Il nodo del trasporto pubblico

La domanda è nota: perché non si è pensato agli assembramenti sui mezzi di trasporto pubblico? Si sapeva che con la riapertura delle scuole ci sarebbe stato il sovraffollamento?

Innanzitutto una premessa: nel settore dei trasporti pubblici le competenze sono attribuite alle Regioni. Le Regioni sono tenute a delegare agli enti locali tutte le funzioni e i compiti regionali in materia di trasporto pubblico locale ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione, che non richiedono l’unitario esercizio a livello regionale.

Allo Stato, oltre ad un compito centrale in materia di finanziamento dei servizi di trasporto pubblico locale, rimangono esclusivamente le competenze in materia di accordi internazionali relativi a servizi di trasporto transfrontalieri, sicurezza dei trasporti, linee guida e principi volti alla tutela ambientale.

Per affrontare la drastica riduzione dei ricavi causa Covid nonché il rimborso degli abbonamenti non fruiti e, quindi, garantire la continuità del servizio, con il decreto Rilancio (nr. 34/2020) sono stati stanziati 500 milioni di euro per l’anno 2020 aggiuntivi rispetto ai fondi ordinari stabiliti. La ripartizione di queste risorse è avvenuta con DM (MIT) 340 dell’11.08.2020.

 

In data 26 agosto 2020, il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) ha affrontato il tema e il 31 agosto 2020 la Conferenza Unificata ha approvato le “Linee guida” del trasporto pubblico, indicate dal CTS. 

 

Le decisioni prese prevedevano, tra le altre, un coefficiente di riempimento non superiore all’80 % attraverso una maggiore riduzione dei posti in piedi rispetto a quelli seduti nonché lo stanziamento di risorse ulteriori per le Regioni e per Comuni e Province per i servizi aggiuntivi di trasporto ritenuti indispensabili per l’avvio dell’anno scolastico. 

 

Ciò ha comportato che con il decreto Agosto (n. 104/2020) sono stati stanziati ulteriori 400 milioni di euro in favore del trasporto pubblico locale. Tali risorse, nel limite di 300 milioni di euro, potevano essere utilizzate anche per il finanziamento di servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e regionale e, successivamente, con il decreto legge dell’8 settembre (n. 111/ 2020), ciascuna Regione e provincia autonoma è stata autorizzata all’attivazione dei suddetti servizi aggiuntivi di traporto pubblico per un importo pari a 150 milioni di euro. Gli altri 150 milioni di euro sono stati destinati ai comuni per il trasporto scolastico.

 

I criteri di ripartizione erano gli stessi del DM (MIT) 340 dell’11.08.2020.

 

In sostanza, da inizio settembre le società concessionarie dei servizi di trasporto potevano provvedere alla stipulazione diretta di contratti con ditte private per i servizi aggiuntivi (bus turistici, taxi, NCC) e poi farsi autorizzare dagli enti concedenti.

 

Cosa è successo?

 

In diverse regioni, tra cui il Lazio e la Toscana, sono partiti prima dell’inizio dell’anno scolastico, altre no. Ad esempio, il Veneto ha completato l’impegno a partire dal 26 di ottobre. Inoltre, ad oggi, di quei 300 milioni autorizzati, risultano non impegnati 180 milioni di euro.

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