Il PD per le infrastrutture. Il mio intervento

Giu 19 2018
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Al Senato abbiamo affrontato la votazione del Documento Economico Finanziario, ovvero le linee guida fondamentali per la prossima legge di bilancio.

Ho avuto l’onore di intervenire per il PD sul tema delle infrastrutture. Tema strategico per l’Italia e per Verona.

E’ un po lunghetto, ma chi vuole approfondire.

“Innanzitutto, penso che la discussione odierna sia un momento fondamentale del percorso che l’Italia sta facendo. Ed è per questo che ritengo doveroso ricordare il punto in cui siamo allo scopo di stimolare “a fare” il Governo, il Ministro Toninelli, che ha ereditato un imponente patrimonio di progetti, di opere e di risorse.

Il punto in cui siamo è un enorme contenitore che comprende oltre 100 interventi e programmi, approvati e in corso, per un valore economico totale di 132,9 miliardi di euro, con risorse già disponibili per un totale di 97,5 miliardi ed un fabbisogno residuo di 35,3 miliardi. Dei 97,5 mld disponibili, i finanziamenti per investimenti sia in infrastrutture legate al settore della mobilità, sia per il rinnovo del parco mezzi adibito al tpl, ammontano a circa 83 mld €.

Con questi numeri è di tutta evidenza che i Governi Renzi e Gentiloni che vi hanno preceduto hanno fatto il proprio dovere.

Mai dalla seconda guerra mondiale l’Italia ha conosciuto un volume simile di investimenti in infrastrutture per far crescere il Paese.

Il rilancio degli investimenti pubblici è stata la priorità dei nostri governi, convinti che questo fosse uno dei pilastri per favorire lo sviluppo del paese e la creazione dei posti di lavoro.

Noi le infrastrutture le abbiamo programmate a seguito di un processo di riforma della pianificazione e della programmazione delle infrastrutture medesime, partendo dalla definizione degli obiettivi, delle strategie e delle linee d’Azione per proseguire nelle riforme strutturali del settore. In questo modo abbiamo realizzato le politiche necessarie per l’implementazione della Visione del Sistema dei Trasporti e delle Infrastrutture al 2030.

Tale Visione, scaturita da un’analisi di sistema delle infrastrutture di trasporto e logistica in Italia e dall’evoluzione in atto del contesto internazionale è stata, inoltre, condivisa con gli stakeholder di settore e con la comunità di riferimento.

A tutti gli attori coinvolti abbiamo garantito la nostra ferma volontà di dotare il Paese di un sistema infrastrutturale moderno ed efficiente, costruito con regole chiare, risorse adeguate e tempi certi.

Un metodo che è stato apprezzato perché abbiamo tenuto fede ai cardini delle regole d’ingaggio che avevamo promesso, mettendo al centro dell’azione di governo i fabbisogni dei cittadini e delle imprese. Questo impegno ha conferito credibilità, all’interno e verso l’Unione Europea.

Da questo punto di vista, leggere che è volontà del Ministro dei costi e benefici, Toninelli, rivalutare le opere per tagliarle – ripeto – tagliarle e non aggiungerne, la ritengo una sciagura per l’Italia, perché anziché farci crescere a competere con altri Paesi, rischia di condannarci ad un ruolo subordinato.

La domanda è spontanea: se continuate a dire che ci sono opere che vanno riviste, dovete anche dire in quale altro modo intendete perseguire la competitività dell’Italia in un’economia globalizzata, in cui assume rilevanza centrale la capacità del Paese di stabilire connessioni e servizi di trasporto e logistica adeguati verso l’Europa ed il Mediterraneo. Se non lo sapete, anziché creare turbative sul versante interno ed in Europa, meglio tacere.

Ma tant’è, e non rassicura la presenza di un partner di governo, la Lega, che a parole dice che le infrastrutture le vuole – anzi, alcune sono partite proprio quando governava – ma nei fatti non opera per riportare alla ragione alcuni No Global che siedono sugli stessi banchi dello stesso governo.

“Connettere l’Italia”, questo è il progetto che vi trovate tra le mani, l’occasione per l’Italia di sviluppare le potenzialità che noi abbiamo colto, garantendo una risposta agli attori protagonisti di questo Paese, sia in progettualità tecnica sia con soldi veri.

Vi abbiamo lasciato anche lo strumento di attuazione, quel Codice degli Appalti nel quale c’è la cornice dei nuovi interventi di pianificazione, programmazione e progettazione per individuare le opere pubbliche utili e di qualità, sostenibili e condivise.

Metterci le mani in maniera ideologica, così come leggiamo dalla vostra propaganda, non solo riduce le difese all’avanzata del malaffare – probabilmente oggi a qualcuno fischiano le orecchie  – ma tarpa le ali anche alla veloce realizzazione di interventi necessari per favorire la crescita.

In un crescendo di dichiarazioni assurde, non si capisce quali sarebbero le modifiche: cambierete il nuovo approccio incentrato sull’esame rigoroso delle opere su cui investire risorse pubbliche? Oppure eliminerete il Dibattito Pubblico, obbligatorio per condividere le grandi opere con i territori? O avete intenzione di ridurre o cancellare il Fondo per la progettazione di fattibilità delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari per lo sviluppo del Paese?

Se a queste preoccupazioni aggiungo la vostra volontà di ridurre i poteri di ANAC, come avete più volte detto pubblicamente, è palese il triplo attacco al fronte infrastrutture, ovvero la riduzione di opere, la cancellazione di opportunità ed il ridimensionamento del controllo.

Un mix pericolosissimo che infrange i sogni del Paese di crescere e di essere un luogo dove la legalità è la stella polare.

Il progetto che vi abbiamo lasciato, parte investimenti ed infrastrutture, è ricco di potenzialità: logistica, cura del ferro, cura dell’acqua, mobilità delle persone e delle merci più sostenibile, infrastrutture stradali ed autostradali e smart road, lo sviluppo del cargo aereo e del sistema aeroportuale, gli investimenti nel tpl, le ciclovie turistiche, il sistema di  connessioni, dai valichi alpini ai porti, per un’Italia come porta d’Europa nel mediterraneo ed il resto del mondo.

Più nel dettaglio, perché non è nostro costume fermarci agli annunci,

per le Ferrovie, abbiamo attuato progetti per 64 miliardi, già finanziati per 41, oltre il 60% del fabbisogno.

Le strategie previste per le ferrovie sono state: completamento dei valichi alpini e raccordo con porti e rete AV-AVR, estensione della rete Alta Velocità di Rete (AVR), adeguamento maglie collegamenti intercittà per accessibilità territoriale, corridoi merci per collegamenti distretti, porti, valichi, infine sviluppo dei sistemi regionali e metropolitani (eliminazione colli di bottiglia).

Per strade e autostrade, il valore dei programmi che abbiamo attuato ammonta a 40 miliardi euro con 30 miliardi già finanziati.

Le strategie hanno riguardato la manutenzione straordinaria programmata, il completamento progetti in corso di itinerari stradali omogenei, il decongestionamento di aree urbane e metropolitane (eliminazione colli di bottiglia), il completamento maglie autostradali, la digitalizzazione, l’adeguamento e l’omogeneizzazione delle prestazioni per itinerari a bassa accessibilità autostradale.

Per il sistema di trasporto rapido di massa per le aree metropolitane, abbiamo fatto progetti per 22 miliardi di cui circa 20 già finanziati.

Lo sviluppo dei sistemi integrati su ferro (Sistemi Ferroviari Metropolitani, metropolitane, tram e altri sistemi in sede propria) nell’ ambito di PUMS prevede rinnovo e miglioramento del parco veicolare, potenziamento e valorizzazione delle linee ferroviarie, metropolitane e tranviarie esistenti, completamento delle linee ferroviarie, metropolitane e tranviarie, estensione della rete di trasporto rapido di massa.

Per porti e interporti, valore dei programmi ammontano ad un totale di 2,3 miliardi di euro, già finanziati per 2,2.

Le linee di indirizzo per la portualità e la logistica relativa hanno riguardato i collegamenti ultimo e penultimo miglio ferroviari e stradali, tecnologie per la velocizzazione delle procedure e aumento della capacità attuale, miglioramento della accessibilità marittima, interventi selettivi per l’ampliamento della capacità terminal container e Ro-Ro.

Per gli aeroporti, i nostri programmi che riguardano lo sviluppo infrastrutturale del sistema aeroportuale italiano e della sua accessibilità ammontano a 3,5 miliardi euro, già finanziati per 3,2.

I collegamenti su ferro sono stati tra gli interventi strategici per la connessione degli aeroporti, insieme a tecnologie per l’ampliamento della capacità air side degli aeroporti esistenti, l’aumento selettivo capacità per terminal e piste sature o con prestazioni non adeguate.

Per il Mezzogiorno, abbiamo messo in campo programmi di investimenti infrastrutturali che valgono complessivamente 49 miliardi di euro, con 40 mld già finanziati. Dei 132 mld totali, quindi, quasi 50 solo per il sud. Un dato più di tutti dimostra la nostra attenzione particolare per lo sviluppo infrastrutturale del Mezzogiorno: per la rete ferroviaria del sud del Paese negli ultimi 4 anni abbiamo investito 16,4 mld €, superando i 13,6 mld spesi nel periodo dei 13 anni passati (2001-2014).

Stessa cosa per gli investimenti Anas: solo 13,4 miliardi dal 2002 al 2015…ma 11,5 miliardi stanziati nel 2015-2018. Dati oggettivi inconfutabili.

Per la rete stradale, sono previsti investimenti per circa 11 mld €  per la messa in sicurezza, la riqualificazione ed il potenziamento di numerose direttrici.

Ci sono risorse certe anche per i porti e per la rete aeroportuale delle aree del Mezzogiorno.

Abbiamo fatto in questi anni una grande e vera pianificazione coordinata tra ferrovie, strade, porti, logistica, aeroporti, come non si vedeva da anni, e i primi risultati sono già visibili, con i cantieri aperti per la Napoli-Bari e l’alta capacità in Sicilia, ma anche la stazione di Afragola e le metropolitane di Napoli e di altre città del Sud.  Per le reti regionali da ammodernare, i due terzi del piano Rfi sono investimenti sulle linee ordinarie, la metà del piano Anas è per manutenzione e ammodernamento della rete esistente.

Mi permetto una nota di carattere regionale, che mi interessa molto. Il Ministro per la decrescita felice, Toninelli, ha ordinato un’ispezione su alcune opere importanti. Tra queste la TAV Brescia-Verona e la Pedemontana Veneta.

Ricordo che, finalmente dopo anni di attesa, grazie ai finanziamenti del Governo Renzi, si è giunti alla firma contrattuale per la realizzazione della Brescia/Verona e quella firma ha anche bloccato definitivamente coloro che volevano portare i treni veloci oltre le Alpi. Al ragioniere costi benefici dico: caro Ministro Toninelli, capisca che adesso è al Governo e con alla guida dei comitati NO TAV!

I numeri sono chiari: il Veneto cresce e produce lavoro ed esportazioni. Negli ultimi 5 anni sono aumentate del 20%, 3 punti in più della Germania e 5 sulla Francia, vogliono tornare indietro?

La cura del ferro voluta dal Governo Renzi ha una forte impronta ambientale perché ci consente di spostare su rotaia il traffico su gomma. Il ministro vuole il contrario? Preferisce le autostrade con i camion?

Tutto questo è ancora più assurdo alla luce della decisione dell’Austria di fermare il traffico di camion sul suo territorio,

Non è finita. Essendo tutte le reti connesse, preoccupa molto anche quello che avete scritto in quel coso che chiamate contratto, in particolare sulla tratta Lione/Torino. Togliere un pezzo del mosaico distruggerebbe tutto il quadro complessivo. Non convincono le rassicurazioni, anzi siamo convinti che quello sia il grimaldello per bloccare la TAv in tutto il nord del Paese. Un’assurdita inaccettabile.

In questi anni i Governi che vi hanno preceduto sono riusciti a favorire la fine di un ciclo recessivo tanto che vi sono segnali importanti di ripresa a partire da quest’anno. L’occasione va colta e avete gli strumenti per farlo, ovvero le ingenti risorse che abbiamo messo a disposizione del settore ed i bandi di gara del 2017.

Nel 2017 gli importi dei bandi di gara per il complesso delle opere pubbliche sono cresciuti in valore del +27,6% rispetto al 2016, con un + 9,8% per le strade e un +242,1% per le ferrovie.

Considerata la certezza delle risorse che abbiamo messo a disposizione, adesso l’obiettivo è quello di proseguire le innovazioni introdotte, ad esempio sulla qualità della progettazione e per la condivisione delle opere, ovvero elementi che dovrebbero nel tempo contribuire ad abbreviare i tempi burocratici di trasformazione delle risorse stanziate in opere pubbliche, problema storico del nostro Paese.

Negli anni scorsi noi abbiamo svoltato, da quest’anno bisogna accelerare. Non solo dovete proseguire il lavoro, ma dovete anche trovare le risorse per completare gli investimenti. Certo, con le stime del PIL ancora basse, l’1,5%, non sarà facile, ma non lo è stato neanche negli anni scorsi.

Le vostre grida stanno preoccupando l’Europa e rischiano di isolare l’Italia. Gridate di meno, fate meno propaganda e chiedete maggiore flessibilità nella realizzazione degli investimenti infrastrutturali. Noi ci siamo riusciti, abbiamo scorporato dal calcolo del deficit parecchi interventi, fatelo anche voi, dimostrate di essere credibili su questo punto.

Sul futuro dell’Italia e, quindi, sulla necessità di incrementare la competitività attraverso le infrastrutture, non faremo sconti. L’Italia deve sapere se le vostre azioni la faranno crescere o meno. E noi faremo la nostra parte, responsabilmente per far crescere il Paese ed impedirvi di farlo tornare indietro.

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