indennità di rischio e aumenti di stipendio percepiti negli ultimi anni sulla base di una regolare contrattazione aziendale degli ultimi dieci anni.

Che la dirigenza dell’Istituto mal sopporti i lavoratori lo si era già capito a giugno 2019 quando aveva denunciato 33 di essi al termine di uno sciopero. In quell’occasione, però, ad essere condannato fu l’Istituto medesimo per condotta antisindacale per aver commesso una serie di errori, compreso quello di stracciare i cartelli affissi dai lavoratori e ordinato di rimuovere degli adesivi.

Un chiaro atteggiamento reazionario.

Questa di chiedere la restituzione di emolumenti elargiti nel tempo è solo la conferma che la dirigenza dell’Istituto non ha a cuore il bene dei propri lavoratori. Inutile descrivere la tensione che la notizia ha già determinato all’interno della Casa di riposo nella quale lo svolgimento delle attività rischia di essere condizionato da un clima poco sereno a scapito delle persone anziane lì ospitate.

Solo la grande professionalità del personale interessato sta evitando ripercussioni negative nell’ambiente. L’umanità sta comunque prevalendo. Esattamente il contrario di quanto quella dirigenza sta portando avanti.

Eppure, le condizioni generali del momento indurrebbero a comportamenti diversi, di unità e solidarietà. Ma Tant’è.

Anziché rimettersi al tavolo del confronto, ogni occasione è buona per trasferire ad un giudice le questioni sindacali. Una scelta scientemente volta contro gli interessi dei lavoratori.

A me pare chiaro che la dirigenza non abbia le caratteristiche tali da poter proseguire nel proprio compito e spero che quanto prima sia sfiduciata ed allontanata dall’Istituto.

Ne va del buon nome dell’Istituto, del clima di serenità che serve, dei diritti del lavoratori e della necessità di unità che il momento storico richiede.

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